Data: 26/07/2001
Audizione del ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, Altero Matteoli, sugli orientamenti programmatici del suo dicastero.
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TOMMASO FOTI. Mi associo ai migliori auguri al ministro per l'importante opera che dovrà svolgere nei prossimi cinque anni. Debbo dirgli francamente che troverà molti problemi insoluti, al di là dell'azione molto efficace promossa negli anni passati con la quale si volevano risolvere i problemi in materia ambientale a mezzo di comunicati stampa; ma così non è stato. Una prima questione che mi sembra opportuno rappresentare è quella relativa ai decreti di attuazione della legge in materia di elettrosmog, che i Governi precedenti dovevano emanare, ma che ancora non hanno visto la luce. Quella legge che anche i deputati di Alleanza nazionale hanno concorso a realizzare, a promuovere e ad approvare, è una legge «monca» - la definii una scatola vuota - senza l'emanazione dei decreti di attuazione, che devono contemperare due interessi (non necessariamente confliggenti), quello della salute dei cittadini e del possibile sviluppo del sistema di impresa.
Avanzo una seconda osservazione riguardo al fatto che convengo pienamente con il ministro sulla necessità di attuare pienamente la legge Galli; vorrei però evidenziare che, contrariamente alle acclarate ed auspicate manifestazioni di federalismo, la legge Galli non trova un'attuazione piena e completa e proprio da parte di quelle regioni che, sistematicamente, reclamano maggiori poteri. Si tratta di un dato abbastanza contraddittorio perché la vicenda degli ATO sicuramente costituisce premessa indispensabile per poter consentire la piena attuazione della legge Galli, che rischia di invecchiare senza trovare una vera realizzazione. Sotto questo profilo è sufficientemente esaustiva la relazione resa al Parlamento sullo stato dei servizi idrici riferiti all'anno 2000.
Una terza considerazione che riguarda, forse marginalmente (ma non troppo), il Ministero dell'ambiente, verte sulla necessità di una legge di riforma che consenta la «privatizzazione» (lo dico tra virgolette) delle aziende municipalizzate. Infatti, esistono aziende di servizi pubblici locali che rappresentano una risorsa per il paese e potrebbero contribuire efficacemente ad un positivo risultato sul piano della politica ambientale se fossero poste nelle condizioni di poter approvvigionarsi di capitale privato. Sotto questo profilo, l'idea dell'onorevole ministro di configurare, riguardo lo smaltimento dei rifiuti, ATO di circa 500 mila abitanti, troverebbe concreta attuazione se vi fosse la possibilità di passare da una «polverizzazione» del sistema di raccolta dei rifiuti, formato da una serie infinita di piccoli operatori, al reperimento di interlocutori credibili, affidabili, professionali.
Mi permetto di proporre ancora due riferimenti: il primo riguarda la tutela dal rischio idrogeologico, a cui la relazione accenna. Il costo della calamità naturali è stato calcolato, tra il secondo dopoguerra ed il 1990, in 140 mila miliardi. Penso che esso costituisca l'importo di una rilevantissima legge finanziaria, spesa esclusivamente per rimediare ai danni dei crolli e non per prevenirli. Il ministro dell'ambiente non può avere a sua disposizione solo risorse esigue che, tra l'altro, in genere vengono impegnate con leggi di spesa molto parcellizzate. Personalmente, consiglio al ministro Matteoli di «blindare» la futura legge di interventi in campo ambientale, perché quelle che il Parlamento annualmente licenzia non sono positive. Il Governo precedente presentò un disegno di legge composto da sette articoli che, quando fu varato, ne conteneva 42 o 44, prevedendo finanziamenti a pioggia per tutti senza operare scelte di campo efficaci ed efficienti per il paese.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Foti, se la interrompo: vorrei ricordarle che il nostro parere sul documento di programmazione economica e finanziaria contiene uno specifico riferimento a questa sua istanza.
TOMMASO FOTI. Avendo reso parere favorevole al parere sul DPEF, mi sono permesso di evidenziare ciò.
