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Regione

Acque del torrente Trebbia e agricoltura; Foti: 'ricalcolare i criteri di deflusso minimo vitale per non penalizzare l'agricoltura piacentina'

Numero: 4818
Soggetto: ASSESSORATO DIFESA DEL SUOLO E DELLA COSTA, PROTEZIONE CIVILE, POLITICHE AMBIENTALI E DELLA MONTAGNA
Data Risposta: 20/06/2017

Per sapere, premesso che: - 

il fiume Trebbia, attraverso alcuni canali, fornisce l'acqua necessaria all'irrigazione a più di 30000 ettari di coltivazioni agricole nel Piacentino. Come accade periodicamente d'estate, si verifica una notevole riduzione della porta d'acqua del torrente; 

per garantire il rilascio del Deflusso Minimo Vitale (DMV) del torrente Trebbia, il Consorzio di Bonifica di Piacenza, gestore della rete irrigua, è tenuto a ridurre drasticamente la quantità di acqua destinata ai canali d'irrigazione, con conseguenze dannose per le colture prive dell'apporto idrico necessario a completare il ciclo produttivo; 

in più occasioni il Consorzio di Bonifica di Piacenza, per far fronte alle imprescindibili necessità irrigue della Val Trebbia, ha acceduto l'istituto della deroga circa il rilascio del DMV. Nei fatti, oramai da diverso tempo si dibatte, ma la Regione pare essere sorda al riguardo, della necessità di addivenire ad un differente metodo di calcolo del DMV, aderente alle normative comunitarie ma sostenibile nel tempo; 

senza mettere in dubbio l'importanza del deflusso minimo vitale nei corsi d'acqua per la salvaguardia degli ecosistemi, in tutto il mondo - infatti - il suo metodo di calcolo viene scelto in base, innanzitutto, alle caratteristiche del fiume e della sua morfologia, apportando alla "formula tipo" i correttivi peculiari. Appare dunque fondato, e non certo un'eresia, predisporre un metodo che tenga conto dell'elevato scambio tra acque di alveo e quelle di subalveo del Trebbia, senza preventivamente genuflettersi davanti alle minacce di infrazione comunitaria, che non possono certo d'ostacolo alla discussione; 

al contrario il sistema territoriale, insieme alla Regione e dialogando con i suoi principali portatori di interesse, deve definire collegialmente un regime di rispetto del DMV diverso dall'attuale, non essendo minimamente pensabile che in Regione qualcuno intenda porre "sotto tutela" il comparto agricolo piacentino, facendo pagare agli agricoltori il prezzo di indecisioni o decisioni inopinate; 

d'altra parte, in più occasioni, l'interrogante ha evidenziato l'indifferibile necessità che si avviino ufficiali iniziative con la Regione Liguria per la ridefinizione della concessione di derivazione d'acqua dalla diga del Brugneto, prima della scadenza effettiva della concessione (2024), così da potere regolare sulla base di un'attenta pianificazione i rilasci dell'invaso del Brugneto; 

la Variante Generale al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale approvata dal consiglio provinciale di Piacenza prevede la realizzazione di bacini di accumulo per una capienza di alcuni milioni di metri cubi d'acqua. Inoltre, il Piano di Conservazione dell'acqua irrigua derivata dal torrente Trebbia redatto dal Consorzio di Bonifica di Piacenza prevede la realizzazione di una serie di laghetti aziendali per un volume complessivo di circa un milione di metri cubi; 

se la Giunta Regionale, anche con iniziative di carattere legislativo, intenda attivarsi per addivenire ad un diverso metodo di calcolo del Deflusso Minimo Vitale, giusto quanto in premessa evocato, e quale sia lo stato di avanzamento della pianificazione afferente la realizzazione dei bacini di accumulo di cui alla detta variante generale al PTCP e dei laghetti aziendali previsti nel Piano di Conservazione dell'Acqua irrigua derivata dal torrente Trebbia.

Tommaso Foti

DIBATTITO IN ASSEMBLEA LEGISLATIVA

OGGETTO 4818

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la definizione di un diverso metodo di calcolo del Deflusso Minimo Vitale (DMV), riguardante il fiume Trebbia, con particolare riferimento alla siccità estiva ed alla realizzazione di bacini di accumulo. A firma del Consigliere: Foti

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Proseguiamo con l'oggetto 4818: Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la definizione di un diverso metodo di calcolo del Deflusso Minimo Vitale (DMV), riguardante il fiume Trebbia, con particolare riferimento alla siccità estiva ed alla realizzazione di bacini di accumulo, a firma del consigliere Foti.

