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Regione (Archivio)

Pdl: Razionalizzazione delle societa' in house della Regione Emilia-Romagna

Data: 13/03/2018
Numero: 173
Soggetto: Assemblea

OGGETTO 5518

Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Razionalizzazione delle società in house della Regione Emilia-Romagna» (80)

(Relazione di maggioranza, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 5518/1 oggetto 6219 - Presentazione, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla discussione generale e passo la parola al relatore, il consigliere Paruolo. Prego.

 

PARUOLOrelatore di maggioranza: Grazie, presidente. Siamo quindi ad affrontare il tema del riordino di alcune importanti partecipate da parte della Regione, abbiamo una legge autorizzatoria che definisce, dopo un processo di istruttoria importante fatto dalla Giunta e che, da ultimo, ha riguardato anche l'Assemblea legislativa con un lavoro in Commissione, che definisce alcuni accorpamenti importanti di società in house partecipate dalla Regione. Da questo punto di vista assomiglia un po' a una manovra di autocarri, che fanno manovra nel piazzale e si agganciano fra loro. Questa è l'ossatura fondamentale da cui partiamo. Quindi abbiamo la società ASTER che si aggancia alla società ERVET, fa salire a bordo anche un pezzo della finanziaria Bologna Metropolitana e andrà a costituire una nuova società in house regionale, la legge definisce il percorso che permetterà di costituire una nuova società in house regionale che si chiamerà ARTER. In modo lievemente diverso, ma con una procedura analoga, la società partecipata Lepida e la partecipata CUP 2000 si salderanno tra loro con un processo di fusione per incorporazione e di trasformazione delle società, per cui il risultato finale di questo percorso sarà un'unica società Lepida, che manterrà questo nome.

Questa è l'ossatura di fondo, che ha avuto peraltro una variazione dal progetto inizialmente varato dalla Giunta che inizialmente prevedeva una suddivisione della società CUP 2000 in due pezzi, dei quali uno veniva fuso in Lepida e l'altro invece rimaneva in modo autonomo, dopo un percorso che ha implicato un confronto anche con le organizzazioni sindacali, ma non solo, si è arrivati all'attuale formulazione, per cui le due società si integrano completamente e credo con questa occasione anche di dover citare che, trattandosi anche del destino di un numero copioso di lavoratori, è importante anche il fatto che arriviamo a questo appuntamento avendo siglato con le organizzazioni sindacali tutta una serie di accordi, che vedono una condivisione del percorso immaginato e che nella legge è riportato.

Naturalmente non possiamo fermarci solo a queste considerazioni e quindi alla parte della manovra pura e semplice di fusioni, incorporazioni e del fatto che ci sia stato un confronto positivo per quel che riguarda il destino dei lavoratori con i sindacati, dobbiamo vedere davvero questa come una tappa in cui ci interroghiamo sul ruolo delle partecipate, un ruolo che è cambiato nel tempo, perché diverse di queste società hanno iniziato ad operare in un momento in cui la legislazione era completamente diversa da quella attuale e i cambiamenti, intervenuti nel corso del tempo, hanno anche inciso sulla modalità operativa e sugli indirizzi strategici di queste società. Voglio ricordare come tappe fondamentali il fatto che ci sia stata la necessità di dover scegliere fra essere società in house o invece rimanere società partecipate, ma libere di muoversi all'interno del mercato e la scelta, di cui qui stiamo parlando, è una scelta univoca di essere società in house rispetto ai propri soci, di cui la Regione costituisce sicuramente il socio più rilevante dal punto di vista delle dimensioni.

Un'altra legge importante è stata quella del codice degli appalti (decreto legislativo n. 50/2016), è poi arrivato il testo unico delle partecipate (il decreto legislativo n. 175/2016): sono leggi nazionali che hanno dato un quadro di certezze e di regole che si premurano di far sì che le società partecipate, le società in house come quelle di cui stiamo discutendo siano inserite in un contesto importante, che concretizza la responsabilità di essere così fortemente partecipate dal pubblico in una serie di obblighi e di regole che vengono considerate. Come risultato di queste regole c'è l'impegno per la Regione e per gli altri soci, ma in questo momento discutiamo primariamente della Regione, di esercitare un controllo analogo su queste partecipate con una serie di strumenti e di procedure, in prima battuta soprattutto amministrative e sono questioni che sono andate componendosi anche con una serie di delibere di Giunta, che hanno dato corpo a questo sistema che sta diventando parte del modus operandi di questa Regione nelle relazioni con queste società. Voglio ricordare anche che il PDL prevede ulteriori economie di scala e sinergie delle società fra di loro, al di là degli accorpamenti che costituiscono già una modalità per fare sinergia, ci sono ulteriori disposizioni all'interno della legge che prevedono questo.

