Numero: 496
Soggetto: Camera dei Deputati
(Iniziative volte a contrastare il fenomeno dello spopolamento delle aree interne - n. 3-02014)
PRESIDENTE. Il deputato Curti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Sarracino ed altri n. 3-02014 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
AUGUSTO CURTI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, le aree interne del nostro Paese stanno affrontando una crisi profonda e strutturale, sia in termini di spopolamento, che anche in termini di desertificazione, sia economica che sociale. La Strategia nazionale per le aree interne (SNAI), avviata nel 2014, ha rappresentato un passaggio molto importante, perché ha finalmente riconosciuto la centralità di quei territori troppo a lungo dimenticati. Ma oggi questo non basta più. Non basta anche perché, a fronte dei 4.000 comuni italiani classificabili come interni, meno della metà, oggi, è coinvolta in quei progetti. Secondo l'Istat, nei prossimi dieci anni il 90 per cento dei piccoli comuni delle aree interne avrà un calo demografico. A rendere ancora più difficile questa battaglia c'è il contesto dei tagli, previsti da questo Governo, agli enti locali: penso ai 7,7 miliardi in meno sulla spesa corrente, ai 3,5 miliardi sul Fondo perequativo, al Fondo tagliato alle nostre province. Per questi motivi, chiediamo al Ministro quali misure strutturali ed immediate intenda adottare per evitare che intere aree del nostro Paese vengano condannate all'abbandono e alla marginalità definitiva (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Grazie, Presidente. Come ben conosce l'interrogante, il problema delle aree interne deriva "anche" da una situazione demografica, non "solo" da una situazione demografica. Sa bene l'interrogante, come il gruppo che rappresenta, che, in realtà, nelle aree interne poi vi è una distinzione tra tre tipologie di comuni, dei quali gli ultraperiferici rappresentano indubbiamente la parte più delicata e più sensibile, quella che statisticamente ha una prospettiva, sotto il profilo demografico, decisamente poco confortante. Ma direi che il problema demografico investe tutto il Paese, perché - come lei sa - l'indice di sostituzione, che teoricamente è pari a 2,1, oggi raggiunge, per quanto riguarda la fecondazione, l'1,29 per donna. Quindi siamo decisamente in una situazione di forte calo demografico. Lei prima faceva riferimento alla situazione delle spese che dovrebbero essere effettuate. Mi permetto di fare un riferimento alla fotografia della situazione relativa alle aree interne come costituite e, quindi, 72, perché nel 2014-2020 le aree interne costituite erano 72, poi degradate a 67 dalle regioni nella successiva fase. Per quanto ci riguarda abbiamo aumentato quel numero di altri 56, di cui 43 godono di tutte le tipologie di finanziamenti e 13 solo dei finanziamenti europei. Però, giusto per poter dare un dato, le faccio presente che, ad oggi, la situazione di spesa è la seguente: a fronte di 1.200 milioni stanziati per quanto riguarda la politica delle aree interne 2014-2020 - faccio presente che siamo nel 2025, com'è noto a tutti -, abbiamo 5.814 progetti presentati, ma impegni di spesa pari a 744 milioni e pagamenti per 446 milioni. Siamo, in termini di spesa, al 38 per cento. Se avessimo questo dato per quanto riguarda il PNRR penso che sarei stato fortemente criticato. Concludo con un'osservazione che mi pare peraltro fondamentale e cioè che il Piano che è stato assunto, il Piano strategico nazionale per le aree interne, è stato approvato il 9 aprile all'unanimità da regioni, province, comuni e comunità montane; è un Piano che non era previsto. Voglio rispondere all'antropologo Vito Teti e ai vari Teti che si profilano all'orizzonte per rassicurarli che io non ho mai detto che quello delle aree interne è uno spopolamento irreversibile; mi sono limitato - e chi l'ha letto e capito può confermarlo - che nel Piano delle aree interne abbiamo allegato lo studio del CNEL del professor Alessandro Rosina, ordinario di statistica della facoltà di economia dell'Università di Milano, dove si rappresenta uno scenario e quello scenario è riprodotto a livello scientifico. Diceva Einaudi: conoscere per deliberare. Se si intende deliberare senza conoscere, probabilmente, si sbaglia di grosso.
