Camera

Disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l'anno 2021 - Il voto non e' incompatibile con l'attuale sistema sanitario

Data: 26/04/2021
Numero: 494
Soggetto: Camera dei Deputati

S. 2120 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 5 marzo 2021, n. 25, recante disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l'anno 2021. (Approvato dal Senato).(C. 3002) 

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PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Tommaso Foti. Ne ha facoltà. 

TOMMASO FOTI (FDI). Signora Presidente, colleghi, pensavo, signora Presidente, che lei interrompesse il collega Butti, perché il collega Butti, che con me ha condiviso questi banchi - ma siamo sempre tra l'ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione - ha così detto che da ieri il testo del PNRR è a disposizione nostra. In realtà, mentre il collega Butti stava parlando sui nostri cellulari è giunto un messaggino da parte degli uffici della Camera che ci informano che l'aggiornamento del PNRR è a disposizione dei signori parlamentari che udite, udite, fra meno di un'ora saranno chiamati a discutere di quel Piano. È una situazione farsesca, è una situazione che meriterebbe ben altro che un po' di ironia, perché se quello è uno dei documenti più importanti della vita parlamentare di questa legislatura non vi è dubbio che è stato trattato quasi fosse un documento ordinario di presa d'atto da parte delle Camere. Insomma, quasi che fossero le dimissioni di un collega che, come tale, non possono che essere comunicate a questa Assemblea e poi votate a scrutinio segreto, né più né meno come un atto rituale. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, quando ieri il Presidente del Consiglio ha parlato che non tutti gli italiani furono brava gente, debbo dire che si è rivolto al passato ma poteva rivolgersi anche al presente: non tutti gli italiani sono brava gente, non tutti i componenti del "Governo dei migliori" sono brava gente, non tutti perché fanno anche di questi decreti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Vedete, tra la brava gente e i bravi il passo potrebbe essere breve, molto breve, talmente breve di rimandarci con la memoria a quei bravi de I Promessi Sposi che così bene rappresentava il Manzoni, sgherri di don Rodrigo. Dico ciò perché noi dovremmo valutare se dietro questa serie di decreti infiniti non vi sia una strategia per svuotare quest'Aula da ogni e qualsiasi competenza, ma anche una strategia per impedire che gli italiani si possano pronunciare in libertà, che gli italiani si possano scegliere i loro deputati, i loro consiglieri regionali, i loro consiglieri comunali, i loro sindaci e i presidenti delle province in elezioni di secondo grado. Questo decreto, che nasce all'insegna che con il COVID non si può votare, è smentito, lo diceva il collega Butti che mi ha preceduto, da alcuni risultati clamorosi di elezioni che ci sono state in Paesi a noi limitrofi. Noi non possiamo non pensare che già il 24 gennaio, ad esempio, si sono svolte le elezioni presidenziali in Portogallo e non ci pare che la situazione di quel Paese, sotto il profilo sanitario, fosse molto più rassicurante di quella attuale; e subito dopo, il 14 febbraio 2021, anno corrente, si sono tenute le elezioni politiche in Kosovo e non ci pare che l'elezione dell'ex Premier, Albin Kurti, abbia portato a chissà quale recrudescenza nell'accertamento del casi di COVID in quel Paese, così pure gli indipendentisti catalani hanno potuto votare per le due liste che si contrapponevano in Catalogna nelle elezioni regionali e non ci pare che in Catalogna vi sia una situazione molto peggiore di quella che c'è oggi in Italia. Per stare ai giorni nostri, ieri in Albania, anche se i risultati non sono ancora definitivi, si sono votati i rappresentanti parlamentari nelle elezioni politiche albanesi. Dico di più, quando questo decreto-legge sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale o qualche ora prima, si voterà - il 6 maggio - nel Regno Unito per una serie importante di livelli istituzionali: si voteranno i rappresentanti per 143 comuni, si voteranno 129 deputati del Parlamento scozzese, si voteranno 60 deputati del Senedd gallese, si voteranno 39 capi della Polizia e si voteranno con elezione diretta 13 sindaci. È mai possibile che si possa votare in tutto il mondo, in ogni parte del mondo, ma in Italia ci debba essere sempre una ragione per posticipare di qualche mese le elezioni? Elezioni che, tra l'altro, come nel caso delle elezioni amministrative hanno già vissuto nella loro storia una posticipazione di mandato in sé; difatti, se noi risaliamo alla legge n. 81 del 1993, la prima legge che introdusse l'elezione diretta del sindaco da parte dei cittadini, questo