Risponderà l'assessore Gazzolo.

Consigliere Foti, ha la parola. Prego.

 

FOTI: Buonasera, presidente.

La crisi idrica che sta investendo la nostra regione o, meglio, parte della nostra regione, in modo significativo le province di Piacenza e Parma, è sotto gli occhi di tutti. Peraltro, per quanto riguarda la provincia di Piacenza debbo rilevare che vi è una situazione ancor più grave, dettata dal fatto che ormai l'annosa vicenda della Diga del Brugneto e di un disciplinare che scadrà nel 2024, ma che sistematicamente, in estate, ci dà il risultato di avere gli agricoltori senz'acqua e anche alcune situazioni in cui l'acqua non la hanno neppure i cittadini, deve trovare indubbiamente un modo di approccio diverso.

Per quanto riguarda il caso di specie, già da tempo – si risale all'assessore Freda – vi sono documenti, iniziative e cabine di regia che si dovevano occupare di un diverso calcolo del deflusso minimo vitale. Dovevano occuparsene, ma il risultato è stato che il deflusso minimo vitale nelle modalità di calcolo è rimasto allo stato di prima. Così facendo si riescono a realizzare situazioni per le quali sarà anche giusto aver chiesto lo stato di emergenza nazionale in attesa che il presidente del Consiglio dei ministri si scomodi ed emetta il relativo decreto, ma certo è che non si può andare a rispondere a chi ha bisogno dell'acqua per i campi, e non solo per quelli, che siamo in attesa delle provvidenze del Consiglio dei ministri, perché, così facendo, si fanno soltanto dei buchi nell'acqua.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

La parola all'assessore Gazzolo, a cui ricordo che ha tre minuti. Dopo i tre minuti darà la documentazione.

 

GAZZOLOassessore: Grazie, presidente. Tre minuti sono sempre pochi per affrontare questi temi, ma farò del mio meglio per rispettarli.

Entro subito nel merito dando conto al consigliere Foti delle norme che regolano il deflusso minimo vitale, che sono fissate dalla direttiva n. 2060 della Comunità europea che ne impone il rispetto e lo definisce come il valore minimo della portata che, in ogni tratto omogeneo del corso d'acqua, garantisce la salvaguardia delle caratteristiche fisiche del corpo idrico, delle caratteristiche fisico-chimiche delle acque, nonché il mantenimento delle condizioni ecologiche tipiche e delle condizioni naturali locali.

Poi, dipende dal decreto legislativo numero 152/2006 che, come già il decreto n. 152/99, prevede che sia le derivazioni in essere, sia quelle nuove, siano regolate con rilasci volti a garantire il deflusso minimo vitale ed è fissato dalla deliberazione dell'Autorità di bacino del fiume Po, oggi Autorità di distretto e, comunque, nella delibera n. 7/2004 che ne stabilisce i criteri di calcolo.

Di conseguenza, la Regione Emilia-Romagna, con il Piano di tutela delle acque…

Il consigliere non sente.

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Saliera): Chiedo un po' di silenzio, per cortesia.

 

GAZZOLO: Grazie.

Di conseguenza, la Regione Emilia-Romagna, con il Piano di tutela delle acque, Titolo IV, Misure per la tutela quantitativa della risorsa idrica, Misure per la regolazione dei rilasci rapportati al deflusso minimo vitale, Capitolo 1, e la successiva deliberazione di Giunta regionale n. 2067 del 2015, ha stabilito i valori del deflusso minimo vitale, i valori di riferimento per tutti i corpi idrici naturali o fortemente modificati presenti sul territorio.

L'applicazione completa del DMV è, quindi, obbligatoria. Quelli fissati sono comunque valori di riferimento e sono possibili sperimentazioni per individuare i valori di deflusso specifici per la sezione di interesse. Ogni utenza, compreso il Consorzio di bonifica di Piacenza, può presentare uno studio per la sperimentazione da sottoporre alla valutazione e approvazione della Regione.

Mi fa piacere sottolineare che sono già in essere incontri per avviare progetti sperimentali sul Trebbia con queste finalità.

Relativamente ai rilasci del Brugneto, ho già annunciato nei giorni scorsi che anche per il 2017 viene confermato il rilascio complessivo di 4 milioni di metri cubi a favore del territorio piacentino. Quindi, oltre ai 2,5 milioni stabiliti nel disciplinare di concessione, continuerà il rilascio straordinario di almeno 1,5 milioni di metri cubi.

