Navigando il sito tommasofoti.com, accetti il modo in cui utilizzamo i cookies per migliorare la tua esperienza.
OK

Regione (Archivio)

Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: 'Norme in materia di sviluppo del settore musicale'

Data: 13/03/2018
Numero: 174
Soggetto: Assemblea

OGGETTO 5559

Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Norme in materia di sviluppo del settore musicale» (81)

(Relazione di maggioranza, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 5559/1/2/3/4/5/7 oggetti 6225 - 6226 - 6227 - 6228 - 6229 - 6231 - Presentazione, discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 5559/6 oggetto 6230 - Presentazione e ritiro)

(Risoluzione oggetto 6217 - Presentazione, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): È così conclusa la fase dello svolgimento delle interpellanze, passiamo all'oggetto 5559, progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: «Norme in materia di sviluppo del settore musicale», delibera di Giunta n. 1709 del 6 novembre 2017.

Testo n. 1/2018 licenziato dalla Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità nella seduta del 7 marzo 2018.

Il progetto di legge è composto di tredici articoli.

La relatrice della Commissione, consigliera Katia Tarasconi, ha preannunciato di svolgere la relazione orale. Il relatore di minoranza, il consigliere Matteo Rancan, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Su tale oggetto insistono quattro proposte di emendamento a firma dei consiglieri Sassi, Sensoli, Bertani e Gibertoni. Sempre a tale oggetto è stata abbinata in Aula la risoluzione oggetto 6217 che impegna la Giunta a prendere in esame la possibilità di definire specifici strumenti normativi di rilievo regionale finalizzati alla promozione e allo sviluppo del settore della danza, a firma della consigliera Sensoli.

Su tale oggetto sono stati presentati anche cinque ordini del giorno: il numero 1 a firma del consigliere Rancan ed altri; il numero 2 a firma del consigliere Bertani ed altri; il numero 3 a firma della consigliera Sensoli ed altri, il numero 4 a firma della consigliera Piccinini e il numero 5 a firma della consigliera Tarasconi ed altri.

Prego, consigliera Tarasconi.

 

TARASCONIrelatrice di maggioranza: Grazie, presidente. Il percorso che ha portato questo progetto di legge in Aula è stato lungo, coinvolgente e attentamente ponderato, caratteristiche queste che non possono che tradursi in una buona qualità del prodotto finale.

Già nel 2015 la Regione aveva avviato un'indagine sul settore musicale in Emilia-Romagna, da cui emergeva un sistema dello spettacolo fiorente, ben collocato in Europa e ricco di realtà di piccole e medie dimensioni che operano nella musica sviluppando educazione, formazione, diffusione, produzione, promozione e ricerca. Il merito è in primo luogo degli artisti e degli imprenditori, che mettono in gioco se stessi, dei professionisti che sviluppano le proprie idee, ma non va certamente trascurato il ruolo attivo di supporto che la Regione ha giocato negli anni con una serie di strumenti che hanno gravitato su diverse linee di intervento. Quello che oggi si vuole fare con questa legge è costruire una cornice integrata entro cui dipanare le misure e gli interventi normativi e di sostegno economico sui diversi segmenti della filiera della produzione musicale, riconoscendo in essa un sistema produttivo ad alto potenziale di crescita, che porterebbe beneficio non solo al settore in esame, ma all'intero tessuto socioeconomico, storico e culturale della regione.

L'ultimo anno, in particolare, ha visto il coinvolgimento sistematico di numerosi stakeholder intervenuti nel confronto con l'Assessorato in fase di redazione del testo e, di nuovo successivamente, attraverso l'udienza conoscitiva del febbraio scorso è stata data la possibilità di esprimere opinioni, obiettivi e perplessità a beneficio di questa Assemblea. Così il testo che presentiamo oggi ha subito in Commissione una serie di emendamenti, che hanno consentito di aggiustare alcuni aspetti ritenuti critici e di approfondire potenzialità che meritavano di essere sviluppate e approfitto di questa sede per esprimere pubblicamente il mio apprezzamento di relatrice per il lavoro proficuo fatto con le minoranze, che si è tradotto in un significativo apporto di migliorie al testo che stiamo presentando oggi.

