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Regione

Abrogazione dei decreti del Ministero dell'Ambiente e del Territorio e della Tutela del Mare

Numero: 812
Soggetto: Assemblea
Data Risposta: 13/09/2016

del 14 febbraio 2013, n. 22 e 20 marzo 2013. "Effetti sulle istanze pendenti"

RELAZIONE
Colleghi Consiglieri!
Nel mese di gennaio 2013 veniva presentato alle Commissioni parlamentari competenti (quelle dell'Ambiente) lo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente regolamento recante «disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale» (Atto del Governo n. 529), con termine per la trasmissione del parere il 13 febbraio 2013.
La Commissione Vili della Camera dei Deputati, chiamata a pronunciarsi in ordine al predetto schema, nella seduta dello 11 Febbraio 2013 ebbe a così esprimersi: "La VIII Commissione, esaminato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente regolamento recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale (atto n. 529);
ritenuto assolutamente necessario svolgere un approfondimento con adeguate forme di consultazione; valutata la rilevanza delle conseguenze del provvedimento sul funzionamento del sistema dei cementifici e della tutela ambientale e della gestione dei rifiuti; ritenuto indispensabile il coinvolgimento delle Regioni;
ritenuto quindi necessario rinviare alla prossima legislatura l'adozione del provvedimento in questione; esprime: PARERE CONTRARIO".
La XIII Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato della Repubblica, in data 16 gennaio 2013 - a termine scaduto!!! - si esprimeva, invece, in senso favorevole.
Indipendentemente dalle diverse pronunce registratesi in sede parlamentare, nella Gazzetta Ufficiale del 14 marzo 2013, n. 62, veniva pubblicato il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 14 febbraio 2013, n. 22,
«Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate tipologie di combustibili solidi secondari (CSS), aisensi dell'articolo 184- ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni». Detto decreto, prima dell'emanazione, era stato preventivamente notificato alla Commissione europea ed approvato decorso il termine di «stand stili». Come indicato nel titolo, il regolamento stabiliva, nel rispetto degli standard di tutela ambientale e della salute, le condizioni alle quali alcune tipologie di Combustibili Solidi Secondari cessano di essere rifiuti e sono da considerare - a tutti gli effetti - un prodotto, la cosiddetta end of waste ai sensi della direttiva
2008/98/CE, relativa ai rifiuti.
L'il settembre 2013 il Senato della Repubblica approvava la mozione {1-00135, testo 2) a prima firma Morgoni (PD) e il 22 ottobre 2013 la Camera dei Deputati approvava la mozione 1-00193, a prima firma Norgi (PD), entrambe riguardanti il CCS. Detti atti di indirizzo, pur riconoscendo il ruolo del CSS conferito ai cementifici nel ciclo dei rifiuti, invitavano il Governo ad effettuare ulteriori indagini sugli eventuali rischi per la salute dell'uomo e dell'ambiente legati all'uso del CSS nei cementifici, nonché di confrontare la situazione italiana con quella degli altri Paesi europei. Inoltre si chiedeva al Governo di prendere le dovute precauzioni per
impedire che i cementifici venissero riconvertiti in inceneritori e di definire delle linee guida per verificare il rispetto dei requisiti ambientali da parte dei cementifici che ricevono il CSS.
Nei fatti, l'applicazione del cosiddetto "decreto Clini" (il più volte citato D.M. 22/2013) viene fortemente contestata nei territori interessati. Di recente, ma vicenda fortemente sintomatica, si registra la fortissima opposizione di cittadini, movimenti ambientali e forze politiche, alla richiesta presentata dalla società Buzzi Unicem volta all'utilizzo di CSS nell'impianto in funzione nel Comune di Vernasca (in provincia di Piacenza).
Alla luce di quanto sopra evidenziato e atteso il quadro di forte incertezza per quanto riguarda le conseguenze - soprattutto in riferimento alla tutela della salute pubblica, non essendo in vigore alcuna specifica normativa che preveda la possibilità di ricorrere alla valutazione d'impatto sanitario (VIS) - derivanti dall'applicazione del D.M. 22/2013, appare ragionevole prevedere l'abrogazione di quest'ultimo, come dispone il presente progetto di proposta di legge alle Camere, presentato ai sensi dell'articolo 121, comma 2, della Costituzione. Detto progetto prevede, inoltre,
l'abrogazione del Decreto dello stesso Ministero del 20 Marzo 2013 e dispone - altresì - che le istanze presentate conformemente alle norme di cui al D.M. 22/2013 ancora pendenti all'entrata in vigore della presente legge si considerano respinte.



