Data: 24/06/2005
Il suono assomiglia a quello di un campanello d'allarme. Proviene dalle stanze della Fondazione di Piacenza e Vigevano, sopra la quale sembrano addensarsi nubi grigie.
Un'interrogazione parlamentare, comparsa ieri sul Bollettino della Camera dei Deputati, rischia seriamente di provocare un terremoto con epicentro molto in profondità: chiama in causa in modo diretto Giancarlo Mazzocchi, l'ex presidente dell'ente con sede in via Sant'Eufemia, in carica per svariati mandati, ma anche personaggi di spicco nel panorama politico, e non solo, che occuparono gli scranni del consiglio d'amministrazione della Fondazione. Tra questi c'è anche
l'ex sindaco Giacomo Vaciago.
L'interrogazione parlamentare, a firma del deputato piacentino di Alleanza Nazionale Tommaso Foti, giace ora sui tavoli dei ministri Domenico Siniscalco, Beppe Pisanu e Roberto Castelli. Prende di mira la "Fondazione per interventi sociali della Cassa di Risparmio, costituita
nel 1976 con un patrimonio iniziale di cinquecento milioni.
E' proprio attorno a questo organismo che ruotano le perplessità che il deputato avanza nel documento: anzi, Foti appare piuttosto informato e documentato nel parlare di contributi erogati, di bilanci e vigilanze, sui quali nutre forti dubbi, per non dire sospetti.
La questione appare piuttosto elaborata e complessa. Le premesse dell'interrogazione di Foti affondano le radici nel 1975 e precisamente al 27 novembre di quell'anno, data in cui "il consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Piacenza - si legge - deliberava di addivenire alla costituzione della denominata Fondazione per interventi sociali della Cassa di Risparmio, assegnando alla stessa
un patrimonio di lire cinquecentomilioni". Delibera, questa, che trova applicazione nell'atto costitutivo stipulato davanti al notaio Alberto Vullo il 12 luglio dell'anno successivo. La Fondazione, la cui personalità giuridica fu riconosciuta con decreto del Presidente della Repubblica 18 febbraio 1981 e registrato alla Corte dei Conti il 6 gennaio del 1982, aveva, stando allo Statuto approvato, lo scopo "di intervenire organicamente nei settori sociali per favorire l'assistenza
e l'elevazione civica e morale della popolazione, dei giovani e dei lavoratori in particolare residenti nel territorio costituente l'ambito operativo della Cassa di Risparmio di Piacenza".
"Gli interventi della Fondazione che qui interessa - prosegue il documento - erano circoscritti all'acquisizione o alla costruzione e all'attrezzatura di complessi immobiliari da offrire in gestione ad altri enti o associazioni specializzate nel campo di intervento".
Quindi Foti si addentra nel cuore della questione puntando su uno dei passaggi significativi di questa vicenda, quello della fusione della Cassa di Risparmio di Piacenza con quella parmigiana, avvenuta nel 1992. Considerata la norma dello Statuto secondo cui "il Consiglio della Fondazione in questione era presieduto di diritto dal Presidente della Cassa di Risparmio di Piacenza, che ne assumeva la rappresentanza legale, ed era composto da altri quattro consiglieri nominati dal Consiglio d'amministrazione della Cassa di Risparmio di Piacenza, anche tra i propri componenti, nell'ottobre del 1992 si aveva la fusione per incorporazione della Cassa di Risparmio di Piacenza nella Cassa di risparmio di Parma che subentrava, quindi, in tutti i diritti e gli obblighi della prima".
Per Foti è "inspiegabile" il fatto che "la Fondazione per gli
interventi sociali della Cassa di risparmio di Piacenza continuò ad operare come se la fusione non fosse avvenuta, senza quindi la sostituzione del suo presidente pro-tempore con il Presidente della Cassa di Risparmio di Parma e senza che il rinnovo del Consiglio di Amministrazione fosse delegato al Consiglio di amministrazione della
predetta Cassa di risparmio di Parma".
"Ancor più singolare - affonda l'onorevole - appare il fatto che alla Fondazione in questione siano stati erogati, nel quinquennio 1993-98 contributi nell'ordine di oltre 200 milioni di vecchie lire da parte della Fondazione di Piacenza e Vigevano - istituita nel 24 dicembre 91 e che rappresentava la continuazione ideale della Cassa di risparmio di Piacenza e Vigevano - il cui presidente era anche presidente della Fondazione per gli interventi sociali della Cassa di risparmio di Piacenza nel cui Consiglio di amministrazione sedeva anche il sindaco dal 1994 al 1998 di quella città".
Ma non è finita. Foti sviscera anche l'aspetto di una vigilanza sulla quale sembrano calare diverse ombre: "non è dato sapere a quale tipo di vigilanza sia stata sottoposta la Fondazione per gli interventi sociali, atteso che, quanto meno dal 1993, nel consiglio di amministrazione della stessa avrebbero dovuto sedere amministratori
nominati dal Consiglio di amministrazione della Cassa di risparmio di Parma. Per contro, invece, il consiglio di amministrazione della Fondazione per gli interventi sociali, contrariamente alle disposizioni statutaria che voleva nominati i componenti del consiglio di amministrazione ogni tre anni, oramai da anni, non risulta rinnovato".
E non tralascia nemmeno quello spinoso dei bilanci: "non è noto sapere altresì se i bilanci della predetta Fondazione siano stati regolarmente approvati dal consiglio di amministrazione della stessa".
Su queste delicatissime riflessioni saranno ora chiamati a rispondere, in commissione ed entro 30 giorni, i ministri destinatari dell'interrogazione.
da La Cronaca
