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Regione

Anziani, minori e disabili: un progetto di legge per implementare un efficace sistema di videosorveglianza contro gli abusi nelle strutture pubbliche

Numero: 2214
Soggetto: Assemblea
Data Risposta: 21/06/2016

RELAZIONE 

COLLEGHI CONSIGLIERI ! 

- Il mondo del welfare si caratterizza - dai principi fissati nelle leggi fino alle più minute pratiche quotidiane nei servizi - per l'elevato numero di norme di regole, di precetti, di classificazioni, di certificazioni che lo riguarda. 

Oggi, tuttavia, nelle fasi di trasformazione che caratterizzano il welfare, le questioni della giustizia sociale, con particolare riferimento alla tutela dei soggetti deboli, tendono a restare in ombra, nascoste. 

Si ragiona in funzione del rapporto tra costi e benefici, o di quello dell'efficacia, per esempio lavorando sulla coerenza tra domanda e offerta di servizi; si parla di bisogni, ma poco, o quasi nulla, si dice a proposito di diritti alla tutela. 

Parlando di giustizia sociale, bisogna per prima cosa richiamare alla memoria il Welfare State, che cosa ha significato per quella che Durkheim definiva la coscienza collettiva: la possibilità, la sfida, di costruire una "società migliore" ed equa per tutti. 

Giova anche richiamare alla memoria la lettera degli articoli 3 e 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che così recitano: "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona" (articolo 3); "Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti" (articolo 5) 

Eppure la violenza, fisica e verbale, viene praticata, con sempre maggiore frequenza ed accanimento, nei confronti di quei soggetti deboli che maggiormente necessiterebbero di cure ed attenzioni. Le cronache recenti aprono spiragli su fatti davvero sconcertanti verificatisi negli asili nido, nelle scuole dell'infanzia, nei centri diurni di sanità mentale, nelle case di cura e di riposo per anziani, nei centri di riabilitazione a breve e lunga degenza per persone diversamente abili, sia fisiche che psichiatriche. 

La situazione di violenze e maltrattamenti nei confronti di minori, anziani e disabili all'interno delle strutture ove gli stessi vengono ospitati è ormai un problema nazionale. Troppi casi si ripetono, da Nord a Sud. Giusto per richiamare alla memoria alcuni episodi che emergono dalla cronaca di tutti i giorni, è qui il caso ricordare quanto accaduto anche di recente nella regione Emilia-Romagna, con le sconcertanti vicende riguardanti l'asilo di Pavullo nel Frignano (Modena) piuttosto che la casa di cura per anziani di Parma. Ma prima di questi si erano già verificati episodi similari anche a Collecchio (Parma) e a Reggio Emilia. A tacere della vicenda di Conselice (Ravenna) - conclusasi con il patteggiamento della pena da parte dell'imputata - e di quella di Castiglione dei Pepoli (Bologna). 

Anziani, minori e disabili, sono ormai l'anello debole della società; per questa ragione bisogna appare fondamentale monitorare le condizioni in cui vengono ospitati nelle strutture pubbliche e private, affinché coloro i quali usino violenza contro di loro siano adeguatamente puniti e definitivamente estromessi dal potere svolgere attività di questo genere. 

Il presente testo di legge si pone l'obiettivo, dunque, d'intervenire per garantire una decisa ed efficace presenza, nonché un adeguato controllo istituzionale, nell'ambito delle suddette strutture di servizi. 

La proposta in esame si compone di cinque articoli e si colloca, come detto, nell'ambito della prevenzione e del contrasto alle pratiche di abuso fisico e psichico nei confronti di soggetti deboli attraverso l'installazione di sistemi di videosorveglianza all'interno delle strutture indicate negli articoli 1 e 2. 

La predetta installazione di un sistema di videosorveglianza a circuito interno nelle strutture pubbliche e private costituisce ad avviso del proponente, da una parte, un elemento di maggiore garanzia per le famiglie che devono affidare i propri figli, genitori e parenti a tali strutture e, dall'altra, un deterrente per evitare ogni eventuale tipo di abuso da parte di coloro che vi operano o, addirittura, da parte di soggetti esterni. 