Devo rivolgere una ulteriore osservazione al ministro Matteoli in questo senso: il cosiddetto decreto Ronchi n. 22 del 1997, prevedeva il passaggio da tassa a tariffa per i rifiuti solidi urbani e tutto ciò che riguardava la possibile applicazione da parte degli enti preposti di tale tariffa. Mi permetto di dire al ministro Matteoli che il Ministero delle finanze sta giocando sporco, perché la commissione dei 40 sta avanzando (parlo a livello tecnico) un progetto che vorrebbe cancellare la tariffa per ripristinare la tassa. Attenzione, perché questo rappresenterebbe non soltanto un caos sotto il profilo legislativo (vi sono numerosi comuni che già hanno iniziato ad applicare in via sperimentale la tariffa), ma soprattutto non porrebbe il Ministero delle finanze nelle condizioni di chiarire i problemi, su cui non ha mai fatto luce, in ordine all'applicazione della tariffa: sia per quanto riguarda la questione se il servizio di igiene ambientale sia sempre imponibile ai fini dell'IVA da chiunque sia esercitato, sia perché non è mai stato modificato il decreto ministeriale del 16 dicembre del 1980, inserendovi anche i servizi di igiene ambientale, per dare la possibilità al gestore di versare l'IVA sulla base dell'incassato e non dell'emesso. Sono due temi che debbono essere affrontati di concerto con l'ex Ministero delle finanze, atteso che dal primo gennaio 2003 dovrebbe andare a regime la tariffa, che riguarderebbe un numero non grande di comuni (400-500), ma che coprono circa il 70-75 per cento della popolazione italiana.
L'ultimo tema che vorrei affrontare è contenuto a pagina 49 del documento di programmazione economica e finanziaria, dove si legge: «Il Governo porrà rimedio al grave problema dei rifiuti radioattivi, tuttora immagazzinati nei siti in cui furono prodotti; sarà realizzata la costruzione di un deposito nazionale». Questa materia è stata affidata e gestita, fino ad oggi, principalmente dal ministro dell'industria. Mi permetto di rilevare che il ministro dell'ambiente non può, nel caso di specie, non assumere un ruolo decisamente di primo piano anche perché la scelta - condivisa o meno - di non produrre energia nucleare ha avuto ragioni principalmente di tipo ambientale; personalmente, facevo parte del 9 per cento che ha votato no ai referendum ma credo che, una volta presa questa decisione, un paese civile debba porsi seriamente i problemi conseguenti, anzichè consentire l'esistenza di tanti siti che contengono materiale radioattivo e che, per la sola gestione ordinaria, costano diverse decine di miliardi. D'altra parte, provenendo da un territorio che ospita la centrale elettronucleare di Caorso, penso di avere titolo per evidenziare questa situazione, non per ragioni di campanile, ma perché si tratta di un problema di interesse nazionale. . .
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ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Desidero anzitutto, signor presidente, ringraziare la Commissione per gli auguri che un po' tutti i commissari mi hanno rivolto.
Voglio partire dagli ultimi minuti della precedente audizione quando, intervenendo dopo che l'onorevole Realacci aveva preso la parola, dissi che sarebbero guai se il Governo non fosse antropocentrico perché nel programma elettorale abbiamo previsto la realizzazione di infrastrutture e, se ora non considerassimo l'uomo al centro di tali opere, sarebbe un disastro. Devo aggiungere che siccome in questo mondo ci viviamo e la centralità dell'uomo viene ribadita anche da noi, è ovvio che vogliamo realizzare tali infrastrutture nel migliore dei modi.
Ma voglio proprio partire da tale considerazione per rispondere all'onorevole Vendola che sostiene che i proprietari del mostro punta Perotti hanno espresso grande soddisfazione per la vittoria del centrodestra ed il mantenimento di tale struttura. Ebbene, potrei rispondere in maniera banale, ricordando che anche i disoccupati, nel 1996, quando vinse il centrosinistra, andavano nelle prefetture dichiarando che finalmente, siccome aveva vinto la sinistra, tutti avrebbero trovato un posto di lavoro: non è sempre così automatico, purtroppo.