PRESIDENTE. Grazie.
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Aggiungo che ad oggi, complessivamente, oltre quelli a cui facevo riferimento, vi sono impegni di spesa per circa 800 milioni, che devono essere ancora spesi. Il problema, evidentemente, è un problema di programmazione. Non a caso, abbiamo assunto, per le aree del Mezzogiorno, 2.200 persone - mi auguro che poi le regioni le destinino anche alle aree interne, ma sono assegnate alle regioni - con contratto a tempo indeterminato, per favorire la progettazione e per sostenere, sotto il profilo amministrativo, quei comuni che evidentemente oggi non hanno la possibilità, da soli, di poter far fronte a un'attività progettuale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Il deputato Sarracino ha facoltà di replicare.
MARCO SARRACINO (PD-IDP). Ministro, lei ha parlato come se per il Governo le aree interne fossero una priorità, però lei non può dire questo. Sa perché? Perché io ho qui con me il suo Piano strategico nazionale per le aree interne, quello che lei ha citato. Il punto è che lei non è che fa riferimento a uno studio, lei pone un obiettivo (Commenti del Ministro Foti)…, l'obiettivo n. 4, in cui lei scrive, parlando di spopolamento irreversibile, che un numero non trascurabile di territori si trova già in una fase compromessa e quindi non possono porsi alcuna inversione di tendenza. Lei ha scritto questo e lo pone come obiettivo ed è una cosa molto differente da quella che lei ha appena detto. Quindi, Ministro, questo l'avete scritto voi e con le dichiarazioni di questa mattina del suo collega Giorgetti, con cui evidentemente lei non ha parlato, avete sventolato definitivamente bandiera bianca. Avete detto a quelle migliaia di ragazzi e ragazze, che ogni anno sono costretti ad andar via, che alla fine hanno fatto bene, perché in Italia non avrebbero avuto alcun futuro e che è inutile restare a lottare, perché la battaglia è persa. Lo avete fatto con le vostre politiche, dicendo "no" al salario minimo, tagliando la sanità in territori dove è già difficile raggiungere un ospedale. Avete accorpato le scuole, avete cancellato - e questo è un fatto - 3,5 miliardi dal Fondo perequativo infrastrutturale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico- Italia Democratica e Progressista) e non rida (Commenti del Ministro Foti) perché quelle risorse servivano ai nostri ospedali, servivano alle reti idriche, servivano alle ferrovie e alle strade. Volete realizzare, infine, come ciliegina sulla torta, proprio per le aree interne l'autonomia differenziata, facendo esplodere i divari tra città e campagne. Altro che coesione, Ministro, altro che Ministro della coesione e altro che patrioti: sarete ricordati come il Governo che ha spaccato la patria (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Noi, invece, Ministro, a quei ragazzi vogliamo offrire la speranza di un futuro nel territorio in cui nascono, vogliamo garantire il diritto a restare. Se voi ritenete che le aree interne siano un problema di cui liberarvi, se voi ritenete che chi vi abita debba essere condannato alla solitudine, alla paura, all'essere cittadini di serie B con meno diritti e meno servizi, noi crediamo che le aree interne siano una grande occasione di crescita e sviluppo per tutto il nostro Paese e non le abbandoneremo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Commenti del Ministro Foti e del deputato Sarracino).
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(Elementi e iniziative di competenza in merito ai criteri e alle modalità di assegnazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione in alcune aree della regione Puglia - n. 3-02015)
PRESIDENTE. Il deputato Alfonso Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Donno ed altri n. 3-02015 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Ministro Foti, noi l'abbiamo chiamata per chiarire al Parlamento le opacità che sono emerse nell'assegnazione dei Fondi di coesione e di sviluppo in Puglia da parte del suo predecessore, l'ex Ministro Fitto. Le ricordo che questi Fondi servono per colmare i divari territoriali, in questo caso in Puglia, ma dalle informazioni giornalistiche emerge una gestione opaca di questi fondi, improntata a criteri di natura clientelare da parte del suo collega, l'ex Ministro Fitto. In particolare, tra i tanti comuni interessati, spicca la città di Maglie, che è assegnataria di ben 3.600.000 euro per un campo sportivo: 3.600.000 euro, Ministro! È evidente che - desidero ricordarle - si tratta di soldi, questi, né suoi, né del Ministro Fitto, ma di soldi degli italiani, per cui le chiediamo di chiarire al Parlamento e ai cittadini italiani le opacità che sono emerse da questi servizi di stampa e di chiarire il perché altri comuni pugliesi aventi diritto non hanno ricevuto quei soldi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signor Presidente, chiarisco volentieri al collega interrogante tutti i suoi dubbi, così come voglio che rimanga agli atti che a pagina 40 del Piano strategico nazionale delle aree interne, terza riga, è citato lo studio del CNEL come fonte del capitolo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), ma non è obbligatorio essere intellettualmente onesti (Commenti del deputato Sarracino).