ARTICOLATO

Articolo 1
1. Sono abrogati:
a) il Decreto Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 14 febbraio 2013, n. 22 (Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate tipologie di combustibili solidi secondari (CSS), ai sensi dell'articolo 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni);
b) il Decreto Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 20 marzo 2013 recante "Modifica dell'allegato X della parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni e integrazioni, in materia di utilizzo del combustibile solido secondario (CSS)".
2. Le richieste d'autorizzazione, presentate sulla base delle disposizioni contenute nei Decreti di cui al precedente comma, ancora pendenti il giorno dell'entrata in vigore della presente legge si considerano respinte.

Testo n. 1/2016 licenziato nella seduta del 5 settembre 2016 con il titolo: 


ABROGAZIONE DEI DECRETI DEL MINISTRO DELL'AMBIENTE E DEL TERRITORIO E DELLA TUTELA DEL MARE DEL 14 FEBBRAIO 2013, N. 22 E 20 MARZO 2013. EFFETTI SULLE ISTANZE PENDENTI

La commissione ha espresso parere favorevole in data 5 settembre 2016


Il progetto di legge è stato approvato dall'Assemblea Legislativa in data 14 settembre 2016

DIBATTITO INTEGRALE IN ASSEMBLEA LEGISLATIVA

OGGETTO 812

Delibera: «Proposta di legge alle Camere "Abrogazione dei decreti del Ministro dell'ambiente e del territorio e della tutela del mare del 14 febbraio 2013, n. 22 e 20 marzo 2013. Effetti sulle istanze pendenti".» A firma dei Consiglieri: Foti, Rancan, Molinari, Taruffi, Pruccoli, Aimi (91)

(Relazione, discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 812/1 oggetto 3219 - Presentazione, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l'oggetto 812: Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: «Abrogazione dei decreti del Ministero dell'Ambiente e del Territorio e della Tutela del Mare del 14 febbraio 2013, n. 22 e 20 marzo 2013. Effetti sulle istanze pendenti», a firma dei consiglieri Foti, Rancan, Molinari, Taruffi, Pruccoli.

Il testo n. 1/2016 è stato licenziato dalla Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità nella seduta del 5 settembre 2016.

Il progetto di legge è composto da un articolo.

Il relatore della Commissione, consigliere Tommaso Foti, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Su questo oggetto è stato presentato un ordine del giorno, a firma dei consiglieri Molinari, Calvano, Montalti, Tarasconi, Pruccoli, Taruffi e Rontini.

Do la parola al relatore, consigliere Tommaso Foti, che ha venti minuti a disposizione. Prego.

 

FOTIrelatore della Commissione: Signora presidente, come si è già verificato in Commissione, sono a chiedere all'Aula, se possibile, un voto unanime su questo progetto di legge alle Camere che afferisce all'abrogazione di una normativa introdotta con decreto ministeriale (decreto Clini) che, indipendentemente dalle valutazioni che si vogliono svolgere sui combustibili solidi secondari (CSS), apre una pagina significativa da parte di questa Assemblea legislativa per il sol fatto di non essere stata minimamente consultata nella fase di adozione di tale provvedimento.

Voglio peraltro ricordare che il provvedimento in esame, nato come bozza di decreto legislativo, ricevette il voto contrario da parte della Commissione Ambiente e Territorio della Camera dei deputati l'11 febbraio 2013 e, invece, ricevette il voto favorevole da parte della Commissione competente del Senato della Repubblica quando, però, i termini erano già scaduti.

Onde evitare fraintendimenti, mi sono procurato i verbali della discussione, che ho qui sottomano, che si è sviluppata in sede di Commissione Lavori pubblici, perché vi è stata una presa di posizione unanime sulla inopportunità sia rispetto ai tempi, sia rispetto al metodo, sia rispetto al merito da parte della Commissione Lavori pubblici. Essendo evidente che, a fronte di un parere negativo, il decreto legislativo non poteva essere sic et simpliciter ratificato dal Governo in carica, si è deciso di scegliere la strada del decreto ministeriale, quasi che un decreto legislativo e un decreto ministeriale fossero la stessa cosa. In realtà, così non era e così non è. Quindi, penso che ciò che la Camera aveva deciso in quella Commissione, di fatto, non sia stato superato, se non da un provvedimento arbitrario assunto direttamente dal ministro Clini.