In questa sede, sono venuto ad illustrare il programma del mio ministero che si inserisce in un quadro di governo generale e che nessun collega ministro al momento ha smentito, palesando disaccordi: i confronti, poi, li faremo durante l'arco della legislatura. Ci troveremo spesso, tra colleghi ministri, in contrasto - lo accennai anche l'altra volta - ma guai se non fosse così. Poi, attraverso il confronto e la sintesi, si deve riuscire a trovare le soluzioni. Allora, siccome dall'onorevole Vigni e un po' tutti gli interventi che provengono dall'opposizione si è insistito sull'avversione manifestata verso l'affidamento riposto solamente sulle regole endogene al mercato, dico che io sono per orientare il mercato con la politica. Essendo parlamentare da vent'anni non avrei neppure bisogno di dirlo, visto che la mia cultura politica, le mie origini lo testimoniano. Sono sempre stato favorevole ad orientare il mercato: non sono, culturalmente e politicamente, un liberale DOC; vengo, piuttosto, da un'altra tradizione politica, ben nota, che certamente è in contrapposizione, da un punto di vista ideologico, con quella dell'onorevole Vendola e tuttavia non lo è sotto questo specifico riguardo. Se, quindi, si tratta di orientare il mercato, siamo perfettamente d'accordo: sono su questa linea.
Dunque, vengo alle altre domande. Per esempio, il condono, che continuate a scorgere all'interno del pacchetto Tremonti, in realtà non viene previsto perché si paga e si ha l'obbligo di fare. Si deve buttar giù quel mostro e si deve ripristinare la situazione: vi pare un condono? Mi pare di no.
Sul protocollo di Kyoto tanti sono intervenuti: a tal riguardo, posso dire che, considerati gli sviluppi della Conferenza di Bonn (l'onorevole Cima era presente e, dunque, può essere buon testimone), ho manifestato nelle interviste concesse un certo ottimismo, ma nella notte di venerdì, ero preoccupato, pensando che l'accordo «saltasse».
Si tratta di un accordo minimale rispetto al protocollo di Kyoto ma quest'ultimo resta in piedi con alcuni punti che reputo interessanti visto che, ad esempio, è stato previsto l'uso delle foreste e delle attività agricole per l'assorbimento del carbonio. Il Governo precedente, per carità legittimamente, aveva operato la scelta di tenere fuori l'Italia da ciò; nella trattativa, siamo riusciti a far partecipare anche l'Italia con una percentuale del 27 per cento. La riforestazione, per quanto riguarda l'assorbimento del carbonio attraverso i sinks, riguarda anche noi: non è di poco momento.
Non so se sarò esaustivo su quanto chiesto dagli onorevoli Cima, Vigni ed altri; se necessario, possiamo anche prevedere lo svolgimento di un'audizione sul protocollo di Kyoto.
PRESIDENTE. Abbiamo in programma un'indagine conoscitiva.
ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Bene. L'accordo riconosce che la cooperazione internazionale può integrare i programmi e l'azione nazionale per la riduzione delle emissioni; prevede l'aiuto finanziario ai paesi in via di sviluppo, ma non attraverso il nucleare che, anzi, nel documento non è mai citato e la mancata previsione è stato il motivo per cui il Giappone, il Canada e l'Australia hanno manifestato l'intenzione di non aderire. Vi è poi un altro aspetto, il commercio internazionale dei permessi di emissione nonchè il sistema di controllo e gli impegni.
L'accordo è imperfetto perché alcuni paesi attraverso i sinks raggiungono gli obiettivi - alcuni addirittura vanno in credito - e, quindi, vi è una sproporzione sotto il profilo della concorrenza. Infatti, se l'Italia, per abbattere le emissioni, deve intervenire nel trasporto (come è giusto) e nell'industria, sostenendo un certo costo, quanti intervengono solo attraverso la riforestazione sostengono un onere inferiore e, quindi, la concorrenza è alterata. Ma, pur di non far saltare l'accordo, l'Europa si è sobbarcata questo peso. Quando verrà ratificato l'accordo? Vi è, a breve (se non erro, tra la fine di ottobre e i primi di novembre), l'appuntamento di Marrakech. Successivamente, saremo in condizione di poter ratificare il protocollo di Kyoto. Non ricordo chi chiedeva della delibera CIPE del 1998: si tratta di una delibera che riteniamo vincolante, avendo deciso di far parte del processo di unificazione europea e di procedere alla ratifica del protocollo di Kyoto.
