Regione (Archivio)

Interpellanza: evitare il ripetersi di episodi di violenza fisica e verbale nei confronti di bambini e degli altri soggetti indifesi

Data: 30/01/2018
Numero: 170
Soggetto: Assemblea

OGGETTO 5629

Interpellanza circa le azioni da porre in essere, anche in ambito normativo, al fine di evitare il ripetersi di episodi di violenza fisica e verbale nei confronti di bambini e degli altri soggetti indifesi. A firma del Consigliere: Foti

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l'oggetto 5629, interpellanza circa le azioni da porre in essere, anche in ambito normativo, al fine di evitare il ripetersi di episodi di violenza fisica e verbale nei confronti di bambini e degli altri soggetti indifesi. A firma del consigliere Foti, a cui do la parola.

Risponderà la vicepresidente Gualmini.

 

FOTI: Se sapevo che era un ping-pong con la dottoressa Gualmini, mi organizzavo in modo diverso. Comunque anche questa la do per letta, grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

Prego, vicepresidente Gualmini, a lei la parola.

 

GUALMINIvicepresidente della Giunta: Grazie, presidente. Anche qui affrontiamo una tematica, che mi sta particolarmente a cuore, di indubbia gravità: l'allarme sugli episodi di violenza perpetrati nei confronti di bambini, ma non solo, più in generale delle categorie più fragili della nostra società (anziani, disabili e minori). Il caso che lei cita, che risale al novembre scorso (quello delle maestre della scuola Vittorino da Feltre di Piacenza), l'ho trovato personalmente agghiacciante. Ho letto alcune ricostruzioni che mi hanno molto segnata e sdegnata per gli episodi che vengono raccontati di vero e proprio terrore nei confronti dei bambini. In via generale abbiamo più volte parlato della videosorveglianza, ho anche risposto a sue precedenti interrogazioni, quindi io ho un atteggiamento sempre molto laico e pragmatico nei confronti di queste tematiche, esprimo però una serie di perplessità. In primo luogo, sempre dal punto di vista della competenza giuridica, la videosorveglianza è comunque un tema di carattere nazionale, visto che ha dei risvolti diretti sul problema della privacy da un lato e dall'altro su tutte le norme lavoristiche che sono squisitamente statali. Vi sono poi una serie di iniziative legislative in atto, ovviamente siamo a cavallo tra due legislature, ma l'ultima (il disegno di legge n. 2574) è stata approvata dalla Camera dei deputati nell'ottobre 2016 ed è il risultato di una serie di testi precedenti presentati sul tema della videosorveglianza unificati tra di loro. Il DDL poi è stato trasmesso al Senato e assegnato in sede referente alla Commissione lavoro, che ha esaminato il testo del disegno di legge richiedendo anche i pareri di altre Commissioni. Qui alleghiamo i pareri delle Commissioni parlamentari igiene e sanità e istruzione pubblica, che tuttavia hanno, con delle motivazioni molto precise, espresso un parere negativo.

È chiaro però che la Regione non è che possa lavarsi le mani e quindi in qualche modo qualcosa deve fare. Per quanto riguarda la categoria degli anziani, prima di arrivare ai minori, penso che le direttive, l'impianto delle norme regionali che discendono dalla legge sui servizi sociali (la legge n. 2/2003), prevedono comunque dei controlli importanti: la normativa regionale sull'autorizzazione al funzionamento delle strutture sociosanitarie prevede specifiche procedure per le verifiche e il controllo, la normativa sui servizi sociosanitari accreditati. In particolare, vorrei citare quello che viene detto: «Il soggetto gestore deve assicurare che gli utenti siano protetti da ogni forma di abuso. A questo fine definisce procedure per la garanzia dei diritti degli utenti informazione, consenso, privacy, protezione dallo sfruttamento di qualsiasi tipo da negligenza, discriminazioni, da trattamenti non rispettosi della dignità personale. Devono essere utilizzati strumenti che permettano di monitorare e migliorare il livello di motivazione di clima organizzativo finalizzati a prevenire il burnout del personale. Deve essere documentata la consulenza dello psicologo per il sostegno emotivo, psicologico e relazionale degli utenti e dei familiari, ma anche degli operatori e di chi svolge interventi di supervisione».

