Data: 07/01/2010
(pm) L'ultima delle grane di Poggioli ha riguardato la caccia ai daini (e in prospettiva anche ai caprioli), osteggiata soprattutto dai gruppi ambientalisti, nonostante il sovrapopolamento di questi animali consentisse il cosiddetto prelievo di selezione. La soddisfazione dell'ex dirigente provinciale è andarsene con il via libera dell'amministrazione Trespidi alle doppiette, dopo anni di discussioni infinite e un braccio di ferro con le associazioni venatorie, che si sono appellate al Consiglio di Stato.
Formalmente la caccia ai daini è aperta dal primo gennaio. È consentita agli Atc 7, per il territorio di Farini, all'Atc 9, per una zona tra Bobbio e Marsaglia, e all'Atc 10, con riferimento a un'area tra Ottone e Zerba. Per i primi due è questione di giorni, avendo presentato tutta la documentazione necessaria, mentre le pratiche sono ancora in corso per l'Atc 10. Si aggiungono cinque aziende venatoria, una delle quali si è già messa in regola.
«Era ora, visto che i censimenti parlano chiaro - dice Poggioli - da tre anni siamo in una situazione di sovrannumero per daini e caprioli. Nonostante questo, fino a pochissimo tempo fa le amministrazioni provinciali hanno sempre osteggiato le proposte del servizio caccia di procedere col prelievo selettivo. Non considerando i rischi per l'agricoltura e per la sicurezza stradale. E poi va detto chiaramente, se da noi la presenza di questi animali non è alta come nelle province di Reggio e Modena, è a causa del bracconaggio. Dare il via al prelievo significa anche regolare una situazione illegale e combattere il bracconaggio».
L'altra croce che Poggioli ha dovuto portare nel suo servizio come comandante della polizia provinciale è legata all'abbattimento delle nove caprette della pietra Parcellara nel 2006. «In quella zona c'è una flora molto particolare e i commissari europei erano stati molto chiari, o si eliminavano le capre e si rinunciava alla Parcellara come area protetta. Rispondendo agli animalisti, che avrebbero voluto uno spostamento degli animali, dico che abbiamo proceduto su richiesta del comune di Travo e della Forestale in ottemperanza alla legge 24 del 2000 della Regione Emilia Romagna, che stabilisce l'abbattimento di ovini e caprini senza controllo sanitario da oltre sei mesi. C'era un problema di ordine sanitario. Senza contare che le capre erano gestite da un agriturismo da vent'anni e che, visto il numero esiguo, era ovvio che i giovani venivano abbattuti, mantenendo soltanto gli esemplari adulti». E in merito c'è una questione ancora aperta. Poggioli ricorda due esposti: uno partito per iniziativa di Tommaso Foti (An) e Patrizia Barbieri (Oltre i partiti), l'altro da Legambiente. «Non mi risulta che il procedimento sia stato archiviato. Mi veniva contestato l'abbattimento di fauna selvatica senza il preventivo consenso e parere favorevole dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica. Secondo noi le capre della Parcellara non si potevano considerare selvatiche e a prova di ciò abbiamo una risposta ufficiale dell'Istituto che lo conferma».
