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Regione (Archivio)

Nuove mafie, spaccio e prostituzione gestiti anche da richiedenti asilo; pugno duro contro ogni forma di illegalita', no a doppiopesismo tra crimine italiano e mafia 'etnica'

Data: 23/08/2017
Numero: 5150
Soggetto: Assemblea
Data Risposta: 14/11/2017

Per sapere, premesso che: - 

aldilà delle contrapposizioni e disquisizioni politiche in materia di immigrazione - o, per meglio dire, di ospitalità delle moltitudini di persone che chiedono il riconoscimento dello status di profugo - rimane il fatto che,quanto emerge dalla cronaca di tutti i giorni, dovrebbe consigliare coloro che ricoprono cariche istituzionali a più meditate valutazioni ed iniziative rispetto a situazioni che, spesso e volentieri, risultano non più tollerabili sotto più profili; 

significativo e rappresentativo del livello di esaurita sopportabilità e tollerabilità di alcune situazioni che vedono per protagonisti aspiranti profughi nella nostra Regione, è l'articolo di fondo pubblicato sulla Gazzetta di Parma del 22 agosto 2017 a firma di Francesco Bandini; 

in particolare, nel suddetto articolo, si legge tra l'altro "A Parma c'è la mafia. Anzi, sarebbe più corretto dire che c'è una mafia in più, che si aggiunge alla 'ndrangheta, l'organizzazione criminale calabrese che ormai da decenni ha messo stabili radici anche in Emilia". E più oltre: "Di che mafia si tratta? Della mafia nigeriana, espressione del più vasto fenomeno delle mafie etniche. Una mafia che prospera gestendo alla luce del sole il business della droga e della prostituzione. Che si tratti di vera e propria mafia lo hanno ammesso le stesse forze dell'ordine, all'indomani della maxi retata di qualche giorno fa in piazzale Dalla Chiesa." Ed infine: "...delle sedici persone fermate, quindici erano nigeriane e ben otto erano richiedenti asilo e in quanto tali legittimate a soggiornare sul territorio nazionale inattesa dell'esito della propria domanda (con annessa possibilità di ricorsi e contro ricorsi che prolungano l'iter per anni). Ciò significa che queste persone sono arrivate in Italia (con ogni probabilità dopo essere state salvate in mare e portate al sicuro nei nostri porti), hanno chiesto la protezione del nostro Paese per sfuggire a guerre, soprusi e miserie dilaganti nelle terre d'origine e, mentre sono in attesa di sapere se l'Italia accetti o meno di concedere l'agognata protezione internazionale, manifestano la loro riconoscenza per l'accoglienza ricevuta mettendosi a spacciare droga e costringendo donne loro connazionali (anch'esse spesse volte richiedenti asilo) a vendere il proprio corpo sulle strade delle nostre periferie"; 

quanto rappresentato nell'articolo in questione, può essere esteso ad ogni provincia dell'Emilia-Romagna dove gli appartenenti alle Forze dell'Ordine (gli stessi per numero, se non di meno, di quando non vi era l'emergenza profughi) devono quotidianamente occuparsi di persone dalla dubbia identità che, accampando fughe da teatri di guerra o persecuzioni, hanno invaso l'Italia; 

è una situazione sconcertante, ma ancora di più lo è il fatto che, mentre nei confronti delle associazioni mafiose presenti ed attive sul territorio regionale la Regione mostra - giustamente - il pugno duro, nei confronti di queste nuove mafie, che in modo identico alle altre, quando non di più, delinquono e mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini, si registri un silenzio assordante da parte della predetta Regione, così da ingenerare il legittimo sospetto che quest'ultima consideri la mafia come tale se italiana, mentre altra "cosa"  se i delinquenti sono stranieri; 

in realtà sul territorio regionale si stanno radicando vere e proprie bande di delinquenti stranieri che, approfittando di un buonismo mal inteso ed ancora peggio praticato, spacciano, rubano,sfruttano ed uccidono (il più delle volte anche per futili motivi, come testimonia - da ultimo - quanto accaduto a Sassuolo); 

appaiono al riguardo del tutto inefficaci, per adeguatamente concorrere al contrasto di queste nuove forme di mafia, le norme di cui alla Legge Regionale 28 ottobre 2016, n. 18, recante  

se i fatti evidenziati siano noti alla Giunta Regionale, quale ne sia il giudizio rispetto al ripetersi dei medesimi su tutto il territorio regionale e quali eventuali iniziative intenda assumere al riguardo, nell'ambito dei poteri conferiti alla Regione.

Tommaso Foti

DIBATTITO IN ASSEMBLEA LEGISLATIVA

OGGETTO 5150

Interpellanza circa i fatti denunciati nell'articolo di fondo del quotidiano "La Gazzetta di Parma" del 22 agosto 2017 e concernenti l'emergere di nuovi fenomeni di criminalità legati al business della droga e della prostituzione. A firma del Consigliere: Foti

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l'oggetto 5150: Interpellanza circa i fatti denunciati nell'articolo di fondo del quotidiano "La Gazzetta di Parma" del 22 agosto 2017 e concernenti l'emergere di nuovi fenomeni di criminalità legati al business della droga e della prostituzione, a firma del consigliere Foti, a cui do la parola.

Risponde l'assessore Mezzetti.

Prego, consigliere Foti.

 

FOTI: Signora presidente, il tema che qui viene rappresentato nasce da un pregevole e significativo articolo pubblicato dal giornalista Bandini sulla Gazzetta di Parma, ma è un articolo che almeno per le conoscenze che io ho, si potrebbe pubblicare su tutti i giornali dell'Emilia-Romagna, in particolare cambiando ovviamente le località con quelle dell'Emilia occidentale.

Dietro alla vicenda dei richiedenti protezione internazionale, infatti, oggi si va radicando una presenza sempre più fitta di richiedenti nigeriani, che in realtà hanno costituito a tutti gli effetti una rete mafiosa di rilevante preoccupazione. Dico questo perché dato che in passato si è detto che sono state sottovalutate alcune vicende mafiose legate a clan della 'ndrangheta o della mafia, insediatesi in Emilia-Romagna, qui siamo in presenza di una forma di mafia e di una forma di violenza ben più grave, ben più radicata e anche ben più difficile da sgominare, che sta utilizzando bande di disperati per i più abietti fini.

Dico questo anche rispetto ad un discorso di ricaduta sul territorio, perché ormai vi sono intere zone di questa Regione, parlo significativamente delle zone limitrofe alle stazioni ferroviarie, che nell'Emilia occidentale soprattutto vedono la presenza –  è così a Parma, è così a Piacenza, è così a Reggio, è così a Modena –  di bande di spacciatori nigeriani, i quali, direi con un'organizzazione quasi militare e scientifica, hanno sempre più preso di mira soprattutto le scuole medie superiori, dove arrivano a offrire di tutto e di più, con effetti negativi per la salute dei giovani, con problemi di ordine pubblico innegabili: siamo a livello che a uno che passa in bicicletta, viene tagliata la carotide, magari nella piazza di Carpi. Sono vicende che a mio avviso meritano un'ampia riflessione da parte di questa Assemblea legislativa, e non sono tutte questioni di ordine pubblico.

Mi permetto di dire che noi abbiamo fatto un pregevole testo di legge per "contrastare" non la mafia sotto il profilo dell'ordine pubblico, perché è nostra competenza, ma con un'impostazione di tipo culturale, però penso che bisogna aggiornare periodicamente questa nostra analisi anche ai fatti che si verificano sul territorio e dei quali io penso l'articolo citato di un giornalista tra l'altro che è abituato ad essere molto prudente nelle sue valutazioni, dovrebbe sicuramente muovere in noi qualche osservazione in più rispetto alla mera lettura di fatti di cronaca destinati come tali, il giorno dopo, ad essere superati ed archiviati perché ve ne sono altri di diverso tipo, anche e spesso più gravi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

La parola all'assessore Mezzetti. Prego.

 

MEZZETTIassessore: Grazie, presidente.

Grazie, consigliere Foti, per questa sua sollecitazione. Vorrei precisare che la Giunta è a conoscenza ed ha più volte espresso preoccupazione per la presenza di manifestazioni di infiltrazioni e aggregazioni criminali di origine straniera ed anche nigeriana sul territorio regionale.

Vorrei ricordare che in occasione di dibattiti che più volte abbiamo tenuto qui, anche in occasione dell'approvazione del testo unico che veniva richiamato, io feci presente in Aula la necessità di prestare grande attenzione alle famiglie mafiose di origine italiana presenti nel nostro territorio, ma anche a quelle straniere che nel frattempo si sono infiltrate nel territorio emiliano- romagnolo, le quali spesso stringono sodalizi con le nostre mafie italiane. È evidente a tutti, infatti, che una mafia straniera, se viene nel nostro territorio, non può muoversi liberamente se non stringe rapporti con la criminalità organizzata nel nostro territorio.

Mi sia consentito di dire, quindi, consigliere Foti, che rispetto al testo dell'interrogazione che ho trovato più sfumato nell'intervento che ho apprezzato, non è fondata l'ipotesi che la Regione presti attenzione quasi esclusivamente alle forme di criminalità organizzata solo di matrice autoctona. Anche perché questa ipotesi non è fondata su fatti. Basterebbe fare riferimento, per quanto riguarda lo studio e l'approfondimento, al volume 29 dei Quaderni Città Sicure, quella col titolo "Criminalità organizzata e disordine economico in Emilia-Romagna", che già nel 2004 riportava e analizzava la trasformazione dei mercati illegali e l'arrivo di sodalizi criminali di origine straniera nel territorio regionale tra cui proprio quelli nigeriani.

C'era un approfondimento sulle consorterie criminali di origine nigeriane. Le risultanze delle indagini condotte in Emilia-Romagna hanno permesso di individuare strutture che operano nel settore del narcotraffico, in particolare proprio nel Parmense, prevalentemente con l'impiego dei cosiddetti corrieri ovulatori, che utilizzano differenziate rotte d'ingresso di aree marittime, aeree e terrestri per introdurre quantitativi variabili di sostanze stupefacenti nel nostro territorio.

Aggiungo anche, però, che nella Romagna, quindi non solo nell'Emilia occidentale, la criminalità organizzata nigeriana è specializzata, invece, nel favoreggiamento e nello sfruttamento della prostituzione e dell'immigrazione clandestina, nonché nella contraffazione di prodotti commerciali venduti da ambulanti (quelli che noi tutti conosciamo).

Anche per queste risultanze è certamente condivisibile la necessità che il nostro Osservatorio regionale sui fenomeni connessi al crimine organizzato mafioso approfondisca ulteriormente e aggiorni anche l'analisi della presenza della criminalità organizzata straniera in Emilia-Romagna, ed è anche per questo che noi abbiamo predisposto e adesso stiamo predisponendo uno studio che spero entro il 2018 possa dare ulteriori risultanze, sull'aggiornamento, appunto, delle presenze della criminalità organizzata, le organizzazioni mafiose straniere e anche nigeriane, nel nostro territorio.

Ovviamente, e concludo, la Giunta si impegna a promuovere, come ha sempre fatto, ogni possibile misura di prevenzione del crimine organizzato e mafioso per quello che è l'ambito delle sue competenze, come lei giustamente ricordava poc'anzi, però in raccordo con l'autorità giudiziaria e le forze dell'ordine presenti sul territorio a cui appunto è demandata la funzione di contrasto e repressione di ogni forma di delittuosità. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Mezzetti.

Prego, consigliere Foti, ha quattro minuti a disposizione.

 

FOTI: Il garbo dell'assessore Mezzetti è notorio, quindi anch'io cercherò di avere altrettanto garbo nella mia risposta alla sua affermazione, secondo la quale la Regione non fa distinzioni tra mafie.

In realtà, io non ho propriamente scritto questo, ma non posso non rilevare, assessore, che mentre è stato dato grande clamore alla costituzione di parte civile nel processo Aemilia, non mi ricordo di costituzione di parte civile della Regione Emilia-Romagna in procedimenti che avevano imputato degli stranieri.

Quando dico "stranieri", ovviamente non lo dico in caso di violenza, ma lo dico in caso di 416 bis, così siamo tutti intesi che stiamo parlando di organizzazioni che hanno come finalità un elemento delinquenziale, ma con l'aggravante della finalità mafiosa. Non ritengo, infatti, al di là del gesto che si commenta da sé ed è già condannato, prima ancora di essere valutato, che si possa un giorno arrestare uno perché dà una testata a un giornalista, e per poterlo fare bisogna trovare l'elemento della mafiosità, e poi, se danno una testata al consigliere Foti, siccome è un provocatore fascista, allora l'esecutore è libero di stare sicuramente in piena libertà.

 

(interruzione dell'assessore Mezzetti)

 

Nel caso precedente non mi pongo il problema, ritengo personalmente che quando uno non sapendo cosa dire, dà una testata all'altro, per me si qualifica in partenza, al di là di cosa volesse testimoniare, se era nervoso, perché basta ignorare un giornalista, e finisce la sua attività.

Detto questo, mi pare proprio che vi sia una tendenza un po' anomala a voler affrontare, assessore Mezzetti, questi problemi, e lo dico anche in relazione a un altro fatto.

Recentemente si è tenuta una riunione alla presenza di tutti i presidenti delle Commissioni antimafia regionali. Come sapete, non abbiamo costituito una Commissione antimafia nonostante – mi possono correggere la signora presidente e il signor vicepresidente dell'Assemblea legislativa – vi sia stata una richiesta a livello di presidenti di Regione per dar vita a delle Commissioni di questo tipo. Perché non è stato fatto questo? Perché si è detto che abbiamo già l'Osservatorio.

Se mi permettete di fare una digressione, già l'Osservatorio è molto meno della Commissione, quanto meno come poteri, perché alla Commissione, pur non potendo dare i poteri dell'autorità giudiziaria, si possono conferire poteri che un Osservatorio non può avere giuridicamente. Tuttavia, indipendentemente da questo, ciò che a mio avviso rileva oggi è che vi è una sottovalutazione delle forme. Lei diceva prima, assessore, che la mafia italiana si sposa con quella straniera, ma il contraente forte oggi è quella straniera, perché il prodotto, la droga, non arriva dall'Italia, arriva dall'estero ed è portata direttamente in Italia, da quel filone e da quei filoni.

Lo dico perché se andate a vedere all'interno di certi processi vi rendete molto di più conto come oggi la mente organizzativa, contrariamente alla vulgata generale, non sia italiana. Spesso e volentieri, la mente organizzativa è straniera e una parte di manovalanza è straniera e italiana. Lo dico anche alla luce, e concludo, di una piccola riflessione che, secondo me, andrebbe fatta. Se in un territorio come quello dell'Emilia-Romagna, che sta ospitando decine, centinaia di soggetti che richiedono protezione internazionale, non in un caso, ma ormai nel 15-20 per cento dei casi succede che coloro i quali chiedono protezione internazionale sono legati a questi episodi che dividiamo per regioni: sfruttamento della prostituzione, spaccio di droga e tutto quello che volete.

A mio avviso, c'è dietro una regia, perché non può essere che oggi la presenza nigeriana sulla Regione Emilia-Romagna sia molto molto più identificabile con episodi mafiosi che di protezione internazionale propriamente detti. È questo il punto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Consigliere Foti, ha superato il tempo. La invito a concludere.

 

FOTI: Chiudo subito.

È questo il punto, a mio avviso, che va analizzato, e cioè che vi è, anche all'interno dei soggetti che chiedono protezione internazionale, una differenza che si fa sempre più forte. Vi sono alcuni che sono legittimati a farlo, vi sono altri che lo fanno solo ed esclusivamente per avere un pretesto per poter stare in questo Paese a delinquere.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

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