Data: 06/09/2004
La discussione apertasi nel centro-destra subito dopo i risultati elettorali delle elezioni europee e di quelle amministrative, ha concreto valore se si prefigge un preciso obiettivo: riportare alla vittoria La Casa delle Libertà.
Un preciso impegno che, si converrà, non può riguardare (magari, così fosse) solo il nostro territorio.
Proporrei, quindi, di lasciare da parte interpretazioni caserecce delle recenti vicende elettorali, interpretazioni che troppo spesso trovano nella gelosia e nell'invidia personale le uniche ragioni d'essere, per ricercare nei risultati elettorali indicazioni meno sensitive, ma più utili.
Si rifletta, in primo luogo, sul fatto che dei 4.500.000 italiani che non si sono recati alle urne quest'anno, ben 3.900.000 avevano votato - alle elezioni politiche del 2001 - per la Casa delle Libertà.
A Piacenza l'andamento è praticamente identico. Dei 23.000 piacentini che - rispetto al 2001 - hanno disertato le urne il 12 e il 13 giugno, ben 20.000 avevano votato - in quell'occasione - per uno dei partiti della Casa delle Libertà.
Insomma: oltre il 20% di coloro che nel 2001 votarono per il centro-destra hanno preferito non andare a votare, anziché riconfermare - o negare - la fiducia a detto schieramento.
Si tratta, dunque, di elettori in attesa: il centro-destra li può riconquistare (se manterrà fede agli impegni programmatici assunti), o definitivamente perdere (se la coalizione continuerà a dare l'idea di un pollaio, anziché di un raggruppamento politico coeso)
Un fatto è certo: a livello nazionale, il risultato elettorale complessivo conseguito da Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC e Lega è il peggiore degli ultimi cinque anni: inferiore di oltre 5 punti percentuali a quello delle elezioni politiche del 2001 e di circa 1,5 punti percentuali a quello delle Europee del 1999!!!
Anche a livello locale, l'andamento elettorale non subisce significativi scostamenti rispetto a quello nazionale .
Il che conferma la regola secondo la quale, al di là delle singole capacità e buone volontà, i risultati elettorali "locali" restano pesantemente condizionati dalle vicissitudini politiche "nazionali".
Il pesante astensionismo che ha colpito i partiti del centro-destra alle elezioni europee, che coincidevano con il primo turno delle elezioni amministrative, ha finito - ad esempio - per alimentarne uno ancora maggiore in occasione dei ballottaggi, nei quali anche l'effetto tintarella si è fatto sentire.
Ma il problema principale è dato, come visto, dalla disaffezione degli elettori del centro-destra verso i partiti della coalizione, manifestatosi da subito (il 12 e il 13 giugno) e non solo nei ballottaggi (26 e 27 giugno).
Ne segue che, così come dopo la sconfitta nelle elezioni politiche del 1996 i vertici del centro-destra compresero la necessità di andare oltre il Polo delle Libertà (allora costituito da Forza Italia, Alleanza Nazionale e CCD), individuando nell'alleanza con la Lega la strategia per riportare il centro-destra alla vittoria, così ora dobbiamo chiederci se non sia il caso di andare oltre La Casa delle Libertà.
Soprattutto dopo che è evidente a tutti come il "centro" nell'Ulivo è messo nella vigna a far da palo.
Pensiamoci: a Roma, come a Piacenza.
di Tommaso Foti