Parlamento ebbe a fissare in quattro anni la durata del mandato dei sindaci e si disse, anche chiaramente, che i sindaci dei comuni con una popolazione superiore ai 15 mila abitanti potevano ricoprire quel ruolo solo due volte consecutivamente perché, diversamente, si sarebbe realizzato un concentramento di potere tale da poter sviare il risultato delle elezioni. Si è portata a cinque anni la durata del mandato, a questo si aggiunga che, soprattutto in un periodo di COVID, il sindaco, quale autorità sanitaria locale, è la persona che tradizionalmente è più esposta nei confronti dell'opinione pubblica e proprio per questa ragione è la persona che l'opinione pubblica più percepisce nell'ambito e nel confronto tra i vari cittadini che eventualmente possano avere l'intenzione di candidarsi a sindaco. Ciò detto, viene un fondato dubbio, vale a dire che si voglia realizzare o meno direttamente una rendita di posizione che garantisce ad alcuni uscenti di essere più uguali degli altri candidati. Penso sia difficile poter smontare questa tesi; è una tesi che trova fondamento nel fatto che solo coloro i quali non sono avvezzi a partecipare alle elezioni comunali possono oggi confondere due sistemi tra di loro diversi. Ricordo che prima del 1993 non si votava il sindaco, si eleggeva il consiglio comunale e, quindi, il capolista di una lista non era il capo di una coalizione, ma oggi è evidente che colui il quale guida un insieme di liste come capo della coalizione nei comuni sopra i 15 mila abitanti ha un ruolo del tutto diverso rispetto ai candidati del passato. Quindi, chi lo sfida ha il diritto-dovere di poter lottare ad armi pari e non dover partire con mesi di svantaggio solo perché vi è una proroga dettata non si sa bene da quale tipo di emergenza, atteso che le elezioni, come voi già dite in questo provvedimento, ma si poteva anche ampliare di più lo spazio, passano dalle 24 ore entro le quali si teneva tradizionalmente la consultazione e cioè una consultazione che si sviluppava in un giorno consecutivamente, poi le ore erano inferiori perché si parte dalle 7 del mattino alle 23, e già si aggiunge un ulteriore supplemento di disponibilità di voto nella giornata del lunedì dalle 7 alle 15. Quindi, come vedete, si poteva ampliare quello spazio temporale: si poteva partire il sabato mattina e arrivare al lunedì pomeriggio, proprio se si voleva raggiungere l'obiettivo di scaglionare gli elettori nella loro partecipazione. Ma, invece, è stato molto più semplice - è stato molto più utile ad alcuni - rinviare il momento del consenso elettorale, anche perché, mentre il centrodestra potrà avere il problema ad oggi di individuare i candidati, il centrosinistra ha ancora il problema di realizzare una coalizione! E, quindi, è evidente che il tempo gioca a favore della parte maggioritaria, cioè quella del centrosinistra, che compone l'attuale Governo. Ma vi è anche un ragionamento che attiene alle elezioni cosiddette di secondo grado, e cioè le elezioni provinciali, perché le elezioni provinciali si tengono, come voi sapete, per il rinnovo del consiglio provinciale, ogni due anni. In uno dei due blocchi viene eletto anche il presidente della provincia, nei due anni successivi viene eletto soltanto il nuovo consiglio provinciale. Ebbene, noi avremo, alla fine di questi decreti incrociati, tra il rinvio delle elezioni provinciali dello scorso anno e quelle praticate quest'anno, che vi saranno consiglieri provinciali che sono rimasti in carica tre anni, anziché due, e cioè sono rimasti in carica al 50 per cento in più dello spazio necessario che la legge consentiva. Riguarda i consiglieri provinciali, ma riguarda anche, in alcuni casi, i presidenti di provincia uscenti. Sotto il profilo delle elezioni provinciali, signor rappresentante del Governo, lei è rappresentante di un partito che, nella passata legislatura, ebbe con il suo Presidente del Consiglio grande voglia di rifare una riforma costituzionale, una riforma costituzionale che passò in quest'Aula e che venne bocciata dagli elettori. Ma, in attesa di quella riforma costituzionale che c'era, ma non c'è stata, venne approvata una norma transitoria che, per quanto riguardava le amministrazioni provinciali, così sosteneva: in attesa della riforma costituzionale, le province hanno da oggi questi compiti. La famosa riforma Delrio. Ebbene, gli italiani hanno bocciato la riforma costituzionale, ma la legge Delrio è ancora lì, ferma, a mummificare le province, nonostante una situazione nella quale le province avrebbero dovuto assumere tutt'altro ruolo, a tal punto che Fratelli d'Italia ritiene che si debba, non solo restituire alle province i compiti che avevano, ma si debba restituire ai cittadini la possibilità di votare direttamente per il presidente della provincia