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Regione

Risoluzione: chiedere ai senatori emiliano-romagnoli di attivarsi per l'approvazione della riforma della cittadinanza (c.d. Ius soli)

Numero: 163
Soggetto: Assemblea

OGGETTO 5331

Risoluzione per impegnare la Giunta a chiedere ai senatori emiliano-romagnoli di attivarsi per l'approvazione della riforma della cittadinanza (c.d. Ius soli), e a chiedere, se necessario, al Presidente del Consiglio dei Ministri di porre la questione di fiducia, nonché a promuovere momenti di discussione pubblica. A firma dei Consiglieri: Prodi, Torri, Taruffi

(Discussione e reiezione)

 

OGGETTO 5713

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Parlamento e il Governo affinché vengano messi in campo tutti gli strumenti per approvare il disegno di legge n.  2092, nonché a promuovere una adeguata campagna informativa sul tema Ius soli e sulle modalità di concessione della cittadinanza. A firma dei Consiglieri: Calvano, Boschini, Caliandro, Marchetti Francesca, Mori, Poli, Pruccoli, Montalti, Tarasconi, Zappaterra, Iotti, Molinari, Lori, Zoffoli, Ravaioli, Campedelli, Serri, Sabattini, Mumolo, Rossi Nadia, Rontini

(Presentazione, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all'oggetto 5331: Risoluzione per impegnare la Giunta a chiedere ai senatori emiliano-romagnoli di attivarsi per l'approvazione della riforma della cittadinanza (Ius soli), e a chiedere, se necessario, al presidente del Consiglio dei Ministri di porre la questione di fiducia, nonché a promuovere momenti di discussione pubblica, a firma dei consiglieri Prodi, Torri, Taruffi.

A tale oggetto è abbinato l'oggetto 5713: Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Parlamento e il Governo affinché vengano messi in campo tutti gli strumenti per approvare il disegno di legge n.  2092, nonché a promuovere una adeguata campagna informativa sul tema ius soli e sulle modalità di concessione della cittadinanza, a firma dei consiglieri Calvano, Boschini, Caliandro, Marchetti Francesca, Mori, Poli, Pruccoli, Montalti, Tarasconi, Zappaterra, Iotti, Molinari, Lori, Zoffoli, Ravaioli, Campedelli, Serri, Sabattini, Mumolo, Rossi Nadia. La consigliera Rontini ha aggiunto la sua firma.

Passiamo alla discussione generale congiunta sui due documenti. Dieci minuti per ogni consigliere.

Consigliere Calvano, prego.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

Intervengo per illustrare la risoluzione presentata come Partito Democratico.

C'è certamente una fotografia demografica inconfutabile in Europa e in Italia. Prendo alcuni dei Paesi più importanti e più grandi, come la Germania, dove ci sono 7,5 milioni di stranieri, 5,4 milioni di stranieri in Gran Bretagna, 5 milioni in Italia, 4,5 milioni in Spagna, 4,4 milioni in Francia. È una fotografia oggettiva. È una fotografia che non si modifica con il modificarsi di coloro che governano in questi Paesi.

Non assistiamo, in base all'andamento delle elezioni, a improvvisi aumenti delle immigrazioni o a improvvisi crolli dell'immigrazione. È un dato di fatto che si registra ormai nei Paesi europei così come a livello globale. C'è un'altra fotografia demografica inconfutabile, che è quella legata al calo di natalità che sta attraversando il nostro Paese. Sono proprio di questi giorni alcuni dati che fotografano un'Italia dove crolla il numero dei nati e nel quale, però, gli immigrati e i figli di stranieri coprono il 20 per cento dei nuovi nati.

Altri dati oggettivi sono il contributo che gli stranieri danno al PIL del Paese, pari all'8,8 per cento, e il saldo con il quale contribuiscono ai conti pubblici del Paese, pari a 5 miliardi.

Questi numeri sono quelli con i quali qualunque Governo deve fare i conti. Sono numeri che confermano una cosa, che è arrivato il momento di ridefinire i diritti e al contempo i doveri di coloro che nascono e vivono nel nostro Paese. C'è chi dice che questo è un tema che andrebbe trattato in sede europea. In realtà, l'Europa ha già deciso cosa fare su questo, e lo ha fatto dal basso, non aspettando una decisione dell'Unione europea, ma muovendosi all'interno di ogni singolo Paese. Così abbiamo lo ius soli condizionato in Germania, lo ius soli assoluto in Gran Bretagna, lo ius soli quasi assoluto in Irlanda, lo ius soli di seconda generazione in Spagna e altre forme con diverse gradazioni in Belgio e Francia.