Il proponente ha valutato se la Regione Emilia-Romagna potesse legiferare autonomamente in materia, atteso che il progetto di legge incide sulla tutela della riservatezza, così come risulta dal "Provvedimento in materia di videosorveglianza" dello 8 aprile 2010 del Garante per la protezione dei dati personali. Nel detto provvedimento, infatti, si legge. "Il trattamento dei dati personali effettuato mediante l'uso di sistemi di videosorveglianza non forma oggetto di legislazione specifica; al riguardo si applicano, pertanto, le disposizioni generali in tema di protezione dei dati personali. Il Garante ritiene necessario intervenire nuovamente in tale settore con il presente provvedimento generale (…) in considerazione sia dei numerosi interventi legislativi in materia, sia dell'ingente quantità di quesiti, segnalazioni, reclami e richieste di verifica preliminare in materia sottoposti a questa Autorità". 

Il "Provvedimento" definisce poi le regole e gli accorgimenti da osservare nell'installazione degli impianti di videosorveglianza, diversificandoli a seconda del luogo in cui l'installazione è operata.

Nei fatti, il riparto di competenze Stato-Regioni in materia di tutela della riservatezza risulta definito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 271/2005, con la quale il Giudice delle leggi ha dichiarato l'illegittimità di alcune disposizioni della Legge n. 11/2004 della Regione Emilia-Romagna (Sviluppo regionale della società dell'informazione). In detta sentenza, la Consulta afferma che il Decreto Legislativo n. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali) costituisce "un corpo normativo essenzialmente riferibile, all'interno delle materie legislative di cui all'articolo 117 della Costituzione, alla categoria dell'ordinamento civile, di cui alla lettera l) del secondo comma". Ciò non esclude in radice la possibilità di un intervento regolatorio da parte di altre amministrazioni pubbliche, poiché - come nota la Corte Costituzionale - è la stessa legislazione statale a prevedere "anche un ruolo normativo, per quanto di tipo meramente integrativo, per i soggetti pubblici chiamati a trattare i dati personali, evidentemente per la necessità, almeno in parte ineludibile, che i princìpi posti dalla legge a tutela dei dati personali siano garantiti nei diversi contesti legislativi ed istituzionali (…). In questi ambiti possono quindi essere adottati anche leggi o regolamenti regionali, ma solo in quanto e nella misura in cui ciò sia appunto previsto dalla legislazione statale". Tuttavia, in ragione delle suesposte considerazioni e ragioni ritiene il proponente di presentare il presente progetto di legge secondo quanto disposto dall'articolo 121, comma 2, della Costituzione, confidando anche - attesa l'urgenza di provvedere al riguardo - nella celere approvazione dello stesso da parte dell'Assemblea Legislativa dell'Emilia- Romagna. 

Progetto di legge. 

Articolo 1 (Finalità) 

1. Lo Stato promuove politiche attuative di contrasto agli abusi fisici e psicologici a tutela di soggetti deboli, quali bambini, anziani, diversamente abili sia fisici che psichiatrici, ospiti delle strutture, sia pubbliche che private. 

2. Gli interventi previsti e disciplinati dalla presente legge sono attuati secondo le modalità previste dell'articolo 4 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento) e s.m.i. 

Articolo 2 (Sorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia pubblici e privati) 

1. Gli asili nido e le scuole dell'infanzia, pubblici e privati, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, al fine di garantire la sicurezza degli ospiti delle medesime strutture, devono dotarsi di un sistema di telecamere a circuito chiuso, conforme a quanto prescritto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali). 

2. L'attività di gestione del sistema di videosorveglianza di cui al comma 1 deve essere affidata esclusivamente a personale appartenente alla struttura interessata. 

Articolo 3 
(Sorveglianza nelle strutture residenziali socio- assistenziali per anziani, per disabili e per minori in situazione di disagio) 

1. Le strutture socio-assistenziali per anziani, per disabili e per minori in situazione di disagio, convenzionate o non convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, nonché quelle gestite direttamente dalle aziende sanitarie locali a carattere residenziale e semiresidenziale, al fine di garantire una maggiore tutela degli ospiti delle strutture stesse devono, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, dotarsi di un sistema di telecamere a circuito chiuso, conforme a quanto prescritto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. 

2. L'attività di gestione del sistema di videosorveglianza di cui al comma 1 deve essere affidata esclusivamente a personale 
appartenente alla struttura interessata. 

Articolo 4 
(Installazione dei sistemi di videosorveglianza) 

1. Le amministrazioni pubbliche competenti e le aziende sanitarie locali assicurano che le strutture di cui all'articolo 2, comma 1, e all'articolo 3, comma 1, possiedano i requisiti urbanistici, edilizi, di prevenzione antincendio, di igiene e di sicurezza organizzativo-funzionali e di gestione del personale previsti dalla normativa vigente, con particolare riguardo alla tipologia e al tipo di utenza, e provvedono all'installazione di telecamere a circuito chiuso nelle strutture di loro competenza. 

