Camera

Emergenza nelle carceri dell'Emilia Romagna

Data: 10/07/2008
Numero: 4-00602
Soggetto: Al Ministro della giustizia.
Data Risposta: 01/12/2008

Per sapere - premesso che:

nei 13 istituti penitenziari per adulti attivi in Emilia Romagna, a fronte di una capienza regolamentare prevista in 2.270 unità e di una capienza tollerabile pari a 3.761 unità, si registra una presenza di 3.855 detenuti (vedi la rivelazione delle strutture e dei servizi penitenziari del 30 giugno 2008);

di assoluta gravità appare la situazione nella casa circondariale di Piacenza, struttura presso cui il numero dei detenutiuomini eccede perfino il limite della massima tollerabilità;

a fronte dell'organico di 179 unità previsto per il funzionamento della detta casa circondariale (di cui 154 uomini e 25 donne) risultano in forza 132 uomini e 14 donne per un totale di 146 appartenenti alla polizia penitenziaria -:

se e quali urgenti iniziative intenda assumere volte al superamento di una situazione non più ulteriormente tollerabile.
(4-00602)

RISPOSTA DEL GOVERNO

Con riferimento all'interrogazione in esame, si rappresenta che alla data del 23 settembre ultimo scorso presso gli istituti penitenziari dell'Emilia Romagna erano presenti 3.893 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 2.270 posti e tollerabile di 3.761 posti.In particolare, presso la casa circondariale di Piacenza erano presenti 348 detenuti (di cui 239 nella sezione circondariale, 53 nella sezione protetti, 48 nel circuito alta sorveglianza e 8 nella sezione semiliberi) rispetto ad una capienza regolamentare di 178 posti e tollerabile di 346 posti.In proposito, si fa presente che sono allo studio una serie di interventi coordinati tra loro per far fronte alla crescita della popolazione detenuta ed al possibile sovraffollamento delle strutture, tali da garantire, comunque, elevati i livelli di sicurezza all'interno degli istituti. Si tratta, in altri termini, di realizzare una attenta e prudente gestione dei soggetti reclusi e, soprattutto, di individuare soluzioni efficaci che consentano, da un lato, di aumentare la capacità recettiva delle strutture penitenziarie e, dall'altro, di agevolare soluzioni alternative alla detenzione in carcere per i casi di soggetti condannati per reati di minimo allarme sociale.Per tale ragione, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria sta proseguendo nella realizzazione di nuovi istituti penitenziari e, soprattutto, di nuovi padiglioni detentivi all'interno di strutture già esistenti. Tale modalità di intervento consente, infatti, di ottenere ottimi risultati in termini di posti detentivi in tempi assai più rapidi di quelli occorrenti per la costruzione di un nuovo istituto, a costi nettamente ridotti. Si deve considerare, infatti, che i nuovi padiglioni vengono realizzati all'interno di strutture nelle quali sono già presenti le dotazioni di sicurezza, le infrastrutture ed i servizi.Lo stesso dipartimento sta inoltre verificando, in maniera fattiva, la possibilità di utilizzo di sistemi di controllo elettronico a distanza da impiegare per i soggetti in detenzione domiciliare, così da offrire alla magistratura di sorveglianza uno strumento ulteriore a garanzia del rispetto degli obblighi imposti. Il risultato che si vuole ottenere è che i soggetti che debbano scontare una pena detentiva inferiore a due anni - o anche, eventualmente, un residuo di pena maggiore - possano accedere alla detenzione domiciliare in misura superiore a quella odierna.Si stanno, inoltre, studiando le procedure per agevolare l'applicazione della sanzione sostitutiva dell'espulsione dei detenuti stranieri che debbano scontare pene detentive inferiori a due anni o anche, eventualmente, pene superiori.L'azione del Ministero della giustizia è attualmente diretta a ponderare, in via prioritaria, la possibilità di perseguire tali obiettivi con la legislazione vigente, riservando ad un secondo momento la valutazione dell'eventuale necessità di modifiche normative.Il programma di ampliamento delle strutture già esistenti ha portato nel 2007 e in questi primi mesi del 2008 al recupero di 489 posti; porterà nell'anno in corso ad acquisire la disponibilità di altri 1.917 posti; nel triennio successivo consentirà il recupero di ulteriori 2.400 posti e, successivamente, consentirà di realizzare altri 2.956 nuovi posti. Il tutto per un totale di 7.762 nuovi posti detentivi, interamente finanziati e conformi alle prescrizioni regolamentari, così da determinare un incremento complessivo della capienza tollerabile di circa 11.000 posti.Per quanto concerne il personale di polizia penitenziaria, si comunica che il relativo contingente, attualmente amministrato dal Provveditorato regionale dell'Emilia Romagna, è pari a 2.474 unità, ripartito nei vari ruoli.Il competente ufficio del Dipartimento amministrazione penitenziaria, mediante l'adozione di provvedimenti di mobilità ordinaria adottati a seguito di interpello, ha incrementato, di recente, le seguenti sedi:casa circondariale Bologna, ove sono state assegnate 11 unità;casa circondariale Ferrara, ove sono state assegnate 4 unità;casa circondariale Piacenza, ove è stata assegnata 1 unità;casa circondariale Parma, ove sono state assegnate 2 unità.In ogni caso, al fine di apportare correttivi ai diversi problemi, tenuto conto delle risorse disponibili - in attesa di poter assumere nuove di nuove unità di personale e di realizzare gli interventi sopra indicati - l'amministrazione penitenziaria è assolutamente consapevole della necessità di proseguire nell'attuazione del progetto già avviato nello scorso anno, diretto al recupero ed alla razionalizzazione delle risorse umane esistenti, attraverso processi di rafforzamento delle motivazioni professionali e lavorative, anche con l'adozione di modelli di sorveglianza nuovi, capaci di valorizzare la flessibilità del servizio istituzionale, rispetto al carattere rigido e statico che ancora oggi continua a caratterizzarlo.In questa prospettiva, ad esempio, un servizio di sorveglianza dinamico all'interno degli istituti, connesso alla trasformazione delle sale regia in vere e proprie sale operative, potrebbe condurre ad un nuovo sviluppo della professionalità della polizia penitenziaria in ambito intramurale. Ciò consentirebbe di realizzare una migliore partecipazione ai processi di conoscenza del detenuto, a vantaggio sia della sicurezza, che del trattamento rieducativo, nei diversi livelli di differenziazione degli istituti in corso di progettazione. Tale soluzione potrebbe, infine, fornire nuovi modelli operativi in grado di assorbire meglio il maggiore carico di lavoro determinato dalla crescita della popolazione detenuta.
Il Ministro della giustizia: Angelino Alfano.

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