Regione (Archivio)

Centro regionale contro le discriminazioni, numero dei casi trattati risibile; quale incidenza in termini di costi sul bilancio regionale?

Data: 16/10/2017
Numero: 5430
Soggetto: ASSESSORATO WELFARE E POLITICHE ABITATIVE
Data Risposta: 16/11/2017

Per sapere, premesso che: - 

formalmente il Centro regionale contro le discriminazioni, che è in capo all'Assessorato alle Politiche Sociali, trae origine dal Protocollo d'intesa in materia di iniziative regionali contro le discriminazioni approvato con deliberazione di Giunta regionale 18 dicembre 2006, n. 1838; 

la deliberazione di Giunta regionale 5 novembre 2007, n. 1625, ne ha definito in un primo tempo l'organizzazione e la struttura e ha permesso di dare avvio al percorso di costituzione di una rete regionale di sportelli territoriali; 

nel 2014, anno in cui la rete è stata riorganizzata in ragione della delibera di Giunta regionale 17 febbraio 2014, n. 182, la stessa era costituita da 155 punti distribuiti su tutto il territorio regionale, che facevano sostanzialmente capo ad Amministrazioni pubbliche, organizzazioni sindacali e del Terzo settore; 

oggi, giusto quanto risulta dal sito istituzionale del "Centro regionale Contro le discriminazioni" i "nodi" e gli "sportelli", cioè i luoghi dove, previo appuntamento, è possibile recarsi per segnalare un caso di discriminazione di cui si è stati vittime o testimoni sono 153 così distribuiti sul territorio regionale: Piacenza 4, Parma 30, Reggio Emilia 14, Modena 4, Bologna 42, Ferrara 12, Forlì-Cesena 9, Ravenna 21 e Rimini 17; 

ovviamente ogni sportello ha un referente (appositamente formato con corsi pagati dalla Regione), un numero telefonico, un orario di apertura al pubblico o, in alternativa, l'indicazione che riceve su appuntamento; 

nato per contrastare i fenomeni discriminatori legati all'immigrazione il Centro regionale ha visto gradatamente ampliare i propri margini d'intervento a tutte le casistiche previste dall'articolo 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea che vieta "qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle, l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o l'orientamento sessuale"; 

fra i compiti d'istituto del "Centro regionale Contro le discriminazioni" rientra quello di monitorare i fenomeni discriminatori. Purtroppo, ad oggi, sono reperibili sul sito del Centro soltanto i report relativi alle annualità che vanno dal 2008 al 2012; 

da tali report risulta che da fine 2008 al 31 dicembre 2012, sono stati trattati complessivamente 206 casi segnalati direttamente alla rete dei punti territoriali o attribuiti dal Numero verde dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.) della Presidenza del Consiglio dei Ministri; 

praticamente la media dei casi trattati da ciascun centro, nel periodo di quattro anni preso in esame, è stato di 1,3 utenti. Emblematico il caso di Piacenza dove nell'intera provincia si è avuto un unico caso nel corso di 4 anni; 

dopo questi "successi" non stupisce che non siano più stati diffusi i casi relativi alle annualità successive; 

quali siano le spese sostenute dalla Regione Emilia-Romagna per il Centro regionale Contro le discriminazioni e per la rete territoriale ad esso collegata, dalla sua fondazione ad oggi, in termini di personale, strutture, formazione, contributi, progetti e pubblicazioni; 

per quale ragione siano state sospese, o quantomeno non più resi pubblici i dati relativi al monitoraggio a far data dal 2013; 

quali siano, anno per anno e provincia per provincia, i numeri dei casi presi in carico dalla rete regionale tra il 2013 ed il 2017; 

quale sia il giudizio della Giunta Regionale su quanto contenuto in premessa.

Tommaso Foti

RISPOSTA

In relazione all'interrogazione in oggetto, si comunica quanto segue: 

1) le spese sostenute dalla Regione Emilia-Romagna dal 2008 ad oggi, ovvero per 9 anni di attività, sono state complessivamente pari a € 389.848,41 di cui: 

• € 78.056,92 per iniziative di sensibilizzazione realizzate a livello territoriale dai soggetti appartenenti alla rete regionale, in particolare in occasione della Settimana d'azione contro il razzismo. l contributi regionali hanno sempre avuto come beneficiari dapprima le Province, quindi i Comuni, che hanno provveduto a progettare, coordinare e realizzare tali azioni di prevenzione sul proprio territorio. Precedentemente le iniziative erano state cofinanziate direttamente da UNAR. Complessivamente, dal 2008 al 2017, sono state realizzate 279 iniziative che la Regione Emilia-Romagna ha contribuito a sostenere. 