2. Le strutture private adibite all'attività di cui all'articolo 2, comma 1, e all'articolo 3, comma 1, provvedono autonomamente all'installazione delle telecamere a circuito chiuso e ne danno comunicazione, entro trenta giorni, alle amministrazioni pubbliche competenti in caso di asili nido e di scuole dell'infanzia e alle aziende sanitarie locali in caso di strutture socio-assistenziali. 

Articolo 5 
(Sanzioni) 

1. L'autorità competente ordina la sospensione dell'attività nelle strutture pubbliche e private quando quest'ultime, decorsi i termini previsti, non abbiano adempiuto gli obblighi introdotti dalla presente legge. 

2. L'omessa installazione dei sistemi di sorveglianza nelle strutture di nuova costruzione adibite agli utilizzi di cui agli articoli che precedono impedisce alle stesse di potere svolgere l'attività prevista.

Tommaso Foti

Votato a maggioranza il "Non passaggio all'esame degli articoli"

DIBATTITO INTEGRALE IN ASSEMBLEA LEGISLATIVA

OGGETTO 2214

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2 della Costituzione, recante: "Disposizioni in materia di video sorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio". A firma del Consigliere: Foti

(Relazione, discussione e reiezione)

(Ordine del giorno 2214/1 "Non passaggio all'esame degli articoli" - Presentazione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Proseguiamo con l'ordine del giorno, con l'oggetto 2214: Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2 della Costituzione, recante: "Disposizioni in materia di video sorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio", a firma del consigliere Foti.

Il testo n. 2/2016 è stato licenziato dalla Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali nella seduta del 7 giugno 2016 con parere contrario.

Il progetto di legge è composto da 5 articoli.

Il relatore della Commissione, consigliere Tommaso Foti, ha preannunciato di svolgere relazione orale.

Sul progetto di legge insiste un ordine del giorno di non passaggio all'esame degli articoli del consigliere Paolo Zoffoli.

Procediamo alla discussione.

La parola al relatore Tommaso Foti. Ha venti minuti.

 

FOTIrelatore: Signor presidente, non posso non prendere atto della decisione negativa espressa dalla Commissione deputata all'esame di questo progetto di legge alle Camere. Me ne dispiaccio perché mi pare che anche e soprattutto in Emilia-Romagna vi sia stata una escalation di fatti emersi solo ed esclusivamente in relazione alle indagini della magistratura, e non di altri, che hanno portato alla luce come sia in luoghi che ospitano minori, sia in luoghi che ospitano anziani, senza che questi ultimi siano portatori di particolari malattie, sia soprattutto in luoghi dove vengono ospitati anziani portatori di particolari malattie, una per tutte l'Alzheimer, siano stati compiuti da personale, che io non definisco "persone", atti gravissimi di violenza nei confronti degli indifesi.

So benissimo che i progetti di legge hanno una loro funzione, che è quella di far dibattere, ma – lo vedremo anche per decisione non mia – è molto più facile ignorare il tema anche sotto il profilo della comunicazione. Mettere il dito nella piaga disturba il manovratore. Pare che questo non sia un tema sensibile neppure per un'Assemblea elettiva come la nostra i cui consiglieri regionali non possono dimenticarsi che le strutture che sono state coinvolte in indagini, certo sottoposte alla verifica poi del contraddittorio delle parti, erano tutte strutture che avevano avuto, chi la settimana prima, chi quindici giorni prima, chi il mese prima, la verifica da parte delle ASL e il giudizio positivo da parte dei responsabili della stessa ASL.

Dico questo perché è evidente che quando si inserisce una proposta come quella in esame, solo uno stolto proponente non si sarebbe fatto carico di verificare precedentemente il livello dei controlli che sono stati operati. Sarebbe molto più facile al di là di ricorrere sempre a questo benedetto articolo di non passaggio alla votazione perché già si è pronunciata la Commissione, strana interpretazione del Regolamento e delle norme, perché se così fosse bisognerebbe dedurne quanto meno che la Commissione era in sede redigente, ma la Commissione non era in sede redigente.

Che cosa significa il parere pur autorevole di una Commissione rispetto alla sovranità dell'Assemblea legislativa? Messo da parte questo argomento che verrà ripreso, forse, sotto il profilo giuridico, rimane invece la sostanza: se in una struttura vengono effettuati tutti i controlli di legge, se in una struttura il personale è stato scelto secondo le norme di legge, se la cooperativa (ammesso che si tratti solo di cooperative, in realtà a volte si tratta anche di dipendenti non di cooperative) è stata accreditata per svolgere quella funzione, mi spiegate quali altri ulteriori controlli possono essere effettuati da parte di terzi? Nessuno.

