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Regione

Scandalo sanita' di Parma; Foti: 'la Regione fa da palo?'

Numero: 4613
Soggetto: ASSESSORATO POLITICHE PER LA SALUTE
Data Risposta: 20/07/2017

Per sapere, premesso che: - 

è di un anno fa la notizia del procedimento penale avviato presso la Procura di Modena sulle procedure adottate per l'affidamento di alcuni appalti al Policlinico del Capoluogo emiliano per l'acquisto di strumentazioni mediche e per l'affidamento dei lavori. Una lunga serie di intercettazioni telefoniche rese pubbliche alzava un velo su di un radicato sistema di potere in cui profitto (illecito) e delirio di onnipotenza la facevano da padrone; 

oggi è il turno della sanità parmigiana, a sua volta oggetto di un'indagine della magistratura che, nei suoi primi risvolti e fatti salvi i riscontri del caso, lascia allibiti e suona di offesa per i malati, ignari di essere trattati come

al riguardo, le affermazioni rese da uno degli indagati, sottoposto ad intercettazione telefonica, e pubblicate dagli organi d'informazione, lasciano basiti ("...Non è che faccio il boss, sono io e basta, comando io. Io rompo i c......i di misura ma il risultato c'è sempre con me…" ed ancora "Io ho il centro Hub del dolore più grosso d'Italia con 19mila interventi no! Io ho la mia forza politica che sposto milioni di euro perché con la forza scientifica non politica, perché noi scriviamo una roba e tutti vengono dietro…"; 

a tacere del fatto che, stando a quanto pubblicamente emerso, da una parte - fin dal 2009 - veniva sperimentata sui pazienti della Rianimazione una "volgare pompa di infusione, del c... peraltro", dall'altra venivano indicati pazienti ad un'azienda amica che doveva fare ricerca su un farmaco oncologico o un integratore. Senza avvisare, naturalmente, i diretti interessati e tantomeno la commissione etica preposta; 

un quadro allucinante di violazione di norme, in primo luogo etiche e professionali, avvenuto in strutture pubbliche nelle quali pletore di dirigenti ai vari livelli pur qualcosa dovrebbero fare in termini di controlli e di verifiche; 

in particolare, ha dell'incredibile che alcune vicende - perpetuate per anni - non siano mai state oggetto d'interesse dei direttori generali dell'azienda Ausl succedutisi, tutti scelti e nominati dai Presidenti della Regione in carica, e neppure dei direttori sanitari ed amministrativi, anch'essi succedutisi, quasi che qualche professionista operante all'interno dell'azienda venisse considerato legibus solutus; 

- quali urgenti iniziative intenda assumere la Giunta Regionale a fronte di un'inchiesta che, dopo quella modenese, colpisce nuovamente il sistema sanitario regionale dell'Emilia-Romagna che, nonostante sia ritenuto dai suoi amministratori il migliore a livello nazionale, continua a mostrare vastissimi coni d'ombra in materia di legalità negli appalti e di trasparenza nelle procedure e, soprattutto, un livello di spregiudicatezza da parte di alcuni suoi dipendenti nei confronti dei cittadini che lascia a bocca aperta; 

- se e quali verifiche la Giunta regionale abbia immediatamente disposto e se intenda accertare, in ordine ai fatti summenzionati, che non vi siano state coperture di sorta da parte dei vertici dell'Azienda succedutisi rispetto ad attività e procedure illecite, oltre che illegittime.

Tommaso Foti

RISPOSTA

Relativamente all'interrogazione in oggetto, acquisite le necessarie informazioni dall'Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma, si precisa quanto segue. 

I fatti oggetto del procedimento penale che trae origine dall'indagine della Procura di Parma risultano allo stato coperti da segreto istruttorio. L'indagine in corso riguarda molteplici ambiti tra cui quello della gestione farmaci, dispositivi medici, apparecchiature elettroniche, nonché le modalità di gestione delle sperimentazioni cliniche e dei rapporti di lavoro. La natura dei fatti oggetto di indagine penale, se confermata, appare essere di carattere doloso, ovvero caratterizzata da comportamenti tendenti a fuorviare le · normali attività procedurali ed i regolamenti aziendali vigenti. A fronte di tale quadro, la Regione e la Direzione generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma hanno dato e continuano a prestare la massima collaborazione alle indagini. 