PRESIDENTE. Ministro, diamo la risposta agli onorevoli Colucci e Donno.
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Così mi dispiace che non vi sia una situazione di rappresentazione della realtà su questa interrogazione perché, vede collega interrogante, non è che il Ministro Fitto, come nessun altro Ministro, possa firmare da solo un accordo di coesione. Lei sa meglio di me - e non ho bisogno di spiegarle le ragioni, compresa la sentenza della Corte costituzionale - che questo è un accordo pattizio che, come tutti gli accordi pattizi, viene realizzato tra le parti: da una parte il Governo centrale, dall'altra parte la regione. Sa che quella regione è la regione Puglia del presidente Emiliano, in cui il suo partito era in maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Il deputato Donno: "Assolutamente no, è disinformato!") quando è stato firmato questo atto? Certo, e dirò di più: vi è una dichiarazione del presidente Emiliano, il quale ringrazia tutto - ovviamente - il suo gruppo parlamentare regionale e quelli degli altri partiti che hanno sostenuto questa programmazione. Ma dirò di più: anzitutto, gli interventi sono due - lo dico per la precisione - nel comune di Maglie; non è uno, ma sono due, per complessivi 9 milioni di euro, e così diciamo come sono le cose. Ma c'è un piccolo particolare, c'è una continuità, perché, se andate a vedere la programmazione del Governo giallorosso, firmato l'accordo vi era un accordo per il comune di Maglie di 1.200.000 euro. Allora, mi chiedo: ma gli accordi a favore del comune di Maglie, come per qualsiasi altro comune, vanno in relazione a quelli che sono i progetti condivisi dalle regioni con lo Stato? Oppure se vi è un Governo di sinistra può dare i soldi al comune di Maglie ma se vi è un Governo di centrodestra non può farlo? Ma stiamo misurando i colori politici delle amministrazioni o stiamo guardando alle esigenze dei territori? Che sia ben chiaro: passano anche per gli impianti sportivi, perché non è vero che non passano per gli impianti sportivi. La riqualificazione di certi territori passa anche per quelli. Quindi, sotto questo profilo posso garantire che non c'è nessun favoritismo, come non c'è stato nessun favoritismo presso altri comuni. Sono accordi che vengono assunti in piena collaborazione con le regioni...
PRESIDENTE. Concluda.
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. …e, comunque, faccio presente che il centrodestra, in Puglia, è all'opposizione e che il candidato del centrodestra, in opposizione al presidente Emiliano che ha firmato quest'atto, si chiamava Raffaele Fitto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Il deputato Donno ha facoltà di replicare.