Per quanto riguarda l'ANPA, ho voluto riprendere proprio il passaggio della mia esposizione che ha riguardato tale agenzia. Così, nel nostro precedente incontro, ho detto che «senza invadere il campo dei controlli che l'ordinamento riserva agli enti locali e agli altri soggetti di controllo» ciò avverrà «potenziando il sistema dei controlli in campo del quale la nuova APAT sarà parte integrante dopo la sistemazione delle inaccettabili pendenze in essere e dopo la riorganizzazione dell'ANPA, ai sensi della legge n. 93 del 2001, approvata dal precedente Parlamento, che prevedendone la trasformazione in vera e propria agenzia alle dirette dipendenze del ministro ne fa uno strumento penetrante di effettuazione dei controlli ambientali».
Su questa strada intendo procedere. Tutto ciò che in questi giorni è stato fatto all'ANPA, condivisibile o meno, riguarda un traguardo di pochi mesi, perché ad ottobre abbiamo comunque l'obbligo di intervenire: lo faremo con lo spirito contenuto nella mia relazione introduttiva.
L'onorevole Foti chiede lumi riguardo al decreto di attuazione sull'elettrosmog: me ne sono occupato fin dal primo momento, poiché si tratta di uno dei grandi problemi che ci troviamo di fronte. Come sapete il precedente Governo, per dichiarazione di un autorevole (non solo perché ministro) personaggio, il professor Veronesi, ha posto un problema non di secondaria importanza ed è stata costituita una commissione presso il Ministero della sanità, della quale fortunatamente fa parte anche il Ministero dell'ambiente: stamani, sono stato informato del fatto che tale commissione terminerà la preparazione di una relazione. Dopo che il ministro avrà il supporto tecnico-scientifico di una commissione, peraltro nominata dal precedente Governo, in continuità con l'attuale, a garanzia della maggioranza e dell'opposizione, potranno essere varati i decreti di attuazione ed a quel punto la legge sull'elettrosmog diventerà operativa.
Ero deputato quando fu varata fu varata la legge Galli la cui filosofia è condivisibile; credo che essa costituisca una grande opportunità: se andrà a regime produrrà 25 - 30 mila posti di lavoro e riuscirà a risolvere il problema della notevole perdita di acqua nel nostro paese (si ipotizzano percentuali altissime). La legge fu approvata nel 1994 e dopo sette anni non è entrata a regime perché si tratta di un provvedimento positivo ma fallimentare sul piano concreto; una relazione, preparata dal direttore del Ministero riguardo gli ambiti territoriali, riporta dati incredibili: è stata data attuazione solo a 2 degli oltre 80 ambiti territoriali (il primo in Toscana, ad Arezzo, il secondo, piccolissimo, in Veneto). Per il resto, rimangono intenzioni che non si riesce a far decollare. Non voglio stravolgere quella legge ma renderla operativa in tempi brevi, anche con un intervento legislativo, se necessario.
È indispensabile inoltre un investimento molto forte sulla tutela idrogeologica, coinvolgendo anche i privati, onde evitare che ogni anno - come è avvenuto negli ultimi dieci - si spendano 7 mila miliardi per l'emergenza. Potremmo riportare la situazione alla normalità se investissimo in prevenzione il costo previsto di dieci anni di interventi per l'emergenza. Lo sapete meglio di me, perché vi occupate da tempo di queste tematiche: le calamità naturali avvengono sempre nei soliti posti, non soltanto in zone povere ma anche in quelle ricche (non si può sostenere che la Versilia sia povera, perché è ricchissima). Nei giorni in cui eravamo in Germania è accaduto ciò che è avvenuto ed ogni volta si chiedono interventi e la dichiarazione dello stato di emergenza. Si tratta di emergenze continue, causate non solo da alluvioni ma anche da semplici piogge; la situazione è molto preoccupante ma possiamo intervenire, soprattutto cominciando dalle zone maggiormente a rischio per la tutela idrogeologica.