A questo, sempre dal punto di vista della categoria degli anziani, aggiungiamo le iniziative più recenti prese anche in questa legislatura. Quindi nel 2016 è stato istituito il gruppo regionale per l'aggiornamento degli strumenti e delle procedure relative ai servizi sociosanitari e qui, insieme ai Comuni e alle ASL, stiamo cercando di rivedere i diversi strumenti che riguardano anche le caratteristiche dei servizi sociosanitari. La delibera di Giunta n. 664/2017, che aggiorna gli strumenti e le procedure relative ai servizi socioassistenziali, parla anche di vigilanza delle strutture e definisce i compiti dei Comuni, delle aziende e della Regione. A questa DGR seguiranno ulteriori misure di aggiornamento, ad esempio della disciplina dei servizi sociosanitari, in particolare i servizi residenziali con capienza fino a sei posti. Infine l'assessore alla sanità Venturi nel 2017 ha invitato a predisporre un piano biennale di controllo proprio sui servizi sociosanitari, che parli anche delle verifiche dal punto di vista delle condizioni organizzative di formazione e di salute non solo dei pazienti, ma anche del personale.

Per quanto riguarda i minori, anche qui ci sono importanti novità che abbiamo cercato di promuovere. In base alla legge regionale sui servizi 0-3 (n. 19/2016 che io ho fortemente promosso) è derivata una direttiva sull'organizzazione e il funzionamento che prevede, tra l'altro grazie ad un ordine del giorno e al contributo dei gruppi di opposizione, un piano per la prevenzione dello stress da lavoro correlato e si prevedono misure forti di formazione e di qualificazione del personale. Abbiamo anche rafforzato nella direttiva il fatto che chi sia stato condannato, ma anche chi abbia patteggiato in tema di reati contro le persone, non possa più svolgere alcun tipo di lavoro nelle nostre strutture a contatto con i bambini. Infine, per quanto riguarda la legge e l'istallazione di telecamere, in una situazione ordinaria lo statuto dei lavoratori prevede all'articolo 4 (legge n. 300/70) che vi debba essere un accordo con le organizzazioni sindacali. Tra l'altro una recente sentenza della Corte di cassazione del maggio 2017 – le darò i riferimenti – ancora sostiene che l'istallazione dell'apparecchiatura è illegittima e penalmente sanzionata. A questo si aggiunge anche una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che prevede che alcuni aspetti della vita professionale lambiscono la vita privata e quindi anche qui si pone un dubbio sul fatto che la videosorveglianza possa essere legittima.

Detto ciò, riteniamo che una videocamera ventiquattr'ore su ventiquattro abbia lo svantaggio di minare il rapporto di fiducia nei confronti delle decine di migliaia di dipendenti (insegnanti, educatori, operatori di questi servizi) che svolgono correttamente il loro lavoro e riteniamo anche che zone d'ombra, come dimostrano alcune ricerche, o coni in cui si possano svolgere episodi di violenza non sarebbero comunque evitabili dall'istallazione h24 della videosorveglianza. Tuttavia rimane anche il mio interesse sia a seguire l'evoluzione della normativa nazionale, sia a rafforzare in tutte le direttive, gli atti amministrativi e legislativi della Regione, il tema del controllo e della condanna piena di questi episodi e quindi il rafforzamento delle misure di qualificazione e di formazione del nostro personale.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, vicepresidente Gualmini.

La parola al consigliere Foti.

 