Rispetto a questi Paesi, quindi, in Italia c'è una lacuna normativa che determina un incredibile paradosso: un immigrato che arriva in Italia in età adulta dopo dieci anni può chiedere la cittadinanza, un bimbo che nasce in Italia deve aspettare il compimento del diciottesimo anno di età. È chiaramente un paradosso. È un paradosso oltretutto poco giustificabile dal punto di vista giuridico e anche dal punto di vista culturale.

Il ddl n. 2092, approvato dalla Camera e in discussione al Senato, interviene proprio su questo punto, sul quale mi piacerebbe confrontarmi nel merito.

Mi dispiacerebbe confrontarmi con qualcuno che per dire "no" allo ius soli arrivasse a raccontare in quest'Aula, ma anche fuori da quest'Aula, che in funzione dell'approvazione di quel ddl ci troveremmo barconi di partorienti partenti dal Mediterraneo che vengono a partorire in Italia.

Se qualcuno utilizzasse questo argomento – argomento che è stato più volte utilizzato – sarebbe fuori strada e se lo fosse dopo aver letto il ddl n. 2092 vuol dire che avrebbe deciso che non vuole discutere e nemmeno confrontarsi pacatamente su questo tema.

Il ddl, in realtà, prevede che possano acquisire la cittadinanza italiana dopo essere nati qui solo quei bambini nati da genitori per i quali almeno uno sia un soggiornante di lungo periodo. Se poi sono extra Unione europea a questo devono aggiungere un reddito non inferiore all'assegno sociale, la disponibilità di un alloggio e la conoscenza di base della lingua italiana.

A questa opportunità si aggiunge anche lo ius culturae, sempre in quel ddl, che consente ai bimbi che hanno avuto un percorso formativo scolastico di cinque anni, che sono arrivati in Italia prima del compimento del dodicesimo anno di età, di poter essere riconosciuti, su richiesta dei genitori, cittadini italiani. Nessun barcone pieno di partorienti, semplicemente una norma che cerca di dare un assetto giuridico a ciò che è già così nei fatti.

Questo riconoscimento di cittadinanza in base allo ius soli cosiddetto temperato toglie qualcosa a qualcuno? No. Dà a qualcuno dei diritti senza chiedere dei doveri? No. Riconosce che un bimbo nato in Italia possa essere un cittadino italiano, con i suoi diritti e con i suoi doveri. A quel bambino, così come a quello nato da genitori italiani, ogni tanto bisognerebbe dare ascolto. Provo a dirla così. Se due bambini hanno la pelle di colore diverso e, al contempo, indossano anche un maglione di colore diverso, per identificarsi tra di loro è difficile che utilizzino il colore della pelle. È molto più facile che utilizzino il colore del loro maglione. È facile che tra di loro si salutino con frasi o espressioni dialettali. È facile che qualche bimbo nato in Italia da genitori stranieri parli italiano molto meglio di chi gli vorrebbe negare la cittadinanza.

Con un po' di umiltà bisognerebbe mettersi in ascolto di questi bambini. Di recente il professor Bianchi, non nella sua veste di assessore, ma nella veste di scrittore in questo caso, perché ama ogni tanto scrivere delle favole, mi ha regalato un libro, mi ha regalato una favola nella quale, a seguito di una domanda di un bambino, il proprio padre gli racconta, in modo semplice, come si sviluppano le fasi lunari.

Ecco, se magari partissimo dalla domanda di un bambino, forse ci verrebbe più facile spiegare il senso dello ius soli. Credo che sia una questione di civiltà.

Per questo nella nostra risoluzione auspichiamo che il Governo e il Parlamento utilizzino tutti gli strumenti a loro disposizione affinché questo ddl diventi legge. Probabilmente chi fra cinquant'anni leggerà i libri di storia si chiederà: "Come facevate cinquant'anni fa a discutere di una cosa che oggi ci pare così spontanea e sacrosanta?".

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Calvano.

Consigliere Sassi, prego.

 

SASSI: Grazie, presidente.

Noi su questo tema, a livello nazionale, ci siamo già largamente espressi. Qui andremo a ribadire quella posizione, che riteniamo assolutamente coerente.