Dando per letto l'articolato, perché ormai l'abbiamo guardato, riguardato, girato e preso sottosopra, mi preme soffermarmi ad illustrare i punti principali della norma e le modifiche più significative che abbiamo votato in Commissione. Innanzitutto, come accennavo, lo scopo è quello di organizzare un'azione sistemica a supporto di quella che è la musica contemporanea originale, azione che dunque annovera due aspetti diversi, ma non scindibili: quello educativo formativo e quello creativo imprenditoriale. Insomma, da un lato intendiamo proseguire nel sostenere quell'attività di base, che è la conoscenza diffusa della musica fra i giovani, attraverso due azioni distinte: le collaborazioni fra scuole di musica accreditate e gli istituti scolastici da un lato, i progetti di musica d'insieme, dall'altro il sostegno a scuole di musica, cori e bande per progetti di alfabetizzazione che si connotino per un respiro sovralocale, capaci cioè di fare rete per evitare la dispersione a pioggia dei contributi e puntare invece ad obiettivi più alti. Il tutto nella consapevolezza che il messaggio di interculturalità, che la musica porta con sé, debba indurre anche all'incentivazione di reti non solo regionali, ma anche nazionali e sovranazionali.

Soprattutto rispetto al primo punto va sottolineato come la vacanza delle scuole dell'obbligo rispetto all'educazione musicale abbia alimentato una miriade di esperienze esterne variegate e distanti fra loro, che necessitano di un riordino e di un riconoscimento della loro valenza educativa in una dimensione culturale ben più significativa e di certa qualità. Da qui è già dal 2009 l'esigenza di accreditare le scuole di musica in base ai requisiti minimi di tipo didattico ed organizzativo.

L'altro grande campo di azione è quello della professionalizzazione degli operatori del settore. Qui, se vogliamo davvero dare un futuro ai giovani talenti ed evitare che si accontentino di qualche serata sottopagata e povera di prospettive, occorre saper costruire un sistema dialogante con tutti gli attori interessati, pubblici o privati che siano, che abbiano o meno scopo di lucro. Qui le potenzialità di crescita sono davvero alte, in particolare per ciò che riguarda la produzione, la promozione di nuovi autori e l'insieme delle attività economiche connesse. Non partiamo certo da zero, ma abbiamo bisogno di adeguarci ad un settore che si trasforma rapidamente e profondamente, che richiede nuove professionalità e costante aggiornamento degli operatori. Le azioni da mettere in campo, finanziate sia da risorse regionali che europee, devono supportare la formazione necessaria ad un'occupazione qualificata, stimolare la crescita costante delle competenze necessarie ed entrare e restare nel mondo del lavoro; agevolare le imprese che investono in ricerca, innovazione e internazionalizzazione, startup, reti ICT e managerialità devono essere anche in questo settore le parole chiave dello sviluppo.

Altro aspetto toccato dalla norma è il sostegno all'esecuzione della musica contemporanea e alla creatività, supportando specialmente i giovani autori, aiutandoli a crescere professionalmente tramite azioni di tutoraggio, affiancandoli nella fase di esordio e di consolidamento, sostenendoli nell'esecuzione dal vivo attraverso la creazione di reti e circuiti di locali per un'azione di diffusione non sporadica dalle chiare ricadute anche turistiche.

La valorizzazione delle risorse artistiche, tecniche, professionali ed imprenditoriali del territorio è svolta dalla Regione con le funzioni di Music Commission (come è successo per la Film Commission), in grado di comunicare e coordinare tutte le opportunità, le offerte educative, formative, professionali, imprenditoriali, di circuitazione e di sostegno agli autori e, in generale, delle iniziative realizzate in attuazione della presente legge, anche con l'obiettivo di attrarre e supportare le produzioni musicali e di video musicali sul territorio regionale. Infine, sempre per sviluppare l'attrattività turistica dei festival e di altri luoghi o progetti di attività musicali, è previsto un intervento diretto della Regione attraverso proprie società in house. Tutti questi interventi sono finanziati con bandi di Giunta e una delle novità più significative, che abbiamo portato in Commissione, è la previsione che tali bandi debbano basarsi su orientamenti di medio periodo espressi dall'Assemblea attraverso un programma pluriennale, che individua strategie e priorità dell'intervento regionale. Gli stanziamenti, che sono secondo noi notevoli, ammontano a 1 milione di euro per il 2018, 1,2 milioni per il 2019, mentre sul 2020 la cifra dovrebbe – e qui uso il condizionale – attestarsi sul milione di euro.

