Camera

Federalismo fiscaleNon piace al Pd di Piacenza
piace all'opposizione romana

Data: 01/06/2010

di PAOLO MANCIOPPI*
Il federalismo demaniale ha scatenato - ci siamo abituati - un'ondata di polemiche che sono rimbalzate sul territorio per le conseguenze a cui porterà il decreto a livello locale: nuove proprietà in capo agli enti locali, da valorizzare e mettere a disposizione dei cittadini. Tra allarmismi e scenari catastrofici stupisce la tesi di chi grida allo scandalo in nome di una presunta «speculazione edilizia», a cui il passaggio del primo decreto attuativo del federalismo aprirebbe il campo.
Nessun allarme. La "dote" di beni che potrebbero arrivare dallo Stato non è frutto di scelte imposte, ma sarà al centro di una procedura concertativa e di un percorso di ascolto del territorio. Il tavolo in prefettura voluto dai parlamentari Massimo Polledri (LN) e Tommaso Foti (Pdl) va proprio in questa direzione.
Dispiace però costatare che, anche questa volta, non si sia persa occasione per fare cassetta politica e cercare facile consenso elettorale, evitando di leggere attentamenti i frutti del lavoro di una commissione bicamerale e delle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Il sindaco Roberto Reggi - riferendosi all'elenco ufficiale del demanio civile su terreni e fabbricati disponibili a fine aprile di quest'anno (anticipato a Piacenza dall'onorevole Polledri) - ha parlato di «buffonata» e ha definito il decreto una «mela avvelenata». Stupisce però che ciò che scandalizza a Piacenza riscuota il consenso "romano" dell'Idv, tanto da spingere Antonio Di Pietro, alla vigilia della votazione in aula, a tenere una conferenza stampa con il ministro Roberto Calderoli per vantare i meriti del provvedimento. L'ordine di scuderia del segretario Pd, Pier Luigi Bersani è stato invece quello di astenersi, senza stracciarsi le vesti. Ma in un periodo in cui le distanze sono sempre più rimarcate questa scelta ha quasi valore di assenso.
Dalle nostre parti, invece, è tutto un grido disperato, uno strapparsi i capelli, un urlare al pericolo.
Ma per cosa? Con il federalismo demaniale dal centro alla periferia potranno passare, secondo le stime della Corte dei Conti, fabbricati per un valore di 1,9 miliardi di euro, e terreni per un valore di 1,3 miliardi. Un patrimonio che oggi è praticamente improduttivo, visto che frutta allo stato solo 20milioni di euro all'anno, ma che, una volta ceduto agli enti locali, potrà essere valorizzato e contribuire ad abbattere il debito pubblico.
Vista la chiusura pregiudiziale di questa amministrazione, emblematicamente riassunta dalle dure critiche mosse da Reggi, se non ci saranno ripensamenti la palla passerà alla prossima giunta. Se il Comune cambierà colore politico siamo sicuri che sarà in grado di far fruttare al meglio e utilizzare per i piacentini beni che fino ad oggi sono finiti, dimenticati, nel grande calderone statale. Il prossimo sindaco dovrà essere in grado di sfruttare le opportunità che ci ha dato l'attuazione del federalismo demaniale. Chi parla di minacce e si avventura inutilmente alla ricerca di spauracchi evidentemente non è in grado di cogliere l'occasione storica che oggi viene offerta al territorio.
*Segretario cittadino Lega Nord

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