Noi potremmo auspicare, lo diceva la consigliera Sensoli – mi scuso per il battibecco che con lei ho avuto – di migliorare la formazione professionale. Certo, nessuno lo nega, ma il punto dolente della questione non è il fatto che vi fossero uno o due dipendenti che si comportavano in un certo modo, in alcuni casi erano sette, otto dipendenti che si comportavano in quel modo che voglio essere chiaro a tutti gli effetti, per le immagini che io ho visto, rimane un modo ignobile sotto il profilo del trattamento della persona, violento e illecito sotto il profilo penale, ma, scusatemi, soprattutto abominevole sotto il profilo morale.

Lo dico anche per il collega Aimi, noi veniamo da una storia dove l'abbiamo vissuta sulla pelle la violenza. Eravamo persone che, però, si potevano difendere. È troppo comodo prendersela con degli indifesi. È troppo comodo prendersela con i bambini nella fase più delicata della loro vita, sottoponendoli anche a forme di tortura psicologica.

Non voglio pronunciarmi in ordine agli anziani, perché rispetto agli anziani, scusatemi, quando vedete degli anziani abbandonati tra i loro escrementi, lasciati in quel modo per due o tre giorni, ci sarà pure qualcuno che avrà avuto uno scatto di dignità! Non bastano neanche i controlli interni evidentemente, perché io non penso che il direttore di una struttura, se fosse venuto a conoscenza di certi comportamenti, non li avrebbe quanto meno monitorati prima e puniti successivamente, almeno in sede disciplinare in primo luogo, oltre che a rivolgersi alla magistratura. Se qui abbiamo lo spaccato di queste vicende, sapete per quale ragione ce l'abbiamo? Per la stessa ragione per cui avete votato contro a questa proposta di legge. E cioè? Che sono state utilizzate quelle telecamere – attenzione – in modo surrettizio, perché si era in un ambito di un'indagine penale e non in un modo sistemico, come si chiede con questa proposta di legge.

Io penso, quindi, che lo Stato non possa far finta di non vedere, perché è ovvio che – penso di non scoprire l'acqua calda – ciò che emerge dalle indagini è solo la punta di un iceberg. Se anche nella civilissima Emilia-Romagna contiamo in tre anni una decina di indagini di questa natura, laddove ci si vanta di avere l'assistenza agli anziani e ai bambini migliore d'Europa, se non del mondo, figuratevi in quelle regioni che sono fanalino di coda in Europa e nel mondo. Allora, interveniamo in maniera decisa in materia, sempre ovviamente nel pieno rispetto delle norme sulla privacy. Ho sentito anche dire che non si possono riprendere i bambini. A dire il vero i bambini forse sarebbe meglio non utilizzarli per gli spot in campagna elettorale. Quello sì che bisognerebbe non farlo. Tuttavia, la ripresa a circuito chiuso non ha alcun effetto rispetto all'esterno. Non vi è alcuna forma di violazione della privacy e non vi è neanche violazione della privacy del lavoratore, perché questo tipo di strumentazione è prevista, secondo il Codice di autoregolamentazione e regolamentazione della privacy, quando se ne manifestino le ragioni giustificatrici.

Mi pare anche un po' debole, tra l'altro, l'argomentazione della privacy, perché sotto questo profilo parliamo di privacy, nel momento in cui abbiamo riempito le città di tutta Italia di telecamere in funzione anti-intrusione, non c'è persona che in una casa non abbia installato oggi una telecamera e un allarme, ma di che cosa stiamo parlando? È ovvio che, se l'avvocato Aimi ha una telecamera, non va di certo a proiettare le persone che passano davanti a casa sua in Piazza Grande a Modena. Ma è ovvio che sia così. Ognuno è ben responsabile delle proprie azioni. E figuratevi se del trattamento dei dati personali non è in grado di occuparsi una struttura che già si interessa del trattamento dei dati personali e sensibili di tutti i suoi dipendenti. D'altronde, quando si hanno dei dipendenti - forse qualcuno non lo sa – si è soggetti al trattamento dei dati personali.