Io chiudo facendo i ringraziamenti all'assessore, agli uffici dell'Assessorato, al presidente dell'Assemblea, agli uffici del Legislativo soprattutto che hanno avuto tantissima pazienza, ai colleghi, perché credo davvero che il lavoro fatto su questa legge sia stato un grandissimo lavoro di squadra. Ricordo un mio vecchio professore dell'università che una volta mi disse: «se tu prendi un film horror, togli la musica e sopra ci metti una musica buffa, qualcosa di simpatico, il film horror perde il suo connotato, non è più un film che fa paura. È la musica che cambia le situazioni, perché la musica è vita.» e credo che su questo ci siamo trovati davvero tutti d'accordo e il voto di oggi lo dimostrerà.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Tarasconi.

La parola al relatore di minoranza consigliere Rancan, prego.

 

RANCANrelatore di minoranza: Grazie, presidente. Ho ascoltato attentamente la relazione della relatrice Tarasconi, con la quale abbiamo svolto un lavoro importante in questi mesi, perché comunque il progetto di legge sulla musica è stato dibattuto sia in Commissione (udienze conoscitive) e qui mi permetto di ringraziare anche tutti gli intervenuti alle udienze conoscitive per tutti gli apporti esterni che sono arrivati a questa legge da associazioni, bande territoriali, cori territoriali, scuole di musica territoriali che hanno in modo importante contribuito a dare un impulso migliorativo a questa legge.

Ovviamente devo dire che all'inizio vi erano diverse criticità, che avevamo già espresso subito nella prima seduta di Commissione, nella quale si è andati a trattare l'atto in oggetto, perché dapprima vi è stata una difficoltà a raggiungere l'obiettivo primario di questa legge e la contestualizzazione di quello che poteva essere un progetto di legge sulla musica, perché, se si parla di progetto di legge sullo sviluppo del settore musicale, potremmo includere qualsiasi ambito e qualsiasi settore che abbia a che fare con la musica. Quindi non vi era una indicazione precisa sulla contestualizzazione di questa legge. Cosa che un po' è mancata, nel senso che avrei preferito che questo progetto di legge si chiamasse "sviluppo del settore musicale giovanile", perché poi fondamentalmente così è. Questo era già stato fatto notare da tempo. Però è stata data una connotazione e poi, nel corso della discussione, si è capito che il merito e l'obiettivo di questa legge sarà lo sviluppo del settore musicale giovanile.

Vi erano quindi delle criticità, che abbiamo cercato di esprimere e di modificare attraverso anche una discussione sia in Commissione che meno istituzionale, che però ha portato ad un dialogo importante, per il quale non privilegiavamo molto la questione dei bandi su progetti a livello regionale, perché, soprattutto per quanto riguarda le associazioni territoriali e per quanto riguarda le piccole associazioni di paese, che nella nostra regione sono tante e sono realmente e concretamente da salvaguardare, perché in quelle associazioni poi vi è quello che si chiama volontariato che le amministrazioni pubbliche devono conoscere e conoscono bene, pensavamo che fosse sicuramente necessario eliminare questa parte e mantenere più un discorso territoriale per quanto riguarda le valenze regionali, cosa che è stata poi condivisa giustamente dagli uffici e dalla maggioranza. Di questo ne sono grato, perché, se vi è stato un dibattito critico positivamente, vuol dire che si sta raggiungendo un livello buono di legge. Questa era la seconda problematica, che però poi è stata colmata.

L'altra problematica, che c'eravamo posti, era quella della rendicontazione degli artisti all'estero. Quando si parla di band giovanili piuttosto che incentivazione di musiche di altro tipo, che possa andare all'estero ad esportare l'originalità della musica contemporanea emiliano-romagnola, come in questo caso, era importante far sì che vi fosse una reale rendicontazione dell'avvenimento di un evento. Noi all'inizio avevamo proposto qualcosa che fosse più legato alle procedure del MiBACT, poi ci siamo resi conto che magari poteva essere una procedura un po' troppo lenta per quanto poteva riguardare questi tipi di musica, quindi uno snellimento è stato raggiunto con la presentazione di un emendamento congiunto in Commissione attraverso il quale poi, nell'attuazione dei bandi e di tutti i finanziamenti, si andrà insieme a verificare quale sarà la procedura migliore, che possa essere sì, da una parte, reale e quindi uno non possa dire di essere andato a suonare al bar "ics" o "ipsilon" all'estero, senza che vi sia poi una concretezza e una rendicontazione di quello che succede all'estero.