Il tema e la discussione sul CSS potremmo estenderli a livelli scientifici o meno, che si possono sicuramente contrapporre tra di loro, ma una cosa è certa: siamo in presenza di una norma che, comunque la si guardi, non nasce all'interno di una discussione e di un esame da parte di quel Parlamento che, invece, per contro si era espresso sul Testo unico in materia ambientale. Con un decreto ministeriale si modifica un decreto legislativo che, in realtà, aveva ricevuto non solo il parere favorevole da parte dei due rami del Parlamento, ma indubbiamente era stato anche frutto di una discussione durata quantomeno due mesi, a pieno ritmo.

Se oggi siamo in quest'Aula, non ci siamo, ovviamente, per caso. Ci siamo in relazione alle situazioni pregresse che si sono verificate, ci siamo in relazione alle proteste che sono derivate dall'applicazione di questo decreto, ci siamo anche e soprattutto perché lo stesso Parlamento, in più occasioni e successivamente all'entrata in vigore del decreto ministeriale, ha richiamato il Governo a tutta una serie di verifiche, che a tutt'oggi non sono state espletate.

Mi sarebbe fin troppo facile citare le argomentazioni di alcune parti politiche. Tuttavia, essendo correttamente relatore e avendo un principio di indipendenza nell'esame degli atti, mi limiterò a citare, per quello che vale ovviamente, nel senso che gli atti di indirizzo valgono a Bologna come valgono a Roma, ovverosia tali rimangono, che il Senato della Repubblica, così come la Camera dei deputati, approvando l'11 settembre 2013 due mozioni a prima firma di parlamentari del Partito Democratico, pur riconoscendo che il ruolo del CSS conferito ai cementifici nel ciclo dei rifiuti ha una sua dignità come tema, invitava il Governo a effettuare ulteriori indagini sugli eventuali rischi per la salute dell'uomo e dell'ambiente legati all'uso del CSS nei cementifici, nonché chiedeva di confrontare la situazione italiana con quella degli altri Paesi europei e sollecitava il Governo a prendere le dovute precauzioni per impedire che i cementifici venissero riconvertiti in inceneritori e a definire le linee guida per verificare il rispetto dei requisiti ambientali da parte dei cementifici che ricevono il CSS. Mi pare che questo ordine del giorno sia alquanto esaustivo al riguardo, perché pone una serie di paletti, che poi sono stati tutti abilmente schivati, nel senso che del tema nessuno si è più occupato.

Io penso che a legislazione vigente, essendo una possibilità quella introdotta dal decreto Clini e non un obbligo, chi si vuole avvalere di questa possibilità ha titolo per avvalersene, ma se ne avvale in un quadro normativo che è troppo semplice scaricare sulle Regioni, in quanto dovrebbe essere un quadro normativo determinato a monte, ossia da parte del Governo centrale, che magari – questo sì –, rinnovando il Testo unico in materia ambientale, fissa su tutto il territorio nazionale parametri rigorosi al riguardo, parametri che, invece, diventerebbero difficili da stabilire da Regione a Regione, per il semplice motivo che apriremmo una gara al presunto rigore, che in definitiva di fatto impedirebbe l'applicazione della norma. Ma, allora, tanto vale abrogarla.

Proprio perché l'argomento è delicato e proprio perché non stiamo parlando di materia sulla quale esiste una grande letteratura – rammento che in Piemonte, in provincia di Cuneo precisamente, vi è un'esperienza piuttosto consolidata, ma che è stata consolidata ancor prima dell'entrata in vigore di questa norma, dal momento che l'autorizzazione risale addirittura al 2004-2005 – non penso si tratti di dare la caccia alle streghe o di voler criminalizzare comportamenti.

In occasione dell'approvazione da parte della Commissione di questo progetto di proposta di legge, abbiamo anche audito alcuni comitati della provincia di Piacenza, che ovviamente hanno espresso il loro giudizio su un'autorizzazione riferita alla provincia di Piacenza, ma non abbiamo audito le varie parti, anche quelle contrarie. Quindi, io non mi riferirò a quell'audizione che – torno a ripetere – tocca marginalmente questa proposta di legge o non la tocca affatto per un certo aspetto, nel senso che la proposta di legge in esame prevede che il divieto di poter utilizzare il CSS, nel momento in cui lo si abolisce, ovviamente lo si può applicare alle procedure in corso e non a quelle pregresse, perché non è compito nostro fare questo.

