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Regione (Archivio)

Filiera del pomodoro, puntare sulla qualita' italiana; assumere ogni iniziativa per spingere alla introduzione dell'obbligo di indicazione dell'origine del prodotto

Data: 18/07/2017
Numero: 4978
Soggetto: Assemblea
Data Risposta: 18/10/2017

L'Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna 

premesso che: - 

quella del pomodoro è una delle filiere più importanti in termini di quantità e di fatturato per il settore agroalimentare, con un giro d'affari stimato che supera i 3,2 miliardi di euro, il cui prestigio risulta purtroppo offuscato da accuse di scarsa trasparenza e dalla crescita di fenomeni di contraffazione e di materie prime importate dall'estero; 

per valorizzare la filiera del pomodoro italiano appare indispensabile puntare sui valori distintivi dello stesso, ossia sull'elevata qualità del prodotto agricolo utilizzato; 

impegna il Presidente e la Giunta Regionale 

ad assumere ogni utile iniziativa affinché da parte del Governo Italiano sia sostenuta, in ogni sede istituzionale, l'introduzione a livello comunitario dell'obbligo dell'indicazione di origine in etichetta, così da garantire ai consumatori, con la massima trasparenza, un'adeguata informazione sulla provenienza dei derivati del pomodoro, favorendo così un acquisto consapevole da parte dei consumatori.

Tommaso Foti

La risoluzione è stata approvata all'unanimità nella seduta dell'Assemblea Legislativa del 18 ottobre 2017

DIBATTITO IN ASSEMBLEA LEGISLATIVA

OGGETTO 4978

Risoluzione per impegnare la Giunta ad assumere ogni utile iniziativa affinché da parte del Governo italiano sia sostenuta, in ogni sede istituzionale, l'introduzione a livello comunitario dell'obbligo dell'indicazione di origine in etichetta, così da garantire ai consumatori, con la massima trasparenza, un'adeguata informazione sulla provenienza dei derivati del pomodoro, favorendone un acquisto consapevole. A firma del Consigliere: Foti

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Passiamo alla risoluzione 4978 a firma del consigliere Foti, per impegnare la Giunta ad assumere ogni utile iniziativa affinché da parte del Governo italiano sia sostenuta, in ogni sede istituzionale, l'introduzione a livello comunitario dell'obbligo dell'indicazione di origine in etichetta, così da garantire ai consumatori, con la massima trasparenza, un'adeguata informazione sulla provenienza dei derivati del pomodoro, favorendone un acquisto consapevole.

È aperta la discussione generale.

La parola al consigliere Foti, prego.

 

FOTI: Signora presidente, non v'è dubbio che quella del pomodoro è una delle filiere che sotto il profilo dell'agricoltura della nostra regione, ma anche dal territorio da cui provengo, sia molto importante e ha raggiunto dei livelli di eccellenza.

È ovvio che la nostra eccellenza si scontri spesso e volentieri con delle produzioni non di tipo nazionale, ma ovviamente straniero, che arrivano poi sul mercato, da una parte danneggiando i prodotti come i nostri, di qualità, dall'altra creando anche ovviamente delle confusioni sotto il profilo del prezzo, perché chiaramente vi sono produzioni che proprio perché di qualità hanno un prezzo e produzioni che essendo di qualità inferiore, per non dire decisamente inferiore, ne hanno un altro.

Io penso che alla fine una cosa si possa e si debba fare. Non voglio ricordare tutti i problemi che sono stati determinati dalla presenza di prodotto cinese trasformato sui nostri mercati, confondendo quella che potrei dire una brodaglia rossa con la passata di pomodoro. Però, alla fine, se noi non tuteliamo i marchi anche sotto il profilo della tracciabilità, rischiamo di creare una inutile confusione al consumatore e una inutile concorrenza dannosa sotto il profilo del prezzo, e ancora più dannosa sotto il profilo della qualità, ai produttori.

Io penso che questa risoluzione vada in una linea che si possa ampiamente condividere, proprio perché ha come unica finalità quella di valorizzare un prodotto indubbiamente tipico di alcune aree del nostro Paese, e che in Emilia-Romagna rappresenta una fonte di ricchezza. Una volta si parlava di oro rosso, parlando del pomodoro. Oggi, sotto il profilo dei prezzi, questa espressione è andata un po' scemando, ma sotto il profilo della qualità rimane il fatto che l'eccellenza del nostro prodotto merita ugualmente il titolo di oro rosso, anche se non produce più oro come una volta.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

La parola alla consigliera Serri.