Concordo perfettamente con l'onorevole Foti riguardo il passaggio da tassa a tariffa (punto ripreso anche dall'onorevole Cima).
L'onorevole Iannuzzi ha parlato della difesa dell'ambiente che rischia di essere esterna e successiva agli aspetti economici. Pensate davvero che un qualsiasi Governo, a prescindere dal suo colore politico, potrebbe oggi considerare l'ambiente come fattore esterno e successivo ? Capisco e mi fa piacere questa sottolineatura, per l'incarico che ricoprite in quanto componenti la Commissione ed io come ministro....
LAURA CIMA. Quello statunitense sembrerebbe di sì!
ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Parlo di quello italiano. Pensate davvero che con la spontaneità con la quale sorgono i comitati su qualsiasi argomento, le questioni ambientali possano essere considerate esterne e successive agli aspetti economici? Si può anche prendere in giro qualcuno per qualche ora o settimana, ma non di più. Da questo punto di vista credo che i controlli e le telecamere che abbiamo puntate addosso non ci consentano di poter fingere di difendere l'ambiente. Si può sbagliare, certo, ma non ci sarà più consentito.
L'onorevole Iannuzzi ha ripreso l'argomento dei testi unici; ho usato il plurale testi unici di settore, perché non sarei credibile se parlassi di testo unico dal momento che, per prepararlo, impiegheremmo dieci legislature. Può darsi che non riusciremo a completare almeno i testi unici di settore; cominciando da alcune priorità, ritengo che vi si possa lavorare in modo da farli approvare.
L'onorevole Pappaterra citava la questione delle aree protette, sottolineando come non siano bastati gli interventi sinora compiuti e ponendo il problema del modo in cui si intenda intervenire. La relazione che mi ha presentato il direttore, appena insediato al Ministero, mi ha un po' sorpreso perché credevo che gli enti di gestione dei parchi fossero efficienti: invece siamo in presenza di commissariamenti. Lo dico senza polemica perché probabilmente incapperò anch'io in qualche errore, tuttavia mi sono meravigliato per le nomine che spesso non hanno nessuna attinenza al ruolo ricoperto (anche se non tutte, perché ci sono anche ottimi curriculum): in un caso addirittura l'incarico è stato affidato al centralinista di un comune. Dobbiamo intervenire nell'interesse dell'area protetta, mentre in alcuni casi si è ritenuto di fare l'interesse di una persona o del partito di appartenenza, ma ciò non è stato un bene né per la persona, né per il partito. Riguardo alle aree protette, dunque, intendo mettere in atto quanto ho esposto nella relazione, tentando di renderle operative e di porle in grado di produrre quel minimo di attività economica che un'area protetta deve mettere in movimento.
Sapete poi che non è facile affrontare la questione dei rifiuti e dei commissariamenti: in Sicilia si sono spesi 450 miliardi ed il risultato non è positivo, anche se c'è l'attenuante delle recenti votazioni: negli ultimi tempi non esisteva un governo regionale di riferimento, che da qualche giorno si è insediato. Ne parleremo in seguito e vedremo come affrontare questi problemi.
Per quanto concerne i siti inquinati, vorrei poi dare una risposta all'onorevole Pappaterra, ma anche ad altri deputati.
L'erosione delle coste è cominciata, nel nostro paese, all'inizio dell'ottocento: in quel periodo non vi erano certamente insediamenti che potevano averla provocata. Con gli insediamenti si è prodotta l'accelerazione del fenomeno ed in seguito, alcuni interventi parziali hanno consentito di salvare una zona a danno di un'altra. Mi sono trovato ad affrontare, tra le prime, la questione che riguarda la Versilia, dove esiste un'erosione che dura da tanto tempo; ora gli operatori turistici si sono ulteriormente spaventati perché il cosiddetto decreto Bersani stanzia 76 miliardi per raddoppiare il porto di Carrara, che gli operatori turistici ritengono acceleri l'erosione, mentre gli imprenditori della zona vogliono il raddoppio del porto. È dunque una situazione in cui è necessario trovare una giusta mediazione. Nessuno può gestire questo Ministero a colpi di accetta: si riesce a governare solo se si trova un accordo di mediazione alto che riesca a trovare la sintesi di cui parlavo poc'anzi.
