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Regione

Canal Torbido, territorio bazzanese; caduti nel vuoto gli appelli per scongiurare la demolizione del 'Mulino di Mezzo', quale giudizio ne' da la Giunta?

Numero: 3739
Soggetto: Assessore ai trasporti, reti infrastrutture materiali e immateriali, programmazione territoriale e agenda digitale
Data Risposta: 21/12/2016

Per sapere, premesso che: - 

il Mulino di Sopra o di Mezzo, documentato sul Canal Torbido dai passaggi proprietari dal XV al XX secolo e dalla cartografia fin dall'inizio del XVII secolo, era appartenuto alla famiglia senatoria Tanari di Bologna dal 1562 al 1827. Il Canal Torbido, con presa in destra del fiume Panaro, alimentava vari mulini lungo il suo tracciato da Savignano a Crevalcore: tre di questi erano appunto i Mulini Tanari, detti Mulino della Sega, Mulino di Sopra o di Mezzo e Mulino di Sotto; 

nonostante gli appelli del maggio/giugno 2016, rivolti da numerose e qualificate associazioni alla Soprintendenza Belle Arti e paesaggio e alla Commissione regionale per il patrimonio dell'Emilia Romagna, con i quali veniva sottolineata l'urgenza di un intervento per la tutela dell'antico edificio detto Mulino di Mezzo, proprietà dell'ILPA spa, nulla è stato fatto per preservare dalla demolizione un bene d'interesse architettonico e documentale di comprovata storia secolare, una delle ultime testimonianze degli opifici idraulici preindustriali del territorio bazzanese

per effetto della demolizione avviata la scorsa settimana resterà come unica testimonianza il Mulino di Sotto, più piccolo e tuttora abitato, visibile lungo la via per Castelfranco; 

troppo poco è stato fatto per la salvaguardia degli impianti idraulici e del Canal Torbido, deviato e tombato nell'area di proprietà ILPA, ora privato dell'edificio di maggiori dimensioni e rilevanza architettonica; 

Italia Nostra e le Associazioni firmatarie dell'appello per la tutela ritenevano fattibile che ILPA spa, con una minima variante, potesse comunque realizzare il progetto edilizio ( mq 14.000 su una superficie di mq 43.000) conservando l'ex Mulino di Mezzo, interessato per soli 50 mq dai nuovi edifici industriali; 

se la Giunta Regionale sia a conoscenza dei fatti in questione e quale ne sia il giudizio al riguardo, tenuto anche conto che la tutela dei beni culturali dovrebbe trovare d'accordo la Giunta Regionale.

Tommaso Foti

DIBATTITO IN ASSEMBLEA LEGISLATIVA

OGGETTO 3739

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa gli interventi a tutela degli impianti idraulici del Canal Torbido e del Mulino di Mezzo. A firma del Consigliere: Foti

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l'oggetto 3739: Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa gli interventi a tutela degli impianti idraulici del Canal Torbido e del Mulino di Mezzo, a firma del consigliere Foti a cui do la parola.

Risponderà l'assessore Donini.

Prego, consigliere Foti.

 

FOTI: Signora presidente, la nostra Regione negli ultimi giorni è oggetto di trasmissioni televisive. Ieri, per un fatto che riguarda quest'Aula, nei giorni scorsi, invece, è stata oggetto di interesse per quanto riguarda Vittorio Sgarbi, che ha rappresentato, in modo decisamente forte, la vicenda del Mulino di Sopra o di Mezzo.

Assessore, mi rendo conto che le competenze della Regione sono limitate sul punto, la qual cosa, però, non impedisce di poter e dover dire da parte della Regione che quando un progetto di natura urbanistica può essere realizzato anche non andando a ledere quello che viene ritenuto un bene meritorio e meritevole di tutela, una moral suasion su quel Comune per poter dare cittadinanza anche a un reperto storico che risale al 1500 mi pare fondamentale.

Per questo motivo io chiedo innanzitutto quale sia la posizione della Regione al riguardo e in secondo luogo se si intenda realizzare o meno questo intervento ad adiuvandum, anche a sostegno dei tanti che hanno firmato petizioni per la salvaguardia del bene in oggetto e di cui si è fatta capofila Italia Nostra.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

Assessore Donini, prego.

 

DONINIassessore: Potrei cavarmela con un "no", però le leggo ovviamente la risposta.

In merito alla interrogazione in oggetto, si segnala che il tema del progetto di ampliamento e riqualificazione dello stabilimento ILPA in località Bazzano nel Comune di Valsamoggia, comportante variante alla strumentazione urbanistica, all'interno della quale è stata prevista la demolizione del manufatto denominato Mulino di Mezzo, è stato oggetto di altre risposte e interrogazioni consiliari alle quali si rinvia per le risposte più di merito. Ce ne sono state quattro su questo tema e quindi non posso che rifarmi alle considerazioni che ebbi modo di esprimere allora.