Ci siamo permessi di presentare un ordine del giorno, perché a me stanno molto a cuore le associazioni territoriali di tipo bandistico, corale, associazioni di musica che tantissime volte fanno azioni di volontariato che, in questo momento in cui le amministrazioni pubbliche sono in forte difficoltà, sono davvero una parte fondamentale della nostra società, dei nostri paesi. Queste associazioni di musica o associazioni culturali hanno segnalato una difficoltà fondamentale, che è una difficoltà importante di cui ci siamo fatti carico: la difficoltà nell'acquisizione/acquisto di strumentazioni e attrezzature musicali. Fondamentalmente quando non vi sono soldi, perché le uniche entrate che ha un'associazione territoriale magari sono quelle delle iscrizioni o magari quelle dei piccoli corsi che svolgono, è necessario che si possa computare, all'interno delle spese rendicontate dei bandi, anche l'acquisto di strumentazioni e attrezzature musicali per poter consentire ai ragazzi che frequentano la scuola di musica, ma soprattutto per quanto riguarda la collaborazione scuole di musica/scuole di istruzione (istituti scolastici) ci possa essere l'acquisizione di queste strumentazioni.

Abbiamo sottoscritto e siamo concordi con l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza, la collega Tarasconi in particolare, per quanto riguarda la SIAE. Questa è una battaglia che noi abbiamo intrapreso da tempo, una battaglia per la quale noi crediamo che il monopolio SIAE sia un problema, una battaglia per la quale crediamo che forse l'abolizione della SIAE potrebbe essere una svolta e intanto continuiamo, anche in questa sede, a portare avanti delle battaglie che non siano solamente dalla parte della Società Italiana Autori ed Editori, ma che siano realmente dalla parte del genio musicale e quindi che non venga sfruttato l'autore, ma che soprattutto venga premiato lo stesso. Ovviamente noi su questa legge diamo un giudizio discreto, seppur buono. È una legge che ha qualcosa in più rispetto al passato, sicuramente l'incentivazione del settore musicale giovanile è qualcosa di molto importante, perché noi crediamo nei giovani e crediamo in una Emilia-Romagna che evolve e quindi sicuramente un progetto di questo tipo può aiutare i nostri giovani sia ad aumentare l'attenzione e anche l'alfabetizzazione musicale, oltre che l'imprenditoria giovanile in questo settore che andrebbe sempre aumentata, perché ricordiamoci che nella nostra regione la cultura è una cosa importantissima e, se noi riuscissimo ad investire di più nel settore della cultura, riusciremmo sicuramente ad avere più giovani che si interessano e dei giovani sicuramente più formati anche per il loro futuro.

Io vi ringrazio. Credo che questo sia stato un percorso molto partecipato e speriamo di poter festeggiare tutti insieme tanti giovani che si avvicinano al mondo della musica e tanti giovani che potranno – si spera – avere un reddito anche da questo settore.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Rancan.

Apriamo la fase della discussione generale.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente. Condividiamo una posizione di sostanziale favore rispetto a questo progetto di legge che non presenta delle grosse criticità. Ci sarebbe piaciuta un'azione di sistema che potesse introdurre in tutte le scuole, di ogni ordine e grado, l'insegnamento della musica. Altra questione che poteva essere di rilievo, perlomeno una questione di volontà regionale da poter portare anche ad altri tavoli, in ogni caso di diffusione di una cultura che va ben oltre anche l'idea di una fase distinta per età. Per cui la musica qui, oltre a costituire una possibilità professionale, dovrebbe essere vista anche come cultura da poter diffondere come luogo identitario, come competenza sia conoscitiva, sia pratica da acquisire a tutte le età. Su questo secondo me le istituzioni potrebbero fare un passo ulteriore per poter arrivare a calibrare quel piccolo spostamento culturale necessario per poter vedere, anche in questo senso, una cultura musicale. Si fa troppo poco, dal punto di vista della cultura musicale, anche soltanto per una normale alfabetizzazione di storia della musica, che è qualcosa che normalmente sembra lasciata o a circostanze da autodidatti oppure a percorsi specifici di formazione diretta ad una professionalizzazione. Ma di per sé non è vista come qualcosa che invece dovrebbe essere parte del cosiddetto "bagaglio diffuso". Manca un collegamento tra la nuova legge nazionale sullo spettacolo e questo PDL che, per il momento, non vediamo. Forse si poteva introdurre un fondo per la musica che si connettesse con la stabilizzazione del "tax credit musica" contenuta nella legge nazionale dello spettacolo, ossia quel beneficio riconosciuto alle imprese produttrici di fonogrammi, videogrammi musicali e spettacoli di musica dal vivo per la promozione di artisti emergenti.