Non ho ritenuto di scrivere nulla nella mia relazione riguardo le cave e torbiere, dopo aver affrontato questo problema, perché è in grande parte competenza altrui. Voglio solo ricordare che in una delle mie prime legislature, presentai una proposta di legge sulle cave e torbiere che giunse quasi all'approvazione: resto fedele a quanto contenuto in quella proposta di legge.
Ho trovato il NOE potenziato rispetto a qualche anno fa: ieri, incontrando il generale Sicurezza, ho chiesto se sia possibile rafforzarlo ulteriormente, perché credo sarebbe importante, dal momento che sta svolgendo un ottimo lavoro.
Riguardo gli interventi di bonifica, la legge finanziaria di due anni fa stanziò fondi per 15 bonifiche, mentre due furono quelle finanziate lo scorso anno, per un totale di 17 bonifiche, anche se, in realtà, le bonifiche da effettuare sono 40 o 41. Le risorse attualmente a disposizione del Ministero sono pari ad un miliardo e 59 milioni, cifra che, dicono i tecnici, può servire solo a porre in sicurezza le bonifiche. Bisogna mettere in moto un meccanismo per trovare i fondi necessari ed intanto iniziare la loro messa in sicurezza; è il mio impegno per i prossimi giorni, per poi capire dove trovare i finanziamenti necessari. Ricevo - è giusto - moltissime telefonate dai sindaci che chiedono risorse per le bonifiche, ma questo è il quadro che abbiamo di fronte.
L'onorevole Vendola mi ha chiesto se la mia posizione è antagonista rispetto a quella del ministro Lunardi. Capisco che sia facile avanzare questa domanda ma, l'ho esplicitato nella mia relazione durante l'audizione precedente, non sono antagonista del ministro Lunardi perché i nostri compiti sono diversi. Voglio spiegare ulteriormente cosa intendo: il ministro Lunardi ha l'obbligo - che fa parte del programma di Governo - di realizzare infrastrutture (la coalizione è stata votata anche per questo), mentre compito del ministro dell'ambiente è quello di fare in modo che le infrastrutture si realizzino con il minor danno possibile per l'ambiente. Può darsi che a volte si crei una qualche competizione, dal momento che il tema dell'ambientalismo non può essere considerato né aggiuntivo né compensativo (se fosse compensativo sarebbe già un passo avanti rispetto a ciò che è stato fatto fino ad oggi in molti settori).
Non voglio quindi essere l'antagonista di nessuno, voglio soltanto compiere il mio dovere istituzionale di salvaguardia dell'ambiente. Per quanto riguarda i muscoli volontari o involontari, onorevole Realacci, preferisco i primi ai secondi, perché almeno sappiamo con chi ci confrontiamo. Spero di non aver bisogno di muscoli ....
ERMETE REALACCI. Non era questo il senso del mio intervento!
ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. ... quanto piuttosto del buon senso e della capacità anche del Parlamento di svolgere un ruolo importante. Sono un parlamentarista convinto, per me, che vengo da una lunga militanza di opposizione, il Parlamento è il centro dell'azione politica. Esso può svolgere quindi proprio quel ruolo di sintesi e di mediazione, può aiutare addirittura l'opposizione a partecipare ad un programma di Governo, se è nell'interesse generale del paese. Siccome ritengo che la discussione fatta durante l'illustrazione del programma vada in questa direzione, credo che attraverso un continuo confronto con il Parlamento si possano raggiungere obiettivi importanti. Qualcuno ha detto che realizzare tutto il programma non sarà facile, lo so perfettamente, ma anche se ne realizzeremo una parte sono sicuro che si tratterà comunque di una parte abbastanza consistente.
Sono favorito rispetto ai miei predecessori, perché la coscienza ambientale è cresciuta nel paese e quindi ho l'opportunità di poter fare scelte che sono più sentite dai cittadini rispetto a qualche anno fa e rispetto al ruolo che molti miei colleghi hanno avuto nel passato. Ciò favorisce sicuramente il ministro dell'ambiente ma anche tutti coloro che hanno a cuore la salvaguardia ambientale.