Contestualmente all'inizio delle indagini, la Direzione aziendale ha attivato una commissione per procedere ad una istruttoria interna volta ad analizzare i processi nei quali i professionisti oggetto dei provvedimenti penali risultano aver avuto parte attiva. Successivamente, la Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare della Regione, con determinazione n. 7442 del 17 maggio scorso ha anch'essa costituito un gruppo di lavoro con la finalità di verificare le modalità clinico organizzative di svolgimento dell'attività assistenziale e di ricerca nel settore della Terapia Antalgica.

Dalle risultanze degli atti intrapresi deriveranno più compiute informazioni che porteranno a più specifiche valutazioni e conseguenti decisioni. 

Peraltro va sottolineato che, proprio al fine di consentire alle Direzioni aziendali un presidio ad ampio raggio delle sperimentazioni cliniche, l'articolo 7 della recente Legge regionale 9/2017 dispone che "Le sperimentazioni cliniche e gli studi, che secondo la legge o altra fonte normativa devono essere sottoposti al parere del competente Comitato etico, richiedono espresso e motivato nullaosta del direttore generale della struttura sanitaria in cui è condotta l'attività, affinché sia garantita anche l'assenza di pregiudizi per l'attività assistenziale. L'avvio della sperimentazione clinica o dello studio, in assenza del predetto nullaosta, è fonte di responsabilità disciplinare ed è rilevante ai fini della responsabilità civile, amministrativa e contabile dello sperimentatore. Le amministrazioni di appartenenza sono tenute ad esercitare il relativo potere disciplinare".

Allo scopo di prevenire i fenomeni corruttivi, sempre nella L.R. 9/2017 è stata inserita una specifica disposizione (art. 5) sulle politiche di prevenzione della corruzione e di promozione della trasparenza

Tale disposizione agisce in coerenza e continuità con quanto stabilito all'art. 15, comma 3, della L.R. 18/2016 e impone alle Aziende sanitarie di adottare le migliori prassi di attuazione delle disposizioni di cui alla Legge 190/2012 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione), nonché delle disposizioni del D.Lgs. 33/2013 (Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni), adeguando i rispettivi Piani Triennali per la Prevenzione della Corruzione.

In particolare, viene previsto che il Codice di comportamento delle singole Aziende sanitarie deve individuare misure volte a garantire la pubblicizzazione da parte del personale, tramite apposita dichiarazione da rendersi annualmente all'ente di appartenenza, di tutti i rapporti intercorsi, a qualsiasi titolo, con soggetti esterni dai quali possa derivare un conflitto di interessi anche potenziale. Detta dichiarazione deve specificare tutti gli eventuali emolumenti percepiti e i benefici goduti, sia direttamente sia indirettamente. Il medesimo Codice deve inoltre prevedere che l'eventuale violazione del dovere di rendere la predetta dichiarazione, nonché di fornire le informazioni sulla propria situazione patrimoniale e le dichiarazioni annuali dei redditi soggetti all'imposta sui redditi delle persone fisiche, previsto dalla vigente normativa di legge per il personale titolare di incarico dirigenziale, è fonte di responsabilità disciplinare (fino all'applicazione del licenziamento per violazioni più gravi) ed è rilevante ai fini della responsabilità civile, amministrativa e contabile.

Nell'ambito dei Piani Triennali per la Prevenzione della Corruzione delle Aziende sanitarie, viene rafforzata la previsione circa la pianificazione di obbligatorie misure di rotazione degli incarichi. In questo contesto, la rotazione del personale è considerata come obbligatoria misura organizzativa preventiva finalizzata a limitare il consolidarsi di relazioni che possano alimentare dinamiche improprie nella gestione amministrativa, conseguenti alla permanenza nel tempo di determinati dipendenti nello stesso ruolo o funzione.

Sergio Venturi



10/05/2017

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