Tutto questo è importante, però dobbiamo fare l'ultimo passo, secondo me, di una riaffermazione, anche dal punto di vista politico, dell'importanza del ruolo delle partecipate: una affermazione che sia capace di riconoscere l'importanza del lavoro svolto fin qui. Dopo farò qualche esempio, perché stiamo parlando di realtà concrete che hanno fatto tanto per i servizi erogati ai cittadini, agli enti locali, alle imprese di questa regione. Al tempo stesso dobbiamo essere anche capaci di riconoscere e di individuare i margini di miglioramento previsti nelle azioni di queste società, per cui non è indifferente l'indirizzo politico che possiamo esercitare e dobbiamo davvero abituarci tutti a guardare ai punti di forza e agli elementi di miglioramento, uscendo un po' da una retorica, che credo stia stancando anche i cittadini – almeno questo è il mio parere – per cui si tende a vedere come tutto perfetto da una parte e come tutto da cambiare dall'altra. Qui stiamo parlando di realtà importanti, ma al tempo stesso di realtà che potranno dare ancora di più in futuro. Lo strumento che viene individuato in quello che nella nuova formulazione della legge, uscita dal lavoro della Commissione, diventa l'articolo 2, è stato quello di dare una forte spinta alle linee di indirizzo individuando, in un procedimento amministrativo che è già in atto (quello del documento economico finanziario regionale), l'occasione per poter affrontare sia dal punto di vista dell'individuazione delle priorità, che della verifica dei risultati e degli obiettivi che sono stati raggiunti e di vedere, quindi, nel DEFR lo strumento per poter coinvolgere non soltanto la Giunta regionale, ma anche l'Assemblea legislativa, in un processo partecipativo che consenta di fornire a chi rappresenta la Regione all'interno dei consigli d'amministrazione di queste società un mandato sugli indirizzi strategici, che possa evidentemente avere un radicamento anche nel dibattito di quest'Aula e nella funzione politica che siamo chiamati ad esercitare. Credo che questo sia un aspetto importante. Quello sarà quindi un luogo in cui, in modo periodicamente già prestabilito, saremo chiamati a confrontarci su punti di forza e punti di miglioramento e di priorità rispetto all'azione di queste società.

Credo che siano questioni concrete e importanti. Faccio solo degli esempi per dimostrare che non sto parlando di questioni che hanno un fondamento solo teorico, ma sono questioni molto concrete. Pensate, per esempio, al fatto che l'attuale Lepida si è molto impegnata finora sul garantire la fruibilità a tutti i cittadini della regione dell'accesso alla rete telematica e per la riduzione del "digital divide", che è un elemento importantissimo dal punto di vista della democrazia nella modernità. CUP 2000 cito soltanto il Fascicolo sanitario elettronico come punto di riflessione e di rilancio di un'azione importante svolta sul tema dei diritti e dell'accesso ad una sanità pubblica e universale. Queste società saranno insieme nella "nuova Lepida" e dovranno interrogarsi su cosa significhi fare sia l'ospedale digitale, su cosa significhi garantire servizi domiciliari e di "health care" ad una popolazione, come quella della nostra regione, che – sappiamo – è interessata da un processo di invecchiamento importante e quindi sono elementi essenziali per poter dare delle soluzioni efficaci che consentano di mantenere il livello dei servizi e di rilanciarli ulteriormente. Da questo punto di vista davvero possiamo fare ancora di più. C'è una riflessione, per esempio, che potrà essere fatta sul posizionamento del mercato di queste società, dove io credo davvero si debba cercare di evitare al massimo le sovrapposizioni rispetto a quelle che sono le cose disponibili sul mercato e cercare invece di concentrarsi laddove il mercato attualmente non fornisce le soluzioni, di cui noi invece avremmo bisogno, per poter elevare il livello di servizi di cui dispongono i nostri cittadini anche nell'esempio che ho fatto un attimo fa.