Noi non crediamo che arriveranno barconi di partorienti in Italia, non abbiamo questa preoccupazione, non l'abbiamo mai avuta, anzi, tutt'altro. Crediamo che l'Italia sia in ritardo su questo tipo di intervento, che deve trovare una sua soluzione e una sua equità e giustizia sociale in uno scenario di caratura più europea. Non ci dobbiamo preoccupare esclusivamente del territorio nazionale, visto che non ci preoccupiamo dei barconi di partorienti che arriveranno, ma ci preoccupiamo anche del fatto che noi non siamo solo la nazione Italia, ma siamo anche un membro della Comunità europea. Ovviamente, dobbiamo inquadrare questo tipo di azione anche in quell'ambito.

Si parla di ius soli temperato. In realtà, questa norma, la legge n. 2092, non va a risolvere i problemi alla radice, va a introdurre degli elementi che, però, non producono quella soluzione che evita proprio quei problemi che oggi sono delle incongruità, delle dissonanze su quello che dovrebbe essere un diritto di questi ragazzi.

Soprattutto mi riferisco in modo particolare, ma non solo, ai giovani che venivano citati poc'anzi, magari alcuni di loro parlano il dialetto anche meglio di me perché sono nati qui, perché sono cresciuti qui. Questa legge non va a togliere quei balzelli che, in realtà, oggi sono di ostacolo a questi ragazzi per riconoscere la cittadinanza.

Per questo lo scenario deve essere più ampio e omogeneo a livello anche europeo, perché non c'è questa omogeneità a livello europeo. Non esiste, a quanto mi risulta, uno ius soli puro in nessun Paese europeo. Extraeuropeo sì: abbiamo l'America, l'Argentina, il Brasile, il Canada. Però, a livello europeo non esistono. Esistono varie soluzioni, varie ricette che permettono l'ottenimento della cittadinanza con paletti ben precisi, persino laddove c'è una apparente chiarezza sull'argomento.

Credo che si sia fatto un po' di – non voglio dire "propaganda" perché non è bello – storytelling sul termine ius soli e non invece su quello che è più caratterizzante dell'atto legislativo proposto a Roma, che è lo ius culturae temperato, che è più corretto chiamare così. Non stiamo parlando di uno ius soli come siamo abituati a recepire, a capire.

È comunque un atto che va portato avanti o comunque va portato a conclusione, perché c'è da ripianare un vulnus normativo che oggi crea solo problemi a chi, in realtà, ha pieno titolo e pieno diritto, a mio avviso, a nostro avviso, di diventare cittadino di questa nazione e dell'Europa.

Noi crediamo, però, che questo tipo di provvedimento, come detto, debba veder coinvolto un discorso più europeo che italiano, anche perché quello che è proposto dal PD, come è stato detto, non va a risolvere i problemi alla radice, ma va semplicemente a dedurre alcune caratteristiche che non sono neanche automatiche nell'acquisizione della cittadinanza. Quindi, non va a risolvere quelli che oggi sono gli ostacoli, i veri ostacoli. Pensiamo che tutto questo, ad oggi, abbia creato più che altro una battaglia tra buoni e cattivi, cosa che trovo poco edificante per la politica fatta con la "P" maiuscola.

Abbiamo espresso in più occasioni una posizione chiara. Siamo assolutamente disponibili a fare una discussione seria e omogenea nel merito, a tutti i livelli, partendo ovviamente, come detto, dal consesso europeo, perché lì dobbiamo capire se siamo tutti i membri dello stesso continente e dobbiamo capire come gestire questo tipo di problema e fare in modo che ci sia un'omogeneità condivisa con tutti.

Credo che lo ius soli temperato, che oggi viene proposto con quell'atto che oggi è fermo al Senato, non sia quel provvedimento che vada effettivamente ad eliminare tutti i balzelli che oggi ostacolano l'ottenimento della cittadinanza da parte, e non solo, dei ragazzi più giovani che qui sono nati.

Non credo ci sia molto altro da dire. La nostra posizione è molto chiara. Vedremo se ci sarà la possibilità di discuterlo là dove, secondo noi, è il caso di elaborarlo, discuterlo e condividerlo con altri Paesi. Noi ci saremo e saremo pronti a fare la nostra parte. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Sassi.

Consigliere Foti, prego.

 

FOTI: Non entrerò nella discussione che ha intrapreso il collega Calvano quasi con una mozione degli affetti, io dico che è dal 1992, quindi da un po' di anni, se non erro, da 25 anni che nell'ordinamento italiano vi sono dei modi di acquisizione della cittadinanza alternativi allo iure sanguinis. Chiunque abbia letto la legge n. 91 sa perfettamente che la stessa disciplina una serie di casi per i quali l'acquisizione della cittadinanza prescinde dallo iure sanguinis.

