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Regione

Inno di Mameli, proposta di legge per impedirne storpiature; Foti:'fornire una solida base giuridica e prevedere sanzioni per chi lo storpia'

Numero: 3691
Soggetto: Assemblea
Data Risposta: 29/11/2017

RELAZIONE 

Colleghi Consiglieri! - 

Pur essendo da anni ritenuto inno nazionale, "Fratelli d'Italia" continua a non avere una fonte giuridica che tale lo legittimi. 

L'inno di Mameli fu adottato, infatti, il 12 ottobre 1946 come inno militare in sostituzione della Marcia reale sabauda, con provvedimento d'urgenza del Governo di Alcide De Gasperi.  

La Costituzione ebbe successivamente a prevedere, all'articolo 12, che "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni." ma nulla ebbe a disporre in ordine all'adozione dell'inno nazionale. 

Per decenni si è dibattuto sulla necessità di rendere "Fratelli d'Italia" l'inno ufficiale della Repubblica Italiana, ma senza arrivare mai - come detto - all'approvazione di una specifica norma di legge al riguardo. 

Occorre ricordare, tuttavia, che la legge n. 222 del 23 novembre 2012, segnatamente l'articolo 1, comma 2, prevede" l'insegnamento dell'inno di Mameli e dei suoi fondamenti storici e ideali" nelle scuole di ogni ordine e grado. 

Pare evidente che detta meritoria disposizione di legge non trova applicazione in alcune aree del Paese: ad esempio, il 5 dicembre 2016 all'Istituto Aldini Valeriani di Bologna - nel corso della commemorazione promossa dalla sezione bolognese dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia in ricordo di Efrem Benati e Emilio Bussolari (un bidello e uno studente fucilati nel corso della guerra civile) - agli studenti è stato fatto cantare l'inno di Mameli, in versione modificata: forse per compiacere un malinteso modello di integrazione le parole "Fratelli d'Italia" sono state sostituite da "Fratelli in Italia". 

In precedenza, il 1 maggio 2015, in occasione dell'inaugurazione di Expo, presente e consenziente il Presidente del Consiglio dei Ministri, dr. Matteo Renzi, le parole dell'inno nazionale «siam pronti alla morte…l'Italia chiamò» venivano sostituite da «siamo pronti alla vita… l'Italia chiamò». 

Pare evidente che il lasciare storpiare l'Inno nazionale - apportando allo stesso modifiche non gradite e non richieste, con l'evidente obiettivo di piegare le parole che lo compongono ad esigenze della politica o a strumentali finalità - non può né deve essere permesso. 

Alla luce di quanto sopra esposto non è più rinviabile l'approvazione di una norma di legge che riconosca "Fratelli d'Italia" quale inno ufficiale della Repubblica, ponendo così fine al malvezzo di coloro che pubblicamente e intenzionalmente ne storpiano le parole e ne modificano il significato, che vanno sanzionati. 

PROPOSTA DI LEGGE 

Art. 1. 

1. L'inno di Goffredo Mameli, «Fratelli d'Italia» è riconosciuto quale inno ufficiale della Repubblica. 

2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera ii), della legge 12 gennaio 1991, n. 13, sono riconosciuti il testo integrale e lo spartito musicale originale dell'inno della Repubblica italiana «Fratelli d'Italia» e i relativi adattamenti musicali e sono stabilite le modalità di esecuzione dell'inno nelle cerimonie ufficiali. 

3. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge il Governo è delegato ad approvare norme volte a sanzionare coloro che pubblicamente e intenzionalmente modificano il testo integrale dell'Inno nazionale "Fratelli d'Italia".

Tommaso Foti

La Commissione I Bilancio, Affari generali e istituzionali ha espresso parare contrario in data 25 ottobre 2017

Durante il dibattito in Assemblea Legislativa svoltosi in data 28 novembre 2017, in seguito alla presentazione dell'ordine del giorno 3691/1 per il "Non passaggio all'esame degli articoli", il consigliere Foti ha proceduto a ritirare la proposta di legge

DIBATTITO IN ASSEMBLEA LEGISLATIVA

OGGETTO 3691

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: "Riconoscimento dell'inno di Goffredo Mameli "Fratelli d'Italia" quale inno ufficiale della Repubblica". A firma del Consigliere: Foti

(Relazione e ritiro)

(Ordine del giorno 3691/1 "Non passaggio all'esame degli articoli" - Presentazione e decadenza per ritiro del progetto di proposta di legge alle Camere)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l'oggetto 3691, Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'articolo 121, comma 2 della Costituzione, recante: "Riconoscimento dell'inno di Goffredo Mameli, 'Fratelli d'Italia', quale inno ufficiale della Repubblica", a firma del consigliere Foti.