LEONARDO DONNO (M5S). È imbarazzante, Presidente, perché intanto il Ministro Foti non sa che da aprile del 2024 il MoVimento 5 Stelle non è più in maggioranza, quindi dovrebbe studiare un po'. Ma, al di là di questo, siamo passati da Fitto a Foti ma non sono cambiati i fatti. Al di là delle battute, Presidente, il problema è che la situazione è molto grave, perché i dubbi che avevamo non sono stati chiariti dal Ministro, perché decine di sindaci pugliesi - non di un solo comune - hanno fatto emergere dalla stampa il fatto, appunto, che ci sia stata un'esclusione di tantissimi comuni dalla possibilità di accedere a queste risorse in maniera non oggettiva, ma sulla base di una valutazione di vicinanza politica all'ex Ministro Fitto o da accordi politici - non si sa, a questo punto, tra chi - che nulla sicuramente, però, hanno a che vedere con il benessere delle comunità. In moltissimi comuni, non solo nel comune di Maglie, Ministro, vicini politicamente a Fitto problemi non ce ne sono stati, ma l'esempio di Maglie è eclatante perché è proprio il comune del Ministro Fitto che ha ricevuto tantissimi - lo confermava il Ministro - milioni di euro. Aggiungo, però, un piccolo particolare, Ministro, e forse lei non lo sa: nel comune di Maglie, da marzo di quest'anno, sindaco e vicesindaco sono agli arresti domiciliari e a sostituirli c'è lo zio di Raffaele Fitto, assessore anziano. Su questo abbiamo presentato un'interrogazione a parte, ovviamente, così come avevamo fatto anche sui Fondi di coesione a dicembre del 2024. Il problema è stato sollevato anche da un recente servizio televisivo a firma di Danilo Lupo, in una trasmissione andata in onda su LA7, che ha evidenziato dinamiche che lasciano molti dubbi, dubbi sui quali lei, Ministro, oggi non ha fatto minimamente chiarezza. Stiamo parlando di risorse la cui assegnazione non può essere destinata a logiche distorte, di vicinanza politica o di scambi politici tra partiti a danno dei cittadini.
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
LEONARDO DONNO (M5S). Concludo, Presidente. Le ricordo, Ministro Foti, che i Fondi europei non sono fondi suoi, fondi della Presidente Meloni o fondi del Ministro Fitto, ma sono soldi dei cittadini. I Fondi di coesione sono soldi che servono per costruire scuole, strade, migliorare i servizi per i cittadini, per creare posti di lavoro e non sono soldi destinati ad alimentare un sistema clientelare o ad accrescere pacchetti di voti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)…
PRESIDENTE. Grazie.
LEONARDO DONNO (M5S). …per aumentare il proprio potere e il proprio consenso sul territorio.
PRESIDENTE. Grazie.
LEONARDO DONNO (M5S). Queste sono dinamiche vergognose alle quali, come MoVimento 5 Stelle, ci opporremo sempre, caro Ministro Foti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
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(Iniziative di competenza volte a sostenere il processo di semplificazione in ambito europeo ai fini dell'incremento della competitività delle aziende - n. 3-02016)
PRESIDENTE. L'onorevole Antoniozzi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02016 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
ALFREDO ANTONIOZZI (FDI). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, il tema è l'Unione europea e un po' anche la sua storia. Appare sempre più evidente che l'Unione europea, attraverso una regolamentazione troppo stringente, ha, di fatto, autolimitato il proprio potenziale produttivo. Allora, l'Italia, in questo frangente, si è fatta portavoce di un processo, il cosiddetto shock di semplificazione, che rappresenta un punto importante per armonizzare quelle sovrastrutture che, da anni, si dice dovunque, lo abbiamo sostenuto in tanti momenti, soprattutto come gruppo di Fratelli d'Italia, è necessario che l'Europa avvii. Questo processo di semplificazione porterà sicuramente a un grande risparmio, ma, soprattutto, produrrà un nuovo incremento della capacità produttiva dei singoli Stati e, quindi, delle loro aziende.
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
ALFREDO ANTONIOZZI (FDI). Signor Ministro, quali iniziative, per quanto di sua competenza, intende adottare nel processo di semplificazione per lo sviluppo delle aziende italiane (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)?
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Antoniozzi per la sua interrogazione e per quella del gruppo di Fratelli d'Italia. È un tema, questo, che abbiamo discusso, oggi, con il Ministro degli Affari europei, Benjamin Haddad. È evidente che l'Europa ha la necessità di avere e di acquisire competitività. Nell'ambito della competitività, uno degli elementi fondamentali - mi sia consentito di evidenziarlo - è avere un mercato unico dell'energia e superare l'attuale dipendenza in materia energetica del 55 per cento dall'estero. Oggi, le importazioni di gas sono di 90 miliardi di metri cubi dalla Norvegia, ma, nel 2021, erano 150 miliardi di importazione di metri cubi dalla Russia, per dimostrare come, ancora oggi, l'Europa è fondamentalmente dipendente per quanto riguarda il settore energetico. Aggiungo che uno degli elementi di competitività è sicuramente la semplificazione. La semplificazione, oggi, pesa all'incirca 600 miliardi di euro all'anno sulle imprese europee. È un dato clamoroso. È un dato che deve farci riflettere. In questa legislatura, il Parlamento europeo, su iniziativa della Commissione, sta analizzando i cosiddetti omnibus. Si tratta di misure di semplificazione che, oltretutto, vanno ad investire tutto il paniere delle imprese - a differenza del passato -, anche delle piccole e medie imprese, anche delle imprese che potremmo definire medie. È indubbio che nei procedimenti, che, oggi, sono all'esame della triangolazione Commissione-Parlamento europeo-Consiglio europeo, un posto privilegiato lo ha sicuramente quella che potremmo definire la semplificazione amministrativa. Ma vi sono anche interventi che ritengo siano importanti da dover rilevare, come: il miglioramento della qualità della regolamentazione; la politica di impatto delle norme sulle imprese, perché, molto spesso, vengono soltanto elaborate enorme, non verificati gli impatti che le stesse producono; la piena liberalizzazione della libera circolazione di merci e servizi; la semplificazione dei procedimenti di autorizzazione; e, ancora, più vastamente, la semplificazione della politica agricola comune, le regole della PAC; la semplificazione per quanto riguarda la materia della cybersicurezza. Sono tutti elementi che possono portare ad una maggior competitività dell'Europa e, al tempo stesso, ad una possibilità per le imprese di vedere, nella normativa europea, non un incubo, ma uno strumento di cui potersi avvalere.
PRESIDENTE. Il deputato Caramanna, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIANLUCA CARAMANNA (FDI). Grazie, Presidente. Onorevole Ministro Foti, grazie per la sua risposta. Siamo soddisfatti, ma voglio anche ringraziarla a nome di tutto il gruppo di Fratelli d'Italia per il grande lavoro che sta facendo il suo Ministero, in continuità con il lavoro fatto dal Ministro Fitto, attuale Vicepresidente della Commissione europea. Il Presidente Meloni lo ha detto e lo ribadisce costantemente: mentre cerchiamo un accordo soddisfacente sul tema dei dazi, l'Unione europea deve iniziare a rimuovere quei dazi interni, dati da una iper-regolamentazione che ha finito per mettere in grande difficoltà tutto il nostro sistema produttivo. Un appello, quello del Presidente Meloni, ribadito e voluto dalle più grandi associazioni di categoria, in rappresentanza di quelle centinaia di migliaia di imprese che hanno sofferto gli eccessi ideologici e burocratici che hanno caratterizzato la produzione normativa europea. Un anno fa, i cittadini italiani e tutta Europa hanno deciso da che parte stare: se stare dalla parte di chi si è opposto a questa iper -regolamentazione o ovviamente di chi, in qualche modo, l'ha agevolata. E allora ben vengano, caro Ministro, i segnali che finalmente cominciano ad arrivare da Bruxelles, dove, con il sostegno coerente del Governo italiano, la Commissione europea sta emanando una serie di pacchetti cosiddetti omnibus per semplificare normative obsolete e penalizzanti. Il Governo sta dedicando una parte importante dei propri sforzi per creare un quadro normativo adeguato allo sviluppo delle imprese, che favorisca la nascita e la crescita delle imprese in Italia. Il grado di ambizione è alto: innovazione, sostenibilità economica, sociale, ambientale e produttiva sono al centro delle azioni e delle misure adottate. Cito le principali: la prima legge annuale per le PMI o la legge annuale della concorrenza del 2023, con cui è stato ripresentato il quadro normativo per la nascita e lo sviluppo delle startup. Insomma, la sua opera a Bruxelles, caro Ministro, oltre che nel ruolo decisivo che svolge nell'attuazione del PNRR, è centrale e fondamentale, affinché questo processo vada avanti, in costante coordinamento con gli altri Ministeri di settore e con i rappresentanti italiani al Parlamento europeo. La prima cosa che dobbiamo fare è crederci. Lei ha dimostrato di crederci, Ministro, prima dai banchi del nostro gruppo e ora da quelli del Governo. Siamo certi che continuerà a rappresentare l'Italia nel migliore dei modi in tutto il mondo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