Non si vede per quale ragione, dopo che questa legge è stata così realizzata, oggi si vogliono introdurre, con la scusa, in realtà, poco commendevole di utilizzare i minori per vicende per le quali i minori già possono acquisire la cittadinanza italiana, perché chiunque voglia andare a vedere i contenuti della legge n. 91 sa benissimo che vi è tutta una serie di casi che disciplinano la materia.

Si dirà che sono cambiate le condizioni rispetto a 25 anni fa. Certo, sono cambiate le condizioni rispetto a 25 anni fa, tant'è vero che io mi sarei aspettato che vi fosse, invece, una diversa valutazione in ordine alle procedure per l'acquisizione della cittadinanza, che è altra cosa perché, come voi sapete, una volta che sono passati i dieci anni, vi è una procedura che ha un minimo di giorni mai quantificato, ma viene conclusa tradizionalmente nel numero massimo dei giorni e cioè in 730 giorni.

Dopodiché, vi è la procedura per andare davanti al Prefetto, giurare, poi si va in Comune e finalmente si è diventati cittadini italiani. Aggiungo che l'automatismo che vuole introdurre il disegno di legge in questione è un automatismo quantomeno curioso nelle norme transitorie. Io non ho sentito parlare il collega Calvano della norma transitoria che viene introdotta, ma quella norma transitoria non è fatta per i bambini, è fatta per gli adulti. Ed è una norma transitoria che probabilmente serve a farvi perdere qualche altro centinaia di migliaia di voti.

È vero che questa norma potrebbe introdurre nuovi 800.000 elettori, e anche sotto questo profilo temo che il voto di fiducia possa servire poco per raggiungere questa finalità, perché, com'è noto, le liste elettorali devono essere riviste entro il mese di gennaio. Quindi, non ci sarebbe alcun tempo per fare ciò che è stato studiato a tavolino per acquisire 800.000 potenziali elettori in più. Però, io vi garantisco che se vi metteste la parrucca, la barba e un cappello in testa e provaste a raccogliere le firme contro lo ius soli nelle vostre zone trovereste molti vostri elettori che vengono a firmare, molti più di quanti ne abbiamo noi, molto più inferociti di quanto non se ne possano trovare di dissidenti che pure ci sono, e robusti, nelle file del centrodestra.

Il problema è trasversale. Il problema della cittadinanza non è un problema di destra o di sinistra, è un problema innanzitutto, cosa che non è stata minimamente toccata in nessun discorso in questo momento, di identità nazionale. Mi dispiace che si continui a pensare che si risolve il problema dell'integrazione dando un fogliettino in mano a uno e dicendo: "Tu sei cittadino italiano".

Non vorrei essere antipatico, ma perché non provate a leggervi qualche passo del Manzoni sul tema della cittadinanza? Penso che sia una fonte abbastanza neutra. Penso che non sia una fonte politicamente schierata. Eppure, se andate a vedere lo Zibaldone c'è qualcosa che proprio riguarda questo tema, e lo tratta in modo molto fine.

 

(interruzioni)

 

Sì, scusate, Leopardi. Chiedo scusa, è Leopardi. Era notoriamente un estremista di destra! Lo dico per il collega Taruffi. Andate a guardare quel passo. Penso che non sia stato scritto nelle condizioni in cui oggi noi interveniamo, che potrebbero essere anche delle condizioni dettate, come mi pare di aver capito, anche da qualche interesse politico.

Perché non dobbiamo ricordare cos'è successo nella storia, quando si è ecceduto sul tema della cittadinanza? Io non penso che si trovi meglio uno a parlare con me se è cittadino italiano o non è cittadino italiano. Si trova meglio a parlare con me se è una persona perbene o se non è una persona perbene, che prescinde dal concetto di cittadinanza.

Volete fare quest'ultimo regalo al centrodestra? Fatecelo! Vorrà dire che sarà la prima abrogazione di una legge che faremo quando arriviamo in Parlamento, perché poi a furia di fare i voti di fiducia sulla legge elettorale, sulla riforma costituzionale, sullo ius soli poi non potrete appellarvi al presidente della Repubblica perché altri hanno utilizzato anche essi il voto di fiducia.


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29/11/2017

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Rassegna Stampa

Tommaso Foti TommasoFoti
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