Data: 17/04/2008
Quanto al Pdl «ci credevo fino in fondo - esordisce il parlamentare piacentino - nella bontà, nella genialità, nell'efficacia di unire Alleanza nazionale e Forza Italia».
E dunque eccoci nuovamente qui, al Foti quater in Parlamento, debuttante assoluto ma nel 1996.
«A differenza delle altre volte, oggi ero sicuro che avremmo vinto. Certo, sono stato entusiasmato dalle dimensioni del successo. Nella lista An-Forza Italia ci credevo, sono stato l'inventore della lista alle comunali che chiamandosi Popolo della libertà vinse per l'unica volta l'amministrazione cittadina. Credo nell'unità del centrodestra, credo che FI e AN possano dar vita ad un grande contenitore politico»
L'exploit della Lega, come lo spiega, onorevole Foti?
«La Lega si è posizionata a due punti meno del 1996, nel nord Italia. Oggi è un vertice intermedio, fare coalizione ha fatto bene anche alla Lega. Vorrei annotare che se si è vinto in Italia si è vinto anche perchè An e Fi nel Pdl e da sole hanno vinto nel Lazio, nonostante Storace e Casini corressero da soli; in Campania, Puglia, Calabria, Sardegna. Ognuno ha fatto la sua parte: il Pdl tenendo al nord dove ha rastrellato di più la Lega, e il Pdl stravincendo al centro e al sud, dove c'è anche qualche milioni di voti in più». .
Alla matricola piacentina in Parlamento, l'assessore Paola De Micheli, cosa consiglia?
«Non voglio fare il padre nobile dando consigli. Dico cosa ho fatto io la prima volta che sono entrato a Montecitorio. Mi sono detto: guardalo bene ma ricordati che tu abiti a Piacenza, e vivi lì. La cosa peggiore che può fare un politico è innamorarsi della poltrona. Un politico deve vivere questa esperienza con molta serenità, facendo il suo dovere: io l'ho fatto per tanti anni».
L'appello del sindaco Reggi ai parlamentari piacentini affinchè facciano gioco di squadra.
«L'ho sempre fatto, Reggi lo sa, come Guidotti. Ma le uniche occasioni di incontro sono state tre: comitato per le aree militari, qualche incontro riferito a Vision 2020, ed un paio di sporadici incontri sull'attuazione di mozioni del consiglio comunale. Le istituzioni dovrebbe creare queste occasioni. Se in Parlamento ci parliamo tra colleghi e avversari politici? Guardi che non siamo automi: con Polledri avrò fatto 30 o 40 viaggi insieme, con Migliavacca, nella prima legislatura, prendevamo sempre lo stesso aereo. Stesso taxi, anche. Nessuno scandalo».
Le partite più importanti per Piacenza a Roma, lei quali ha da indicare?.
«Il tema fondamentale che fui il primo a sottolineare, in splendido isolamento: Expo 2015. Invitai Reggi, che proseguì il consiglio, e l'Amministrazione provinciale, più latitante, a cavalcare la candidatura di Milano. Sul piano politico e generale Piacenza ha interesse a gravitarvi, piuttosto che affidarsi ad essere una provincia dell'impero bolognese. A ciò si ricollega il recupero delle aree militari che potrebbero rappresentare la realizzazione del tema di Expo 2015. Sulle infrastrutture: l'Expo dovrebbe riguardare il secondo ponte sul Po, la Statale 45. Terzo, io penso necessaria una riflessione con la Regione sull'ex statale 412, la Castelsangiovanni-Pecorara, percorso alternativo all'autostrada verso Milano. Sarebbe bello che nascesse un'associazione piacentina per valutare anche le opportunità culturali: 30 milioni di turisti, qualcuno verrà pure a Piacenza a vedere l'Antonello da Messina all'Alberoni. O no?».
Aveva in serbo qualcosa anche su Giovanni Guareschi.
«Una proposta di legge: il centenario della nascita, finora un pò nell'oblio. Non vorrei dover attendere il secondo centenario, come per le foibe. Sa lui cosa scrive? "Il Po comincia a Piacenza e a Piacenza comincia anche il mondo piccolo delle mie storie". Ce n'è per dire che Piacenza può fare qualcosa. Attendo fiducioso».
Simona Segalini
simona.segalini@liberta.it