Io segnalo due richieste di emendamento, che poi confluiranno anche in ordini del giorno. La prima riguarda un aspetto principale a cui ho accennato: della musica a prescindere dalla necessaria professionalizzazione, che contempli quel campo come fondamentale da cui partire, ma poi che aiuti a ricordare e a ricordarci che la musica non è soltanto quello, non è soltanto qualcosa che deve essere per forza di cose monetizzata (se lo è, siamo tutti contenti), non è qualcosa che va ristretto in un campo di vita ruvida e concreta. È qualcosa che può accompagnare tutte le età, che può accompagnare l'aspetto della musicoterapia, quindi addirittura un benessere della persona in un'armonia più ampia, su cui chiediamo una valutazione anche da parte della Giunta.

In generale la promozione della cultura musicale deve trovare spazi nuovi, perché non è scontata, non è considerata sicuramente una priorità, ma neppure qualcosa di accessorio e da perseguire ad ogni costo. È qualcosa che normalmente è relegato ad un'esperienza personale, alla necessità personale di formazione o, ancora, alla possibilità di fare autoformazione, oppure addirittura ad una banalizzazione della stessa musica, quindi come esposizione a stimoli sonori, che possono piacere o meno, ma che non è scontato poter inserire in un percorso e poter inserire in una competenza di riconoscimento.

A volte, a margine di qualche concerto al critico di turno o allo stesso organizzatore vengono fatte domande da qualche ascoltatore o da qualcuno che esce magari annoiato, senza la giusta formazione, magari portato lì proprio da una scuola, come se bastasse portare qualcuno ad un concerto, esporlo ad una esibizione, perché da lì nasca in automatico... come esporre qualcuno alla lingua cinese davanti ad un televisore per mesi e poi aspettare che questa persona impari il cinese di suo. È molto difficile che succeda così. La settimana scorsa mi è capitato di sentire una domanda specifica di una persona secondo la quale alla fine si può vivere anche senza Mahler, senza ascoltarlo, non c'è bisogno di ascoltarlo e gli veniva risposto che, certamente, si può vivere anche senza ascoltare Mahler, ma si vive molto meglio ascoltandolo e – aggiungerei io – conoscendolo, sapendo che cosa si sta ascoltando, a che punto siamo, per quale motivo si può dire che si è raggiunto un picco di conoscenza e di competenza lì, per quale motivo lì e non altrove e quindi dando un contorno e vivendo molto meglio. Il fatto che si arrivi a concludere che si vive molto meglio, però, non è qualcosa di scontato che improvvisiamo qui, è qualcosa che riposa su una serie di conclusioni e di rielaborazioni che facciamo e che ci piacerebbe potessero essere diffuse nel modo più ampio possibile anche a chi, in maggiore età, è fuori dai percorsi formativi, però vorrebbe avvicinarsi allo studio della musica o della storia della musica o allo studio di uno strumento. Non necessariamente una professionalizzazione (non c'è soltanto quella), c'è la necessità, proprio per la multidisciplinarietà – di cui parlavamo prima – tra Assessorati e, più in generale, tra livelli istituzionali, tra chi dovrebbe cercare di imprimere quei piccoli passi che portano a dei cambiamenti culturali, che rendono possibile anche a chi lo ritiene un mondo culturale molto lontano da sé, noioso, oppure non conoscibile, non soppesabile, avvicinarglielo e farlo diventare un luogo identitario. Quindi un luogo di sostegno, un luogo di conoscenza, un luogo di autorealizzazione, a prescindere dagli esiti della formazione, un'attività poliedrica, un'attività che può essere garanzia in ogni caso anche di una cittadinanza e di una cultura diffusa molto più consapevole. Su questo chiediamo che si promuovano e si sostengano laboratori musicali aperti a tutti, senza distinzione di età, per favorire l'alfabetizzazione, la pratica e l'educazione musicale anche in collegamento con le istituzioni scolastiche e poi di promuovere e sostenere azioni mirate a diversificare e qualificare l'offerta di lavori musicali.

