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Regione

Pesca di frodo, fenomeno di entita' rilevante e preoccupante; potenziare le misure esistenti

Numero: 4401
Soggetto: Assessore all'agricoltura, caccia e pesca
Data Risposta: 30/05/2017

Per sapere, premesso che: - 

il fenomeno della pesca di frodo continua a provocare, oltre ad un sensibile allarme sociale, danni particolarmente significativi alle specie ittiche presenti nei corsi d'acqua che attraversano la Regione; 

il radicarsi e perpetuarsi del predetto fenomeno è stato posto dalla Regione all'attenzione delle Prefetture competenti, unitamente a Province, ai Sindaci dei Comuni maggiormente interessati dal bracconaggio, nonché alle associazioni dei pescatori, con l'obiettivo di giungere ad un concreto potenziamento delle misure di prevenzione e repressione della pesca abusiva, anche sulla base di un maggiore coordinamento tra diversi organi di Polizia - compresa quella provinciale - coadiuvate da personale ausiliario quali le Guardie ecologiche volontarie o dai singoli pescatori; 

al riguardo merita di essere ricordata l'iniziativa della Prefettura di Piacenza che, negli anni scorsi, ebbe ad attivare e coordinare un tavolo interforze, attraverso il quale vennero organizzati servizi da parte di personale della Polizia Provinciale di Piacenza, del Corpo Forestale dello Stato, dai volontari dipendenti funzionalmente dalle associazioni di pescatori Arci, Enal, Fipsas, Unpem e, in via straordinaria, venne richiesto l'intervento in più occasioni del nucleo specialistico dei Carabinieri; 

tuttavia, la pesca di frodo è un'attività che continua ad essere praticata sul territorio regionale e, in particolare, lungo i territori rivieraschi delle provincie di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Ferrara. Anche recenti modifiche alla normativa da parte del legislatore, nazionale e regionale, non paiono avere consentito di raggiungere i risultati auspicati. In particolare, le contravvenzioni comminate si dimostrano di scarsa efficacia perché non possono essere notificate a persone non residenti nel nostro Paese o sedicenti nullatenenti. Ne è la riprova il fatto che, secondo i dati rilevati negli anni scorsi, sul territorio regionale la percentuale dei verbali elevati per i quali sia stata assolta la sanzione comminata non supera il 10% del totale; 

se la Giunta Regionale abbia opportunamente valutato l'entità del fenomeno sia della pesca abusiva sia dei furti di imbarcazioni (o loro parti) che sistematicamente si verificano nelle zone suindicate e quali ulteriori iniziative di contrasto al fenomeno che qui interessa, rispetto a quelle già attivate anche in collaborazione con gli altri organi competenti, intenda porre in essere o sostenere.

Tommaso Foti

RISPOSTA

Con riferimento all'oggetto la Regione Emilia – Romagna riconferma sia la propria preoccupazione in ordine al fenomeno della pesca abusiva e degli ulteriori reati – quali furti e danneggiamenti di beni di proprietà privata come le imbarcazioni – ad esso strettamente connessi sia la volontà di avviare, nel rispetto delle norme vigenti, tutte le iniziative necessarie per migliorare la sicurezza e la tutela dei propri corsi d'acqua e delle aree ad esse contermini. 

A questo proposito si ricorda che già con l'approvazione della LR n. 9/2015 "Legge comunitaria regionale per il 2015", ed in particolare dell'art. 37, sono state modificate alcune disposizioni dell'art. 25 della L.R. n. 11/ 2012 che hanno ulteriormente inasprito le sanzioni per la pesca, prevedendo anche il sequestro e la confisca dei natanti, dei mezzi di trasporto e di conservazione del pescato illegittimamente detenuto. 

Il quadro sanzionatorio a carico dei trasgressori è stato maggiormente rafforzato sia livello nazionale – Legge 154 del 28 luglio 2016 "Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale" che ha introdotto, anche su indicazione di diversi Parlamentari emiliano – romagnoli, anche l'arresto da due mesi a due anni o l'ammenda da 2.000 a 12.000 – sia, a livello locale, con la recente legge regionale n. 2 del 6 marzo 2017 con la quale, anche su impulso dell'Assemblea legislativa e delle Associazioni piscatorie regionali, è stato disposto, all'articolo 25, un significativo inasprimento delle sanzioni a carico dei singoli o dei gruppi organizzati che non rispettano le norme vigenti in materia di pesca nelle acque interne. 