Io non ho la presunzione di aver trovato la risposta unica, vera e certa a queste situazioni. Dico soltanto una cosa: in assenza di queste norme ci rimane solo la speranza che debbano agire una volta la polizia, una volta i carabinieri, una volta la guardia di finanza andando a piazzare delle telecamere nascoste nell'ambito di un'indagine di polizia giudiziaria per far emergere le schifezze che abbiamo visto. Ma, allora, mi pongo un problema e dico: se questa operazione viene promossa e finanziata dallo Stato che cosa cambia? Certo, se uno sa che può essere ripreso nel momento in cui dà una sberla a un anziano o lo lascia per tre o quattro giorni per terra, forse magari ci pensa due volte. Certo, sono ben convinto che non basta aver punito il reato di omicidio perché nessuno ammazzi un suo simile. Ma è ovvio che siamo nell'ambito di una prevenzione, che, oltre a quella insita nel Codice che punisce questi reati, si accompagna a una forma di prevenzione che è propria degli atti.

Mi permetto di dire, con la massima chiarezza, che, al di là delle iniziative messe in atto dall'assessore Venturi nei confronti di quelle strutture che erano convenzionate, diventa anche difficile togliere il convenzionamento alle strutture. L'avete capito o no che cosa vuol dire buttare sulla strada 60-70 persone? Sapete qual è stata la preoccupazione più grande dei familiari delle persone ospitate in quelle strutture dopo aver visionato quei filmati? Appena dopo lo schifo per come erano trattati i loro cari, si domandavano: "Adesso che cosa facciamo? Adesso dove li mandiamo?". Quindi, non vale neanche il principio, molto comodo, di dire: noi interveniamo in seconda battuta, togliamo la convenzione, dopodiché la struttura si arrangerà. Ma quello si arrangerà probabilmente chiudendo l'attività, magari anche rivalendosi nei confronti dei dipendenti che così male si sono comportati e che hanno causato all'azienda una perdita. Ma alle famiglie qualcuno poi ci dovrà anche pensare.

Queste, dunque, sono le ragioni per cui dico che non vedo assolutamente cosa ci sia di strano nel proporre alle Camere di occuparsi di un tema, in ordine al quale vi posso garantire pendono altre proposte di legge alla Camera, anche di partiti che non sono il mio, se qualcuno è interessato a esaminarle.

È troppo comodo andare a Bruxelles e chiedere l'installazione all'uopo di telecamere e poi andare a Bologna e sostenere l'esatto contrario. È troppo comodo andare a Roma a dire che in questi casi ci vorrebbero le telecamere, come è troppo comodo andare a Parma, quando succede qualcosa, e dire che ci vorrebbero le telecamere. Ma ci vorrebbero come? Chi le installa? Forse qualche entità soprannaturale che dota queste strutture ospedaliere o para-ospedaliere di questa strumentazione, o ci pensiamo noi? Perché poi nei parcheggi sotterranei dell'ospedale si trovano quattro telecamere in funzione per le auto e per chi utilizza i parcheggi, mentre al piano di sopra è una vergogna avercele. Allora c'è qualcosa che non funziona. Premesso che una struttura ospedaliera non dovrebbe essere un porto di mare, così come invece sono molti dei nostri pronto soccorso degli ospedali capoluogo di provincia. Infatti, se vi recate di sera, vi trovate di tutto e di più.

Mi fermo qui e ribadisco che prendo atto del voto della Commissione. Non mi illudo certamente che qualcuno possa avere, nottetempo, cambiato idea, perché la politica dei paracarri è quella che sta seppellendo la politica medesima. Quando si rimane immobili sempre e comunque sulle proprie idee, prima o poi ci si trova in distonia con le idee di coloro i quali non essendo paracarri a volte riconoscono anche la bontà delle proposte altrui. Tuttavia, quantomeno mi sarei aspettato – non so, presidente, se sia stata annunciata o meno – una risoluzione su questa proposta di legge da parte della maggioranza. Del resto, visto che Foti è alto, nero e cattivo e propone l'installazione delle telecamere, mentre voi siete belli, altruisti e simpatici e avete una condivisione di popolo ormai plebiscitaria, indicateci un'alternativa, visto che nessuno ha negato che il problema esista, e non poteva negarlo per la ragion che non consente contraddizione, ovvero ci sono i fatti. Allora, rispetto a quei fatti, quale impegno si assume la Regione? Di aspettare che si concludano i processi, magari auspicando che vi sia la prescrizione dei soggetti eventualmente condannati in primo grado? Di voler organizzare, come è stato detto, corsi di formazione professionale di alto e significativo contenuto? Qualcuno li proponga e qualcuno li finanzi. Di effettuare dei controlli diversi e, quindi, presupporre che l'ASL non debba telefonare prima di andare a vedere una struttura? Ecco, io mi aspettavo almeno non una sinistra risposta – quella me l'avete data in Commissione – ma una risposta di sinistra. Devo prendere atto che una sinistra così sinistrata non è stata in grado neppure di dare una risposta di sinistra. Quindi, rimane soltanto una giornata sinistra rispetto al voto che andrete a esprimere.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha chiesto di parlare il consigliere Bagnari. Ne ha facoltà.

