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Rassegna Stampa

Sondaggio di FI sulle candidature e Meloni tende la mano ai delusi di sinistra

Data: 14/01/2018

FORZA ITALIA PRIMA ASPETTA IL SONDAGGIO 
Mentre il Pd è impegnato da giorni nel risiko delle candidature — tra pallottoliere, malumori e braccio di ferro con Roma — Forza Italia ha già in tasca i suoi candidati e aspetta un sondaggio, in arrivo all'inizio di questa settimana, per decidere come schierarli sullo scacchiere regionale. È sulla base di quella rilevazione — la prima sugli equilibri locali dopo le regionali del 2014 — che si deciderà il come e il dove di ciascuno dei papabili del partito di Berlusconi, ma anche di Lega e Fratelli d'Italia. Obiettivo: sbianchettare il più possibile il "rosso" dell'Emilia Romagna.

La rottura a sinistra tra Pd e Liberi e Uguali e la necessità di candidare Pierferdinando Casini a Bologna, col sostegno del Pd, potrebbe del resto dare una grossa mano ai sogni di conquista dell'armata berlusconiana. Non a caso ieri Giorgia Meloni, che a Bologna ha tenuto l'assemblea nazionale di Fratelli d'Italia presentando anche il simbolo elettorale col suo nome, ha strizzato l'occhio agli elettori dem. «Il Pd schiera Casini contro Bersani a Bologna? Capisco la difficoltà per gli elettori, ma non mi sorprende la scelta del Pd — sorride — è da tempo che prendono decisioni non proprio di sinistra... Comunque io dico: votate Fratelli d'Italia. Tanti di sinistra già mi avvicinano e mi dicono che sono in crisi di identità e che vogliono votare per noi. In uno scontro tra i diritti di molti e gli interessi di pochi, siamo noi a difendere i diritti di molti». Cinquecento persone ad ascoltarla, un programma che prevede l'abolizione dei test di ingresso nelle università, flat tax, presidenzialismo e introduzione del vincolo di mandato, Meloni descrive il suo «governo di patrioti». Polemizzando da una parte con il «fake M5S» e dall'altra col Pd e con l'Anpi di Carrara, che l'ha denunciata per aver intitolato, ad Atreju, una via a Italo Balbo. «All'Anpi rispondo con delle pernacchie», s'arrabbia Meloni sbeffeggiando il dem Emanuele Fiano, padre del decreto sull'antifascismo: «Il Pd mi dica se io debba essere punibile con quella legge. Questa querelle nata "sull'antifascismo", la coperta di Linus che il centrosinistra tira fuori quando sta in ginocchio, in realtà serve solo a mettere in silenzio i propri avversari politici. È una dittatura». Rispuntano alla sala del Royal Carlton, oltre a Ignazio La Russa e Daniela Santantché, anche il coordinatore provinciale Felice Caracciolo, ex An per molti anni in consiglio comunale, e il leader regionale Fdi Tommaso Foti, che sogna una Bologna «dotta, grassa ma non più rossa». Il centrodestra stavolta ci crede. Il coordinatore regionale di Forza Italia Massimo Palmizio ha già in mano la rosa dei candidati, da distribuire insieme a quelli della Lega e da sottoporre poi al Cavaliere. «Perché alla fine decide lui» è il ritornello, a margine di un elenco che comprende lo stesso Palmizio e l'ex ministra Anna Maria Bernini. «Le idee della destra e le pernacchie all'Anpi a Bologna non sono mai passate e non passeranno», replica a distanza il deputato Pd Andrea De Maria, ma la battaglia è ancora tutta da giocare. E a giudicare dalla tensione sarà pure una battaglia dura tra destra e sinistra. Dopo i nervi tesi nei mesi scorsi sul tema dell'onda nera fascista di ritorno, ieri hanno rischiato di scontrarsi in piazza Malpighi — tenuti a distanza dalle forze dell'ordine — una decina di rappresentanti di Casapound, impegnati in un banchetto per presentare la loro lista alle politiche, e una cinquantina di rappresentanti dei centri sociali, tra cui Tpo e Làbas.

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