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«La bonifica dell'area Edipower per fare un museo non c'entra con la ricerca»

Data: 13/05/2005

Leap e Musp: non sono enigmatiche parole in una lingua sconosciuta ma
localissimi consorzi, o meglio neo consorzi: la Commissione provinciale
che ha competenze per affari generali e politiche delle risorse ha
infatti approvato ieri lo statuto dei consorzi Laboratorio Energia e
Ambiente Piacenza e Macchine Utensili e Sistemi di Produzione e
l'adesione della Provincia. I due statuti, passati con i voti a
favore del presidente, Stefano Rattotti (Prc), Andrea Cunico
(Piacentini Uniti), Antonio Vincini (Margherita) e Gianni Arbasi (Ds) e
le astensioni di Giuseppina Rocca (Pensionati piacentini), Gianpaolo
Briggi (Italia dei valori), Patrizia Barbieri (Oltre i partiti),
Massimiliano Dosi (Lega) e Tommaso Foti (An), sono stati illustrati in
seduta dal coordinatore dell'Area politiche del lavoro, servizi alle
imprese e sistema formativo della Provincia Pietro Natale.
Al Consorzio Leap aderiscono Politecnico di Milano, Provincia e Comune
di Piacenza, Fondazione, Asm Brescia, Enìa e la ditta Groppalli.
L'organismo ha lo scopo di svolgere attività di ricerca, puntando a
realizzare, in prima istanza, il progetto "Ecate - Laboratorio per
l'efficienza e la compatibilità ambientale delle tecnologie
energetiche". Tra gli altri suoi obiettivi, un'attività di formazione
avanzata su tecnologie e processi relativi alla produzione di energia e
loro implicazioni, il miglioramento della collaborazione tra università
e industria, la ricerca e la consulenza per l'industria e il recupero
di tutto il fabbricato e delle aree di pertinenza dell'ex centrale
Emilia, così da realizzare, negli spazi recuperati, un museo su energia
e ambiente. La Fondazione di Piacenza e Vigevano ha già deliberato un
finanziamento pluriennale per complessivi 1 milione e 250 mila euro.
Per la realizzazione di Ecate la Regione ha già messo a disposizione
850mila euro circa (di oltre due milioni il costo complessivo del
progetto). Per la formazione iniziale del fondo consortile il
Politecnico eroga 35 mila euro (in tecnologia e risorse umane), gli
altri consorziati 10 mila euro ciascuno. C'è in più una quota annuale,
che non potrà superare i 12.500 euro. Il consorzio ha durata fino al 31
dicembre 2020 ma i consorziati possono eventualmente defilarsi da
eventuali progetti.
Il Leap avrà sede in via Scalabrini.
Il Musp, che dovrebbe avere la sede all'interno di Piacenza Expo, è un
laboratorio per lo studio delle macchine utensili e del sistema di
produzione, nasce per realizzare questo progetto, in attuazione del
finanziamento al progetto omonimo concesso dalla Regione, a seguito di
proposta presentata dal Politecnico di Milano. Aderiscono al Consorzio
Jobs, Mandelli Sistemi, McM, Sandvik Italia, Working Process,
l'Associazione industriali di Piacenza, Ycimu, Politecnico di Milano,
Università cattolica del sacro Cuore, Comune e Provincia di Piacenza,
Fondazione. Il consorzio ha durata fino al 2020 ma può essere sciolto
prima della scadenza dei termini.
LE PERPLESSITA'
«Lunedì in Consiglio voteremo - tuonano Barbieri, Foti e Dosi -
l'adesione a un consorzio senza la copertura economica. La nostra quota
annuale per la Leap (12mila euro) e la cifra iniziale (10mila) non sono
previste in bilancio. certo, sarà fatta una variazione. Ma è quanto
meno anomalo che avvenga dopo aver già aderito. Per non parlare dello
statuto del Musp, in cui non sono indicati gli investimenti dei
consorziati».
La minoranza ha anche chiesto di conoscere il progetto alla base della
costituzione del Consorzio, per verificare che cosa effettivamente il
Consorzio farà e chiarire la ripartizione delle spese, ed ha espresso
perplessità sulla possibilità che lo statuto offre a ciascun
consorziato di brevettare, a suo nome, i risultati di propria
competenza. «Questi risultati - ha osservato la Barbieri - dovrebbero
essere di proprietà di tutto il Consorzio, cofinanziato con fondi
pubblici».
Foti ha invece espresso molte perplessità relativamente all'impegno del
Consorzio Leap al recupero della ex centrale Emilia: questa non è, ha
osservato, attività di ricerca, ma un intervento di recupero urbano.
«Mi chiedo chi tra i consorziati ha interesse che quell'area, per cui
esiste una convenzione tra Edipower e il Comune, venga bonificata e
utilizzata per un museo. Credo che nessuno dei soggetti che in questo
consorzio entrano condividendo finalità di ricerca abbiano spinto per
inserire questo punto. Evidentemente a volerlo è qualcun'altro che non
farà nemmeno parte del consorzio.
Tra le richieste anche quelle relative agli incarichi nei consigli
direttivi dei due nuovi soggetti, ma per questo bisognerà aspettare la
fase successiva.

da La Cronaca

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