FOTI: Si può anche tentare di pensare che uno scoglio possa fermare il mare, ma secondo me non è così. A me pare che gli episodi, che purtroppo si sono verificati e sui quali non voglio esprimere giudizi anticipati in ordine alle persone coinvolte, perché poi, come lei converrà con me, la responsabilità penale personale va individuata caso per caso, però quello che a mio avviso è un segnale negativo, è che ciò che una volta era un'eccezione, oggi sta diventando una regola di comportamento. L'abbiamo negli asili, l'abbiamo negli ospizi, l'abbiamo anche in alcune strutture ospedaliere. Probabilmente non vi è più un'etica del rispetto della persona e aggiungo che, forse anche sotto il profilo anche dell'aggiornamento professionale, a mio avviso c'è qualcosa che non funziona. Io faccio parte di una generazione che, quando andava alle elementari, qualche maestra o maestro una tirata d'orecchie te la dava: comportamenti punitivi che oggi sarebbero sicuramente deprecabili. Era più il tempo che qualcuno passava fuori dall'Aula che dentro l'Aula. Però, a mio avviso, era lo spirito diverso. Mentre allora c'era una volontà educativa, qui mi pare che ci sia quasi una liberalizzazione delle proprie tensioni. Sono teso, mi tiri scemo: ti meno. Più o meno, è questo il ragionamento. Io non penso che le telecamere siano la panacea di tutti i mali, ma sono qualcosa in più rispetto al niente. Purtroppo di queste vicende non ce n'è una che nasca su segnalazione dell'interno della struttura. Noi apprendiamo di queste vicende solo perché l'autorità giudiziaria, utilizzando i suoi poteri, installa delle videocamere dalle quali ricava poi alcuni comportamenti. Tra l'altro anche questa è una cosa strana, perché nelle premesse evochiamo tutti la legge sulla privacy, nelle conclusioni non appena c'è il filmato, va su tutte le televisioni nazionali, quasi che siano già un elemento di condanna e non un elemento di prova. A mio avviso, il cercare di trovare un momento quantomeno di equilibrio tra le posizioni in campo, perché noi parliamo di soggetti che non si possono difendere nella gran parte dei casi e lei sa meglio di me che è vero che ci sono delle norme lavoristiche, che prevedono alcune cose, ma è vero anche che quelle norme, che pure prevedono che non siano strumenti di controllo dell'attività lavorativa sotto il profilo quantitativo, non esulano di poter essere assunte sotto il profilo qualitativo. Io non voglio dire che la Regione Emilia-Romagna deve essere la prima che si dota di queste telecamere o di strumenti comunque atti a sviluppare un controllo più efficace ed efficiente, certo è che quello svolto ad esempio dalle ASL nelle visite sugli accreditamenti, non può essere un elemento probatorio, come ha dimostrato il caso della provincia di Parma. È chiaro che, quando tu vai, troverai sempre tutto in ordine. Il problema non è di gestione della struttura, il problema è di come si rapporta una parte del personale rispetto agli utenti ospitati. Quindi, a mio avviso, lo scartare "ab initio" questa possibile soluzione, mi sembra peggio di quanto allo stato è: che altre soluzioni non ne vengano prospettate in nessun ambito.

In conclusione aggiungo una personale considerazione. Diventa anche difficile poter intervenire su quel personale, perché anche coloro i quali hanno avuto un coinvolgimento, finché non vi è un provvedimento di condanna, al massimo parliamo di un trasferimento da un luogo all'altro. Ma se uno ha dei problemi di tenuta psichica, perché secondo me alla fine questa è una delle cause scatenanti, non è che se lo trasferisci da una scuola all'altra, migliori la sua situazione. Anzi, forse è già peggiorata dal fatto che è in corso un procedimento penale a suo carico e molte delle persone coinvolte negano qualsiasi addebito. O leggono il filmato in modo del tutto diverso da quello della magistratura inquirente. Occorre quantomeno uno spazio legislativo, che almeno consenta di tenere in sonno certe persone, finché non è definita la situazione penale. Quantomeno non dico non essendo utilizzate affatto, ma essendo utilizzate o utilizzandole in ambiti che non sono gli stessi, nei quali si sospetta possano avere violato oltre che la norma penale, anche forse una norma di comportamento (che secondo me viene prima della norma penale), che è il rispetto della persona in quanto tale, al di là che si possa cagionare o meno alla persona medesima violenza o soltanto una qualche turbativa, perché poi anche un sistema fortemente repressivo, anche quando non sfocia nella violenza, non è che su dei minori o degli anziani non abbia delle implicanze di natura psicologica, che rischiano poi di sfociare nello psichiatrico. Si può fare del danno dando una sberla, ma anche instaurando un regime di terrore senza sberle, che in un soggetto minore e particolarmente fragile ha delle conseguenze sulla crescita e forse, anche in qualche caso, rimangono permanenti. Questo mi permettevo di farlo osservare.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

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TommasoFoti
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