Data: 29/06/2006
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Sui lavori della Commissione.
Tommaso FOTI (AN) ricorda come, nella riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltasi ieri, sia stata affrontata con prudenza la possibilità di audire i rappresentanti dell'ANAS sulle recenti evoluzioni relative alla gestione dell'ente, anche in relazione alle ripercussioni sugli investimenti nel settore infrastrutturale. Essendo nel frattempo intervenute, anche presso l'altro ramo del Parlamento, ulteriori novità in merito alla vicenda che interessa l'ente stradale, preannuncia pertanto che il suo gruppo e il gruppo di Forza Italia, nella prossima riunione dell'Ufficio di presidenza, formuleranno la formale richiesta di svolgere un'audizione in Commissione dei vertici amministrativi dell'ANAS.
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PRESIDENTE. Abbiamo molti colleghi iscritti a parlare. Ricordo che se riusciremo, come previsto, a contenere gli interventi dei gruppi nell'ambito dei 3 o 4 minuti, potremo forse consentire anche qualche ulteriore intervento.
Il ministro ci ha dato la sua disponibilità fino alle ore 16.
Passiamo allora agli interventi dei colleghi.
TOMMASO FOTI. Grazie, presidente, io eviterei di entrare troppo nello specifico della relazione che ha fatto il ministro. Mi rifaccio più che altro al dato politico che abbiamo sotto gli occhi e che mi sembra più urgente. Con il ministro ci siamo, a suo tempo, confrontati o scontrati, ma sempre rispettati per quanto riguarda la delega ambientale. Egli esprimeva le sue valutazioni, legittime, anche se allora non le condividevo come oggi non le condivido.
Tuttavia, ciò che, secondo me, occorre valutare attentamente in questa fase, sono le conseguenze di alcuni tentativi di voler affossare del tutto un provvedimento più per logica politica che per tecnica legislativa.
Non metto in dubbio che il suo capo di gabinetto le avrà consigliato il meglio negli interessi del paese; penso, però, che quando un decreto ministeriale, ammesso che necessiti di questo, ma non vi è un parere sul punto - debba essere sottoposto alla registrazione da parte della Corte dei conti, il primo atto che si deve fare nel momento in cui ciò non è stato fatto, è soltanto quello di mandarlo alla registrazione della Corte dei conti.
Mi pare, invece, che il decreto ministeriale, che manca di questo visto, si caratterizzi in modo diverso, signor ministro. Lei stesso ha detto di voler riunire le parti: in buona sostanza vuole riemanare o riassestare quei decreti ministeriali. Non abbiamo il testo completo della lettera che lei ha inviato ai Presidenti delle Camere ma, se non ho capito male, lei si propone attraverso altri decreti legislativi di correggere il decreto legislativo testé emanato.
Debbo dire che è uno strano modo di legiferare: passiamo da un tipo di testo unico ad un altro che già inizia a diventare un insieme di testi variegati. Sotto questo profilo, sarebbe forse meglio che lo si facesse almeno con un unico provvedimento, nel caso in cui si avverta la necessità di numerosi e significativi cambiamenti. Sarà più difficile, sotto il profilo parlamentare, mandarlo avanti ma avrà il pregio almeno di non comportare una serie di leggi, di leggine e di provvedimenti che andrebbero ad annullare questa o quella norma, facendo regnare sovrano il caos.
Ho affrontato questo tema perché mi sembra che sia anche un tema politico. Signor ministro, non le consiglio di «vestirsi da talebano»; le consiglio, invece, di spogliarsi di questo suo abito che indossava quando era all'opposizione. Riconosco che per motivi, anche elettorali, era doveroso portarlo addosso ma oggi, raggiunto l'obiettivo, non ha più questa necessità; anche perché mi pare che lei abbia glissato sul problema politico, che è tutto in casa sua a questo punto.
Cacciato il ministro Matteoli, si è trovato sulla sua strada i ministri Bonino e Bersani, che non mi pare abbiano detto che lei è esattamente un lungimirante ministro dell'ambiente. Le hanno scritto su Il Sole-24 Ore i motivi per i quali non sono d'accordo con lei ma con quegli ambienti per i quali lei ha speso in passato parole del tutto negative. Ricordo quando lei disse in questa sede che questo era il decreto per la Marcegaglia; poi, mi pare che come ministro abbia pensato di convocarla; ma questo è un altro paio di maniche.
A questo punto le faccio un invito, signor ministro. È legittimo da parte sua e da parte del Governo intraprendere le azioni che più si ritengono opportune in ragione di un obiettivo politico, però è altrettanto legittimo non lasciare allo sbando il sistema delle imprese e tutto il sistema che si confronta con questi testi legislativi.
Posso non condividere l'operazione VIA-VAS, però almeno ha un pregio: si sa che ne è stata rinviata l'entrata in vigore di sei mesi. Qui, invece, signor ministro, a mio avviso rischiamo, se non si interviene con un provvedimento sensato ma soltanto con dichiarazioni ad effetto, di lasciare nel più completo caos tutto un settore che ritengo si aspettasse da questo decreto legislativo qualcosa di diverso. Non so se è «entrato bene» ma, sicuramente, ne sta uscendo peggio di quando è entrato.
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