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Punto nascite, ecco perche' abbiamo chiesto la deroga


«Punto nascite, ecco perché abbiamo chiesto la deroga» 
BORGOTARO 
CARDINALI IN REGIONE 

BORGOTARO Il consigliere Alessandro Cardinali, «rappresentante» della montagna parmense in Regione, ha spiegato così le motivazioni che hanno indotto l'Assemblea regionale ad inoltrare al Ministero la richiesta di deroga alla chiusura dei punti nascita di Borgotaro,Castelnovo e Pavullo, in conformità con il decreto Lorenzin del novembre 2015: «La ragione principale che ci ha spinti a chiedere la deroga è stata la posizione geografica delle zone montane servite dal "Santa Maria" e la conseguente difficoltà che gli abitanti di molti comuni appenninici hanno nel raggiungere altri ospedali in tempi contenuti, pur sapendo che i punti nascita di montagna con meno di 500 parti annui sono soggetti alla chiusura secondo precise leggi dello Stato risalenti al 2010. Consapevoli delle oggettive problematicità dovute alle distanze, abbiamo tentato di ottenere dal Ministero la possibilità di mantenere aperti i tre punti». la proposta, passata al vaglio del Comitato percorso nascite, ha ricevuto risposta negativa, che però ha il solo valore di un parere tecnico, e quindi non vincolante: «Ritenevamo fondamentale che si tenesse conto in maniera più attenta alla localizzazione degli ospedali, come il decreto Lorenzin faceva supporre: è importante tenere aperti i punti nascita nei territori montani, ma bisogna farlo garantendo ai professionisti che vi operano di poter lavorare in sicurezza, a beneficio del nascituro e della madre, e su questi temila Regione si comporterà come si sta facendo in Italia anche in altre realtà - continua Cardinal i, vicepresidente della commissione politiche per la salute -. Penso che sia importante capire se vi siano ancora spazi d'intervento a livello nazionale in maniera più approfondita sul decreto Lorenzin, laddove si evidenziava l'aspetto territoriale, e magari cercare di individuare nuove forme di gestione". La decisione finale in merito spetta comunque espressamente all'Assemblea regionale, che già sembra sapere come pronunciarsi. Resta da capire perché la Regione, sempre attenta nel tutelare la salute dei propri cittadini e nell'offrire l'offerta sanitaria migliore, abbia richiesto la deroga convinta dell'efficienza del punto nascita presentando un piano sperimentale che ovviasse al problema della sicurezza attraverso la rotazione delle professionalità ed ora, a distanza di soli pochi mesi, la situazione si sia capovolta». Un appello a «mantenere in attività i punti nascita di Castelnovo, Pavullo e Borgotaro» è arrivato ieri anche dal consigliere regionale di Fratelli d'Italia-An Tommaso Foti. «La soppressione di questo servizio metterebbe in difficoltà, quanto meno, le giovani coppie che vogliono mettere su famiglia, oltre a provocare, nel lungo periodo, lo spopolamento delle zone montane: la decisione finale spetta alla stessa Regione», ha affermato.

Gazzetta di Parma


10/10/2017

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