Camera

«Foti parlamentare emergente di An, l'ho voluto al mio fianco»

Data: 02/04/2006

«Come sarebbe l'Italia se vincesse il centrosinistra? Meglio non saperlo». «In questi ultimi giorni marcate a uomo gli indecisi, non fate come Wome, il terzino dell'Inter, che li marca troppo da lontano e poi prendiamo i goal dal Villarreal». «Ero al congresso di Ds e ho avuto la soddisfazione di vederli ascoltare l'inno di Mameli, nei prossimi dieci anni gli insegneremo anche a cantarlo». E' scatenato Ignazio La Russa sotto i portici di Palazzo Farnese (la pioggia ha costretto a spostare a tempo di record l'incontro con il popolo piacentino di An che era previsto nella vicina piazzetta San Francesco) mentre ripercorre cinque anni di legislatura, attacca il ""signore delle tasse"" Prodi e si spende in grandissimi elogi per Tommaso Foti, al suo fianco sul palco: «È tra i parlamentari emergenti di Alleanza nazionale - dice - e questo è riconosciuto non solo dal capogruppo (che lo ha voluto fisicamente al suo fianco a Montecitorio), ma anche da Gianfranco Fini e da tutto il partito; la sua posizione nella lista elettorale di An ne è una logica e naturale conseguenza».
Si scatena conto la sinistra «che se andrà al potere cancellerà - lo ha già annunciato - due ottime leggi da noi varate, quella sulla legittima difesa e l'ex Cirielli, che inasprisce le pene per i criminali plurirecidivi».
E a Prodi - che lancia accuse di ""delinquenza politica"" - replica così: «Prima di usare questi termini dovrebbe farsi un esame di coscienza - sbotta La Russa - e ricordarsi che è lui il ""signore delle tasse"" che ci impose - unico paese d'Europa - una tassa sull'ingresso nell'Unione, una tassa che aveva promesso di restituire e che non ha mai completamente restituito. In Lombardia gli abbiamo per questo preparato dei cartelli in milanese con scritto ""Prodi, fôra i danè"", cioè fuori i soldi, paga i debiti».
L'ultima battaglia elettorale si gioca su tasse, Bot e rendite finanziarie.
«Dire che Prodi è il ""signore delle tasse"" e che quando ha governato ha messo le mani nelle tasche dei cittadini a ogni piè sospinto è solo un esercizio della memoria. Ma anche oggi è sufficiente confrontare le dichiarazioni di tutti i leader dell'Unione per capire come su questo punto, nonostante si tenti di nasconderlo, il proposito sia quello di colpire, non - come dicono - le grandi fortune (voglio vederli a tassare le grandi banche, i capitali, la Confindustria, cioè quelli che li stanno sorreggendo) ma i lavoratori e i piccoli e medi risparmiatori».
Wilfred Martens ha detto che non vuole An nel Partito popolare europeo.
«Per la verità An non ha mai chiesto di fare parte del Partito popolare europeo, abbiano solo detto che, se questo partito decidesse di aprirsi e di diventare una coalizione - simile alla Casa delle libertà - che raccoglie la ""metà della mela"" alternativa ai socialisti e ai socialdemocratici, allora saremmo interessati. Diversamente noi non abbiamo mai pensato di lasciare il nostro gruppo europeo ed entrare ""sic et simpliciter"" nel Ppe».
A Matrix il presidente del Consiglio ha detto che è stato un errore non licenziare quei dipendenti pubblici ""che sono dediti alla gestione di loro stessi e non alla gestione dell'interesse dei cittadini"" e ha accusato gli alleati per non averlo potuto fare nei cinque anni di governo; vi sentite tirati in ballo?
«E' possibile, perché An è consapevole che si deve camminare lentamente in una direzione di modernizzazione, ma sappiamo anche che è troppo facile far ricadere sui dipendenti dello Stato colpe che non sono loro, può darsi che il progetto di Berlusconi presupponga un percorso di modernizzazione, ma i licenziamenti non appartengono alla storia di Alleanza nazionale».
Si dice che a decidere saranno gli indecisi. Come conquistarli nell'ultima settimana?
«Basta chiedersi che Italia sarebbe se vincesse la sinistra. Scherzosamente ho risposto che è meglio non saperlo, ma in realtà è facile immaginarlo. Basta considerare alcune differenze fondamentali: tra l'Italia che tassa e l'Italia che non è tassata; tra l'Italia della sicurezza e l'Italia che sta dalla parte dei no-global; tra l'Italia che - anche con qualche difficoltà - ha un progetto comune e l'Italia che è unita solo dall'odio verso il centrodestra e verso Silvio Berlusconi; tra l'Italia che difende la famiglia e l'Italia che vuole fare adottare a coppie omosessuali bambini e bambine innocenti».
Lei nei giorni scorsi ha detto ""sì a una società pluriculturale, no a una società multietnica"". Che cosa significa?
«Non ho sostenuto esattamente questo, ma il concetto è corretto. Voglio dire che è inevitabile che in un mondo di sempre più frequenti interscambi culturali e fisici, ogni società abbia apporti dalle altre società, ma arrendersi a perdere la propria identità, o peggio, considerare bella una società che non ha cultura, non ha tradizioni, non ha una propria identità è assolutamente sbagliato. Noi siamo orgogliosi della nostra identità, vogliamo accogliere tutti, ma quelli che accogliamo debbono integrarsi alla nostra cultura, alle nostre tradizioni, alle nostre regole».
Lei ha detto che rifirmerebbe tutte le leggi ha ha firmato in questi cinque anni, anche quella elettorale?
Io, per la verità, mi riferivo alle norme sulla giustizia, rimarcando che sono tutte leggi di grande civiltà, altrimenti non le avrei firmate. Ho anche aggiunto che le rifirmerei, ma vorrei poterle votare in un momento diverso da quando le abbiamo varate, perché allora abbiamo offerto il fianco alla sinistra per dire che erano leggi fatte per un obiettivo diverso da quello di civiltà, che invece ne anima lo spirito».
E la legge elettorale?
«Su quella vorrei ricordare che io ha presentato un emendamento che è stato bocciato dall'aula - ha preso solo 26 voti su 600, dunque è stato bocciato da centrodestra e centrosinistra assieme - che tendeva a reintrodurre seppure parzialmente e progressivamente le preferenze. Io credo che non si possa togliere completamente ai cittadini il momento della scelta dei deputati. Bisogna trovare un modo per farlo, magari affidando al segno sul simbolo una parte della lista e alle preferenze l'altra parte».
Quella che si sta concludendo è stata una campagna elettorale caratterizzata da toni molto violenti.
«Io non credo che sia stata così virulenta come si è detto, la verità è che non essendoci candidati ed essendo affidato tutta alla televisione, la violenza è venuta fuori essenzialmente da lì. Alla fine, comunque, è Prodi che parla di criminali. Ma se vado indietro nel tempo, ricordo campagne elettorali negli anni '70 in cui - quasi nell'indifferenza generale - i comizi della destra venivano impediti, si bruciavano i palchi, in definitiva veniva discriminata una parte consistente dello schieramento democratico. Quindi non mi spaventa questa virulenza verbale di oggi e spero non torni mai quella virulenza fisica che all'inizio della campagna elettorale la sinistra a Milano (in corso Buenos Aires e dintorni) aveva cercato di reintrodurre.
La fa soffrire di più Bossi o l'Inter?
«Bossi non mi fa soffrire affatto, l'Inter purtroppo sì, ma non sono il solo». Verissimo, purtroppo.

da Libertà

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