Camera

dalla prima paginaL'Europa e il diritto al buongusto

Data: 27/07/2009

Le proteste che si alzano in questi giorni dal mondo dell'agricoltura non solo sono volte a difendere, come è logico che sia, il modo di lavorare e di produrre di una categoria meritoria, ma servono anche a tutelare ed accudire le tradizioni millenarie dell'Italia.
Sintetizzando ed estremizzando, infatti, si può dire che i governi passano, e con essi i politici di turno, mentre i prodotti della nostra arte culinaria restano.
Tutelare il marchio italiano, inoltre, significa impegnarsi concretamente per l'occupazione nel nostro Paese: non soltanto di coloro che lavorano direttamente nei campi, ma anche della miriade di piccole e medie aziende della trasformazione, della ristorazione di qualità, degli alimentari specializzati.
Se poi - per tornare all'ultima sconcertante vicenda - i "topi" di Bruxelles non riescono a comprendere la differenza tra il formaggio fabbricato con le polveri e quello realizzato con il latte delle nostre vacche, peggio per loro.
Non si illudano, però, così facendo di creare proseliti all'Unione Europea, e - tanto meno - di farci cambiare idea o piegare la testa di fronte ad una simile idiozia.
Tommaso Foti

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