Camera

Due giugno, Foti difende l'Esercito

Data: 30/06/2005

Si alza il livello della disputa. A difesa della dignità dell'Esercito, mortificata con le misure che hanno impedito il 2 giugno, a Piacenza, per la festa della Repubblica - probabilmente unica città in Italia - l'esposizione dei mezzi militari. In quanto ritenuti dalle autorità locali che hanno impartito le disposizioni, secondo un'ottica curiosamente pacifista, "mezzi di offesa". Ora, dopo le decise prese di posizione di alcuni leader politici locali (i consiglieri comunali Andrea Paparo di An, Antonio Levoni, gruppo misto e Massimo Trespidi, FI) che si sono sostanziate in articolate richieste al sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, in particolare, per sapere chi, perché abbia dato queste disposizioni, ora è sceso in campo anche il parlamentare piacentino, Tommaso Foti di An. A sua volta, con una interrogazione ai ministri dell'Interno e del la Difesa. In particolare, «premesso - dice Foti - che nel Comune di Piacenza, a seguito di una riunione tenutasi il 20 maggio scorso nella sede del Palazzo del Governo, si è convenuto che per quanto riguardava le Forze Armate le stesse non avrebbero dovuto esporre mezzi di offesa». «Premesso anche che detta decisione - continua Foti - appare quantomeno sorprendente, se non altro perché proprio la Costituzione conferma che "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà di altri popoli" (articolo 11) sicchè la produzione di armi a servizio della difesa nazionale non può certo essere qualificata come produzione di mezzi di offesa». Tirando le sue conclusioni, l'onorevole Foti, continua: «Il risultato di tale inopinata decisione - scrive - è stato quello di assistere a una manifestazione senza la partecipazione di nessuno dei mezzi ospitati presso il Polo di manetenimento pesante nord, che proprio a Piacenza ha la sua sede e che è cardine della struttura logistica dell'Esercito con il suo supporto a tre teatri operativi internazionali di grande complessità, nonché all'esercito di Campagna». «Il risultato concreto che ne è seguito - termina Foti - è stato quello dell'allestimento, dalle 9 alle 12, in piazzetta dei Mercanti, di una mostra statica, invero, assai desolante». Foti conclude quindi, chiedendo: «..se questi fatti siano noti ai ministri interrogati; quale ne sia la valutazione in merito; e se risulti che anche in altre città italiane sia stata impedita l'esposizione di mezzi militari inopportunamente definiti "d'offesa"». A questo punto, balza all'occhio che la difesa d'ufficio dell'istituzione militare da parte dell'onorevole Foti, segue un periodo piuttosto lungo di tensioni che il Polo di mantenimento pesante (l'ex Arsenale) ha dovuto subire anche al suo interno, quasi si trattasse di un'azione preordinata. Messa in atto con uno stillicidio di comportamenti di protesta e rivendicativi, ne sono entrate inevitabilmente in gioco, anche alcune rappresentanze sindacali. Che sono giunte a indire uno sciopero di parte del personale per il settembre prossimo. Sempre che - affermano le tre sigle sindacali che vanno per la maggiore (con eccezione dell'Ugl che invece ha preso le distanze dalla "triplice") «non vengano avvertiti concreti segnali di distensione da parte della dirigenza militare». Ma risulta evidente a tutti che è piuttosto difficile avviare segnali di distenzione da una parte sola stando ai dati che emergono. Ad esempio, se dalla parte più sensibile a difendere la dignità dei lavoratori (quale dovrebbe essere quella sindacale) non una parola è stata spesa, ultimamente, dalla "triplice", a difesa della dignità dell'Esercito (e quindi, dei suoi lavoratori) in relazione alle mortificanti decisioni del 2 giugno a Piacenza. E ancora se vengono affisse in bacheche interne allo stabilimento militare (e anche in luoghi improprii, come i bagni femminili) lettere di legali che minacciano azioni all'autorità giudiziaria, contro personale dipendente dall'Esercito (a esempio un medico), per atteggiamenti giudicati "subordinati" alla direzione.

da La Cronaca

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