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Regione

Nuove mafie, spaccio e prostituzione gestiti anche da richiedenti asilo; pugno duro contro ogni forma di illegalita', no a doppiopesismo tra crimine italiano e mafia 'etnica'

Numero: 5150
Soggetto: Assemblea

Per sapere, premesso che: - 

aldilà delle contrapposizioni e disquisizioni politiche in materia di immigrazione - o, per meglio dire, di ospitalità delle moltitudini di persone che chiedono il riconoscimento dello status di profugo - rimane il fatto che,quanto emerge dalla cronaca di tutti i giorni, dovrebbe consigliare coloro che ricoprono cariche istituzionali a più meditate valutazioni ed iniziative rispetto a situazioni che, spesso e volentieri, risultano non più tollerabili sotto più profili; 

significativo e rappresentativo del livello di esaurita sopportabilità e tollerabilità di alcune situazioni che vedono per protagonisti aspiranti profughi nella nostra Regione, è l'articolo di fondo pubblicato sulla Gazzetta di Parma del 22 agosto 2017 a firma di Francesco Bandini; 

in particolare, nel suddetto articolo, si legge tra l'altro "A Parma c'è la mafia. Anzi, sarebbe più corretto dire che c'è una mafia in più, che si aggiunge alla 'ndrangheta, l'organizzazione criminale calabrese che ormai da decenni ha messo stabili radici anche in Emilia". E più oltre: "Di che mafia si tratta? Della mafia nigeriana, espressione del più vasto fenomeno delle mafie etniche. Una mafia che prospera gestendo alla luce del sole il business della droga e della prostituzione. Che si tratti di vera e propria mafia lo hanno ammesso le stesse forze dell'ordine, all'indomani della maxi retata di qualche giorno fa in piazzale Dalla Chiesa." Ed infine: "...delle sedici persone fermate, quindici erano nigeriane e ben otto erano richiedenti asilo e in quanto tali legittimate a soggiornare sul territorio nazionale inattesa dell'esito della propria domanda (con annessa possibilità di ricorsi e contro ricorsi che prolungano l'iter per anni). Ciò significa che queste persone sono arrivate in Italia (con ogni probabilità dopo essere state salvate in mare e portate al sicuro nei nostri porti), hanno chiesto la protezione del nostro Paese per sfuggire a guerre, soprusi e miserie dilaganti nelle terre d'origine e, mentre sono in attesa di sapere se l'Italia accetti o meno di concedere l'agognata protezione internazionale, manifestano la loro riconoscenza per l'accoglienza ricevuta mettendosi a spacciare droga e costringendo donne loro connazionali (anch'esse spesse volte richiedenti asilo) a vendere il proprio corpo sulle strade delle nostre periferie"; 

quanto rappresentato nell'articolo in questione, può essere esteso ad ogni provincia dell'Emilia-Romagna dove gli appartenenti alle Forze dell'Ordine (gli stessi per numero, se non di meno, di quando non vi era l'emergenza profughi) devono quotidianamente occuparsi di persone dalla dubbia identità che, accampando fughe da teatri di guerra o persecuzioni, hanno invaso l'Italia; 

è una situazione sconcertante, ma ancora di più lo è il fatto che, mentre nei confronti delle associazioni mafiose presenti ed attive sul territorio regionale la Regione mostra - giustamente - il pugno duro, nei confronti di queste nuove mafie, che in modo identico alle altre, quando non di più, delinquono e mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini, si registri un silenzio assordante da parte della predetta Regione, così da ingenerare il legittimo sospetto che quest'ultima consideri la mafia come tale se italiana, mentre altra "cosa"  se i delinquenti sono stranieri; 

in realtà sul territorio regionale si stanno radicando vere e proprie bande di delinquenti stranieri che, approfittando di un buonismo mal inteso ed ancora peggio praticato, spacciano, rubano,sfruttano ed uccidono (il più delle volte anche per futili motivi, come testimonia - da ultimo - quanto accaduto a Sassuolo); 

appaiono al riguardo del tutto inefficaci, per adeguatamente concorrere al contrasto di queste nuove forme di mafia, le norme di cui alla Legge Regionale 28 ottobre 2016, n. 18, recante  

se i fatti evidenziati siano noti alla Giunta Regionale, quale ne sia il giudizio rispetto al ripetersi dei medesimi su tutto il territorio regionale e quali eventuali iniziative intenda assumere al riguardo, nell'ambito dei poteri conferiti alla Regione.

Tommaso Foti


23/08/2017

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