Data: 05/02/2012
Quella per il Comune capoluogo «è la madre di tutte le battaglie», vincerla si può, «perdere senza combattere è viltà». E' vero che nel centrodestra il momento a livello nazionale, ma anche locale, non è dei migliori, le difficoltà, soprattutto nei rapporti con gli (ex) alleati, non le nasconde nessuno, la nascita del governo Monti è stata decisiva nel ritracciare i confini. E d'altra parte «l'impegno per vincere dobbiamo mettercelo tutti», come nel 2009, alle provinciali che hanno visto Massimo Trespidi conquistare la Provincia già al primo turno a capo di una maggioranza con la Lega nord e l'Udc. «Squadra che vince non si cambia», dice la saggezza popolare. E allora «fino all'ultimo istante» quella coalizione del 2009 «bisogna essere testardi nel perseguirla» per le comunali del 6 maggio prossimo, «perchè uniti si vince mentre divisi si rischia di fare brutta figura».
Tommaso foti si sta sgolando, in questa fase, per chiamare i potenziali alleati del Pdl a «una scelta di responsabilità» che ponga un argine il più possibile solido agli avversari del centrosinistra a cui altrimenti, andando divisi al primo turno, «si rischia di consegnare Piacenza per altri dieci anni». Quale sede migliore del congresso che ieri al Park Hotel lo ha confermato - incoronandolo per la prima volta con un voto degli iscritti - coordinatore provinciale del partito per tornare a ribadire il concetto. Una mano tesa a Lega e Terzo Polo (Udc in particolare) allungatasi possibilmente ancora di più: «Se per raggiungere questa unità, tutti sono possibili a un passo indietro, sono pronto a proporre un'unica lista civica, appoggiata dai partiti e con dentro dei loro rappresentanti, ma senza simboli di partito».
Un'idea forte per salvare l'alleanza, più spinta ancora di quel Polo della Libertà sotto le cui insegne si formò il listone di centrodestra che nel 1998 portò Gianguido Guidotti sulla poltrona di sindaco e senza apparentamento con la Lega, una vittoria insperata che non a caso ieri al congresso in vari interventi è stata rievocata.
Carta, la lista civica unica, di complicata praticabilità. foti tuttavia la mette sul tavolo nel tentativo di ricucire una coalizione sulla cui riproposizione le ultime esternazioni di Lega e Terzo Polo pesano come macigni. Tanto che, se è «giusto perseguire la politica delle alleanze», lo è anche «tenere alto l'orgoglio del principale partito del centrodestra». Sia chiaro che, se alle urne si andrà ognuno per conto suo, «non abbiamo paura di guidare un'auto targata Pdl».
Oltretutto, ha avvertito l'onorevole, con le primarie interne per la scelta del candidato a sindaco «possiamo realizzare il partito-coalizione: il Pdl è fatto da tanti uomini e donne che la pensano diversamente, e così i suoi dirigenti, se metteremo in campo una pluralità di candidature che diano spazio a questa articolazione possiamo togliere mercato elettorale a coloro che pensano di essere un sindacatino del loro cortile, il monopolio del'elettorato cattolico non ce l'ha solo l'Udc, e se penso a certe nostre battaglie non è che l'esclusiva contro le tasse appartiene alla Lega».
Un passaggio ruvido con i potenziali alleati, questo di foti. Per poi tornare, però, su toni concilianti nell'esortare i suoi a mettere da parte «la presunzione di avere noi i migliori nomi da schierare». Che suona come un'apertura alla Lega lasciando spazio all'ipotesi di convergenza su un candidato sindaco del Carroccio.
Ad esempio quel Massimo Polledri che in tutta questa fase pre-elettorale è parso come il più dialogante dei suoi con il Pdl. Proprio a lui è toccato portare ieri il saluto dei "padani" al congresso: «Si andrà divisi? Non lo so. Ma se si andrà divisi, io chiederò al mio partito che sia per un ragionamento» e «non per vigliaccheria», il ragionamento che porti «poi a ripresentarci insieme al ballottaggio». E se per favorire lo schema serve, come suggerito in questi giorni dal versante Pdl, scrivere in partenza nei rispettivi programmi elettorali dei punti in comune su cui più facilmente costruire poi l'apparentamento al secondo turno, Polledri ci sta senza riserve: «Dovremmo firmare un vero e proprio patto di valori condivisi tra di noi, che sono nel cuore della gente, sul futuro, sulla famiglia, non c'è che l'imbarazzo della scelta».
E se è vero che Polledri ha sempre usato parole più collaborative del resto del vertice leghista, meno scontati i toni possibilisti che sono arrivati dal Terzo Polo. Gianguido Carini, segretario provinciale dell'Udc, al Park Hotel si è spinto fino a dire, memore dei suoi trascorsi, di sentirsi «tornato a casa». E' però al ballottaggio che soprattutto ha guardato («Se ne può ragionare, credo che la possibilità ci sia»), a condizione che la Lega «non ci tratti a pesci in faccia considerando buoni i democristiani solo quando servono i loro voti».
Dell'esistenza di «possibilità di collaborazione reciproca e sincera», ha parlato anche il referente dell'Api, Fabrizio Faimali, e nemmeno Futuro e Libertà si è discostato dalla linea dialogante auspicando, con il segretario Fabio Callegari, «un tavolo tra di noi» dove ragionare di programmi ed elezioni «smettendola di fare proclami sui giornali» che contribuiscono ad alzare steccati.
Tutti, insomma, segnali di un disgelo possibile dopo settimane di bordate mediatiche gli uni contro gli altri. Tanto che foti, a margine, ha commentato fiducioso: «Mi pare che questo congresso abbia costituito la ripartenza del motore del centrodestra».
da Libertà
