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Regione

Centro regionale contro le discriminazioni, numero dei casi trattati risibile; quale incidenza in termini di costi sul bilancio regionale?

Numero: 5430
Soggetto: Assemblea

Per sapere, premesso che: - 

formalmente il Centro regionale contro le discriminazioni, che è in capo all'Assessorato alle Politiche Sociali, trae origine dal Protocollo d'intesa in materia di iniziative regionali contro le discriminazioni approvato con deliberazione di Giunta regionale 18 dicembre 2006, n. 1838; 

la deliberazione di Giunta regionale 5 novembre 2007, n. 1625, ne ha definito in un primo tempo l'organizzazione e la struttura e ha permesso di dare avvio al percorso di costituzione di una rete regionale di sportelli territoriali; 

nel 2014, anno in cui la rete è stata riorganizzata in ragione della delibera di Giunta regionale 17 febbraio 2014, n. 182, la stessa era costituita da 155 punti distribuiti su tutto il territorio regionale, che facevano sostanzialmente capo ad Amministrazioni pubbliche, organizzazioni sindacali e del Terzo settore; 

oggi, giusto quanto risulta dal sito istituzionale del "Centro regionale Contro le discriminazioni" i "nodi" e gli "sportelli", cioè i luoghi dove, previo appuntamento, è possibile recarsi per segnalare un caso di discriminazione di cui si è stati vittime o testimoni sono 153 così distribuiti sul territorio regionale: Piacenza 4, Parma 30, Reggio Emilia 14, Modena 4, Bologna 42, Ferrara 12, Forlì-Cesena 9, Ravenna 21 e Rimini 17; 

ovviamente ogni sportello ha un referente (appositamente formato con corsi pagati dalla Regione), un numero telefonico, un orario di apertura al pubblico o, in alternativa, l'indicazione che riceve su appuntamento; 

nato per contrastare i fenomeni discriminatori legati all'immigrazione il Centro regionale ha visto gradatamente ampliare i propri margini d'intervento a tutte le casistiche previste dall'articolo 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea che vieta "qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle, l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o l'orientamento sessuale"; 

fra i compiti d'istituto del "Centro regionale Contro le discriminazioni" rientra quello di monitorare i fenomeni discriminatori. Purtroppo, ad oggi, sono reperibili sul sito del Centro soltanto i report relativi alle annualità che vanno dal 2008 al 2012; 

da tali report risulta che da fine 2008 al 31 dicembre 2012, sono stati trattati complessivamente 206 casi segnalati direttamente alla rete dei punti territoriali o attribuiti dal Numero verde dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.) della Presidenza del Consiglio dei Ministri; 

praticamente la media dei casi trattati da ciascun centro, nel periodo di quattro anni preso in esame, è stato di 1,3 utenti. Emblematico il caso di Piacenza dove nell'intera provincia si è avuto un unico caso nel corso di 4 anni; 

dopo questi "successi" non stupisce che non siano più stati diffusi i casi relativi alle annualità successive; 

quali siano le spese sostenute dalla Regione Emilia-Romagna per il Centro regionale Contro le discriminazioni e per la rete territoriale ad esso collegata, dalla sua fondazione ad oggi, in termini di personale, strutture, formazione, contributi, progetti e pubblicazioni; 

per quale ragione siano state sospese, o quantomeno non più resi pubblici i dati relativi al monitoraggio a far data dal 2013; 

quali siano, anno per anno e provincia per provincia, i numeri dei casi presi in carico dalla rete regionale tra il 2013 ed il 2017; 

quale sia il giudizio della Giunta Regionale su quanto contenuto in premessa.

Tommaso Foti


16/10/2017

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Tommaso Foti TommasoFoti
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