Rassegna Stampa

Tribunale fallimentare a rischio

Data: 30/06/2018

La strada imboccata ad ottobre 2017 con la delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza lascia poco spazio a dubbi. Gli effetti nefasti, nella sola Emilia Romagna, colpirebbero tribunali come Forlì, Piacenza, Ferrara e Ravenna. Questi, infatti, in forza della nuova legge, non avrebbero più procedimenti concorsuali e, dunque, perderebbero tutte le attività connesse. Uno scenario inaccettabile. Oltre agli scontati problemi logistici per gli operatori del diritto, anche per i territori si andrebbe incontro a gravi disagi.

Si pensi per esempio a tutti gli attori che concorrono ai diversi livelli delle crisi aziendali: avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti. I professionisti verrebbero privati di interlocutori competenti ed a stretto contatto con i territori, con un impoverimento vero e proprio per le realtà colpite. Non solo, ma il disagio andrebbe a detrimento anche di tutti quegli imprenditori (grandi e piccoli) che non troverebbero più nel contesto in cui operano i necessari punti di riferimento di specialisti in materia di crisi d'impresa.

Privare i tribunali medio-piccoli delle competenze in materia di fallimenti sarebbe sicuramente causa di pesanti rallentamenti delle procedure, essendo ben noto come i tribunali medio-grandi abbiano già un carico di arretrato notevole, che sarebbe destinato a crescere in modo esponenziale a causa dell'ulteriore carico di lavoro frutto di un eventuale accorpamento. Il Governo rinunci ad esercitare la delega nella parte in cui dispone l'individuazione dei tribunali concorsuali.Procedere lungo il tracciato ereditato dalla sinistra rappresenterebbe infatti un ulteriore passo verso la morte della cosiddetta giustizia di prossimità. In merito a questo argomento ho presentato un'interrogazione.

Resto del Carlino Forlì

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TommasoFoti
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