Data: 21/06/2006
«La tangenziale così com'è non può reggere. Facciamo un Patto, insieme, perché così non va. Su questo un Patto serve, perché così non può funzionare». E' questa la valutazione fatta dal consigliere Tommaso Foti al Consiglio provinciale di ieri.
«La rotonda della Galleana - ha spiegato - non è in grado di sopportare il traffico che le si riversa sopra. Si tratta di una rotonda a raso, serve un sottopasso o un sovrappasso, non so, non sono un tecnico, ma così è un imbuto pericoloso dove la mattina c'è un chilometro e mezzo di coda. Chi arriva dalla Valtidone e da via Einaudi verso lo stadio sbuca lì, la rotonda è rimasta uguale a quando reggeva solo il traffico dalla Besurica. Bisogna mettersi intorno a un tavolo e valutare come risolvere il problema, non si può
pensare che resti così».
«Ma c'è anche un altro problema - ha aggiunto Foti - Se, come previsto gli ingressi di Le Mose e Sant'Antonio serviranno solo per l'ingresso in autostrada (scomparendo così gli svincoli "liberi" in via Emilia Pavese e in via Caorsana, ndr) significa che i piacentini pagheranno l'utilizzo della tangenziale e non potranno comunque
utilizzare l'anello nord. E' stato tagliato un bel nastro, ma adesso da Castelsangiovanni si continuerà a fare la via Emilia».
Il problemi sottolineati da Tommaso Foti sono di fatto tre. Il primo, quello della rotonda della Galleana all'imbocco della Statale 45 in cui confluisce il nuovo tratto di tangenziale, una rotatoria «pericolosa e intasata». Secondo problema quello legato all'utilizzo da parte dei piacentini della tangenziale. Se, come previsto, le barriere che segnano il limite della concessione, che non sono funzionali (quella di le Mose è unificato di Centropadane e A1 e quello di Sant'Antonio è di Satap) saranno tolte per lasciare il
posto ai caselli autostradali, significa che i piacentini per entrare e percorrere la tangenziale pagheranno il pedaggio. Alle Mose ci sarà il casello di Piacenza Sud, mentre quello di Piacenza ovest è addirittura previsto tra Rottofreno e San Nicolò, una volta conclusa l'intera tangenziale con gli ultimi tratti. Insomma chi da Torino va a Bologna avrà a Le Mose una interconnessione facilitata rispetto a quella attuale, ma i piacentini non potranno utilizzare la tangenziale gratuitamente. Non solo, (ed è il terzo problema) anche
pagando non sarà possibile percorrere l'anello nord, quello, per intenderci, che passa a ridosso della centrale Levante. Quella bretella non collegherà con ingressi e uscite, come avviene ora, la città. Da San Lazzaro, entrando, non si potrà andare in quella direzione, né viceversa. Anzi entrando a Sant'Antonio sarà necessario uscire a San Nicolò, rimettendosi quindi sulla via Emilia per raggiungere la città. Un non senso. In quest'ottica l'onorevole di An ha proposto di «fare un Patto».
Appare infatti assolutamente necessaria la stipulazione di una convenzione con alcuni dei soggetti proprietari, che sia Satap, Centropadane o Tav, gli amministratori locali dovranno affrontare il problema per gestire l'infrastruttura inaugurata e quella che sarà appaltata con il ponte sul Trebbia perché davvero la tangenziale abbia la funzione di permettere, anche ai piacentini, di aggirare velocemente l'area urbana, come avviene nelle altre città. Insomma un
buon pezzo di tangenziale c'è («anche se è una pista per camion»), più di 500 metri di galleria costati più di 10 miliardi di vecchie lire realizzata attraverso un accordo con la Tav e con il Parco di Montecucco, rimasto intatto. Ora va gestita. In attesa che venga completata, con il ponte sul Trebbia e poi fino all'A21. Questo l'appello ribadito da Foti: «Su questo sì che serve un Patto, e in fretta».
da La Cronaca
