Data: 07/07/2005
Numero: 5-04595
Soggetto: Ai Ministri dell'Ambiente e Tutela del Territorio e per i beni e le attività culturali
Data Risposta:
07/07/2005
Per sapere - premesso che:
la Soprintendenza ai beni archeologici dell'Emilia-Romagna valuta oggi l'analisi geofisica per il rinvenimento di reperti archeologici non più idonea allo scopo;
in precedenza, la tipologia di indagine adottata prevedeva il rilievo magnetico (con magnetometro in disposizione gradiometrica) ed elettrico (configurazione polo-polo) con maglia non superiore a 2x1 metri. Successivamente, sotto la direzione scientifica degli ispettori della Soprintendenza Archeologica, veniva allestita una campagna di saggi esplorativi a benna liscia, per le verifiche dirette sul campo delle anomalie geofisiche riscontrate, alla presenza del geologo responsabile della redazione della carta delle anomalie geofisiche, dell'archeologo indicato dalla Soprintendenza e dello ispettore incaricato da quest'ultima;
la descritta procedura - logica e condivisibile sotto tutti i profili - è conforme a quella indicata nella delibera della Giunta Regionale dell'Emilia-Romagna assunta il 15 luglio 2002 e contraddistinta dal n. 1238 (e ciò nell'ambito della approvazione della «direttiva sull'attuazione della Legge Regionale n. 9/99 - disciplina della procedura per la valutazione d'impatto ambientale» e delle «linee guida generali per la redazione e la valutazione degli elaborati per la procedura di verifica (screening) e del sia per la procedura di via» allegato 2, lettera h);
risulta all'interrogante che l'analisi geofisica per il rinvenimento di reperti archeologici, ancora nell'agosto 2002, veniva giudicata perfettamente idonea dal Soprintendente ai Beni archeologici dell'Emilia-Romagna che, pur essendo la stessa persona, avrebbe in seguito ritenuto non più sufficiente detta indagine per le grandi profondità, con conseguente realizzazione di sondaggi esplorativi su tutta l'area interessata e l'esecuzione di scavi estensivi e/o controllo archeologico di cava in corso d'opera;
la pretesa del Soprintendente di fare effettuare saggi esplorativi estensivi sino alla profondità (da 13 a 20 metri) di cava, con falda freatica spesso molto superficiale, a quanto risulta all'interrogante, determina situazioni operative di particolare difficoltà, essendo necessari ampli splateamenti e la movimentazione di smisurati quantitativi di materiale;
la presenza richiesta dal Soprintendente di un archeologo durante l'attività estrattiva per le profondità superiori ai 3-4 metri rappresenta un ulteriore problema in quanto l'estrazione avviene tramite draghe aspiranti (cioè una barca con una pompa che aspira la sabbia a profondità crescenti) sicché l'analisi visiva preliminare è possibile solo attraverso il monitoraggio subacqueo;
il passaggio dalla metodologia in precedenza seguita (e perfettamente in linea con la normativa regionale di settore) alla nuova (oggi pretesa e testé prospettata), determina, ad avviso del presentatore, inoltre, un aumento esponenziale dei costi a carico degli operatori;
alle difficoltà rappresentante e agli oneri economici si assommano, in ragione delle procedure oggi pretese, le dilazioni dei tempi d'intervento -:
se non ritiene doveroso disporre affinché le pratiche in itinere siano sottoposte alle usuali procedure (e, quindi, per il rinvenimento di reperti archeologici, si proceda con l'analisi geofisica) e verificare se le nuove procedure siano in linea con la normativa di settore vigente.
(5-04595)