 

BAGNARI: Grazie, presidente. Io apprezzo molto l'ironia del collega Foti, tuttavia, siccome non penso che sia nero e cattivo, suggerirei di concentrarci su quelle che sono le proposte di legge, che sono sicuramente legittime e rispettabili, sulle quali, però, penso ci possano essere anche visioni diverse.

Io partirei dall'articolo 5 di questo progetto di proposta di legge alle Camere, che prevede che l'autorità competente ordini la sospensione delle attività nelle strutture pubbliche e private quando queste, decorsi i termini, non abbiano dato corso all'installazione dei sistemi di videosorveglianza che sono previsti dagli articoli precedenti, in particolare dagli articoli 2, 3 e 4. Le strutture di nuova costruzione, se non provvedono a installare le telecamere a circuito chiuso, non potranno svolgere la propria attività. Quindi, con questa proposta di legge si viene a porre un obbligo in capo alle strutture in questione di installare strumenti di videosorveglianza, valutando in ogni caso che la sicurezza dei soggetti deboli che sono coinvolti venga garantita prevalentemente, se non esclusivamente, attraverso l'uso di questi mezzi, nella convinzione della presenza di un rischio costante all'interno di queste strutture, rischio costante di incolumità per gli utenti.

Ebbene, noi siamo convinti che la videosorveglianza sia uno strumento importante di prevenzione e in alcuni casi anche indispensabile. Tant'è che nel bilancio di previsione 2016 abbiamo compiuto la scelta di destinare 200.000 euro per sostenere l'installazione di sistemi di controllo e di videosorveglianza. Però, siamo anche convinti che questo tipo di strumentazione, lo ripeto, sia importante, ma sia complementare e non risolva tutti i problemi.

Se questa è un'opinione politica, che mi rendo conto può essere del tutto opinabile, occorre anche ricordare alcuni aspetti giuridici che io non tralascerei, non riterrei completamente secondari. Faccio riferimento ai pronunciamenti dell'Autorità per la protezione dei dati personali e in particolare al provvedimento in materia di videosorveglianza dell'aprile 2010, e a quelli che sono stati gli altri successivi provvedimenti interpretativi che sono stati emanati dalla stessa Autorità. Allora, nelle premesse di questo provvedimento la necessità di garantire un livello elevato di tutela dei diritti delle libertà fondamentali rispetto al trattamento dei dati personali consente la possibilità di utilizzare i sistemi di videosorveglianza, purché ciò non determini un'ingerenza ingiustificata nei diritti e nelle libertà fondamentali degli interessati. Questo ci fa capire, perlomeno, al di là di come la pensiamo, che prima di installare un impianto di videosorveglianza occorre valutare caso per caso se l'utilizzazione ipotizzata sia proporzionata agli scopi che ci si prefigge e legittimamente perseguibili e se il trattamento, attraverso questo sistema, rispetti i princìpi relativi alla tutela dei dati personali.

Tali considerazioni sono state riportate dall'Autorità garante anche in un altro provvedimento del 2013 relativo proprio alla videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia, pubblici e privati, nel quale si evidenzia che è ammesso l'impiego di tali sistemi nei soli casi in cui l'installazione risulti necessaria.

Riprendendo quel provvedimento del 2010 a cui facevo prima riferimento, è chiaramente espresso che, in tema di videosorveglianza negli ospedali e nei luoghi di cura, le riprese devono essere limitate ai casi di comprovata e stretta indispensabilità, derivante da specifiche esigenze di cura, tutela della salute degli interessati, legato alla natura sensibile, come dicevo anche prima, dei dati raccolti.

In ultimo, è opportuno ricordare – lo possiamo tenere in fondo, ma credo sia ugualmente importante richiamarlo – che lo Statuto dei lavoratori vieta l'installazione di telecamere da cui derivi il controllo a distanza dell'attività lavorativa. Quindi, al di là e al di fuori di quelle che sono le opinioni politiche, giuridicamente non si può a priori pensare di installare i sistemi di videosorveglianza, scelta che deve essere ben motivata e ben giustificata.