A questo cambiamento, quello che ci sembra un po' la possibilità di diffondere, che tra l'altro va a sostegno anche di chi invece persegue questa attività per una professionalizzazione o per un'autorealizzazione professionale, quindi economica, è ovvio che amplia comunque la platea dei fruitori e diffonde la possibilità da parte dei cittadini di avvicinarsi al mondo della musica, al mondo della cultura sotto tutti i suoi aspetti, della storia della musica nella sua interezza ovviamente, e quindi permette che nel giro di poco, incentivando giustamente le scuole, però non si arrivi a quel controsenso che si dice spesso in editoria per cui ci sono molte più persone che scrivono libri di quante ne leggano. Arrivare a dire che ci sono molte più persone che hanno un gruppo musicale, che suonano o che compongono musica o che la pubblicano su internet o che cercano una professione da questo, rispetto a quelle che la conoscono, che la ascoltano e che possono dire questa è competenza, questa è creatività, questo dice qualcosa di nuovo, non è un "già sentito", è qualcosa che aggiunge, che rielabora, che ha del genio creativo, dell'ingegno è un passaggio che mi pare valorizzi entrambe le posizioni: sia di chi ha voglia di fruire la musica, la cultura musicale come pubblico, però attivandosi in prima persona per imparare cosa sta ascoltando, sia di chi legittimamente pensa o mira a farne una professione. Le due cose vanno assolutamente insieme, se no ci si troverà soltanto incentivandone una parte o limitandola ad una fase della vita, quella di un'età scolare per esempio da allievi, ad incentivare soltanto la parte di chi poi deve stare sul palco, deve incidere o deve pubblicare e non di chi è in grado di capire cosa ascolta e di valorizzarlo ancora di più e diffonderlo.

Il secondo aspetto è quello della musicoterapia, su cui ricordiamo che la musica non è un'arte solo fine a se stessa, è anche un'arte poliedrica, è un'attività che ha anche valenze educative che si possono collegare facilmente anche con altre discipline. È un'attività che può indurre le persone a partecipare, anche le persone che sono affette da disabilità, a creare in proprio, a vivere il suono con consapevolezza e a viverlo come una forza coinvolgente, come una forza comunicativa. Quindi questo è un ulteriore passaggio su cui una sensibilità di questo tipo potrebbe aprire prospettive anche più ampie, sempre sotto entrambi gli aspetti: la professionalizzazione da un lato, la consapevolezza culturale che mira ad una diffusione maggiore di quella stessa professione e la professionalizzazione dall'altro. Quindi musicoterapia nel senso che la musica è generatrice di emozioni, la musica aiuta ad affrontare anche momenti di tensione, diventa componente di un itinerario educativo terapeutico, perché può aiutare l'individuo a liberare la propria creatività e l'apporto del suono alla qualità di vita (e anche del cattivo suono come apporto negativo alla qualità della vita) e le influenze della musica sul comportamento dell'individuo e sulla sua unità psicofisica ed emozionale sono già accertate da numerosi studi. In Italia la musicoterapia rientra tra le attività professionali non regolamentate e fa parte delle arti terapie. È riconosciuta nella pratica clinica, ma non è riconosciuta dal punto di vista giuridico. Tuttavia, anche mancando un inquadramento normativo specifico, ci sono tante scuole di formazione in materia che sono letteralmente proliferate anche in tempi recenti, ma non hanno garanzie né per gli iscritti, né per coloro che magari ci vanno in veste di pazienti o di persone che decidono di affrontare anche questo tipo di aiuto. L'obiettivo di questo emendamento, che poi presenteremo anche sotto forma di ordine del giorno, è proprio quello di porre le basi almeno per una regolamentazione regionale: per poter dire chi può offrire una terapia musicale, una forma di musicoterapia ed evitare il proliferare, sotto forma di una professionalizzazione improvvisata ma selvaggia, di competenze che però non sempre hanno garanzie (e qua stiamo parlando di un profilo diverso: quello terapeutico) per coloro che si rivolgono lì.

Preciso che non intendiamo invadere competenze legislative nazionali, introducendo nuove figure professionali in campo sanitario, come hanno proposto in passato altre Regioni che sono state poi fermate dalla Corte costituzionale, ma parliamo di qualifiche professionali su cui poter fare valutazioni.


clicca qui per il dibattito integrale in Assemblea Legislativa

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl