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Regione

Borgo Val di Taro (Pr), esalazioni provenienti dallo stabilimento Laminam e disagio dei cittadini; Foti: 'disagio reale, intervenire con ogni mezzo a disposizione'

Numero: 4409
Soggetto: Commissione

Per sapere - premesso che: - 

alla ripresa della produzione di lastre di ceramiche nello stabilimento Laminam di Borgo Val di Taro (in provincia di Parma) hanno fatto da contraltare emissioni odorigine fastidiose - negativamente incidenti, in alcuni casi, sulla normale funzione dell'attività respiratoria - avvertite oramai periodicamente dalla popolazione locale, in particolare da docenti e discenti che frequentano le scuole in località San Rocco; 

le decisioni assunte il 17 marzo 2017 dalla «Conferenza dei Servizi», convocata da «Arpae Sac», non paiono allo stato avere raggiunto affatto l'obiettivo dell'eliminazione delle sopraddette emissioni. In un recente incontro tenutosi a Palazzo Tardiani, sede operativa dell'Unione dei Comuni delle Valli del Taro e del Ceno, molte e forti sono risultate infatti le preoccupazioni espresse dalla popolazione locale che ha definito, in più occasioni, la situazione insostenibile, contrariamente al giudizio del sindaco di Borgo Val di Taro e dai rappresentanti della «Arpae» e della Ausl di Parma presenti, secondo i quali la vicenda starebbe invece volgendo verso una definitiva soluzione; 

il 20 marzo 2017 ben 235 alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado di Borgo Val di Taro si sono astenuti dal partecipare alle lezioni in segno di protesta per i continui malori segnalati ed attribuiti (dagli stessi) alle esalazioni di fumi ed odori molesti provenienti dallo stabilimento Laminam; 

giova qui ricordare che per quanto riguarda le emissioni odorigene, ad oggi in Italia l'inquinamento olfattivo non è disciplinato in maniera specifica dal legislatore e mancano riferimenti normativi cogenti sui livelli di accettabilità degli odori e del disagio olfattivo (unica eccezione è contenuta nel DM 29/01/2007 che richiama le Migliori Tecniche Disponibili per i Biofiltri); 

tuttavia, la molestia olfattiva può essere considerata una forma di inquinamento che può causare pesanti disagi per la qualità della vita e per l'ambiente ed oramai è consolidato l'orientamento giurisprudenziale che riconduce tale tipo di molestie al reato previsto dalla parte seconda dell'articolo 674, codice penale ("getto pericoloso di cose") che punisce "chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti." 

in una recente sentenza la Corte di Cassazione (Cassazione Penale, sezione III°, numero 12019 del 10 febbraio 2015) afferma che il reato di cui all'articolo 674 del Codice penale è configurabile anche in presenza di "molestie olfattive" promananti da impianto munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera e rispettoso dei relativi limiti, non riferiti però agli odori (quindi sanziona le molestie olfattive a prescindere dalla sussistenza dell'inquinamento atmosferico); 

se la situazione sopra descritta sia nota alla Giunta Regionale e quali iniziative, in primo luogo a tutela della salute pubblica, abbia assunto; 

se e quali siano le attività svolte da Arpae al riguardo, quali siano i risultati degli eventuali accertamenti dalla stessa predisposti, quali siano - infine - le prescrizioni eventualmente dettate.

Tommaso Foti


04/04/2017

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