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Regione

Risoluzione: rappresentare presso le opportune sedi di confronto istituzionale a livello nazionale ed europeo osservazioni al riguardo del nuovo quadro Europass

Numero: 119
Soggetto: Assemblea

OGGETTO 3853

Risoluzione per impegnare la Giunta a rappresentare presso le opportune sedi di confronto istituzionale a livello nazionale ed europeo osservazioni al riguardo del nuovo quadro Europass (Proposta di Decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a un quadro comune per la fornitura di servizi migliori per le competenze e le qualifiche Europass e che abroga la decisione n. 2241/2004/CE, COM(2016) 625 final). A firma del Consigliere: Foti

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo alla risoluzione oggetto 3853: Risoluzione per impegnare la Giunta a rappresentare presso le opportune sedi di confronto istituzionale a livello nazionale ed europeo osservazioni al riguardo del nuovo quadro Europass (Proposta di Decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a un quadro comune per la fornitura di servizi migliori per le competenze e le qualifiche Europass e che abroga la decisione n. 2241/2004/CE), a firma del consigliere Foti.

Apro la discussione generale. Dieci minuti per ogni consigliere.

Consigliere Foti, prego.

 

FOTI: Presidente, questa risoluzione si riferisce ad una materia che può sembrare un po' ostica. Il nuovo quadro Europass, infatti, suggerisce effettivamente qualche riflessione e qualche prudenza.

Dico questo perché una serie di iniziative, che almeno sulla carta potrebbero risultare estremamente utili, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione della trasparenza delle qualifiche e delle competenze di coloro i quali intendono rappresentare la propria professione, dà il via poi ad una serie di duplicati, ad una serie di confusioni, anche in materia di titoli, che lascia abbastanza perplessi sotto il profilo della unitarietà della interpretazione delle norme a livello europeo.

Dico questo soprattutto in riferimento al fatto che non è solo questione di cambiare i modelli tipicamente informatici o di realizzare delle piattaforme cui accedere in modo condiviso, che già sarebbe una questione molto importante, ma, secondo me, per come ho analizzato la situazione, mi pare che quello che doveva essere il fulcro dell'iniziativa, cioè rendere chiare le informazioni da trasmettere e ovviamente anche da interpretare rispetto a quelle che vengono date, non colga l'obiettivo.

Vi è poi tutta una partita che io qui affronto solo in modo limitato, ma che pure andrebbe affrontata forse in modo più dettagliato e mi auguro che poi, se approvata questa risoluzione, il destinatario della stessa, cioè l'assessore Bianchi, valuti esattamente e attentamente quest'ultima parte. Noi abbiamo il problema di standardizzare anzitutto la qualifica di master a livello europeo, perché sappiamo benissimo che non tutti i master vengono poi qualificati allo stesso modo; di valorizzare il titolo di dottore di ricerca presso enti pubblici e privati affinché sia inquadrato a un livello diverso e superiore rispetto ai master e ai corsi postlaurea.

A volte c'è anche una difficile interpretazione della legislazione italiana o meglio della burocrazia italiana, che è cosa diversa dalla legislazione, rispetto a titoli acquisiti all'interno dell'Unione europea e che poi non vengono riconosciuti come tali quando nell'ordinamento italiano si va a richiedere il riconoscimento della qualifica. A me pare che questo sia un fatto abbastanza spiacevole da una parte e grave dall'altra, non solo perché chi realizza alcune scelte nei corsi di studio lo fa anche a volte con oneri pesanti a carico delle famiglie, ma soprattutto perché, alla fine, si riduce ad una presa in giro di chi ha svolto quell'attività. Quindi, mi parrebbe opportuno che una volta per tutte…

Molto spesso noi parliamo dell'Unione europea come solo un'Unione che è fatta di burocrazia per quanto riguarda le attività imprenditoriali, ma, ahimè, è fatta anche molto spesso di burocrazia per quanto riguarda soltanto l'accesso agli studi o al riconoscimento dei titoli di studio. Allora, forse, una interpretazione univoca e soprattutto una definizione ab initio e non a consuntivo di quelle che sono le regole del gioco potrebbe evitare di trovare, soprattutto giovani, che, al termine degli studi, si sentono dire che questo o quel titolo non vale agli effetti delle scelte che hanno effettuato in precedenza, perché mi pare una presa in giro.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Foti.

Consigliera Tarasconi, prego.

 

TARASCONI: Grazie, presidente.

In realtà, quello che dice il consigliere Foti ci trova abbastanza d'accordo, perché dalla sua istituzione, nel 2005, Europass è diventato uno strumento particolarmente rilevante per poter avviare un confronto tra percorsi formativi e competenze a livello europeo.

