Data: 01/12/2012
Il riconoscimento dei figli nati da rapporti incestuosi mortifica la meritoria iniziativa del Parlamento volta a prevedere il superamento della discriminazione a oggi in essere tra figli nati all'interno e all'esterno del vincolo matrimoniale.
In altre parole, il Parlamento, respingendo con un larghissimo consenso e un inquietante applauso finale l'emendamento che doverosamente ne prevedeva una diversa disciplina, ha stabilito che i genitori potranno riconoscere, previo assenso di un giudice, i figli nati dall'incesto, così obbligando questi ultimi a scoprire le scabrose vicende familiari che hanno portato al loro concepimento.
La scelta del Parlamento, contro la quale ho votato, oltre ad essere urticante sotto il profilo morale, costituisce una vera e propria aberrazione sotto quello giuridico, tenuto conto anche della recente pronuncia della Corte europea dei diritti umani che ha confermato la sentenza della Corte costituzionale tedesca laddove ritiene l'incesto lesivo del diritto fondamentale alla protezione della famiglia.
I figli nati in ragione di un rapporto incestuoso, infatti, già hanno il diritto, purché lo vogliano, di dire padre e madre a chi, in questo modo, li ha generati.
Sul punto, infatti, già dieci anni fa la Corte Costituzionale (sentenza numero 494 del 2002) ebbe ad affermare che ai figli non si può far colpa dell'altrui colpa.
Un'affermazione, quella della Corte, che trova pieno recepimento nelle norme vigenti che, come detto, consentono a chi è nato a seguito di un rapporto incestuoso di chiedere al giudice di essere dichiarato figlio, acquisendo tutti i diritti d'un figlio, quale è, senza dunque essere relegato nell'inferno degli orfani.
Diversamente, invece, il genitore incestuoso non può raggiungere il figlio col riconoscimento preventivo, pagando così la sua colpa attraverso l'esclusione dalla vita del figlio.
Una distinzione giuridica chiara e doverosa, non certo retaggio di un pensiero oscurantista, ma inevitabile e logica reazione dell'ordinamento nei confronti di un reato grave ed odioso (l'incesto, appunto) e che trova ulteriori ragioni a sostegno nelle situazioni che affiorano sempre più frequentemente dalle cronache, che ci rappresentano storie di inaudita violenza e di sofferenza represse nel silenzio.
Con la modifica legislativa approvata dal Parlamento, il riconoscimento dopo l'incesto diviene una prassi ordinaria, sottoposta solamente all'autorizzazione di un giudice, con il fondato rischio di trasformare quella che è una vera e propria tragedia famigliare (l'incesto, appunto) in un naturale altro modo di avere figli ...
Una norma aberrante che, lungi dal rispettare il valore della vita, si preoccupa vergognosamente di legittimare la turpitudine.
da Libertà
