Data: 08/11/2008
Assemblea del gioia
La protesta
di Alessandra Foti
Non pensavo che l'educazione e la correttezza si pagassero con la strumentalizzazione. Ora ne ho la certezza. Secondo la Costituzione, in quanto persona, ho diritto alla libertà di pensiero, di parola, di espressione. Credo che questo mio diritto sia stato violato e per questo motivo chiedo, seppure sia un minore, che la mia lettera sia pubblicata.
A parlare non sono vittimismo ed orgoglio, ma solo la speranza che un episodio del genere non si ripeta più.
La mattina del 6 novembre 2008 mi sono recata presso il cinema Politeama per assistere ad un'assemblea dell'istituto Melchiorre Gioia il cui tema era la Riforma Gelmini. Giunta sul posto mi è stato chiesto da una giornalista di Telelibertà di rispondere ad un paio di domande ed io, dispiaciuta dal fatto che la stessa fosse stata ignorata da gran parte degli studenti, ho acconsentito. La prima domanda riguardava la mia posizione rispetto alla Riforma Gelmini e ho risposto dicendo che non mi ritengo né favorevole né contraria perché gli istituti superiori non vengono toccati dalla riforma, ma che (a mio avviso) i ricercatori universitari hanno ragione di manifestare.
Alla seconda domanda, che alludeva al fatto che mio padre fosse di destra, ho risposto affermando che in comune si ha il DNA, non per forza le idee e che, comunque, esiste la libertà d'espressione.
La sera il TGL ha trasmesso la mia intervista, peccato che la giornalista abbia aperto il servizio sostenendo che "a sorpresa anche la figlia dell'on. Tommaso Foti era presente al dibattito e si riteneva contraria alla riforma". Davvero ho detto così?! Ho per caso una personalità multipla?! Il morbo di Alzheimer?! Non credo proprio e vi svelerò un segreto: sebbene abbia sedici anni sono in grado d'intendere e di volere e soprattutto non ho bisogno di un ventriloquo. Ho sempre sostenuto le mie idee e nessuno nel sentirmi ha mai avuto difficoltà di comprensione, nessuno fino a ieri.
Sono una studentessa del liceo Melchiorre Gioia, non credo di parlare in modo così aulico o con frasi così poco chiare da necessitare di una interpretazione autentica. Ciò che più m'infastidisce è stato l'essere presentata come "la figlia di". Io, innanzitutto, sono una persona come le altre e se non sono stati citati i nomi degli altri minori intervistati non vedo perché sia stato citato il mio. Ma a rispondere a questo mio quesito ci ha pensato il redattore del TGL che, in un colloquio telefonico, mi ha comunicato che il nome è stato fatto per "curiosità giornalistica". Ma la curiosità giornalistica non viene forse suscitata da personaggi celebri o avvenimenti straordinari? Ma la curiosità giornalistica consente di distorcere la realtà e di violare i miei diritti, tra cui quello alla privacy?
Io per libertà di stampa ho sempre inteso il poter pubblicare la verità, non la vile menzogna.
Colgo l'occasione per ringraziare, oltre al redattore del TGL anche la redazione di Libertà per aver scritto che "in platea, tra le voci critiche rispetto alla nuova norma, c'era anche quella di Alessandra Foti, figlia del parlamentare che l'ha approvata in Parlamento e che la sosteneva ieri dal palco". Grazie per aver ignorato quanto realmente avevo detto, dimostrato così scarsa attenzione durante il dibattito. Quando ho preso la parola ho domandato a Carlo Pallavicini (Rifondazione Comunista) e Paolo Gazzola (Forza Nuova) se credessero realmente che in Italia alcuni studenti avrebbero potuto essere bocciati per ragioni politiche a causa della reintroduzione del voto in condotta previsto dalla riforma e ho aggiunto che non si deve far riferimento alla piccola realtà del nostro istituto perché, in molti altri, il problema della disciplina esiste realmente.
Spero che queste mie considerazioni vengano pubblicate e spero soprattutto che le mie parole possano fare riflettere.
