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Piae, ""E' necessario tornare a scavare nei fiumi""

Data: 08/12/2005

Piano cave deve essere «rivisto», dice Tommaso Foti, e
comunque considerato nell'ottica della Piacenza del 2020. E' questo uno dei concetti emersi in fase di approvazione della variante del Piae, il piano infraregionale per le attività estrattive, meglio noto come Piano provinciale cave. «In base ai cantieri che devono essere
aperti, alle infrastrutture programmate e alla cave autorizzate non ancora partite - dice Foti - è necessario rivedere il Piano in base al fabbisogno, perché non ha senso che le nostre ditte vadano in altre Province, con un gran movimento di camion e alti costi aggiuntivi, ad approvvigionarsi, dobbiamo puntare all'autosufficienza, sia in un'ottica produttiva che ambientale. E' chiaro che le imprese devono farsi carico di una viabilità
alternativa e integrativa, i Comuni devono stringere accordi in questo senso». Questo il quadro presentato dal parlamentare di An Tommaso Foti, che ha aggiunto: «Credo fermamente che in Italia si dovrebbe ricominciare a scavare nei fiumi anziché spendere soldi ad alzare gli argini, con conseguenze ambientali ed economiche pesanti».
Anche la maggioranza (Gianni Arbasi, Adriana Bertoni, Annibale Gazzola, Giampaolo Briggi) si sono detti d'accordo con un costante monitoraggio e rivisitazione del Piano. Arbasi ha insistito sulla necessità «di pensare anche a strade nei fiumi, se fatte bene». Dopo un «costruttivo dibattito», come lo ha definito l'assessore Alberto Borghi il Consiglio provinciale ha approvato, a maggioranza, le controdeduzioni alle osservazioni pervenute da Regione, Enti locali e
cittadini alla Variante al Piae. A favore delle proposte della Giunta i consiglieri di Ds, Margherita e Andrea Cunico dei Piacentini uniti, o astenuti o contrari i gruppi di Forza Italia, An e Lega. Non ha partecipato al voto Patrizia Barbieri, di Oltre i Partiti.
Astenuti, in maggioranza, i due consiglieri di Rifondazione comunista e Giuseppina Rocca, dei Pensionati piacentini. La variante, ricordiamo, si è resa necessaria per apportare alcune modifiche al Piae (approvato nel 2001) per adeguarlo ad esigenze manifestate da più parti, tra cui la necessità di stralciare un polo estrattivo, quello di Cà Boccine, in comune di Gazzola, e di modificarne altri.
Le osservazioni sono state formulate dal circolo Legambiente di Piacenza, dal Comune di Caorso, dal Comune di Piacenza, dal Comune di Alseno e da alcune aziende. Le osservazioni di Legambiente sono state
pressochè tutte respinte (una sola è stata parzialmente accolta). Respinta anche l'osservazione del Comune di Caorso. Accolte, invece, le osservazioni presentate dal Comune di Piacenza, per "assumere" il
Piae come Piano comunale delle attività estrattive per i poli
estrattivi "Podere Stanga" e "Cà Morta", e dal comune di Alseno. Accolte anche tutte le riserve formulate dalla Regione. Il quantitativo di materiale che il Piae mette a disposizione del comparto edile locale ammonta a 40 milioni di metri cubi circa, tra sabbia, ghiaia ed altro

da La Cronaca

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