Per quel che riguarda ARTER c'è senz'altro da vedere come un risultato importante, fondamentale, la valorizzazione della capacità di spendere i fondi europei che questa nostra Regione ha dimostrato finora, quando si dice che ci sono Regioni che non sono in grado di spendere per intero i finanziamenti che l'Europa assegna, io credo che davvero, da questo punto di vista, sia il sistema regionale ad essere chiamato ad essere all'altezza rispetto a questa sfida e, se l'Emilia-Romagna lo è stata, lo è stata anche grazie al contributo importante che società regionali partecipate, come ASTER ed ERVET, hanno dato in questo senso. Al tempo stesso credo sia assolutamente possibile e giusto ragionare nelle prospettive future che saranno, a mio avviso, non tanto quelle di vedere che i fondi europei possano essere spesi per intero (risultato sostanzialmente già acquisito), ma di massimizzare il profitto di questa spesa andando a vedere, ad esempio, non soltanto i risultati in termini di numero di progetti varati e finanziati, ma andando a vedere quanti e quali di questi progetti, nel corso del tempo, danno risultati effettivamente duraturi e capaci di produrre radicamento e lavoro per la società emiliano-romagnola.

Abbiamo quindi di fronte delle sfide importanti, in cui siamo chiamati a confrontarci sul merito, a ragionare insieme delle priorità abbandonando qualunque tipo di logica che possa essere vista come un difendere rendite di posizione e, invece, raccogliendo fino in fondo la sfida del buon governo e del cercare di fare in modo che queste partecipate siano pienamente parti di quel processo di miglioramento dei servizi ai cittadini, nei quali siamo impegnati e su cui dobbiamo essere assolutamente attenti per riuscire a misurarne l'efficacia e per riuscire a promuovere un costante miglioramento. Con questa ambizione, quindi, presentiamo questo progetto di legge all'attenzione dell'Aula, nella consapevolezza che non sia semplicemente una manovra di sommatoria rispetto a delle società preesistenti per dare una risposta al requisito della legge nazionale che ci impone di rivedere le partecipate, ma che possa essere una tappa importante nel miglioramento e nell'adeguamento della nostra partecipazione all'interno di queste società, per dare servizi sempre migliori ai nostri cittadini.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Paruolo.

La parola al relatore di minoranza, il consigliere Bargi, prego.

 

BARGIrelatore di minoranza: Grazie, presidente. Siamo arrivati al termine del percorso di approvazione di questo progetto di legge, un percorso un po' particolare anche per la natura stessa del progetto di legge. L'abbiamo detto già le prime volte che ci siamo trovati ad affrontarlo in Commissione, lo ha ribadito poco fa il relatore di maggioranza, siamo di fronte a quella che di fatto è un'autorizzazione a procedere verso l'Amministrazione regionale che ci propone, in linea con la normativa nazionale, una razionalizzazione delle partecipazioni e delle partecipate della Regione. Tuttavia, a livello di indirizzo politico, il tema della razionalizzazione non può che trovarci d'accordo, se di vera razionalizzazione si tratta ed è proprio su questo punto che abbiamo cercato di far comprendere fin dalle prime battute, che tra l'altro si sono svolte in maniera un po' caotica nei vari passaggi in Commissione, perché abbiamo iniziato poco prima di cominciare il percorso del bilancio, quindi è rimasto un po' nel dimenticatoio, ci siamo rivisti dopo la pausa invernale. Da lì abbiamo fatto una prima Commissione e poi è rimasto in stand by, ci siamo tornati molto di fretta nelle ultime settimane per cercare di chiudere i lavori, perché c'è comunque una certa urgenza – ci viene detto – soprattutto per quanto riguarda FBM.

Fin dall'inizio abbiamo cercato di far comprendere come un gruppo di minoranza e soprattutto come un qualsiasi consigliere all'interno di quest'Aula difficilmente può presentarsi con proposte alternative alle aggregazioni e alle fusioni proposte in questo progetto di legge, a meno che non ne vada a fare uno studio efficace. Gli studi efficaci non ci sono nemmeno stati forniti all'inizio. Si è dovuto richiedere più volte che ci venissero dati gli scenari proposti dalla ditta Paragon che li ha studiati per conto della Regione. Gli scenari ci sono stati dati, ma questi scenari comunque prevedevano ancora la vecchia impostazione: quella dello scorporo del ramo di CUP 2000 (da fondere con Lepida) e non la fusione complessiva, come invece è stata proposta dagli emendamenti della Giunta e del relatore di maggioranza. Ancora di più abbiamo cercato di far comprendere che a noi interessava capire l'ipotesi del post razionalizzazione, cioè dove si va a parare in termini di personale, in termini di patrimonio, in termini di costi di affitto e tutti quelli che saranno i vantaggi derivanti dalla razionalizzazione, perché, se di razionalizzazione parliamo, ci devono essere ovviamente delle economie di scala e una riduzione dei costi delle società. Oltre a identificare gli scopi delle società che deriveranno da queste fusioni.