Alessandra Foti
3° linguistico C
Liceo Gioia - Piacenza
Cara Alessandra, ci ha fatto molto piacere conoscerti in occasione dell'assemblea della tua scuola al Politeama. Non ti avevamo mai incontrata. Abbiamo scoperto una ragazza determinata, che fa valere le sue idee con coraggio. Hai affrontato il microfono con intelligenza e sei riuscita a dare una buona risposta nonostante i pochi secondi a disposizione. Una risposta sfumata, che ti ha permesso di districarti con bravura tra domande scomode ed un argomento complesso come la riforma della scuola. Se possiamo permetterci, diremmo che sei riuscita a mediare correttamente tra cuore e mente, dimostrando di non cedere a strumentalizzazioni di sorta.
Purtroppo noi non abbiamo saputo gestire altrettanto bene uno degli aspetti più insidiosi del nostro lavoro: la fretta. Per questo durante la presentazione del servizio in televisione e nel resoconto sul giornale, il tuo pensiero sulla riforma della scuola è stato descritto in maniera inesatta.
Ce ne scusiamo, assicurandoti la nostra totale buona fede. Speriamo in un prossimo incontro per poter riguadagnare la tua fiducia.
Cordialmente,
Libertà e Telelibertà
l'iniziativa
il cineclub ha film per persone anziane
Egregio direttore, su "Libertà" abbiamo letto l'appello della signora Piera Repetti di reperire films per persone anziane, come la mamma ultranovantenne ricoverata in una Casa di Riposo. Il Cineclub Piacenza condivide - diremmo istituzionalmente, data la sua veste di Associazione di Promozione Sociale - l'esigenza sentita dalla signora Repetti di attivarsi per migliorare la qualità della vita dei ricoverati anche con idonee proiezioni, al fine di far rivivere agli anziani periodi belli del passato e comunque per assicurare loro momenti di svago e di intrattenimento. La nostra Associazione è in possesso di un certo numero di films, molti dei quali sarebbero particolarmente adatti al tipo di platea alla quale fa riferimento la signora Repetti. E' da aggiungere poi che la nostra "Videoteca Piacenza ieri" contiene oltre 1200 filmati (documentari o films a soggetto realizzati da nostri associati) che riproducono località, personaggi, eventi e curiosità del passato della nostra Provincia; materiale oggi particolarmente apprezzato non solo dagli over 50 e che il Cineclub (oltre a diffonderlo a tema in Tv, dopo opportuno montaggio) mette gratuitamente a disposizione delle istituzioni scolastiche, culturali, storiche e sociali che ne facciano richiesta.
Il 24 novembre - per esempio - proietteremo a Villa Raggio di Pontenure, per l'Associazione Arte e Cultura, il documentario "Ti ricordi Piacenza?", con sempre nuovi filmati man mano reperiti ed estratti dalla Videoteca, in parte già proiettati agli anziani presso il "Vittorio Emanuele" di Piacenza ed altre istituzioni di questo tipo. La nostra Associazione , in conclusione, si dichiara disponibile ad aderire ai "desiderata" della signora Repetti, ed a farsi anche carico - sempre gratuitamente - dell'eventuale utilizzo delle apparecchiature di proiezione, contattandoci presso la nostra Sede in via Capra, 16 a Piacenza o all'indirizzo info@cineclubpiacenza.it.
Giuseppe Curallo
Presidente Cineclub Piacenza
l'sos del parroco
Sia la curia a pensare
alla chiesa di S. Francesco
Egregio direttore,
vorrei esprimere pubblicamente il mio disappunto per il fatto che il parroco di San Francesco si sia rivolto alla comunità cittadina e ai fedeli invitandoli a mettere le mani in tasca e a voler provvedere al restauro della chiesa. Mi sembra, personalmente, troppo. Ci rendiamo conto che la Chiesa e lo Stato del Vaticano è l'organismo più ricco del mondo? Il suo patrimonio è stato giudicato "incalcolabile". D'altra parte, basta guardarci intorno. Oltre il 60 per cento degli edifici che ci circonda, in ogni città d'Italia, è di proprietà della Chiesa. La quale investe costantemente in immobili che mette a reddito ricavandone cifre straordinarie. E adesso si chiede al povero pensionato, alla famiglia che vive del proprio lavoro e alle istituzioni locali di voler provvedere a restaurare la basilica. Se la chiesa di San Francesco e tutte le altre hanno bisogno di lavori, sia la Curia ad intervenire. Soldi ne ha più di quelli che dichiara. Non lo trovo né giusto né accettabile che sia la comunità a farsi carico di un recupero di un bene privato. Spero che tutti i nostri amministratori siano fermi e decisi su questa posizione.
