Rassegna Stampa

Peste suina scatta l'allarme - battute ai confini della provincia

Data: 16/01/2022

Da Ottone a Ferriere, da Corte Brugnatella a Cerignale, cacciatori alla ricerca delle carcasse di cinghiali per capire il contagio

E' allarme per la peste suina africana. La malattia virale - in realtà nota da tempo - che colpisce senza lasciare scampo i suidi, cinghiali e maiali, incombe infatti pericolosamente sui confini della nostra provincia, essendo stata segnalata proprio pochi giorni fa nelle province di Genova e di Alessandria, dove sono stati ritrovati cinghiali morti infetti. Per ora sono 8 i casi riscontrati in tutta Italia.Per ora infatti, ad essere esposti al rischio sono sopratutto i cinghiali, in quanto gli allevamenti di maiali professionali sono soggetti a norme di biosicurezza tali da rendere molto difficile l'ingresso del virus. Una maggiore preoccupazione potrebbe invece riguardare gli allevamenti famigliari, tipici dell'Appennino; ma soprattutto, oltre alle problematiche e ai costi di eradicazione, sul tavolo sono le enormi conseguenze economiche che ricadono sulle aree infette, dove viene bloccato il commercio di animali e dei loro prodotti. Una situazione che rischierebbe di tradursi in vera crisi per la provincia di Piacenza e tutta l'Emilia-Romagna, dove viene trasformato oltre il 50% dei prodotti Dop a base di carne di tutto il territorio nazionale.

Reazione tempestiva 
Per questo la reazione del sistema zootecnico è stata tempestiva e già venerdì l'Unità di crisi locale della Provincia ha tenuto un'apposita riunione. Il gruppo - coordinato dal dottor Marco Maserati, direttore della sanità animale dell'Ausl - vede la partecipazione di tutti gli enti a diverso titolo coinvolti nell'emergenza, dalla Regione all'Istituto zooprofilattico sperimentale fino ai Carabinieri forestali, Polizia provinciale, Protezione civile, Ente parco. Sul tavolo le numerose e complesse problematiche collegate all'emergenza, che potrebbe portare al blocco dell'export verso Paesi come Cina, Giappone, Taiwan e altri che hanno imposto barriere sanitarie alla importazione di prodotti dagli Stati europei precedentemente colpiti dalla pandemia (Belgio, Ungheria, Polonia, Germania) ed in questi giorni anche all'Italia, senza tener conto della possibilità di regionalizzare le misure, principio riconosciuto dai trattati WTO sul commercio 

Interventi sul territorio 
In questo quadro di grande preoccupazione sono quindi partiti gli interventi sul nostro territorio. Il primo, tempestivamente adottato dalla Regione, è stato la sospensione di tutte le attività venatorie nei comuni di Zerba e Ottone (confinanti con la zona infetta). In tutti gli altri comuni delle province di Parma e Piacenza è stata sospesa la caccia eseguita con le modalità collettiva e con i cani (modalità che, spaventando i cinghiali, contribuiscono alla diffusione dell'infezione): il tutto con l'obiettivo di non accelerare la diffusione dell'infezione. Per comprendere invece, se la malattia è già arrivata sul nostro territorio è fondamentale andare a battere le zone a rischio alla ricerca delle carcasse di cinghiali morti o anche singole ossa, nelle quali è possibile trovare il virus. La ricerca dell'infezione si concentra sugli animali deceduti o loro resti in quanto la malattia - come dicevamo - è mortale nella quasi totalità dei soggetti colpiti. 

Aree montane a rischio 
Per questo intervento l'Unità di crisi locale, coordinata dall'Ausl di Piacenza, ha coinvolto i cacciatori delle varie Atc (ambito territorio di caccia): in questo scenario, il dottor Enrico Merli, del Servizio agricoltura caccia e pesca della Regione, che sta organizzando l'attività di ricerca, ha individuato all'interno dei comuni più a rischio per vicinanza geografica con la zona infetta, alcune aree montane dove la densità dei cinghiali è particolarmente elevata e quindi la probabilità di trovare carcasse di animali morti nell'ambiente è maggiore. Al termine della riunione di venerdì dell'Unità di crisi è stato reso noto che i cacciatori, suddivisi in squadre, si sono impegnati a battere le aree individua te nei comuni di Ottone, Ferriere, Cortebrugnatella e Cerignale, anche con il supporto dei Carabinieri del Corpo forestale e della Polizia provinciale. «La risposta dei cacciatori - hanno spiegato i partecipanti all'Unità - è stata molto positiva, perché hanno percepito la gravità della situazione e la necessità del loro intervento immediato. L'impegno richiesto è notevole perché bisognerà continuare queste battute con frequenza almeno settimanale per molto tempo. Bisognerà valutare se questo sforzo potrà essere ulteriormente supportato da altre figure di volontari o professionisti». Vista la complessità degli interventi, anche in preparazione di un eventuale aggravarsi della situazione, l'unità di crisi locale si coordina con tutti i soggetti e le istituzioni che possono essere coinvolte nelle attività operative e di ordine pubblico, nell'ambito di un nucleo di coordinamento locale.

«114 paesi "infettati"» 
Nel frattempo, Tommaso Foti, deputato piacentino di Fratelli d'Italia, ha presentato una dettagliata interrogazione al Governo, chiarendo come «allo stato attuale sono già ben 114 i comuni italiani ricompresi nella "zona infetta"». «Occorre fare fronte immediatamente all'emergenza - prosegue Foti - con la consapevolezza, tuttavia, che questa è frutto della mancata azione di prevenzione e contenimento dei cinghiali, spintisi ormai all'interno di città e campagne». Per quanto riguarda il settore dell'export, Foti rimarca come sia del tutto «inaccettabile che diversi Paesi importatori non riconoscano la regionalizzazione per la peste suina, considerando nel medesimo modo anche la produzione che proviene da aree non interessate dalla proliferazione della malattia, quali ad esempio quella emiliana». Infine arriva l'appello del parlamentare piacentino: «Occorrono immediate iniziative per la gestione del cinghiale, certamente per la salvaguardia della produzione suinicola nazionale e del relativo export, ma anche per la tutela della specie stessa, la quale rischia di essere vittima di una pandemia diffusa ed incontrollata».

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