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«Centraline, a noi l'ultima parola»

Data: 27/05/2008

piacenza - Se la Regione in materia di centraline manifesta un«eccesso di burocratismo» dall'altra i comuni piccoli di montagna sono sempre più «attratti da queste sirene» per riequilibrare i magri bilanci. E la Provincia? Rischia di svolgere un mero ruolo notarile con buona pace della pianificazione. Riflessione bipartisan espressa nella seconda discussione sulle centraline chiusa con un ordine del giorno in cui si avanzano due proposte: la presenza politica, non solo tecnica, della Provincia in seno alla conferenza dei servizi aperta a Bologna che si chiede di sospendere e la necessità che le decisioni su queste materie vengano demandate alle realtà locali. E' un processo da cambiare nella ricerca di un equilibrio che deve vedere i territori «liberi di darsi degli strumenti propri». Il messaggio uscito dal consiglio provinciale di ieri è questo tradotto in un ordine del giorno che ha destinazione Bologna. La discussione ha segnato qualche defezione in più rispetto a gennaio: dai consiglieri usciti dall'aula prima del voto Paolo Briggi, Luigi Francesconi e Roberto Pasquali, agli astenuti Mario Vincenti, Massimiliano Dosi e Luigi Fogliazza. Passato con 14 sì il documento dunque porta una postilla per un decentramento decisionale sulla questione. Che è una delle due le novità presenti e l'altra è l'invito rivolto alla Provincia a farsi parte protagonista in seno alla conferenza dei servizi, procedura aperta in Regione sulle centraline della Valnure, per affermare la contrarietà a questi impianti. Non un no pregiudiziale a tutto perché si accolgono impianti negli affluenti minori «utilizzando solo strutture già esistenti nei tratti già compromessi evitando nuove alterazioni e aggravamenti dell'ambiente».
Il confronto in aula - «E' possibile leggere dal bollettino regionale che in Comune di Ottone si è deciso di fare una nuova centralina?», ha chiesto Foti. Ha parlato di fase di debolezza Adriana Bertoni «Perché nel Piano territoriale vigente manca la regolamentazione». E poi il problema del rapporto con i comuni «Dobbiamo recuperare un dialogo». L'invito a considerare l'acqua un «bene comune» è arrivato da Stefano Rattotti e da Gaetano Mantivani. Una lancia spezzata a sostegno di questo tipo di impianti da Luigi Fogliazza «Si tratta di impianti limitati». E ancora: «E' federalismo anche quello in cui un comune decide del proprio territorio» per Roberto Pasquali. Luigi Francesconi ha ricordato che questi impianti seguono le indicazioni di energia alternativa». Per una soluzione condivisa sul Piano territoriale Antonio Vincini che ha aggiunto: «Se si discute così tanto di queste centraline cosa sarà quando parleremo di nucleare?» L'assessore Alberto Borghi ha annunciato che il piano energetico avrà in dote una mappatura cartografica delle zone interessate a questo sviluppo. Procedura aperta anche ai rappresentanti ambientalisti. Quindi per Gianpaolo Fornasari: «La Provincia non può non avere voce in capitolo in scente così importanti». Dal Comitato NoTube sostanziale soddisfazione per questa seconda presa di posizione da via Garibaldi.

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Rassegna Stampa

TommasoFoti
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