Ricordo, però, che la procedura di vincolo monumentale, a suo modo avviata dalla Soprintendenza alle Belle arti e paesaggio di Bologna sull'edificio del Mulino di Mezzo, si è conclusa con l'intendimento della stessa Soprintendenza di non procedere all'apposizione del vincolo, non ravvisando, quindi, le caratteristiche monumentali che devono essere alla base dell'imposizione del vincolo stesso.

Ho sempre sostenuto che il contesto artigianale nel quale era collocato il rudere del vecchio Mulino era definitivamente compromesso e degradato auspicando, pertanto, che da parte della Soprintendenza non vi fosse l'apposizione di un vincolo, rimettendomi, ovviamente, come era giusto che fosse, alle valutazioni e alle determinazioni tecniche della stessa Soprintendenza.

Non posso, quindi, che esprimere soddisfazione per la decisione presa e per l'avvio di un progetto di riqualificazione dell'area, quello sì di riqualificazione dell'area, sulla base anche di un Piano di sviluppo aziendale che comporterà, oltre alla riqualificazione dell'area, anche il rilancio della produzione e l'aumento dell'occupazione nel territorio. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Donini.

Consigliere Foti, ha ben quattro minuti.

 

FOTI: Assessore, io, anche senza gli occhiali del consigliere Pompignoli, potrei cavarmela così: "Siete voi soddisfatti della risposta dell'assessore Donini? No". Ultimamente mi pare anche vada di moda, assessore Donini, anche nel referendum.

A prescindere da ciò, io mi limito soltanto ad osservare che nessuno pretende che la Regione si sostituisca alla Soprintendenza e neppure che si sostituisca al Comune. Se lei ha correttamente letto l'interrogazione, è scritto chiaramente che nessuno vuole impedire alla società di sviluppare il progetto. Peccato che a fronte di 13.000 metri quadrati di costruzione, su un'area che ne ha 43.000 a disposizione, si vada a scegliere l'unico angolo per abbattere quello che lei ha definito un rudere.

Solo per ragioni di buoni rapporti personali eviterò di dire che non riferirò questa sua definizione a Vittorio Sgarbi, perché se lei ha ascoltato quello che ha detto Vittorio Sgarbi a proposito di quello che lei ha definito rudere, l'opinione è diversa. Così come mi pare, lo dico sinceramente, che la Soprintendenza abbia fatto le sue legittime valutazioni, ma anche ampiamente contestabili, perché vorrei far presente che alla Regione sono stati ordinati recentemente, in provincia di Forlì, lavori per 250.000 euro rispetto a quello che lei non definirebbe un rudere, ma la testimonianza di un rudere, per usare le sue parole.

Io posso capire e comprendo perfettamente e nessuno vuol qui anteporre lo sviluppo economico della zona alla salvaguardia di un bene culturale, dico soltanto che essendo perfettamente possibile la coesistenza, al di là del vincolo della Soprintendenza per la quale la Soprintendenza poi risponderà al competente Ministero per spiegarne le ragioni tecniche, culturali e artistiche, io mi limito a dire soltanto che con un po' di buona volontà si sarebbero potuti far coesistere sia il rudere che il fabbricato nuovo, che sono certo, sotto il profilo urbanistico, si adatterà perfettamente all'area, se non altro perché ve ne sono altri due mulini che qui vengono salvaguardati. Questo non è stato detto, ma gli altri due mulini rimangono tutti e due in piedi, il che significa che il contesto dell'area è un contesto diverso da quello che si può leggere guardando soltanto la cartina.

 

DONINI: Ci abito lì. Venga a vederlo.

 

FOTI: Lo capisco. Lei prima faceva riferimento a quattro interrogazioni. Evidentemente sono sensibilità diverse. Che lei mi dica "per me è una cosa che non vale niente" ci sta. Io so solo una cosa, che un palazzo che insiste su via Primogenita a Piacenza aveva le formelle e nessuno lo guardava. Anzi, era stato previsto l'abbattimento. Poi qualcuno si è accorto di cosa c'era dentro e hanno vincolato pure il palazzo. Lo dico soltanto come riferimento di natura ovviamente comparativa e non certo emulativa. Se siete convinti che vada bene così, andrà bene così. Vedremo se poi fra qualche mese, se altre autorità verranno investite e diranno tutte che vanno bene allo stesso modo.

La ringrazio comunque per la corretta risposta e anche per aver aggiunto al no delle motivazioni che non condivido, ma di cui prendo atto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.



20/12/2016

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