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Regione (Archivio)

Trattato CETA; esprimere un secco rifiuto al recepimento del Trattato e difendere i marchi geograficamente riconosciuti

Data: 20/07/2017
Numero: 4992
Soggetto: Assemblea
Data Risposta: 27/09/2017

L'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna 

premesso che: - 

in data 30 ottobre 2016 è stato sottoscritto a Bruxelles il CETA, Accordo economico e commerciale globale tra il Canada, da una parte, e l'Unione europea e i suoi Stati membri, dall'altra, con allegati, che vuole agevolare il libero scambio commerciale tra le parti introducendo l'azzeramento di oltre il 90% delle barriere tariffarie nonché la semplificazione delle barriere "non tariffarie" e, quindi, del complesso sistema di standard, regole di produzione e di protezione della qualità e dell'ambiente; 

- l'Accordo è stato approvato dal Parlamento Europeo il 15 febbraio 2017, con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astenuti; tuttavia, secondo le leggi UE, se un solo Stato membro decide di non ratificare l'Accordo, ne viene meno l'effettività, quindi l'entrata in vigore; 

- nei primi giorni di giugno del 2017, il Consiglio dei Ministri ha presentato al Parlamento il disegno di legge per la ratifica del predetto da parte dell'Italia; 

- in data 27 giugno 2017, la Commissione Affari Esteri del Senato ha espresso parere favorevole al detto disegno di legge, con 15 voti favorevoli e 6 contrari, la qualcosa consente che il disegno di legge in questione sia iscritto all'ordine del giorno dell'Assemblea per l'esame e l'eventuale approvazione da parte della stessa; 

- nel CETA non viene chiarito in che modo gli Stati Membri dell'Unione Europea potranno continuare a legiferare in materia di sicurezza alimentare e di tutela della salute e dei lavoratori senza violare i termini dell'accordo. Il rischio paventato è quello di una deregolamentazione strisciante che indubbiamente danneggerà l'esportazione dei prodotti italiani che vantano i maggiori standard qualitativi e di sicurezza alimentare; 

- detto accordo porterà ad una sleale asimmetria tra le parti contraenti visti i bassi standard di tutela alimentare esercitati dal Canada che provocano un ingiusto vantaggio dovuto all'abbattimento dei costi di produzione. Le dimensioni delle imprese agricole canadesi sono, inoltre, di gran lunga superiori a quelle europee potendo quindi contare su vaste economie di scala che notoriamente permettono una produzione maggiore con bassi costi; 

- è del tutto assente nell'Accordo il principio di precauzione, che - allo stato - tutela la salute dei cittadini europei imponendo una condotta cautelativa su questioni scientificamente controverse in merito a presunti danni alla salute da parte dei prodotti agricoli. La questione riguarda al momento, soprattutto, il divieto o meno della coltura degli Ogm, questione su cui l'Italia è maggiormente sensibile; 

- uno dei Paesi maggiormente penalizzati dall'Accordo che qui interessa è l'Italia che non vedrà salvaguardati 250 marchi di qualità riconosciuti (Dop e Igp) su un totale di 291. Verranno, infatti, indicati solo 41 denominazioni geografiche con conseguente danno al "made in Italy". Per contro, l'accordo contestualmente autorizza alcuni marchi che, pur non essendo italiani, sfruttano il cosiddetto fenomeno dello "italian sounding", ossia l'uso di brand che ricordano marchi e nomi di prodotti tipicamente italiani; 

- ancorché si tratti di materia di competenza statale, il recepimento dell'Accordo andrà a colpire le strutture produttive territoriali i cui riferimenti istituzionali sono rappresentati dalle Regioni e dagli Enti locali, che verranno investiti del ruolo di tutela delle attività agricole eventualmente danneggiate dall'attuazione del CETA; 

- l'impatto del CETA sull'economia agricola è oggetto di iniziative da parte di organizzazioni di settore (quali Coldiretti, Confagricoltura e altre associazioni di categoria) finalizzate alla sensibilizzazione delle istituzioni sulle conseguenze negative dell'accordo; 

- siamo di fronte a una misura volta a promuovere, sostenere, difendere e affermare esclusivamente gli interessi della grande industria e delle multinazionali a scapito dei cittadini e dei piccoli produttori; 

- i vantaggi attesi, in termini di crescita degli scambi e dell'occupazione, sono dubbi o assai limitati per potere giustificare gli ingenti rischi insiti nell'Accordo che porterebbe a una deregolamentazione degli scambi commerciali e degli investimenti. Infatti, con il CETA, l'Italia rischia 40.000 posti di lavoro, la riduzione della sicurezza alimentare, l'indebolimento della lotta al cambiamento climatico, il probabile ingresso di OGM e di prodotti trattati con pesticidi non consentiti in Europa, la competizione delle sue piccole imprese con prodotti di scarsa qualità in misura tale da mettere a rischio interi settori dell'economia locale; 

impegna il Presidente della Regione e la Giunta Regionale a: 

- volere rappresentare la contrarietà sui contenuti dell'Accordo dell'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna ai soggetti istituzionali investiti della funzione di ratifica e successiva eventuale applicazione dello stesso; 

- coinvolgere le associazioni di categoria al fine di promuovere azioni di tutela per i marchi geograficamente riconosciuti, valorizzando le eccellenze produttive e intraprendendo ogni altra utile azione al riguardo.

Tommaso Foti

Risoluzione respinta dall'Assemblea Legislativa in data 27 settembre 2017

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