Con un po' di difficoltà e ripetendolo un po' a tutte le Commissioni, siamo riusciti ad arrivare alla Commissione di ieri (l'ultima in cui abbiamo potuto votare l'articolato di questo progetto di legge), in cui mi viene fornito a fine Commissione un documento in cui, bene o male, sono raccolte alla "meno peggio" le nostre richieste. È stata quindi mia premura andare negli uffici della Commissione a chiedere di inoltrarlo a tutti i consiglieri, perché mi sembrava il caso che fosse a conoscenza di tutti. Peccato che sia arrivato verso le cinque di ieri sera. Io capisco tutte le tempistiche, la necessità di essere veloci, però è dalla prima Commissione (eravamo ancora a dicembre 2017) che facciamo presente che, senza i documenti per poter valutare il "post", è difficile dare un giudizio politico su una procedura di fusione, che tra l'altro qui riceve semplicemente il nullaosta da parte dell'Assemblea legislativa. Almeno un'ipotesi di quello che dovrebbe essere l'obiettivo a cui vogliamo arrivare. Nell'ipotesi, che ci è stata data, ci sono alcune domande che verrebbero da fare. In particolare, vedo che nella rimodulazione dei costi a ribasso, quelli che dovrebbero essere i risparmi derivanti dalle logiche di fusione, ce ne sono alcuni che vengono individuati direttamente dalle fusioni, altri vengono messi in successivi interventi. Soprattutto quelli che riguardano l'amministrazione, contabilità e controllo mi piacerebbe capire perché sono demandati, ad esempio, a successivi interventi e non alla fusione stessa. È evidente che, se due società si fondono, entrambe hanno l'ufficio amministrativo, è ovvio che ne risulterà un solo ufficio amministrativo che non può avere il numero di dipendenti di entrambi gli uffici e così via. Ci sarà un solo software, ci sarà un gruppo di dipendenti che terrà la contabilità dell'azienda derivata, ma non è che si possono semplicemente prendere due uffici e metterli insieme. Qui tra l'altro non vedo neanche riferimenti al patrimonio, a quelli che sono eventuali affitti che ad oggi vengono pagati, quindi quale sarà la sede fisica delle due nuove società. Di domande ce ne sarebbero state tante. Almeno, se il documento fosse arrivato prima della seduta di Commissione e non consegnatomi a mano al termine della stessa, forse con le nostre domande avremmo anche potuto esprimere un voto diverso: sicuramente un'astensione per dare un po' di credito sulla carta al processo di fusione. Così facendo, ci è stato impossibile esprimere un giudizio ieri su dove andare a parare. Chiaramente ci interessa capire come andrà a finire, ma, nell'impossibilità di dare un giudizio compiuto, il nostro voto è stato ieri di non partecipazione e ritengo che anche oggi continuerà ad essere tale.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bargi.

Passiamo quindi alla fase della discussione generale.

Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente. Il progetto di legge, che andiamo a trattare oggi, è stato visto dalla Giunta come un mero adempimento burocratico. È un provvedimento sollecitato dalla Corte dei conti, a dimostrazione del fatto che non basta annunciare modifiche ad assetti con una delibera di Giunta e un comunicato stampa della stessa, ma bisogna poi anche andare ad implementare quanto stabilito.

È un adempimento in ossequio – è vero – ad una imposizione statale, ma è anche vero che poteva essere un'occasione di vero rilancio delle nostre società in house. In realtà purtroppo non è stato così, è un progetto di legge nato male, che è stato gestito molto male. È stato rivisto in corso d'opera e portava con sé delle grosse aberrazioni. È stato gestito male, perché – come si diceva anche prima, lo accennava qualcuno dei colleghi – ci sono state frenate e accelerazioni, di cui non veniva assolutamente dato conto alla Commissione, con dei dialoghi paralleli con i sindacati, perché ricordiamo che nell'idea iniziale della Giunta, per quanto riguarda CUP 2000 e Lepida, era previsto uno smembramento di CUP. Poi evidentemente la Giunta, forse anche complici le elezioni, ha pensato bene che non fosse una buona idea e su questo (fortunatamente) si è tornati indietro, grazie anche alle sollecitazioni del Movimento 5 Stelle e di alcuni sindacati.