Le modifiche introdotte hanno sensibilmente modificato l'approccio sanzionatorio andando ad agire con forza più sul fronte del sequestro immediato e confisca di mezzi e attrezzature piuttosto che sugli importi delle consuete ammende. 

Il poco tempo trascorso dall'entrata in vigore delle nuove norme (circa 2 mesi) appare oggettivamente troppo breve per poterne valutare concretamente gli effetti sul fenomeno complessivo del bracconaggio; tuttavia è opportuno segnalare che in occasione di recenti episodi di contestazione in flagranza, il personale di vigilanza ha potuto cogliere profondi segni di disappunto da parte dei bracconieri di fronte al sequestro delle attrezzature.

Questa Amministrazione è comunque consapevole del fatto che il problema della pesca di frodo nell'ambito del proprio reticolo fluviale non rappresenta semplicemente un danno ambientale dovuto al depauperamento della fauna ittica ma investe altri ambiti ascrivibili, in via prevalente, alla sfera della sicurezza e della salute pubblica; di conseguenza le iniziative necessarie a prevenire e reprimere questi fenomeni devono prevedere un costante coinvolgimento delle Istituzioni preposte a questo compito. 

Nel corso di una audizione di rappresentanti delle Regioni sulla "regolare attività di pesca in acqua dolce in Italia", tenutasi presso la Commissione Agricoltura del Senato lo scorso 17 marzo, ho riconfermato, dopo aver illustrato le iniziative avviate in Emilia – Romagna, l'esigenza di un puntuale coordinamento di tutti i soggetti (Polizia di stato, Carabinieri ora integrati anche dall'ex Corpo forestale dello Stato, Polizia amministrativa locale e, nelle forme e con le modalità previste dalla normativa vigente, associazioni di volontari) coinvolti nel controllo del territorio e nella tutela dell'ordine pubblico nell'intento di mettere in atto strategie più efficienti e maggiormente rispondenti al contrasto del bracconaggio nelle acque interne. 

Questi interventi normativi devono, in ogni caso, essere accompagnati da adeguate forme di coordinamento dell'attività di diversi soggetti (Polizia di stato, Carabinieri ora integrati anche dall'ex Corpo forestale dello Stato, Polizia amministrativa locale e, nelle forme e con le modalità previste dalla normativa vigente, associazioni di volontari) nell'intento di mettere in atto strategie più efficienti e maggiormente rispondenti al raggiungimento degli obiettivi previsti dal Legislatore. 

Iniziative di coordinamento, come giustamente indicato dall'interrogante, hanno fornito risultati positivi, con particolare riferimento alle aree maggiormente interessate dal fenomeno, ovvero Piacenza e Ferrara, e dovrebbero essere estese all'intero territorio regionale. 

Tuttavia è opportuno rammentare che il Titolo V^ della Costituzione – articolo 117 lettera h) – ha ribadito che l'ordine pubblico e la sicurezza, con sola eccezione della polizia amministrativa locale, rientrano tra le competenze esclusive dello Stato e che (articolo 118) la Legge statale disciplina forme di coordinamento tra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) (immigrazione) ed h) (ordine pubblico e sicurezza ad esclusione della polizia amministrativa locale).

A questo fine nei mesi scorsi è stata presentata, per le vie brevi, la richiesta di un incontro con il Prefetto di Bologna, in qualità di coordinatore delle Prefetture emiliano – romagnole, sia per ribadire l'importanza di un suo diretto intervento per avviare o far ripartire le suddette iniziative sia per sottoporre alla sua attenzione una bozza, elaborata dai nostri uffici, di un "protocollo di intervento congiunto a valenza regionale" delle istituzioni e dei soggetti precedentemente richiamati per prevenire e contrastare la diffusione del grave fenomeno del bracconaggio. 

Infine si precisa che la Regione Emilia – Romagna non dispone, anche per la difficoltà di coordinare la raccolta di una significativa quantità di informazioni presenti presso soggetti terzi, di elementi conoscitivi adeguati per "valutare l'entità del fenomeno sia della pesca abusiva sia dei furti di imbarcazioni o di loro parti".

Simona Caselli


03/04/2017

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