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Regione

Terzo settore, Foti contro i decreti attuativi: 'Marginalizzano i Centri di servizio sul territorio, cambiare rotta'

Numero: 4112
Soggetto: Assemblea

L'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna 
premesso che: 

nella Gazzetta Ufficiale 18 giugno 2016, n. 141, è stata pubblicata la Legge 6 giugno 2016, n. 106 recante . La normativa approvata definisce il Terzo settore come il complesso di enti privati, costituiti con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, che - senza scopo di lucro - promuovono e realizzano attività d'interesse generale, mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi, in coerenza con le finalità stabilite nei rispettivi statuti o atti costitutivi; 

la predetta legge, accolta con favore dalle associazioni legate al mondo No profit, prevedeva tuttavia l'adozione di alcuni decreti attuativi, oggi in fase di adozione; 

rispetto ai predetti decreti attuativi, particolare preoccupazione solleva, tra gli addetti del Terzo settore, quello che riguarda le reti associative e i Centri di servizio per il volontariato oggetto di una riorganizzazione in senso centralistico così come gli organismi di ripartizione e controllo dei fondi destinati al volontariato. Infatti, se in precedenza i fondi speciali per il volontariato venivano ripartiti a livello regionale, la prospettata normativa prevede l'istituzione di un Fondo unico nazionale che sarà ripartito da un Organismo Nazionale di Controllo (ONC). In buona sostanza, i Comitati di gestione regionali saranno trasformati in organismi territoriali solo tecnici, con funzione di controllo: una vera e propria marginalizzazione della dimensione regionale e locale; 

inoltre, la predetta bozza di decreto attutivo, prevede che l'Organismo Nazionale di Controllo sia tenuto ad accreditare almeno un Centro di servizi per il volontariato per ogni Regione, uno per ogni Area Metropolitana, uno per ogni Provincia con territorio interamente montano e confinante con paesi stranieri ed uno per ogni area avente 1 milione di abitanti. In ragione di detto ultimo criterio (area con 1 milione di abitanti) si avrebbe l'accorpamento tra i Centri di servizio per il volontariato di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, mantenendo uno sportello per ogni città, ma con un organo direttivo unico. Non solo: la regione Emilia-Romagna verrebbe aggregata alle Marche per ciò che riguarda gli organismi territoriali di controllo, pur avendo la regione Marche un sistema completamente diverso dal nostro; 

quanto alle reti associative di secondo livello previste dal decreto, reti che dovranno avere almeno 500 enti sul territorio, esse esprimeranno i loro rappresentanti nell'Associazione degli enti del Terzo settore e nel Consiglio nazionale del Terzo Settore (ex Osservatorio nazionale). Detto illogico criterio finirebbe per tagliare fuori moltissime reti di volontariato, importanti e significative, che nel nostro Paese operano da tempo sui territori e a livello nazionale, realizzando e promuovendo attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita; 

impegna la Giunta Regionale 

ad intervenire nei confronti del Governo affinché i principi che caratterizzano, anche nel segno di quello di sussidiarietà, la legge n.106/2016 siano pienamente rispettati e, quindi, le bozze di decreti delegati predisposti in merito agli stessi si conformino.

Tommaso Foti


16/02/2017

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