Camera

Impossibile avere risposte a un'interrogazione parlamentare

Data: 14/07/2005

Ha dell'incredibile, ma è vero. Un parlamentare non riesce dal 2003 - si, dal 2003 - ad avere risposta a una propria interrogazione in Commissione (la via più breve, per solito, per sapere qualcosa dal Governo). Il lettore, naturalmente, penserà che, per rispondere, la Presdienza del Consiglio - èerché è lei interrogata - debba raccogliere una ocngerie di dati, interpellare un Ministero e l'altro, fare una laboriosa istruttoria. No, invece: deve semplicemnte saper dire chi sia ""l'amministrazione statale competente"" (come recita un provvedimento del 1942) a disporre, o meno, la ""sdemanializzazione"" di un'opera dello Stato.
Nel caso specifico, di un canale costruito a suo tempo a scopo di bonifica e che svolge oggi solo funzioni fognarie secondo il Comune interessato (che ne chiede la consegna, per sgravare i propri cittadini da una miliardaria - in lire - contribuzione del solito consorzio di Bonifica di turno, connivente la Regione Emilia).
La richiesta del omune risale al 2000, e nulla s'è ancora mosso. L'on. Foti - questo il nome dell'instancabile parlamentare impegnato nella spasmodica ricerca dell'organo competente a provedere, o perlomeno a decidere - ha prima interpellato il Ministero dell'Economia e delle inanze che, su suggerimento dell'Agenzia del Demanio, gli ha detto di rivolgersi ""all'amministrazione statale competente"". Ha allora interpellato il Ministero dell'Ambinte, che gli ha detto che ""l'Agenzia del Demanio rimane titolare del provvedimento di sdemanializzazione"". E siccome quest'ultima, come visto, tramite il Ministero dell'Economia, aveva già detto esattamente il contrario, il parlamentare di An si è allora rivolto - due anni fa, appunto - alla Presidenza del Consiglio, solo perché individui ""l'amministrazione statale competente"".
Ma da due anni, silenzio assoluto. Ogni volta che la competente Commissione della Camera gli chiede di andare a rispondere all'on. Foti, il Governo si rifiuta di farlo. Anche un appello - oltre che al Ministero per i rapporti col Parlamento - alla Presidenza della Camera (per la palese mancanza di riguardo che si ricava dalla vicenda anche verso di essa, da parte dell'esecutivo), è rimasto senza esito.
Cosa si può pretendere, allora, da uno Stato di questa arroganza? Speriamo che la mancata risposta sia solo frutto del solito lavoro lobbistico o della collaudata neghittosità (o accidia, che dir si voglia) romana.
Pensare diversamente sarebbe ancora peggio: significherebbe che lo Stato non sa oggi neppure di quale suo organo sia la competenza a disporre (se del caso) la sdemanializzazione di suoi beni. E poi, l'opposizione parla di svendita dei beni statali, di decozione e cosi via.
La verità è che si vendono solo le case di Roma perché lì, a comperare a prezzi di saldo, sono i romani e basta (oltre che qualche lobby immobiliare ultrapotente, romana o romanesca).

di Corrado Sforza Sfogliani (Presidente Confedilizia)

da Libero

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TommasoFoti
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