Data: 25/10/2009
La settimana decisiva per la scelta del capogruppo consiliare del Pdl quella che si apre domani. Dovrebbe essere così dopo settimane, se non mesi, di impasse per la successione alla carica sin qui rivestita da Massimo Trespidi che, dopo essere diventato, in giugno, presidente della Provincia ha annunciato che si sarebbe dimesso dal Comune così come il neo assessore provinciale Andrea Paparo, tuttora vice capogruppo pdl a Palazzo Mercanti.
Dimissioni che Trespidi, da quanto si è appreso, già nella fase di formazione della giunta avrebbe stabilito come regola di condotta per i doppi incarichi elettivi, con l'effetto di coinvolgere anche il neo assessore Sergio Bursi chiamato pure lui a lasciare il consiglio comunale di Castelsangiovanni.
Un effetto domino di dimissioni a cui il presidente, a quanto risulta, sarebbe stato pronto a dare il la fin da luglio, tenuto però bloccato dalla mancanza di un accordo sul nuovo capogruppo. E così arrivato settembre, e poi ottobre. Dietro l'angolo c'è novembre, ma Trespidi avrebbe fatto sapere ai suoi di non essere disposto ad andare oltre ottobre: o si fa il capogruppo o lui si dimette comunque.
Ecco perché la settimana entrante dovrebbe essere quella buona per la fumata bianca. Anche se il nodo sulla successione resta da sciogliere considerato che di passi indietro tra i pretendenti in campo non se ne sono visti. Dei sette componenti del gruppo del Pdl (tolti Trespidi e Paparo), gli unici due che paiono stare fuori dalla corsa sarebbero Giuseppe Caruso (ex An) e Carlo Mazzoni (ex Forza Italia).
In lizza c'è sicuramente Marco Tassi (ex An) che conta di vedere rispettato un criterio di alternanza An-FI tra i capogruppo di Provincia (ricoperto da un ex FI) e Comune. Ciascuno degli altri 4 del gruppo - Luigi Salice, Andrea Pollastri, Sandro Ballerini, Filiberto Putzu (tutti ex forzisti) - ci farebbe più di un pensierino. Il più agguerrito sarebbe Salice, ma sul suo nome non si è sin qui realizzata quella convergenza della componente "azzurra" che probabilmente risulterebbe determinante per frustrare le ambizioni di Tassi.
In Forza Italia prevale la tesi che a scegliere sia il gruppo nella sua autonomia (come da previsione statutaria del Comune), andando perciò a una conta interna in mancanza di un accordo unitario. L'alternativa procedurale che si contrappone è che invece sia il partito a fornire l'indicazione, affidando dunque al coordinatore provinciale Tommaso Foti (ex An) un ruolo decisivo. Una terza via possibile propone una mediazione tra le prime due. Ma c'è anche un altro criterio che si starebbe facendo strada per uscire dal cul de sac: lasciare che a esprimere il responso sia il numero di preferenze individuali ottenuto alle ultime comunali. In base a questa regola sarebbe Tassi a spuntarla, seppur di poco, su Pollastri e, a seguire, Ballerini.
gu. ro.