Io, però, penso che le preoccupazioni che sono state espresse siano un tipo di preoccupazioni che valgono a Piacenza come valgono probabilmente a Catanzaro. Ma, allora, proprio per questo ritengo che occorra una trasparenza nella norma, non nelle procedure – del resto, le procedure sono tutte con contraddittorio alla fine –, che indichi chiaramente, se si vuole stare sulla strada del CSS, che cosa si fa in termini di verifica, di limiti di emissioni e anche di utilizzo del CSS medesimo. D'altronde, un'autorizzazione lo può limitare anche a 250 chilometri, ma potrebbe esservi un'autorizzazione che tranquillamente preveda che vada su tutto il territorio nazionale. Neppure questo elemento specifica la norma nazionale.

Perché è delicato il tema? Perché noi non stiamo affrontando la legge regionale dell'Emilia-Romagna o una legge regionale dell'Emilia-Romagna. Noi ci stiamo rapportando a una normativa che ha portata nazionale, e una normativa che ha portata nazionale non può che prevedere delle norme generali e astratte che valgono su tutto il territorio nazionale.

Personalmente ritengo che la fretta sia stata cattiva consigliera. Una norma sul punto scritta diversamente, scritta con la collaborazione del Parlamento, scritta anche con alcuni passaggi e specifiche indispensabili, probabilmente potrebbe trovare una sorte migliore. Di fatto, questa norma lascia alla libera interpretazione dei soggetti interessati di comportarsi come meglio credono, nei limiti ovviamente della legislazione vigente in ambito regionale.

Penso, allora, di poter dire che noi oggi, se questa proposta di legge viene approvata, diamo un segnale: si chiede che il Parlamento torni a occuparsi di una materia, in sede di esame della proposta stessa, per dare una risposta non dico definitiva o irremovibile, ma certamente necessaria ai tanti dubbi che in questi anni si sono pian piano radicati.

Certo è che sarebbe stato molto meglio non procedere come si è voluto procedere da parte del ministro dell'Ambiente di allora, con una forzatura che quantomeno è sospetta sotto il profilo procedurale. Del resto, se si propone un decreto legislativo, ci si rifà chiaramente a una norma primaria di attuazione della norma medesima; invece, se si procede con decreto ministeriale, addirittura ci si muove con una fonte anche del diritto che rileva un'autonomia circoscritta, che non può essere sicuramente quella pari al decreto legislativo.

Badate, il mio non è un ragionamento leguleio, bensì di forma e di sostanza: nella contrapposizione delle tesi ci sta la decisione, nell'imposizione di una norma ci sta l'arroganza. E questa è una norma che è stata scritta con arroganza. Soprattutto – non so se qualcuno se ne sia accorto – alla fine tutti si sono defilati, quasi che la norma potesse tranquillamente rimanere nell'ordinamento nella convinzione che non producesse effetti. In realtà, gli effetti li ha prodotti, perché ovviamente chi – e parlo dei cementieri – più di ogni altro era interessato alla materia si è attivato per poter ricavare da quella norma quelli che erano i benefici che intendevano ottenere attraverso l'utilizzo della norma medesima.

Mi pare, quindi, che il quadro sia in sé oltremodo chiaro. Debbo aggiungere, perché per correttezza sono abituato, a differenza di altri, a non fare gli accordi fuori, ma dentro, che mi è stata trasmessa, in qualità di relatore, la bozza di un ordine del giorno, che personalmente ritengo in grandi parti inconferente con l'argomento in esame, tant'è vero che si potrà dare atto al relatore che, pur essendo di Piacenza, non ha minimamente toccato la questione della VIA e dell'autorizzazione rilasciate all'impianto di Mocomero di Vernasca della Buzzi Unicem. Debbo dire che, in definitiva, soltanto la parte dispositiva contiene, per quanto mi riguarda, un elemento di condivisione o, comunque, di non contrarietà. Non penso di dover sottoporre l'Assemblea al martirio della votazione per tre o quattro parti separate, così come il Regolamento mi consentirebbe. Dico che è giusto che la maggioranza, se ritiene fondato quell'ordine del giorno, voti anche quell'ordine del giorno.