Teniamo inoltre presente che questa proposta di legge introduce una serie di obblighi e di costi che, al di là anche qui di come la si pensi, vanno a pesare sulle strutture in oggetto. Io non banalizzerei neanche il costo di 1.000-2.000 euro, come si è detto in ambito di dibattito in Commissione, ma soprattutto la previsione che le strutture che non si adeguano all'obbligo di installazione entro un termine perentorio, stabilito appunto da questa proposta, debbano cessare l'attività. Quindi, al di là dell'aggravio per le strutture, si verrebbe a creare un problema importante anche sui territori.

Al di là, quindi, della giusta preoccupazione del proponente della proposta di legge nel contrastare situazioni problematiche che ci sono state e che è innegabile che possano esserci, penso che ci sia, però, un presupposto non condivisibile, come dicevo prima, vale a dire che si ipotizzi che in tutte le strutture in esame ci sia per forza il rischio di abuso fisico e psichico degli utenti e che sia ineluttabile che ciò avvenga. È una posizione che, per rispetto anche di chi lavora con serietà all'interno delle strutture di cui parliamo, non può essere condivisibile.

Tra l'altro, faccio notare un ulteriore aspetto. Se si prevedesse, come ipotizzato dal proponente, come d'altronde si fa all'interno della proposta di legge, il trattamento delle immagini, dei dati, eccetera, proprio da personale esclusivamente interno alla struttura, si potrebbe negare proprio quella terzietà e soprattutto quel controllo esterno tale da garantire maggiore sicurezza.

Come già detto nel corso del dibattito in Commissione, riteniamo che sia più efficace sviluppare e adeguare sistemi di partecipazione e di confronto all'interno delle strutture che ospitano bambini e anziani, coinvolgendo familiari e genitori, in modo da avere costantemente il controllo della situazione e in modo da poter cogliere eventuali anomalie che si presentino, cosicché da poter intervenire in maniera tempestiva segnalando, all'uopo, eventuali sospetti alle autorità competenti e installando dove servono adeguati sistemi di videosorveglianza.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bagnari.

Ha chiesto di parlare il consigliere Daniele Marchetti. Ne ha facoltà.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Il progetto di legge alle Camere presentato dal collega Foti è certamente condivisibile. L'abbiamo sostenuto in Commissione e lo ripetiamo anche oggi in Assemblea. Ed è condivisibile per un motivo molto semplice: la sua approvazione darebbe una risposta a fatti gravissimi che hanno colpito fortemente l'opinione pubblica e che hanno lasciato un segno indelebile in quei bambini e in quegli anziani che sono stati vittime di questi fatti.

Sono fenomeni che possono sembrare inspiegabili perché, come si diceva anche prima, è incomprensibile che cinque o sei persone possano compiere gesti simili nei confronti di persone comunque deboli però purtroppo accadono, ed è accaduto anche nella nostra regione.

Che cosa possiamo fare? Non possiamo certamente rimanere fermi, parlare, continuare a ripetere che dovremmo fare questo e quell'altro, senza mai mettere una proposta concreta nero su bianco, rimanendo fermi e sperando che magari taluni gesti non si ripetano mai più.

Per noi non è l'unica soluzione. Abbiamo ascoltato con attenzione anche la posizione tenuta dal Movimento 5 Stelle in Commissione, dove hanno parlato anche di altri fattori, di altri aspetti che andrebbero affrontati, come la formazione e, se non erro, il supporto che si dovrebbe dare a queste figure. Però, è ovvio che dobbiamo affrontare il problema passo dopo passo, e questo progetto di legge è, comunque, un modo per affrontare questi fatti di cronaca che purtroppo si sono verificate fin troppe volte. Quindi, appare evidente che occorre mettere assolutamente un freno.

Badate, non stiamo chiedendo di creare una sorta di "grande fratello", bensì di dotare di queste strumentazioni strutture come asili nido o strutture sociosanitarie dove vengono ospitate persone anziane o malate, in modo tale da offrire una garanzia in più ai loro parenti. Quindi, ci pare una proposta di buonsenso, che andrebbe assolutamente attuata perché, come ha ricordato prima il consigliere Foti, è certamente bello continuarne a parlare e ripetere che bisognerebbe fare qualcosa, ma se alla fine non facciamo niente tutte le nostre parole si tramutano in fumo. Quindi, ribadisco che come Lega Nord voteremo convintamente a favore di questo progetto di legge, perché crediamo che sia assolutamente doveroso dare una risposta soprattutto ai familiari di quelle persone che sono state interessate da questi episodi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente. È ovvio che va dato comunque merito al consigliere Foti di aver messo in luce questo argomento. E colgo l'occasione di questo mio intervento per scusarmi, anch'io, per aver alzato la voce. Evidentemente, sono argomenti a cui teniamo in maniera particolare, per cui è anche normale che si scaldino gli animi. E ne va dato merito perché anche noi ci saremmo aspettati che questo argomento venisse portato alla nostra attenzione da parte della maggioranza, se non addirittura della Giunta, visto che si parla anche di parametri di autovalutazione. Direi, comunque, che tra l'autovalutazione, le telecamere sempre e ovunque e solo le telecamere, senza che nel frattempo si siano attuati altri strumenti, si potrebbe trovare una via di mezzo. Ma questo non significa essere contrari a prescindere alla videosorveglianza, ma cercare di approfondire il tema in tempi rapidi – chiaramente non deve essere una scusa per perdere tempo – ed elaborarlo nella maniera migliore.

