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Regione

Dichiarazioni di Scalzulli su intreccio mafia-politica nel reggiano; affermazioni pesanti, la Regione attivi i suoi organi competenti per cercare di fare chiarezza

Numero: 5314
Soggetto: Assemblea

Per sapere, premesso che: - 

la legge regionale 28 ottobre 2016, n. 18 recante "Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell'economia responsabili", all'articolo 4, comma 1, prevede "La Regione istituisce la Consulta regionale per la legalità e la cittadinanza responsabile quale organo di consulenza e proposta alla Giunta regionale, nei cui confronti svolge attività conoscitive, propositive e consultive nelle politiche regionali finalizzate alla prevenzione del crimine organizzato e mafioso e della corruzione, nonché alla promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile, favorendone il coordinamento complessivo. In coerenza con le finalità della presente legge le attività della Consulta sono volte in particolare a coadiuvare la Giunta regionale nelle politiche relative ai settori di cui al titolo III."; 

la delibera di Giunta regionale 19 aprile 2017, n.108 recante "Consulta regionale per la legalità e la cittadinanza responsabile - Modifica della D.G.R. n. 2400/2016 relativa alla composizione della Consulta medesima" include tra i componenti istituzionali "tutti i Capigruppo dell'Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna o loro delegati"; 

risulta da notizie di stampa che il "Comitato infiltrazioni mafiose nelle istituzioni territoriali e negli enti locali" della "Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere" avrebbe udito nel corso della seduta del 20 settembre 2017 il dott. Potito Scalzulli, assessore civico del Comune di Galeata ed ex Direttore dell'Ufficio provinciale dell'Agenzia del Territorio di Reggio Emilia (dal 1 marzo 2009 al 15 giugno 2012), in ordine ad un ipotizzato dimezzamento delle rendite catastali di alcuni immobili ad uso commerciale ed industriale, con conseguente diminuzione del gettito fiscale e delle imposte alle predette rendite riferite; 

il quotidiano "il Resto del Carlino", edizione di Reggio Emilia, riporta alcuni stralci del documento consegnato dal dott. Scalzulli al Comitato parlamentare. Negli stessi si legge: 

«Confermo e ribadisco l'esistenza di un grande interesse di convenienza politica da parte di politici di rilevanza nazionale e locale verso i vantaggi ritraibili dalla tenuta del "Sistema Catasto" ritenuto determinante per fare la differenza sugli equilibri politici elettorali a Reggio Emilia»; 

«Appena preso servizio a Reggio Emilia mi sono accorto di trovarmi immerso in un ambiente di lavoro del tutto particolare, più simile ad un ufficio del sud che non del nord, notando l'assenza di ogni unitarietà di intenti comuni tra il personale assegnatomi che era ripartito per correnti caratterizzate più da affinità e provenienza geografiche - soprattutto notai l'alta percentuale di presenza tra il personale dipendente di calabresi originari di Cutro trapiantati da qualche tempo al nord - piuttosto che per analogia di mansioni. Ho intuito da subito che quelle correnti erano solite svolgere per prassi consolidata le svariate attività e pratiche d'ufficio in totale autonomia... senza che venissero eseguiti particolari controlli se non di facciata»; 

«Ho dovuto presentare gli esposti a titolo di difesa personale per evitare serissimi guai alla mia persona quando ho realizzato e preso coscienza, il tutto sorretto da testimonianze dirette e prove documentali in mano, che il gruppo organizzato di pubblici dipendenti di origine calabrese svolgeva azioni delittuose sotto protezione e in connivenza e complicità con i vertici dirigenziali romani e bolognesi dell'Agenzia del Territorio»; 

«Posso assicurare che Salvatore Scarpino, per quanto in servizio da tempo alla Direzione Regionale di Bologna, esercitava il controllo dell'Ufficio di Reggio Emilia e a lui si riferivano i numerosi funzionari e tecnici dipendenti pubblici di origine calabrese. Del che me ne resi conto già nei primi mesi del mio aravo a Reggio allorché Scarpino mi disse che ci teneva personalmente a potermi presentare al sindaco Graziano Delrio. L'incontro (a tre) avvenne nella sede municipale un pomeriggio di metà maggio 2009, alla vigilia delle elezioni amministrative Scarpino mi presentò a Delrio come un collega dirigente di cui ci si poteva fidare», precisando «che la collaborazione esistente tra i due Enti Pubblici (Catasto e Comune) sarebbe proseguita secondo la tradizione consolidata»; 

«Al sentire il solo nome di Salvatore Scarpino, l'onorevole Marchi manifestò una certa agitazione e, a proposito del sostegno da me chiesto a lui, mi rispose senza mezzi termini e in maniera disarmante che lui non poteva assicurarmi alcun sostegno al riguardo perché sarebbero venuti meno i voti calabresi che facevano capo a Salvatore Scarpino (Marchi mi parlò testualmente di 700 voti sicuri!), aggiungendo che si sarebbe creato un serio problema per il Pd in quanto quel consenso, interamente incanalato a favore del Pd, e ritraibile per ovvi motivi dalla tenuta del "Sistema Catasto" che quindi non doveva assolutamente crollare, era ritenuto determinante per assicurare e garantire il risultato finale delle votazioni elettorali a Reggio Emilia»; 

lasciando al dott. Scalzulli la responsabilità delle dichiarazioni rese, e alle procure competenti l'onere di svolgere i relativi accertamenti, il quadro tracciato apre un nuovo squarcio su preoccupanti rapporti tra classe politica e criminalità; 

- se il Presidente della Regione, nella sua qualità di Presidente della "Consulta regionale per la legalità e la cittadinanza responsabile" intenda convocare con l'urgenza che la situazione richiede la stessa e se non ritenga utile sollecitare i dovuti approfondimenti sulla questione in oggetto.

Tommaso Foti


25/09/2017

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Tommaso Foti TommasoFoti
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