Il lavoro con la Regione Liguria continua per giungere ad un accordo definitivo che stabilisca modalità condivise di gestione dell'invaso. Ad oggi stiamo affrontando l'emergenza e siamo impegnati in modo determinato per mettere in campo tutte le misure eccezionali necessarie, che solo con la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale da parte del Consiglio dei ministri potrà renderne possibile la maggior parte. Con lo stato, però, di crisi, decretato dal presidente Bonaccini, e la successiva delibera di Giunta regionale, abbiamo assicurato la possibilità di derogare agli attuali limiti di prelievo della risorsa idrica.

Concludo dicendo che, una volta tornati alla normalità, sarà fondamentale verificare lo stato di attuazione delle pianificazioni provinciali per una strategia complessiva capace di rispondere alle sfide imposte dal mutamento climatico.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Gazzolo.

La parola al consigliere Foti per la replica. Ha quattro minuti. Prego.

 

FOTI: Innanzitutto mi corre l'obbligo di dire che non mi è stato risposto nulla per quanto riguarda le questioni relative all'applicazione di quelle previsioni che erano contenute nel Piano territoriale di coordinamento provinciale, che vengono rimandate a quando sarà terminata la crisi idrica. Non penso che la risposta derivi dalla crisi idrica o meno. La risposta o c'è o non c'è.

Non a caso il quesito era proprio incentrato anche per sapere, oltre che la vicenda del Brugneto, quale sia lo stato di attuazione della pianificazione che era stata prevista per la realizzazione di invasi aziendali e/o similari e comunque di invasi in grado di poter stoccare fino a 3-4 milioni di metri cubi d'acqua. Questo per dire come vi sia una insoddisfazione quantomeno riservata all'ultima parte della risposta liquidata in due righe.

La insoddisfazione c'è anche tutta rispetto al deflusso minimo vitale, perché sarebbe stato sufficiente leggere l'interrogazione per rendersi conto che la normativa citata è ben conscia all'interrogante, ben nota all'interrogante.

Il problema è un altro, è capire come, al di là dei principi contenuti nella direttiva n. 2060, che voglio ritenere siano applicati in tutta Europa, ma non in tutta Europa vi è un sistema univoco di calcolo del deflusso minimo vitale, si chiedeva appunto se vi fosse la volontà o meno di studiare un calcolo del deflusso minimo vitale che consentisse altri risultati.

Sotto questo profilo era sufficiente che si fosse attenti alla mia esposizione. Non a caso ho detto che su questi studi e queste attenzioni si risale ai tempi dell'assessore Freda, tanto per essere chiaro, a cinque anni fa.

Al termine di questi cinque anni, tanto per essere chiaro, l'allora assessore all'agricoltura del Comune e della provincia di Piacenza, il dottor Filippo Pozzi, disse chiaramente che la cabina di regia aveva un senso se la finalità della cabina di regia era quella, appunto, di arrivare, come richiesto unitariamente da tutte le associazioni agricole e anche dal Consorzio di bonifica, ad un diverso calcolo del deflusso minimo vitale.

D'altra parte, proprio di recente, a tutti i consiglieri regionali della provincia di Piacenza è stato recapitato uno studio del Consorzio di bonifica al riguardo, nel quale si chiedevano risposte non evasive e non elusive.

Debbo anche qui rilevare, e concludo, che poco rileva il fatto di dire che anche per quest'anno abbiamo ottenuto un'aggiunta ai 2,5 milioni di metri cubi che dovevano defluire dalla Diga del Brugneto fino a un massimo di 4 milioni di metri cubi, perché, proprio su un quotidiano locale, è stato il Consorzio di bonifica a dire che questa vicenda si commenta da sé e non risolve affatto un problema che è sistemico.

Ai problemi sistemici bisogna rispondere in modo sistemico. Io so che quando ci si è rivolti al giudice civile e al Tribunale delle acque si sono ottenuti provvedimenti concreti che hanno obbligato a cambiare la musica. Quando si è voluti andare sul terreno del patteggiamento politico ci si è trovati nella situazione di essere in una modalità – lasciatemelo dire – di gestione dell'acqua che è deprecabile sotto più profili.

Una cosa è certa, ben venga lo stato di emergenza nazionale, ma bisognerebbe capire che cosa vuol dire questa parola. Vuol dire, appunto, stato di emergenza nazionale. Io mi chiedo se tutti gli anni, Giove pluvio non consentendo, noi dobbiamo trovarci in questa situazione o si possa prescindere da Giove pluvio e avere effettivamente, da parte degli agricoltori, quelle certezze di poter captare acqua secondo le proprie necessità e dall'altra, da parte dei cittadini, di non doversi veder razionata l'acqua.

Questa è la situazione. Il resto sono logomachie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.



19/06/2017

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