In un mercato del lavoro sempre più competitivo, la Direzione generale istruzione e cultura dell'Unione europea lo ha istituito per eliminare gli ostacoli alla mobilità dovuti alla scarsa trasparenza delle qualifiche professionali, assolvendo un ruolo rilevante per rendere più omogenei i percorsi formativi dai professionisti provenienti dai diversi Paesi membri.

Ricordo brevemente che l'Europass è composto da cinque documenti, il CV in un particolare formato, il passaporto delle lingue, Europass Mobilità, cioè un documento per registrare le conoscenze e le competenze acquisite in un altro Paese europeo, e poi due documenti a valenza tecnica, che sono il supplemento della certificazione rilasciato agli studenti dagli istituti di istruzione e formazione professionale, congiuntamente al certificato, per integrarlo e renderlo più comprensibile in particolare per i datori di lavoro o le Istituzioni al di fuori del Paese di rilascio, e il supplemento al diploma rilasciato agli studenti dagli istituti di istruzione superiore congiuntamente al diploma o al diploma di laurea, per renderlo più comprensibile, in particolare al di fuori del Paese di rilascio. Il tutto, come dicevo prima, è fatto per dare immediatezza al profilo di un candidato e complessivamente al suo background.

Nonostante la proposta di revisione avanzata dalla Commissione a Strasburgo nell'ottobre scorso, finalizzata a dare sempre più visibilità alle competenze e alle qualifiche e a implementare l'incrocio tra domanda e offerta attraverso, per esempio, la creazione di strumenti online più efficienti, collegamenti con il Portale europeo della mobilità professionale EURES, eccetera, persistono alcune criticità sostanziali su cui sarebbe il caso di operare per rafforzare questo strumento.

Una di queste è il confronto tra percorsi formativi come la comparazione di master acquisiti in Stati diversi e l'equiparazione dei titoli di studio su cui permane l'interlocuzione a livello istituzionale con gli organismi preposti.

In conclusione, per questi motivi, l'iniziativa Europass necessita, senza dubbio, di superare le problematiche che ho citato, legate soprattutto a una mancanza di inquadramento chiaro delle qualifiche, al fine di rendere il titolo equipollente e valido quando conseguito in uno degli Stati membri.

È pertanto condivisibile il dispositivo nella parte in cui si sollecita il coordinamento tra i sistemi dei singoli Stati e che i criteri siano effettivamente univoci per consentire un'omogenea valutazione delle competenze e qualifiche acquisite da ogni singolo candidato. Diventa molto difficile per i nostri ragazzi oggi, che si laureano o comunque prendono diplomi o master in Paesi dell'Unione europea, avere gli stessi poi riconosciuti in altri Paesi. Se Europass non funziona per questo scopo, allora non fa ciò per cui è stato creato.

Ringrazio il consigliere Foti per aver sollevato il tema e ovviamente il mio voto sarà favorevole.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Tarasconi.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie.

Intervengo per confermare l'interesse e il nostro voto favorevole. Mi trovo di fronte in questi giorni proprio a questi temi, a questi problemi avendo un figlio diplomato che deve chiedere una borsa di studio. Sottolineo anche le difficoltà che sorgono proprio nell'utilizzo di questi documenti che non sempre sono riconosciuti e leggibili, come pure il modello di diploma ministeriale che, ad oggi, è scritto in lingua italiana, con sotto tutte le diciture in lingua straniera. Sotto "nome" c'è scritto "name", sotto "cognome" c'è scritto "surname", sotto "data" c'è scritto "data di nascita" in inglese eccetera, eccetera. Sotto "voto" il voto è riportato in italiano e quindi il diploma è tutto tradotto in inglese a parte il voto, che viene riportato in lettere in italiano. Quindi, siamo di fronte al tema che qualcuno ha pensato a fare un diploma internazionale, dove i dati, però, vengono riportati in lettere in italiano e quindi non sono più leggibili.

Il legislatore deve fare attenzione a quando sviluppa queste buone intenzioni e poi rischia di inciampare in piccoli errori che poi diventano problematici.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

Se non ci sono più interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Non essendoci dichiarazioni di voto, passiamo alla votazione.

Metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 3853, a firma del consigliere Foti.

 

(È approvata all'unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): La risoluzione oggetto 3853 è approvata. 

Vista l'ora, chiudiamo l'Assemblea. Buona serata a tutti.

 

(Le comunicazioni prescritte dall'articolo 69 del Regolamento interno sono riportate in allegato)

 

La seduta è tolta.



07/02/2017

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Rassegna Stampa

Tommaso Foti TommasoFoti
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