Questa proposta di legge fa anche riferimento, nella sua relazione, al caso di Piacenza, ma solo per dire che le legittime proteste dei cittadini necessitano comunque di risposte e non di scrollate di spalle. Questa proposta è stata presentata lo scorso anno e si sono aggiunte le firme di altri colleghi in modo trasversale, quindi senza sollecitazione da parte mia, ma neanche senza particolare riverenza da parte loro. È stato un convincimento maturato nel corso dell'esame e anche, penso, toccando con mano alcune realtà che abbiamo avuto modo di udire. Mi riferisco soprattutto ai colleghi Molinari e Taruffi, perché il collega Rancan, per la verità, su questo tema non aveva bisogno di particolari "prove del nove".

A questo punto, io mi appello all'Assemblea − che, comunque, potrebbe tranquillamente ribaltare il risultato unanime espresso in Commissione − per dire che, se si approva questa proposta di legge, si apre una fase di dibattito che penso possa servire anche al futuro dei prodotti e dei rifiuti che, poi, non devono essere considerati tali. Se dalle Regioni provengono richiami ad alcune decisioni che non siano frutto anche di partecipazioni, all'interno di un Consiglio dei Ministri, di componenti di Consigli di Amministrazione di cementifici interessati alle questioni, ma di una parte vasta dell'area parlamentare, che nel libero confronto espone le proprie tesi e, poi, va a sintesi, e le sintesi − come si sa − non sono necessariamente obbligatorie... Sono sintesi. Poi c'è chi rifiuta le sintesi perché ritiene che solo nelle monarchie istituzionali vi debba essere sempre l'unanimità. Questo, però, è un altro argomento.

 

(interruzioni)

 

No, non è nemmeno il caso del Parlamento. In nessun organo. Si potrebbe dire che non è un problema semantico, ma a volte incide notevolmente sugli atteggiamenti delle persone.

Non è che io abbia molto altro da illustrare, anche perché la Commissione, sotto la presidenza della consigliera Rontini, ha sviscerato questo argomento in quattro o cinque occasioni. Per una proposta di legge composta da un articolo unico, è stato un esame molto dettagliato...

 

(interruzioni)

 

Debbo dare anche atto alla presidente Rontini di essersi volentieri spesa per dare la possibilità, a chi l'aveva richiesta, di essere ascoltato da parte dei comitati, che in alcune loro espressioni hanno sicuramente fatto prevalere argomenti di natura tecnica e di precauzione; in altre valutazioni strettamente politiche − come ho avuto occasione di dire loro − io le avrei evitate, perché la Commissione non è la sede della polemica politica. La polemica politica la facciamo in un dibattito all'esterno parlando di altro e affrontando altro, soprattutto quando gli interlocutori sono in gran parte estranei alla materia in discussione, per il semplice fatto che la vicenda Buzzi Unicem la conosciamo qui dentro, probabilmente, in modo abbastanza dettagliato, in cinque persone, ma finisce lì.

In conclusione, ringrazio coloro i quali hanno sottoscritto questa proposta di legge. Ringrazio anche la Commissione per essersi espressa unanimemente a favore della stessa. Ritengo che, se vi sarà un'approvazione da parte di questa Assemblea, un piccolo punto (non mi illudo che il giorno dopo possa capitare chissà che cosa), anche per sollecitare i Gruppi parlamentari presenti nei due rami del Parlamento a riattivarsi dopo il 2013... Gli ordini del giorno – ripeto − li ha approvati anche il nuovo Parlamento. La decisione negativa era stata espressa dal vecchio Parlamento, ma anche il nuovo Parlamento si è espresso con tutta una serie di dubbi, di richieste, di esami dei quali non si è più avuto traccia. Penso non solo che sia un atto di buona politica, ma penso anche che questo atto dimostri a tutti gli interlocutori che nessuno è sordo, nessuno sposa a priori una tesi, ma tutti sono disposti a ridiscutere, nel contraddittorio delle parti, l'argomento in questione.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

PRESIDENTE (Rainieri): Ringrazio il relatore Foti.

Passiamo, quindi, alla discussione generale. Sono previsti venti minuti per ogni consigliere.

Ha chiesto di parlare il consigliere Molinari. Ne ha facoltà.

 

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23/06/2015

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Rassegna Stampa

Tommaso Foti TommasoFoti
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