 

SERRI: Grazie, presidente.

Non c'è dubbio che la nostra Regione ha sempre cercato di favorire, con iniziative e anche con processi legislativi, il percorso dell'indicazione della tracciabilità dei prodotti. Questo sia nell'ottica di valorizzare l'attività e il lavoro degli imprenditori agricoli, sia nell'ottica di permettere ai consumatori di avere informazioni precise rispetto all'origine dei prodotti che acquistano e consumano.

Basta citare la legge del 2002, la legge n. 33, che ha cercato di favorire, dando contributi, dando sostegno comunque a quelle imprese agricole, a quei produttori che volevano creare dei sistemi di rintracciabilità nel settore agricolo per mettere in etichetta tutti gli elementi utili affinché il consumatore potesse risalire all'origine della produzione degli alimenti che acquistava.

Va detto che recentemente la nostra Regione ha partecipato, a livello ministeriale, in modo attivo, anche alla definizione del dispositivo riferito al settore cerealicolo, proprio nell'ottica di definire delle regole che permettessero l'indicazione della provenienza dei cereali. Ovviamente, anche in questo caso, nell'ottica di valorizzare i nostri prodotti e di dare trasparenza.

Questo dispositivo al momento è al vaglio della Commissione europea. Proprio in riferimento a questo, recentemente il ministro Martina, a seguito anche di una risoluzione presentata, tra l'altro, da un parlamentare della nostra Regione, l'onorevole Romanini, ha dichiarato l'intenzione di utilizzare questo percorso anche per i prodotti legati al pomodoro. Quindi, detto tutto questo e sottolineando anche questi percorsi e questi fatti che registriamo con positività, non possiamo che essere d'accordo e condividere ciò che nella risoluzione viene proposto e sostenere, quindi, un percorso che vada in questa direzione, valorizzando e incentivando i processi di rintracciabilità di questo prodotto che ha, appunto, come veniva detto anche prima, un'importanza rilevante nell'economia agricola della nostra regione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Serri.

La parola al consigliere Pettazzoni.

 

PETTAZZONI. Grazie, presidente.

Un sondaggio recente di un'importante associazione di categoria ci restituisce un dato attraverso il quale l'84 per cento degli intervistati chiede proprio l'applicazione di un'etichetta d'origine per questi prodotti. Come diceva bene la consigliera Serri, è apparsa una dichiarazione del ministro Martina che è proprio intenzionato ad andare in questa direzione.

Il dato, secondo me, allarmante è che l'Italia nel 2016 ha importato circa 91 milioni di chili dalla Cina di pomodori spacciati per made in Italy, trasformati ovviamente sul territorio italiano e spacciati sul made in Italy. Quindi, è necessario e fondamentale che ci sia una etichettatura che stabilisca e indichi, ovviamente, il luogo di coltivazione di questi prodotti, perché il derivato che ne consegue non può essere definito made in Italy se poi il prodotto in origine proviene da altri territori.

La stessa Unione europea ha un atteggiamento contraddittorio. Impone, ad esempio, l'etichetta per le uova, ma non per gli ovi prodotti, per la carne, ma non per i salumi, per l'ortofrutta, ma non per i succhi di frutta. Quindi, è necessario, a tutti i livelli amministrativi, andare verso una trasparenza che tuteli i consumatori. Attraverso una semplice etichettatura, ad esempio, si va verso la valorizzazione dei prodotti e dei produttori locali. Pensate ad una semplice etichetta ovviamente che sia fedele al luogo di produzione e di raccolta di questi prodotti quanto valorizzerebbe le eccellenze italiane.

Leggevo, inoltre, che un'importante sigla, ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimenti Vegetali), propone già e applica una doppia etichettatura, quindi un'etichettatura di origine e di lavorazione. Andare in questa direzione sicuramente, come ha già ben manifestato chi mi ha preceduto, va effettivamente nella direzione di tutelare e di valorizzare i prodotti della nostra agricoltura.

Pertanto, bene questa risoluzione. Anticipo la dichiarazione di voto che sarà certamente positiva. Auspichiamo che entro tempi brevi ci possano essere riscontri da parte del Governo in merito a questo argomento.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Pettazzoni.

Non ho altri iscritti. Per cui, in chiusura della discussione generale, darei la parola all'assessore Caselli.

Prego, assessore Caselli.

 

CASELLIassessore: Grazie, presidente.

