Data: 25/06/2004
Molto fair play, qualche scintilla e una cascata di temi affrontati, con il minimo comune denominatore dello sviluppo economico. Quello andato in scena ieri pomeriggio all'Associazione degli industriali è uno degli ultimissimi confronti pubblici fra i due contendenti alla poltrona di presidente della Provincia, Gianluigi Boiardi e Tommaso Foti. Introdotti dal presidente Giuseppe Parenti e dal direttore Cesare Betti, i due sfidanti nel ballottaggio elettorale di domani e domenica hanno sciorinato le loro ricette in materia di bisogni infrastrutturali, di piano di coordinamento territoriale, di promozione dei prodotti tipici, di attività estrattive, di formazione e tanto altro. Con differenze ben individuabili nei rispettivi discorsi: più attento alle compatibilità sociali della crescita economica e più legato al contesto emiliano romagnolo, Boiardi; a favore di regole più flessibili, di meno vincoli e con lo sguardo gettato di là Po, Foti. A proposito di grandi opere, Foti ha definito «utopistico» un utilizzo commerciale promiscuo dell'aeroporto militare di S. Damiano e insistito sull'esigenza di completare la tangenziale e programmare la realizzazione dell'asse pedemontano. «Piacenza deve fare vedere che esiste - ha sottolineato - nella partita dell'Authority europea di Parma, rivendicando l'assegnazione dell'ente nazionale per la sicurezza alimentare, perché abbiamo le carte in regola». Boiardi ha parlato della grande occasione di sviluppo costituita dal corridoio 5, la direttrice di collegamento est-ovest su scala continenatale. «Per sfruttare opportunità come queste - ha chiarito - occorre fare sistema, creare una rete di supporto per le aziende piacentine che vogliono affermarsi sui mercati lontani. Dobbiamo istituire con la Provincia, la Camera di commercio, le associazioni di categoria sedi di rappresentanza all'estero, in nazioni come la Cina». Visioni contrapposte riguardo al piano territoriale di coordinamento. «O diventa uno strumento più flessibile - asserisce Foti - oppure finisce per bloccare lo sviluppo: la scelta di snellire il suo profilo normativo è solo politica». Di altro avviso Boiardi, che ritiene il piano un modello valido: «E' una cornice entro la quale possono trovare spazio tanti contenuti: ci serve per essere coerenti con le direttive regionali e per velocizzare la pratica amministrativa. Se non è inserita in binari certi, rischia di deragliare e far perdere tempo alle imprese». In tema di attività estrattive, il candidato del centrosinistra ha lanciato l'idea di un consorzio fra i comuni rivieraschi del Po e la predisposizione di un piano di manutenzione ordinaria dell'alveo: «Per coniugare sicurezza ed esigenze produttive». Foti si è soffermato sui vincoli «esagerati» del piano cave: «Il nostro territorio ha sofferto troppo la concorrenza della provincia di Brescia, perché qui le regole sono troppo restrittive». Non è mancato un cenno al progetto di porto commerciale fluviale. Per Boiardi l'idea migliore è quella di insediarlo a foce Chiavenna, Foti si schiera per un'opzione «economicamente sostenibile» per il nostro sistema locale.
da Libertà
