Data: 02/08/2009
di TOMMASO FOTI *
In un efficace quanto significativo intervento svolto su Atlantide - pubblicazione in distribuzione al tradizionale Meeting di Rimini, che si terrà nell'ultima settimana d'agosto - il leader conservatore inglese David Cameron delinea il programma del suo governo nel caso di vittoria del partito conservatore nelle prossime elezioni politiche.
Quanto alla scuola, tema scottante come non mai in Italia, scrive Cameron "Porremo fine al monopolio statale dell'educazione scolastica, in modo che ogni organizzazione adeguatamente qualificata possa costruire una nuova scuola, e che ogni genitore insoddisfatto dell'educazione che il proprio figlio sta ricevendo possa mandarlo in un nuovo istituto sostenuto dal denaro pubblico, inclusi i finanziamenti extra per i figli delle famiglie più povere".
Se le stesse affermazioni si potessero fare in Italia, senza correre il rischio di essere bruciati sul rogo al grido di "ritornano i papalini" o "la scuola che funziona è quella di Stato", potremmo dire di vivere in un Paese senza pregiudizi, ma così non è.
Ogni volta, infatti, che si tenta di ridurre le discriminazioni che la scuola paritaria subisce rispetto a quella pubblica, si assiste all'alzata di scudi di coloro che ritengono che solo la scuola statale sia in grado d'educare e di favorire l'apprendimento dei discenti.
Lo ha fatto recentemente - su queste colonne - anche Roberto Montanari (Rifondazione Comunista) quando, commentando la mancata autorizzazione all'apertura di nuove sezioni statali per l'infanzia, ha sostenuto che "per molti l'unica soluzione sarà quella di affidarsi alle scuole private, più costose e con meno servizi".
Mentre non sono interessato a ribattere a chi crede - con ostinata coerenza - di essere nel giusto ciò affermando e sostenendo, mi dispiaccio invece del silenzio che ha accompagnato le condivisibili repliche al Montanari dei locali esponenti della Federazione Italiana Scuole Materne.
Soprattutto - se non mi è sfuggita - non ho letto una parola o una riga di solidarietà neppure da parte di coloro che per tradizione culturale e sensibilità politica avrebbero avuto pieno titolo per intervenire.
Ma davvero, ancora oggi, ci si vergogna di affermare che il privato sociale è una risorsa, e non un peso, per la società italiana e, quindi, anche per la nostra micro comunità?
Non ho timore di dire ed affermare che ben vengano le 35 scuole dell'infanzia paritarie (più le 9 sezioni di nido/sezioni primavera) senza le quali, tanto per rimanere in ambito locale, vi sarebbe non solo il monopolio della scuola pubblica, ma anche un preoccupante deficit di servizi resi ai bambini e alle loro famiglie.
Una scuola, quella pubblica, che i genitori possono scegliere per i loro figli, ma che non deve costituire una scelta obbligata, priva di valide alternative.
Le scuole paritarie, come è stato giustamente osservato, a legislazione vigente, appartengono al "sistema nazionale di istruzione" e, quindi, hanno pieno titolo per operare.
Poiché credo che non sia di buon senso - prima ancora che non essere di destra, né di centrodestra - porsi l'obiettivo di isolare le scuole paritarie, quasi fossero un corpo estraneo alla nostra comunità, mi auguro che la nuova Amministrazione Provinciale di Piacenza guardi alle stesse con quell'attenzione e quel fattivo sostegno - anche economico - che meritano.
*Deputato Il Popolo della Libertà