È ovvio che la soluzione prospettata presenterebbe problemi tecnici organizzativi, perché chiaramente bisogna decidere in quali spazi installare le telecamere, perché esistono spazi aperti, esistono giardini, nelle scuole esistono i corridoi e i bagni, e nessun luogo è completamente immune da questi fenomeni. Quindi, innanzitutto occorre svolgere questa valutazione: non ci sono spazi più o meno rischiosi.

Bisogna anche capire come utilizzare la videosorveglianza, per quanto tempo mantenere i dati, se permetterne la visione solo in caso di denuncia o solo in caso di sospetti, ma a quel punto i sospetti creano un clima di diffidenza. Non vorrei adesso parlare di psicosi collettiva, ma i rischi sono tanti. Oltretutto, c'è una questione educativa e pedagogica e – non lo diciamo noi, ma esperti del settore e professori universitari che abbiamo interpellato in merito – questo sistema usato come unico sistema di prevenzione crea un clima di diffidenza e rompe quello che è il patto educativo tra scuola e famiglia, che deve essere fondato innanzitutto sulla fiducia, oltre ovviamente a rischiare di umiliare il lavoro di tanti bravi professionisti che si dedicano, sia nel caso dei nostri bambini sia nel caso dei nostri anziani e ammalati, con passione, con serietà e con professionalità.

Lo ripeto, dal nostro punto di vista ha fatto bene il consigliere Foti a portare in evidenza un tema che sicuramente deve essere affrontato, ma secondo noi occorreva approcciarlo in maniera diversa. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli.

Ha chiesto di parlare il consigliere Alleva. Ne ha facoltà.

 

ALLEVA: Il problema sicuramente è molto delicato. Se ne parlò tantissimo negli anni Settanta a proposito dell'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, che è stato il primo caso di videosorveglianza sistematica.

In sostanza, la bisettrice è sempre passata tra flessibilità e inflessibilità del sistema. Sono considerati illegittimi, perché contrari alla dignità del lavoratore fondamentalmente, quei sistemi stile "grande fratello", ovverosia dove mai l'occhio abbandona la persona e dove il lavoratore si sente in continuazione osservato e controllato. Soprattutto, però, bisogna aggiungere che l'utilizzo di questo sistema era vietato in linea di massima, salvo autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro, anche perché si trattava di un controllo a finalità variabile. Tutto quello che si vedeva alla fine poteva dar luogo a una contestazione disciplinare, penale, di diritto civile, commerciale, eccetera, eccetera. Pertanto, uno dei profili più importanti è quello di stabilire anzitutto chi controlla il controllo. Inoltre, quali sono le sue finalità specifiche, perché le finalità specifiche sono anche quelle che consentono, per esempio, di rendere questo controllo un controllo a campione, invece che un controllo da effettuare sistematicamente.

Insomma, è uno degli argomenti più complicati da trattare – non vi dico le diverse monografie che sono state scritte in materia – perché è un punto di intersezione delicatissimo, come ben comprendiamo, tra libertà morale del lavoratore o dell'operatore e il bisogno vero di tutela di altri interessi, che in questo caso non sono gli interessi di cui ordinariamente si parla, interessi commerciali contro i furti o altro, ma interessi di trattamento di persone deboli.

Personalmente sono contrario a questo progetto di legge perché è un po' semplicistico, è un po' troppo semplicistico. Questo è un argomento dove non si tratta di negare la necessità di un controllo, ma si tratta di tenerlo assolutamente nei limiti della dignità. Quindi, forse non sono cinque gli articoli che occorrerebbero, ma probabilmente cinquantacinque. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Alleva.

Ha chiesto di parlare il consigliere Aimi. Ne ha facoltà.

 

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22/02/2016

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Rassegna Stampa

Tommaso Foti TommasoFoti
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