In questa sede voglio, però, ricordare e rimarcare un fatto increscioso rispetto al confronto con i sindacati. Io ricordo che uno in particolare è venuto anche in Aula a manifestare il proprio dissenso rispetto alla mancata convocazione di un protocollo che era stato firmato da quel sindacato stesso, mancata convocazione che ha portato ad una sanzione da parte del giudice del lavoro di più di 1.500 euro, perché l'assessora al Bilancio, per un suo vezzo personale, ha deciso di non gradire quel sindacato forse visto un po' scomodo. E ricordo che, a seguito di quel protocollo, era stato firmato anche un ulteriore accordo per tutelare i lavoratori di CUP 2000, sempre questo sindacato ha chiesto di poter sottoscrivere quell'accordo, ancora oggi non sono stati convocati. Mi sembra francamente abbastanza assurdo. Questa cosa non si è detta abbastanza e io ci tengo a ribadirlo qua, perché non può essere che, per un vezzo di un assessore, si arrivi ad una sanzione evitabile. Il confronto andava fatto con tutti, a maggior ragione con chi ha sottoscritto il medesimo protocollo.

La nostra intenzione, noi abbiamo presentato anche degli emendamenti, era quella di salvaguardare il futuro di CUP. Da questo punto di vista, l'accordo arrivato è sicuramente un passo avanti, ma secondo noi non ci mette al riparo da future possibili esternalizzazioni dei servizi gestiti da CUP 2000.

Rispetto a quello che dicevo prima (alla malagestione), io mi aspettavo un'audizione da parte dei soggetti interessati, perché vorrei ricordare che le società partecipate, il cui assetto andiamo a rivedere oggi, è vero che forniscono dei servizi alla Regione, ma è altrettanto vero che hanno un dialogo costante per esempio con tutto il mondo dell'imprenditoria, con le startup, quindi mi sarei aspettata quantomeno un'audizione per capire, anche al di fuori da questa Regione, che cosa se ne pensasse di questo intervento. Non è stato possibile

Si è svolta un'audizione, richiesta dalla sottoscritta per approfondire la tematica, anche con chi ha vinto il bando per gestire lo studio tecnico-giuridico, peccato però che i documenti, che sarebbero dovuti essere oggetto di analisi in questa audizione, ci sono stati forniti esattamente un'ora prima con in mezzo la pausa pranzo. Non è un atteggiamento serio.

Non ultimo, i documenti che ci sono arrivati ieri pomeriggio rispetto ai possibili risparmi dovuti a questa riorganizzazione delle società in house. Noi andiamo a creare adesso delle mega società, a maggior ragione chiediamo che ci sia molta più trasparenza. Ricordo che queste mega società svolgeranno anche la funzione di stazioni appaltanti, quindi abbiamo proposto degli emendamenti che vanno nel senso di una maggiore trasparenza: lo stesso database utilizzato per la pubblicazione degli atti della Regione chiediamo che venga implementato anche per le società in house, perché ricordo che il decreto n. 33 non garantisce la piena accessibilità, conoscibilità degli atti da parte dei cittadini e invece noi chiediamo che si vada in quella direzione, a maggior ragione perché vengono creati dei grandi poli specializzati e, da quello che abbiamo visto, spesso i documenti vengono pubblicati in forma tabellare e i singoli provvedimenti non sono accessibili. Chiediamo più meritocrazia. Quando si è parlato, che c'è stata l'occasione di andare ad analizzare la stabilizzazione dei dipendenti regionali e abbiamo chiesto che i dipendenti di ERVET, che si occupano dei fondi europei, venissero equiparati e rientrassero all'interno di questa stabilizzazione, ci è stato risposto che loro non avevano fatto un concorso. Non è così. Comunque, se c'è questo tipo di perplessità e criticità, allora prevediamo all'interno di questo progetto di legge che il personale venga assunto tramite una selezione pubblica: onde evitare meccanismi diversi, premiamo la meritocrazia. Purtroppo anche questo emendamento è stato bocciato in Commissione. Sempre a fronte del fatto che queste aziende saranno grosse aziende, meritano sicuramente un maggior controllo e anche in questo senso abbiamo proposto un emendamento affinché si faccia un passaggio, almeno in Commissione, per quanto riguarda i piani pluriennali e le linee di indirizzo. Dall'altra parte, la proposta è stata di inserire la discussione sulle linee di indirizzo all'interno del DEFR. Secondo noi questo non garantisce un esame accurato di queste linee di indirizzo, perché il DEFR è corposo e qualcosa rischia di sfuggire. A meno che questo non sia l'obiettivo della Giunta. Quindi noi chiediamo che le linee di indirizzo seguano – e ci sta bene – le tempistiche del DEFR, ma seguano un percorso autonomo e permettano anche a noi consiglieri di opposizione di poter analizzare, nel merito e con la dovuta attenzione, anche questo tipo di provvedimento.