E aspetto con ansia la riforma federalista per promuovere una raccolta di firme per richiedere che, finalmente, la Chiesa paghi le imposte sugli immobili come già facciamo da tanto tempo tutti noi. Mi sembra che il potere temporale sia diventato il primo obiettivo della Chiesa. Una volta si diceva "Libera Chiesa in Libero Stato". Oggi sarebbe più giusto dire "Libero Stato in Libera Chiesa".
Sandro Bassi
travo
In ricordo di Arnaldo
il cedro abbattuto
Egregio direttore,
la cultura dicono, non è mai troppa in Italia, e, nemmeno la riflessione su certi fatti che avvengono, a proposito di quello che è avvenuto ieri a Travo, 6-11-'08 (l'abbattimento insensato e inutile di un magnifico cedro del Libano che da quasi ottant'anni faceva mostra di sé nel centro del paese), sono andato a ripescare una bellissima pagina di un libro scritto molti anni fa, da un grande scrittore del passato, ma che si adatta veramente bene a quello ho visto ieri! La pagina è questa:
"...Guglielmo, verrebbe voglia di ammattire quando si pensa che ci debba essere gente senza comprensione e sentimento per le poche cose che hanno ancora un pregio sulla terra. Tu ricordi quei noci sotto cui stetti a sedere con Carlotta, in casa dell'onesto parroco di St., quei magnifici noci! che, Dio lo sa, mi colmavano sempre di grandissimo piacere l'anima. Quali qualità davano al presbiterio! Quale frescura! E come erano stupendi i rami! La memoria risaliva fino ai pii pastori che tanti anni innanzi li avevano piantati. Uno dei loro nomi, ce l'ha detto spesso il maestro di scuola, che l'aveva udito da suo nonno, e dev'essere stato un gran brav'uomo, e la sua memoria mi fu sempre sacra sotto quegli alberi. Io dico che il maestro aveva le lacrime agli occhi quando ieri sera ne discorreva; chè li hanno abbattuti. Abbattuti! Verrebbe da impazzire, da ammazzare quel cane che ha dato il primo colpo. Io, che mi consumerei di malinconia se avessi un paio di alberi così nel mio cortile, e uno ne morisse per vecchiezza, io devo stare a vedere. Però, tesoro mio, c'è una cosa da dire. Che mai è il sentimento umano! Tutto il villaggio mormora e io spero che la signora pastoressa se n'avvedrà dal burro, dalle uova e degli altri soliti omaggi, della ferita che ha fatto al suo proprio paese. Perché è stata lei, la moglie del nuovo pastore, (il nostro buon vecchio era morto anche lui): un essere squallido, malaticcio, che ha mille ragioni di non interessarsi a niente, perché nessuno si interessa a lei... Ci voleva proprio un essere di questo genere per far segare i miei noci. Tu vedi che non me ne so dar pace. Figurati che le foglie morte le facevano sudicio e umidità nel cortile, che gli alberi le toglievano la luce, e che quando le noci erano mature i ragazzi le pigliavano a sassate. Ciò le dava suoi nervi, la disturbava nelle sue profonde meditazioni. ...Vedendo che i borghigiani, specie i vecchi, erano così malcontenti, provai a dire: "Perché l'avete tollerato?" "Quando vuole il borgomastro, qui in provincia" mi risposero "che si può fare?" Ma una cosa è andata bene. Il borgomastro ed il pastore - che voleva trarre un profitto positivo dalle bizze della moglie, le quali non bastano da sole a condirgli meglio la minestra - contavano di spartirsi la legna. Ma lo venne a sapere il Demanio, e disse: qua a me! perché aveva antiche pretese su quella parte del presbiterio dove sorgevano gli alberi; e li vendette al miglior offerente. Ora giacciono a terra. Oh, se fossi il principe! Pastoressa, borgomastro, ufficiale del Demanio, li vorrei... Principe!... Già, se io fossi il principe, che me ne importerebbe degli alberi del mio paese?...".
Da "I dolori del giovane Werther" -
J. W. Goethe
Massimo Mazzocchi
Travo
