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1960-2010 Il bilancio di una realtà che ha fatto sistema: da una prima pigiatura di 14mila quintali di uva si è passati ai circa 80mila odierni«L'esempio dei fondatori per le sfide di oggi»

Data: 15/11/2010

Ziano - La Cantina di Vicobarone ha soffiato ieri sulle sue prime cinquanta candeline e per festeggiare lo storico traguardo lo stabilimento di Vicobarone di Ziano ha chiamato a raccolta soci, simpatizzanti e autorità che hanno reso omaggio a quella che con i suoi oltre 250 soci rappresenta una delle realtà produttive più importanti della Valtidone e non solo. I festeggiamenti di ieri sono stati quindi l'occasione per tirare le somme di cinque decenni di attività e per fare il punto circa le sfide future con un unico punto fermo, ovvero il mantenimento dell'insegnamento e dei valori che i 25 soci fondatori 5 decenni fa con la loro forza e la loro operosità seppero dare. «Il loro coraggio e la loro intraprendenza - ha detto ieri l'attuale presidente Carlo Bassanini - furono per quei tempi fuori dal comune. Le sfide che oggi ci attendono - ha proseguito il 36enne presidente della Cantina - sono altrettanto difficili da combattere e noi le sosterremo partendo proprio dall'esempio e dai quei valori cui i soci fondatori si ispirarono».
Ai 25 fondatori della Cantina, di cui oggi resta in vita solo Pietro Savini, è stato quindi idealmente rivolto il grazie ed il pensiero di tutti i relatori che durante la mattinata sono intervenuti per rendere omaggio ai 50 anni della Cantina di Vicobarone. «In questo momento di crisi generalizzata - ha detto l'onorevole Tommaso Foti - è importante saper dare delle risposte come quelle che i soci della Cantina sanno dare tramite una politica ben precisa che è la politica del fare». «L'esempio che i primi 25 soci ci hanno lasciato - ha detto anche il presidente della Provincia Masssimo Trespidi - è quello dell'aver saputo percorrere una strada per realizzare un progetto che si è consolidato, dando coesione al territorio e allargandosi non solo alla Valtidone ma anche all'Oltrepo' da dove provengono molti degli attuali soci. La Cantina - ha concluso Trespidi - è un esempio straordinario di cosa vuol dire fare sistema riunendo le forze del territorio. Un esempio - ha terminato il presidente della Provincia - che anche noi tutti dobbiamo seguire in vista di Expo 2015». Oltre a Pietro Savini ieri sono stati ricordati con un lungo applauso anche gli altri soci fondatori: Quinto Pozzi, Felice Dallara, Pietro Rinaldi, Giuseppe Dallavalle, Cesare Bellumè, Luigi Pozzi, Rino Riccardi, Giuseppe Ponzini, Rino Gaddilastri, Aldo Riccardi, Artemio Crosignani, Remo Crosignani, Camillo Ciceri, Antonio Pallaroni, Enrico Aldo Molinelli, Armando Rossi, Felice Droghi, Giuseppe Chiesa, Giuseppe Fugazza, Felice Rossi, Arturo Ponzini, Ernesto Ponzini, Francesco Pozzi ed Emilio Casazza.
«Da quel 1960 - è intervenuto anche il sindaco di Ziano Manuel Ghilardelli - la Cantina ha fatto molta strada aumentando non solo quantità ma anche qualità del prodotto finale». Fondata nel 1960 la Cantina di Vicobarone è infatti passata da un prima pigiatura di circa 14mila quintali di uve ad una pigiatura odierna di circa 80mila quintali di uve. «Punto di forza della Cantina - ha detto anche l'assessore provinciale Filippo Pozzi - è stato ed è quello di fare un vino che rappresenta un territorio e che mantiene sempre intatto il suo dna e la sua caratterizzazione». A rendere omaggio ieri ai 5 decenni di attività della Cantina sono giunte anche numerose autorità militari e civili tra cui diversi rappresentanti delle associazioni di categoria come Michele Lodigiani (Upa) e Francesco Milza (Confcooperative) che, insieme al presidente di Coldiretti Luigi Bisi che ha inviato un messaggio, hanno espresso un plauso unanime all'attività dei soci della Cantina. Durante la mattinata c'è stato spazio anche per un momento di riflessione circa il futuro della produzione vitivinicola guidato da Mario Chiesa, presidente del Consorzio vini doc, e dal docente universitario Gabriele Canali. «La Cantina - ha detto Canali - rappresentò un motivo di fermento all'interno del mondo vitivinicolo di allora. Ora è giunto il momento - ha proseguito il docente - di affrontare la terza fase della cooperazione ovvero la sfida della commercializzazione puntando al rapporto qualità prezzo». «Occorre - ha detto Chiesa - fare sistema in modo non generico ma sulla base di obiettivi precisi».
Mariangela Milani

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