A fronte di questo quadro io dichiaro già che, come Movimento 5 Stelle, noi non parteciperemo al voto, salvo per quegli articoli che riguardano CUP 2000 e che vanno verso la tutela dei lavoratori, per i quali noi ci siamo battuti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Piccinini.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Siccome l'ho detto in Commissione, ritengo corretto ripeterlo in Aula: da un punto di vista del metodo, non posso che rilevare come le procedure, che sono state seguite, siano alquanto insoddisfacenti, per usare un eufemismo.

Mi piacerebbe magari che anche il relatore cosiddetto "di maggioranza" ascoltasse, sarebbe un bel gesto da parte sua. Visto che il consigliere Paruolo durante queste settimane non è stato particolarmente attento al suo ruolo, magari, se lo facesse in Aula, sarebbe già un passo avanti rispetto anche al futuro. Più che scrivere documenti politici, sarebbe utile che ci si occupasse della politica che facciamo qua dentro.

Dal punto di vista procedurale, il metodo seguito è abbastanza per noi insoddisfacente: abbiamo avuto documenti che sono arrivati all'ultimo minuto, il confronto è stato abbastanza complesso, non solo per le modalità con cui il relatore ha portato avanti il tema, ma anche per come è stato impostato dalla Giunta e questo abbiamo avuto modo di dirlo in tutte le sedi in cui ci è stato possibile farlo, a partire dalla Commissione.

Detto questo, sul merito del provvedimento – come abbiamo detto in diverse occasioni – noi non avevamo particolari resistenze. Certo, c'erano aspetti che potevano anche essere trattati forse in modo più complessivo, però l'approccio con il quale abbiamo affrontato questa discussione è sempre stato costruttivo e senza particolari perplessità, se non su un elemento di fondo relativo all'articolo sull'acquisizione del ramo d'azienda della Finanziaria Bologna Metropolitana, di cui la Regione Emilia-Romagna detiene solo l'1 per cento. Questo tipo di scelta e le prospettive su cui la Regione intende muoversi, rispetto a questa acquisizione, ci sono sembrate abbastanza lacunose e abbiamo avanzato in più occasioni necessità di chiarimenti, che sono arrivati – e qui non per colpa del relatore – in modo tardivo e abbastanza lacunoso, in modo da non poter dare piena soddisfazione alle nostre richieste di chiarimento e la volontà di poter stare nella discussione, come cerchiamo di fare sempre, in modo costruttivo e responsabile. Utilizzo questa parola, perché, visto che alla fine dobbiamo esprimere un voto sul provvedimento, esiste un elemento, che per noi rimane sempre fondamentale e che spesso – a torto o a ragione, non lo so, vedremo – ci fa passare sopra a tante altre considerazioni: quello della tutela dei livelli occupazionali, quindi le risposte che dobbiamo ai lavoratori coinvolti da questa riforma e da questa riorganizzazione. A quei lavoratori dobbiamo delle risposte e dobbiamo dare risposte anche in tempi rapidi e dobbiamo dare loro chiarezza sul loro futuro. Questo è l'elemento che, in un quadro che ho cercato di riassumere, riteniamo l'aspetto prevalente e su questo, quindi, noi esprimeremo il nostro giudizio, il nostro voto. Ma solo ed esclusivamente su questo, per senso di responsabilità verso i lavoratori che attendono risposte che rischiano, anche da un punto di vista diretto, nelle prossime settimane. Questo è elemento che fa premio su tutto il resto, dal nostro punto di vista, ma rimane l'ultima volta in cui questo tipo di atteggiamento ci consentirà di soprassedere a tutto il resto, che in questo procedimento legislativo (come in altri, purtroppo) non ha funzionato. Ribadisco, è utile che ci si dica con chiarezza che le leggi non si approvano in questo modo, non si portano alla discussione né della Commissione, né dell'Aula in questo modo, serve – l'abbiamo detto in modo chiaro – una sterzata, serve una svolta, perché così i procedimenti legislativi non si possono approvare. Credo di averlo detto in modo chiaro in tutte le sedi, lo ripeto in modo – penso – altrettanto chiaro in Aula, spero che sia l'ultima volta che mi capita di doverlo fare.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Taruffi.

Consigliere Foti, prego.

 

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