Ovviamente concordo anch'io con le intenzioni di questa risoluzione. Peraltro, io sono già intervenuta pubblicamente nelle dovute sedi, soprattutto in occasione del Tomaca Fest, che è uno dei punti in cui si riuniscono normalmente tutti gli attori della filiera del pomodoro del nord per discutere delle strategie di settore. Già in quell'occasione ho avuto modo di dire che questa Regione è assolutamente d'accordo con l'estensione dell'obbligo di etichetta che, per ora, in Italia esiste solo per la passata di pomodoro. Quindi, su questo già con il ministro Martina si è lavorato. Come veniva ricordato dalla consigliera Serri, l'onorevole Romanini è riuscito a far approvare una risoluzione parlamentare in settembre e di conseguenza questo è un viatico che interessa tutti.

Io ho chiesto di intervenire più che altro per darvi qualche informazione aggiuntiva, nel senso che quest'anno, nonostante la siccità, il raccolto di pomodoro è andato bene ed è andato bene grazie al fatto che è stato fatto un grande lavoro sull'irrigazione. Il pomodoro è una pianta che nel momento in cui ottiene il giusto livello di irrigazione poi ama il sole e quindi, da questo punto di vista, il risultato è stato straordinario soprattutto dal punto di vista del cosiddetto BRIX, che è il contenuto zuccherino sulla base del quale la qualità del pomodoro viene valutata.

La produzione è andata perfettamente in linea con le previsioni che erano state fatte al momento della firma del contratto e di conseguenza ci si aspetta che anche agli agricoltori arrivi una certa soddisfazione perché il prezzo contrattato non dovrebbe apportare penali.

Volevo dare questa buona notizia, perché, per come erano messe le cose all'inizio, in campagna non era semplice e soprattutto per dire che questo ha anche consentito di avviare, come previsto, la campagna di trasformazione che, com'è noto, in questa regione occupa diverse migliaia di persone. Quindi, era molto importante anche dal punto di vista sociale.

Un'ultima nota intorno al tema del pomodoro cinese o non cinese o comunque d'importazione. Dobbiamo sempre fare molta attenzione a questi dati e tenerli presidiati, tant'è che l'etichettatura serve soprattutto per questo. Per me è un elemento fondamentale di trasparenza verso il consumatore. Di per sé è condizione necessaria, ma non sufficiente perché poi bisogna esser bravi anche a fare la commercializzazione. Però, è assolutamente fondamentale. Non dobbiamo però neanche dare l'impressione che siamo invasi dal pomodoro cinese perché non è così. Il pomodoro cinese che noi importiamo è nell'ordine dell'11-12 per cento della produzione italiana.

In gran parte viene rilavorato in Italia e poi riesportato, non sempre necessariamente abusando del made in Italy. Qualche volta probabilmente sì e quindi questa è la ragione per cui è opportuno lavorare sull'etichettatura. Ci sono comunque mercati paralleli. Quello che è importante sottolineare è che l'Italia è un grandissimo produttore di pomodoro e l'Emilia-Romagna in quell'ambito ha un grandissimo ruolo.

Nell'immaginario collettivo il pomodoro è collegato a un prodotto del sud. In realtà, una grande parte del lavoro viene fatto qui e soprattutto qui c'è un livello qualitativo altissimo perché, nel corso degli anni, il fatto di avere un'organizzazione interprofessionale, che consente di intercettare anche contributi comunitari importanti dell'OCM, ha permesso di investire molto in questa filiera, che adesso sta già applicando, oltre a tecniche irrigue molto avanzate, che ci hanno anche permesso di resistere quest'estate, perché senza quelle tecniche irrigue così adeguate probabilmente quest'estate sarebbe stato difficile, sta investendo già sull'agricoltura di precisione e lo possono fare perché, essendo tutti assieme, riescono.

In questo è stata molto importante la gestione che anche noi come Regione abbiamo contribuito a fare, sia su sollecitazione dell'Aula sia per impegno diretto dei servizi, cioè quella della Copador. È stato fondamentale avere quell'azienda riattivata, anche perché quest'anno doveva intercettare un milione di quintali e in realtà ne ha presi il doppio, proprio perché la produzione è stata positiva.

È chiaro che qui abbiamo un pezzo importante della nostra agricoltura da difendere e questa risoluzione dà sicuramente un contributo in questo senso, che peraltro ci vedeva già, come Giunta, del medesimo parere.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Caselli.

Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla risoluzione. Ci sono richieste in dichiarazione di voto? Nessuna.

Metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione, oggetto 4978, a firma del consigliere Foti.

 

(È approvata all'unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): La risoluzione, oggetto 4978, è approvata.

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