e per il consiglio provinciale, così come capitava nel passato! Vede, signor rappresentante del Governo, anche rispetto al rinvio delle elezioni regionali, un rinvio delle elezioni regionali c'è già stato, come lei ben sa, lo scorso anno e ha visto coerentemente le donne e gli uomini di Fratelli d'Italia che siedono in quest'Aula opporsi fermamente a quel rinvio, perché noi anche allora ritenevamo che si potesse votare da subito, essendovi le condizioni per poterlo fare. Vede, anche rispetto a quella vicenda ci sarebbe qualcosa da chiedersi, perché il fatto che non sia disciplinata per legge costituzionale, ma per legge ordinaria, peraltro in ragione di un disposto della Costituzione, la durata dei consigli regionali, delle assemblee legislative - chiamatele come volete - nelle regioni a statuto ordinario è fissata in cinque anni. La procedura dice che devono essere indette le elezioni nei sessanta giorni precedenti quella che era la scadenza naturale dei cinque anni. Allora, questa proroga, che oggi riguarda soltanto la Calabria, ma solo per una questione oggettiva, ma in assoluto costituisce un precedente, come ha costituito precedente la vicenda riguardante le elezioni che si sono tenute lo scorso anno, qualche riflessione la deve porre. Infatti, non è pensabile di poter alterare le regole del gioco, soltanto con un esame superficiale di quella che è la condizione sanitaria del Paese. Vedete, la nostra Costituzione prevede anche che queste Camere possano stare in funzione nel pieno dei propri poteri oltre cinque anni, ma solo in un caso: nel caso di guerra. E, secondo voi, nel momento in cui vi è stata una disciplina di questo tipo che riguarda questo ramo del Parlamento, non significa anche che analoga situazione debba riflettersi su quegli altri organi legislativi, come le regioni a statuto ordinario, che hanno grandi poteri sotto il profilo normativo? A tal punto che in questo decreto, non senza un qualche imbarazzo, è stata aggiunta una postilla, poiché non è chiaro, nel momento in cui le regioni vanno in regime di prorogatio, quali compiti possano svolgere, poiché quella è materia, come riconosciuto dalla Corte costituzionale, di esclusiva competenza della regione medesima e cioè del suo statuto. Allora, si è aggiunta una postilla, dicendo che possono comunque legiferare in materia sanitaria. Quindi, è evidente che i problemi, che ho posto io sotto il profilo costituzionale e ordinamentale, non sono sfuggiti al Governo, perché diversamente questa postilla non avrebbe avuto ragione di essere. Ma aggiungo di più. Si riesce - udite, udite - anche a rinviare le elezioni, per quanto riguarda la supplenza di un deputato nel collegio di Siena. Noi sappiamo che un autorevole esponente del Partito Democratico, oggi assunto a ben altro incarico, cioè ai vertici di una importante banca italiana, se ne è andato dai banchi del Partito Democratico, lasciando vacante il seggio che l'aveva visto vincitore nel collegio uninominale di Siena. E qui si apre tutta un'altra partita, una partita che riguarda la maggioranza, ma non solo. Infatti, questo ritardo nel voto non è forse utile alla vecchia maggioranza giallorossa, cioè quella costituita prevalentemente - mi scusino coloro i quali non sono citati, ma "prevalentemente" - da Partito Democratico e da MoVimento 5 Stelle, per passare poi a Italia Viva e LeU? Ebbene, lì il problema c'è, il problema è stabilire se bisogna candidare Conte o Letta! E, allora, in attesa di sapere se donna Prassede morì di peste o di accidente, noi siamo qui ad attendere i comodi di chi deve decidere se sulla scheda elettorale del collegio uninominale di Siena della Camera, nelle elezioni suppletive, per il centrosinistra ci sarà il nome di Conte o il nome di Letta. E, nel nome di Conte e nel nome di Letta, nessuno si diletta nelle elezioni. Ma è anche curioso che una parte del centrodestra abbia partecipato favorevolmente al rinvio di queste elezioni suppletive, perché, se è vero che non tutti facemmo lo stesso tipo di opposizione lo scorso anno, quando si trattava di convertire in legge il decreto che rinviava le elezioni regionali, è certo che tutto il centrodestra si è sempre detto d'accordo di andare alle elezioni politiche anticipate nel più breve tempo possibile e ciò non può valere per le elezioni generali e non valere, invece, per un collegio uninominale. E allora, anche sotto questo profilo, la nostra critica è fondata ed importante. Ma, vedete, vi è, poi, la parte in cui si arriva alla riduzione delle sottoscrizioni da parte dei firmatari per poter presentare le liste elettorali. E, anche sotto questo profilo, io penso che, se è vero che la pandemia doveva mettere in guardia dalla possibilità di contatti, non a un terzo delle firme si dovesse arrivare in senso di