• € 29.766,79 per l'attività degli sportelli quale cofinanziamento di un contributo nazionale una tantum di € 50.000 a seguito della firma del protocollo operativo tra Regione Emilia-Romagna e Presidenza del Consiglio dei Ministri/UNAR (DGR 1624/2012). 

• € 282.024,70 per le azioni a sostegno dell'attività della rete regionale quali la formazione per gli operatori degli sportelli, le pubblicazioni, l'assistenza per la gestione dei casi. In particolare si precisa che sono stati realizzate 13 pubblicazioni per le quali sono stati sostenuti costi pari a € 3.329,50; dal 2011 si noti però che la produzione è stata eseguita in economia utilizzando il progetto grafico già esistente e attraverso il centro stampa della Regione. 

2) La Regione Emilia-Romagna ha scelto di utilizzare il sistema informativo di UNAR per l'inserimento e la gestione dei casi trattati dalla rete. Questo sia nell'ottica dell'auspicata costituzione di un sistema nazionale, come era previsto nei disegni di UNAR, sia a fronte di criteri di efficienza ed economicità 

A partire dall'anno 2013 ad oggi, come evidenziato nella comunicazione inviata al direttore di UNAR in data 27/12 (PG n. 320418/2013), a causa di modifiche tecniche sul server del sistema informativo nazionale, ci è stato possibile accedere esclusivamente al numero dei casi suddivisi per territorio; ciò ha reso impossibile, tra l'altro, la raccolta dei dati statistici qualitativi dell'attività della rete e l'elaborazione dei relativi report. Pertanto non si è ritenuto opportuno pubblicare sul sito il monitoraggio annuale dei dati di attività sulla gestione dei casi che sarebbe stato privo degli elementi qualitativi. 

3) Il dato relativo ai casi seguiti negli anni richiesti, suddivisi per territorio, è il seguente:

(tabella consultabile in allegato)

4) Alla luce di quanto sopra esposto si evidenzia che i costi sostenuti, pari a € 389.848,41 in 9 anni di attività, hanno prodotto dal punto di vista meramente quantitativo i seguenti risultati: 

- 279 iniziative di sensibilizzazione (contributo); 
- 13 pubblicazioni; 
- 585 casi di discriminazione presi in carico; 
- 155 sportelli attivati. 

Al di là del dato numerico preme sottolineare che il Centro regionale fin dall'inizio della sua storia ha avuto come obiettivo principale la crescita, negli operatori e nelle comunità, di una cultura della non discriminazione, attraverso la promozione di iniziative volte alla prevenzione di fenomeni discriminatori, piuttosto che alla mera gestione dei casi. 

I nodi della rete negli anni hanno promosso e realizzato attività in collaborazione con scuole di ogni ordine e grado, con i soggetti del terzo settore e con le istituzioni del territorio. Ogni anno vengono organizzate manifestazioni che coinvolgono la cittadinanza, proiezioni di film e spettacoli, dibattiti, corsi nelle scuole, edizioni della biblioteca vivente, mostre fotografiche, concorsi, con l'obiettivo di sensibilizzare sul tema del rispetto delle differenze e della non discriminazione. 

L'azione di contrasto e di prevenzione delle discriminazioni è stata organizzata come funzione diffusa capillarmente sul territorio, valorizzando le risorse già esistenti (sportelli informativi per stranieri, sportelli sociali, di patronati e organizzazioni sindacali, associazioni, consigliere di parità, difensori civici ecc.) anziché creare sportelli dedicati che avrebbero comportato una moltiplicazione dei riferimenti e rappresentato un potenziale spreco di risorse. In particolare per quanto riguarda la rimozione delle discriminazioni, il Centro regionale ha sempre cercato di favorire le sinergie con i soggetti istituzionalmente deputati ad intervenire sui trattamenti difformi alla norma vigente come ad esempio le consigliere di parità e il difensore civico. 

L'intervento regionale a sostegno della rete è stato pertanto indirizzato a fornire agli operatori già presenti gli strumenti necessari per accogliere le vittime di discriminazione e per attivare le possibili strategie per la risoluzione dell'esclusione. La gestione dei casi è stata infatti improntata, fin dall'inizio, su un lavoro di conciliazione e mediazione, volto alla rimozione delle cause che hanno determinato la discriminazione.

Elisabetta Gualmini


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