Rassegna Stampa

Rancan: 'Andiamo a governare la Regione' - Bonaccini: 'Dura, ma l'umilta' ci fara' vincere'

Data: 29/05/2019

Dopo i risultati delle Europee si guarda alle prossime regionali Lega e Fdi puntano al ribaltone, il Pd pensa a una coalizione larga

Urne appena chiuse, il tempo di brindare o di leccarsi le ferite e subito si guarda avanti, al prossimi appuntamento elettorale: il rinnovo del governo della Regione. Il centrodestra adesso ci crede, più che mai. Ci crede soprattutto la Lega che ha sfondato a Piacenza (45,3%) e a Ferrara (41,9%) e, nella regione storicamente "rossa", conquista il 33,8% superando il Pd, fermo al 31,24%. Oggi, in Emilia Romagna, il Pd è primo partito solo a Reggio Emilia, Bologna e Ravenna. Se si votasse domani la regione cambierebbe colore e sarebbe costretta a cedere il passo a un'eventuale alleanza di centrodestra che oggi ha la maggioranza relativa. Lega (33,77%) più Forza Italia (5,87%) più Fratelli d'Italia (4,66%) sono al 44,31%. Il presidente Bonaccini è avvisato.

«Parte controffensiva» 
Esulta Matteo Rancan, consigliere regionale piacentino dell Lega, che pregusta già : «Oggi parte la controffensiva della Lega per espugnare l'Emilia Romagna - dichiara. - Affermati come primo partito in regione alle elezioni europee, puntiamo a vincere le prossime regionali». Il consigliere guarda alle consultazioni per la formazione dell'Assemblea legislativa a Bologna. La data delle elezioni non è stata ancora fissata ma sarà in autunno e comunque prima della fine dell'anno. «Un simile risultato – commenta Rancan, di Cortemaggiore, - è stato raggiunto grazie all'impegno del ministro Salvini. L'Emilia Romagna è stanca delle politiche della sinistra e merita di essere consegnata al buon governo della Lega. Dopo il lavoro svolto nei territori, abbiamo la voglia e il coraggio necessari per governare questa bellissima terra: ci sono tante cose da fare e da cambiare per rimediare agli errori del Pd». Da Rancan un messaggio a chi ha partecipato alla tornata elettorale sotto le insegne della Lega, che amministra una trentina dei quarantasei comuni piacentini: «Auguro buon lavoro ai nostri eletti e ringrazio, per il coraggio di averci messo la faccia per il bene del proprio paese, tutti i candidati che con noi si sono messi in gioco alle amministrative». 

«La "buona battaglia"» 
E ieri su queste colonne Tommaso Foti, parlamentare di Fratelli d'Italia e ex consigliere regionale, aveva detto: «Credo che si possa concorrere alla "buona battaglia" diretta a cambiare colore alla Regione Emilia-Romagna. Occorre quindi battersi con entusiasmo per ridare slancio ai nostri territori e per raggiungere tale obiettivo si deve puntare su un candidato del centrodestra che avverta come missione quella di dare lustro alle nostre eccellenze, di occuparsi del reale funzionamento dei servizi sanitari, di favorire lo spirito di intrapresa senza ricorrere ad inutili vessazioni con i cittadini».  

Bonaccini: «Sarà dura» 
Strada in discesa per il centrodestra verso Bologna? Scende in campo il governatore per frenare l'entusiasmo. «Sarà dura, il vento lo vediamo tutti», ma il centrosinistra in Emilia-Romagna corre «per vincere e non per partecipare» dichiara Stefano Bonaccini. «È inutile la depressione - prosegue - ogni partita riparte da zero e ci vogliono prudenza e umiltà». «Lo consiglio anche agli altri, perché ci avevano detto che dovevamo fare le valigie e sapete com'è andata» ha detto Bonaccini in riferimento alle amministrative in cui il centrosinistra si è affermato in gran parte dei Comuni al voto. Secondo Bonaccini, «la strada obbligata è quella di un'apertura vera», in cui «mettere insieme quelle forze politiche che hanno in mente un centrosinistra largo e quei pezzi di società che danno vita a quel civismo che in tanti Comuni ci ha permesso di vincere, anche laddove sembrava impossibile». Bonaccini ha anche teso la mano al sindaco di Parma, Federico Pizzarotti: «Deciderà lui cosa fare, è grande e vaccinato, ma ho sempre detto che il centrosinistra dovrebbe aprire a esperienze di governo come la sua, alternativa ai populismi». E, ha concluso, «troverei curioso che non fossimo in grado di farlo di fronte al rischio che si corre di una vittoria della destra».

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