abbattimento, ma favorendo, ad esempio, i gruppi parlamentari regolarmente costituiti in questa Aula o in quella del Senato o, addirittura, estendendola ai gruppi regionali, per i comuni riferiti a quelle regioni, che vi fosse l'esonero dalla raccolta di firme. Questo avrebbe avuto almeno un significato di dire: abbattiamo sostanzialmente del 70-75 per cento quella che è la vicenda della raccolta delle firme, che può - questo sì - generare occasioni di contatto e, quindi, eventuale trasmissione del virus, lasciando soltanto questa incombenza di firme ridotte alle liste cosiddette civiche o non rappresentate in Parlamento. Ma neppure questo si è fatto. E poi, vedete, c'è questa modifica delle norme relative all'elezione del sindaco nei comuni al di sotto dei 15 mila abitanti che qualche riflessione suggerisce. Ad esempio, è abbastanza curiosa la ragione per cui si abbassa sostanzialmente, nel caso della presentazione di una lista unica, il quorum attraverso il quale il momento elettorale può dirsi raggiunto, sotto il profilo della elezione, efficace. In altre parole, cosa vuol dire? Vuol dire che avete ridotto al 40 per cento la percentuale di coloro i quali iscritti nelle liste elettorali possono, partecipando al voto, consentire che l'elezione sia tecnicamente fruttuosa. Ma, anche qui, il 40 per cento, contrariamente al 50 per cento della legge ordinaria, ha un trucco in sé che è poco commendevole, perché, poi, si dice che bisogna detrarre gli iscritti all'AIRE che non abbiano partecipato alla consultazione elettorale. Allora, scusatemi, il quorum non è più del 40 per cento, perché noi abbiamo dei comuni - soprattutto nei comuni di montagna dell'Emilia-Romagna, prevalentemente zone di emigrazione nel passato verso l'Inghilterra, la Francia, quando non in altri Paesi, ma l'AIRE, come voi sapete, riguarda un corpo di cittadini molto più ristretto - dove il peso degli iscritti all'AIRE è importante. Allora, se noi creiamo due o tre o quattro sistemi di validità, vi chiedo: ma perché, nella lista unica, rispetto al caso delle due liste presentate, che cosa cambia rispetto all'AIRE? Io posso comprendere se aveste detto di abbassare al 35 per cento nel caso di lista unica o anche di più liste, proprio in relazione alla vicenda AIRE, ma quella di creare una disparità di trattamento tra lista unica, due liste, dicendo soltanto che, con le due liste, il quoziente elettorale è libero, allora, a questo punto, uno farà una lista civetta e la vostra norma è totalmente inutile, perché, per bypassare questa norma, basta fare una lista civetta. Vado alla conclusione. Vedete, questo è un decreto che, alla fine, in tutta la materia elettorale, scopre anche di dover autorizzare le elezioni, anche in via telematica, per rinnovo degli organi universitari. Sotto questo profilo, non vi è attinenza per materia, ma vi può essere una spiegazione che sarebbe utile da dare al Parlamento, perché, vedete, il voto per via telematica è un voto che rappresenta decisamente un'innovazione, anche sotto il profilo dello svolgimento tradizionale delle elezioni, ma che ha un limite invalicabile che in questa norma non viene introdotto e quel limite invalicabile è la certezza della segretezza del voto e la personalità del voto espresso, cioè, in buona sostanza, che chi vota non sia scoperto da nessuno - segretezza del voto- ma, al tempo stesso, personalità del voto, perché possa votare soltanto quel soggetto che è legittimato a votare. Vedete, a me pare di poter dire che, se proprio si voleva fare un decreto-legge in questa materia, lo si poteva scrivere meglio, lo si poteva scrivere con più attenzione, soprattutto, lo si poteva e doveva scrivere tenendo presente una cosa, che è fondamentale, che ce l'hanno insegnata colleghi che ci hanno preceduto su questi banchi, da Crespi a Vittorio Emanuele Orlando e, cioè, che le elezioni non sono il male assoluto: le elezioni sono un'occasione di confronto, le elezioni sono occasioni di stimolo, le elezioni non si possono rinviare perché si ha paura del risultato che esce dall'urna. E ci stupisce - lo dico sinceramente - che a questa impostazione siamo rimasti coerenti e fedeli soltanto noi del gruppo di Fratelli d'Italia. Noi la nostra battaglia la continueremo, che non è una battaglia di ostruzionismo, ma è una battaglia di libertà, perché è inutile agitarsi tante bandierine per dire che questo è un Paese libero, quando, nell'unico momento in cui si può dare la libertà di scegliere agli elettori, gliela si comprime attraverso un sistema arzigogolato, che pone presunte e mai verificate situazioni di incompatibilità sanitarie con il voto. Il voto non è incompatibile con l'attuale sistema sanitario (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

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