Il testo n. 20 del 2017 è stato licenziato dalla Commissione Bilancio e Affari generali, nella seduta del 24 ottobre 2017, con parere contrario.

Il progetto di legge è composto da un articolo.

Il relatore della Commissione è il consigliere Tommaso Foti, che ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Su tale oggetto è stato presentato un ordine del giorno, il n. 3691/1, di non passaggio all'esame dell'articolato, a firma del consigliere Poli.

La parola al relatore della Commissione, Tommaso Foti. Prego.

 

FOTIrelatore: Io speravo che il consigliere Poli ritirasse almeno l'ordine del giorno sul non passaggio…

 

PRESIDENTE (Saliera): Mi scusi, consigliere Foti, forse non ha inserito la sua tessera, perché non mi risulta il suo nome.

Prego, ha la parola.

 

FOTI: Una volta la tessera era quella del pane, adesso c'è anche la tessera per parlare.

A prescindere da ciò, io speravo che il consigliere Poli avesse ritirato almeno l'ordine del giorno di non passaggio all'esame del progetto di legge. È quantomeno curioso, ma non mi stupisce, è una cosa che può succedere solo in Emilia-Romagna, che dopo che è stato presentato un progetto di legge alle Camere che riguardava specificatamente la materia del riconoscimento di "Fratelli d'Italia", o "Canto degli italiani" che dir si volesse come inno nazionale, io non avrei mai pensato che nonostante le numerose ammonizioni che mi ero permesso di rivolgere alla maggioranza, si bocciasse questo progetto di legge. Ho continuato a dire: guardate che voi lo bocciate e bocciate lo stesso testo che state votando in Parlamento.

Mi sembra che non sia più un caso neppure di vivace dibattito culturale e politico, quello all'interno soprattutto del PD ma, lasciatemelo dire, di cecità politica, che francamente stupisce e amareggia.

Ad ogni buon conto, eviterò di esprimere giudizi sufficientemente polemici, non è il caso. I gesti si qualificano di per sé. Il voto contrario è una medaglia al valore della vostra cecità politica, della vostra faziosità, direi istituzionale, e quindi prendetevela tutta.

Io mi limito soltanto a dire, signora presidente, che avrei comunque ritirato questo progetto di legge, perché far bocciare l'inno nazionale significa veramente essere, come si suol dire, alla frutta. Ma probabilmente siete già passati anche… Il conto di questi comportamenti arriva il prossimo anno, lo daranno gli elettori, il conto, ma siete passati anche all'amaro. Penso che sia una decisione amara, quella che avete assunto, proprio perché l'avete assunta in un momento in cui già la Commissione affari costituzionali della Camera e già l'Aula della Camera avevano approvato il provvedimento. Ma dato che non vi fate mancare nulla, almeno vi foste salvati nella precedente seduta. Avreste potuto votarlo facendo solo un bel gesto, tanto nel pomeriggio diventava ugualmente legge, perché nella seduta del Senato, in Commissione affari costituzionali, sede legislativa, il progetto di legge è stato approvato, quindi, a tutti gli effetti, oggi il provvedimento in esame è legge.

Se volessi essere polemico, ma non lo sono per il rispetto che ho di queste cose – non dell'Assemblea – direi che possiamo votarlo ugualmente. Dato infatti che questo testo prevede che l'inno nazionale sia "Fratelli d'Italia", mentre nella legge che è stata licenziata si dice "Canto degli Italiani", potrei dire che non è neanche superata sotto il profilo tecnico, atteso che a questo punto si può modificare la legge medesima. Ma essendo avvezzo a non giocare con le cose serie, lascio che a coprire e a coprirsi di ridicolo siano altri.

Voglio peraltro dire che l'iniziativa parlamentare che ha portato all'approvazione di questa legge ha come primo firmatario l'onorevole Umberto D'Ottavio del Partito Democratico. Probabilmente c'è un Partito democratico che a Roma canta l'inno nazionale e che qui è fermo ancora a Bandiera rossa: cercate di evolvervi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Una domanda: è formalmente ritirato? Quindi, si ferma qui la discussione. Verbalizziamo che il consigliere Foti ha ritirato il progetto di proposta di legge alle Camere, ogg. 3691.

Procediamo, quindi, con i punti all'ordine del giorno.



07/12/2016

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